2010: Poesia nella rete – 2014: E’ ancora nella rete? – fernanda ferraresso

vimercate_04_10.

Non molti anni fa, anche se possono sembrare moltissimi, si era raccolta l’iniziativa di incontrarsi e discutere di cosa fosse poesia in rete. Riporto, per averne ancora memoria e magari spunti di riflessione da rimettere sul tappeto, quanto emerse a Vimercate, luogo dell’incontro, ed è stato raccolto nel sito curato da Stefano Guglielmin blanc de ta nuque.L’articolo è apparso in rete il 18/4/2010, qualche tempo dopo l’evento avvenuto il 10/4/2010.

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http://golfedombre.blogspot.com.es/2010/04/vimercate-poesia-caldo.html
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18/4/2010
Due parole a caldo sull’incontro di Vimercate, Poesia nella rete. Gli interventi si sono polarizzati su 2 domande:
sono vivi e a che cosa servono i blog di poesia?
Perché non esiste un pubblico della poesia?La mia impressione è che siano morti i blog degli ex giovani, quelli che hanno incontrato la poesia anzitutto in rete e che si sono autoproclamati innovatori della comunicazione letteraria. Quei giovani che ci credevano in questa missione, in questa rivoluzione offerta dalla rete. Il pubblico però non è arrivato ai loro appuntamenti sul territorio (mai visto uno spettatore, nei 4 anni che frequento l’ambiente, che non fosse un blogger-poeta). La colpa è comunque relativa, visto che, anche alle letture predisposte dai più grandi, il pubblico si conta a colpo d’occhio. Il pubblico-non-poeta non c’è, punto. E anche il poeta, quando si affaccia in sala, spesso sta lì solo per leggere i propri versi. A Vimercate non era prevista lettura e infatti c’eravamo solo noