Impero – Nadia Agustoni

zdzislaw beksinski

Zdzislaw Beksinski5.

Leggendo le mail dei ragazzi che si sono arruolati nell’Isis ci si fa un’idea più chiara della situazione. Scrivono a casa, alle madri o agli amici, dell’Ipod che non funziona bene e lo stesso del cellulare o delle comodità che mancano. Oppure se sono ragazze, arruolate per sposare i combattenti, elencano le cose che adesso hanno nelle loro nuove case strappate a gente uccisa, massacrata, prigioniera o in fuga: aspirapolveri, frigoriferi, stereo, scaldavivande, prelibatezze di ogni tipo ecc. Non ci sono parole in queste loro missive per gli uccisi, per le stragi di donne di altre religioni, per gli sgozzati e gli stupri sistematici, per le ragazze vendute in strada in catene e via dicendo. Nulla di nulla. Scrivono solo del loro disagio momentaneo o per vantarsi del bottino di guerra.

Mi sono chiesta perché si arruolano. Caduta ormai la scusante di una disperazione che non c’è o se c’è è in pochissimi, ci scontriamo con la loro euforia di vincitori e con la loro malafede di ragazzi viziati. Mi chiedo quanti di loro sono attirati laggiù dalla possibilità di stupro e dall’impunità garantita per crimini commessi contro le donne e quante ragazze messe a gestire i bordelli in cui altre sono costrette a forza, si chiedano cosa è mai la loro vita di donne islamiche, ridotta a una servitù peggiore di quella di chi viene venduta come schiava. (1)

La parola schiavitù riappare nel nostro mondo in senso letterale accompagnata da mutilazioni e crocifissioni, mentre intere comunità scompaiono. Intanto sui social network e nei commenti agli articoli online dei quotidiani, la parte peggiore dell’occidente gioca con frasi, motti di spirito e scherzi di pessimo gusto. Usano quasi tutti dei nick name, in omaggio alla vigliaccheria non certo al senso del pudore, perché ciò che dicono rasenta l’imbecillità e l’incoscienza nella quasi totalità dei casi. Nessun confronto avviene, ammesso che questo sia possibile usando internet, cosa di cui ormai dubito, ma c’è una gara a dire tutto e il contrario di tutto o peggio ancora c’è uno schieramento tipo tifoserie. (2)

A nessuno importa dei villaggi in Nigeria con la gente fatta a pezzi, né delle bambine di dieci anni fatte saltare a distanza, immolate come poveri stracci in nome di una religione. A nessuno importa di queste persone, il bla bla bla non si arresta di fronte a immagini che dovrebbero indurci al silenzio e a cercare di capire cosa resti di umano in un’umanità in preda a non si sa quali demoni. Non ditemi che chi stupra bambine e le fa esplodere nei mercati ha a cuore la povera gente; non ditemi che chi distrugge intere comunità di altre religioni ha a cuore qualcosa; non ditemi che il miserabile occidente dei potenti, dei loro tirapiedi e delle “tifoserie” di destra, di sinistra, di centro e pure quelle a puà ha a cuore qualcosa; non ditemi che siete Charlie tutti quanti. Io non sono Charlie, non amo nemmeno la satira, ma vedo che gli uccisi sono sempre gli stessi, gente che vorrebbe vivere in pace e non può farlo. Non può farlo per colpa del neoliberismo, del fondamentalismo, del banchiere, del califfo ecc; non può farlo perché non li amiamo abbastanza da rischiare qualcosa per loro. Ogni volta che diventiamo “tifosi” di un ideologia o dell’altra invece di guardare ai fatti, molto più chiari delle nostre idee, non otteniamo che una cosa: l’impunità o scuse per chi assassina e si arricchisce.

In questi giorni cupi, la stampa ha dedicato poche righe alle stragi di Boko Haram e siamo stati inondati invece dalla Francia, ma con una corsia preferenziale per il ricordo degli intellettuali. E’ morto un portiere di condominio con loro e poi un poliziotto di quartiere, un super-poliziotto e una vigile di quartiere, una ragazza quest’ultima giovane e precaria, assunta da quindici giorni in prova. Era davanti a una scuola e forse le dobbiamo un grazie se il killer non è riuscito ad entrare o sarebbe andata peggio di come è andata. Sono morte altre quattro persone in un super market e non avevano disegnato nessuna vignetta, eppure chi ha sparato in quel negozio li voleva morti. L’odio trova sempre appigli; uccidere non è difficile per chi smania di essere qualcuno e pur parlando dei poveri non esita a ucciderli con ogni pretesto.

Philip Dick nella sua visionaria trilogia di “Valis” dava corpo a un personaggio che sotto l’effetto di droghe si convinceva che l’impero romano non fosse mai cessato. Lui riusciva a scorgerne le tracce sotto l’apparente realtà del nord California nel 1974. Un autore profetico Dick, ma l’impero è davvero ovunque, non è mai finito e possiamo vederlo senza LSD perché lo abbiamo davanti ogni giorno con le TV, internet, con le tribune dei commenti e nei social network dove i “tifosi” gareggiano infischiandosene di chi cade e di chi perde tutto. La vita è “impero”: il Colosseo, le belve che sbranano, gli sbranati, il popolo sugli spalti e l’imperatore di turno a fregarsi le mani.

Nadia Agustoni

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(1) Una riflessione si impone sul perché tanto spesso le donne convivano con i peggiori sistemi totalitari. Fu così col fascismo e con il nazismo ed è solo un esempio. L’antropologa Nicole-Claude Mathieu nei suoi studi sul genere evidenziò, esaminandoli attentamente, come gli effetti del dominio maschile sulle donne producano una frammentazione della coscienza e della conoscenza.
In Italia purtroppo i suoi libri non sono stati tradotti se non qualcosa in una piccola antologia apparsa nei Quaderni viola n. 5 “Non si nasce donna” Edizioni Alegre 2013 a cura di Sara Garbagnoli e Vincenza Perilli. L’antologia raccoglie contributi di studiose di varie discipline appartenenti alla corrente di pensiero del femminismo materialista.

Qui segnalo, dal sito “Marginalia”, un link con un saggio di Valeria Ribeiro Corossacz utile per farsi un’idea dell’importanza del lavoro di Nicole-Claude Mathieu

http://www.scribd.com/doc/211630422/Valeria-Ribeiro-Corossacz-Per-un-anatomia-politica-dei-sessi-l-antropologia-materialista-di-Nicole-Claude-Mathieu

Nell’ambito del romanzo può risultare fonte di informazioni “Virgile, non” di Monique Wittig, Il dito e la luna edizioni 2005, che a suo tempo recensii.

(2) Ma il peggio riescono a darlo certi giornalisti filo-Isis che mistificano con la retorica della difesa dei miseri fingendo di non vedere che l’Isis è un altro imperialismo e sta commentando crimini orrendi contro degli inermi e soprattutto contro donne e bambine. Ricordo che il 70 per cento dei poveri del mondo sono appunto donne e bambine. Altra retorica è stata sparsa sui fratelli Kouachi che avrebbero risparmiato le donne in quanto donne. Tra i redattori di Charlie Ebdo è caduta falciata dai proiettili Elsa Cayat. La ricordano qui:

http://www.noidonne.org/blog.php?ID=06057

E qui le stragi di Boko Haram:

http://lepersoneeladignita.corriere.it/2015/01/15/nigeria-ecco-baga-rasa-al-suolo-dai-boko-haram/

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zdzislaw beksinski

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8 pensieri su “Impero – Nadia Agustoni

  1. Nell’articolo “Che tristezza i giovani occidentali che si convertono all’Isis” di Lanfranco Caminiti apparso su “IL Garantista” 29 ottobre 2014 questo allarmante fenomeno viene accostato al flusso massiccio di americani verso l’URSS negli anni 30. Cito alcune sue parole ” Un minatore di Denver scrisse che la sua paga in Colorado era stata ridotta a trentacinque centesimi la tonnellata, cosa che, tolte le detrazioni effettuate dalla compagnia per vitto e alloggio, lasciava i lavoratori con un pugno di mosche: «Dateci la possibilità di venire in Unione sovietica. Siamo disposti a lavorare molto; a sopportare le privazioni, se necessario. Anche qui ci sono privazioni e fame, ma non c’è nessuna speranza. Lì state costruendo il domani. Lasciateci venire a darvi una mano. Ci bastano pane e carote ».
    Certo, non andavano a combattere e in una guerra così violenta e sporca, ma che ci sia una matrice comune dietro a entrambi i fenomeni e cioè la crisi del nostro mondo così avaro dietro la sua vetrina scintillante, lo credo fermamente.

  2. Ringrazio Nadia per la lucida analisi di un percorso che chiede fatica a farlo perché implica la partecipazione completa e la messa in discussione dei nostri sistemi, chiama alla presenza, non all’isteria all’indifferenza o all’ironia.Satira è anagramma di risata ma non c’è risata che si possa consumare su una o così tante vite sprecate come se si stesse giocando in un video gioco fattosi reale.
    f.f.

  3. @ Adriana

    Adriana, credo ci sia ben altro. La crisi non è solo del nostro mondo, lo dico da tanto, è la crisi del mondo globalizzato, crisi che coinvolge un modo di pensarci e pensare e un altro modo di pensarsi e pensare e certo anche l’economia, ma la crisi interiore c’era da ben prima. Questi giovani e meno giovani dell’Isis non sono paragonabili agli americani degli anni 30 in URSS. Quelli speravano e lottavano minimo per l’emancipazione di tutti. Qui si riportano intere “categorie” di persone allo schiavismo. Il modo di pensare è : io posso fare questo e tu subisci… semplice. Oppure ti converti e fai quello che ti ordiniamo di fare, massacri. Però se sei una donna, sei bottino di guerra e basta.
    Non è questione di vita e di morte soltanto, ma di dominio: io e solo io e chi è come me e tu no…. un’ideologia che va oltre il religioso; ma poi la religione dov’è lì? Nei massacri? Negli stupri? Nella pulizia etnica?

    Sono paragonabili invece a quelli che in occidente si uniscono alle destre, anche estreme. Lo stesso pensiero, che esclude e non include e lo stesso risentimento.
    La stessa rabbia e voglia di rivalersi. Nell’Isis entrano però molti ragazzi preparati, universitari ecc. Non è questione solo di disadattati.

    Tutto questo cresce, mentre un pensiero che lo contrasti efficacemente ancora non lo troviamo. La crisi dei valori libertari e democratici che a tanti non piacciono più. Dobbiamo pensarci. Ci riguarda.

    Grazie degli interventi a tutti/e.
    Ne parleremo ancora.

  4. Ringrazio Nadia Agustoni per la sua analisi dettagliata e convincente, per il coraggio del pensiero e della chiarezza, per il suo invito a riflettere, a ricostruire, a resistere.

  5. Grazie, Nadia, perché ci riporti a una visione del mondo difficile, poco analizzata, che non viene dibattuta nei talk-show, che chiede altre coordinate di riferimento politico e sociale, valori non ancora raggiunti: rispetto delle diversità, non-violenza, accoglienza di tutti, equità sociale, tutela dell’infanzia a livello planetario. Sì, l’impero esiste ancora e verso una nuova barbarie dirige il suo corso: anche il medievale taglio delle teste dei nemici assieme al postmoderno uso della rete è grottesco e criminale insieme, un urto cognitivo totale. Eppure io dico che ciò accade perché non abbiamo dialogato abbastanza coi nostri vicini di pianeta, il mondo arabo. Il mondo arabo va capito, va coinvolto, va rispettato. Solo dal suo interno, col suo aiuto, si può fermare l’integralismo terrorista.

  6. Grazie, Nadia carissima, del tuo necessario, profondo, attualissimo scritto. Grazie per le tue riflessioni, che divengono le nostre. Condivido e ti ringrazio di cuore.
    Un abbraccio da Mariella

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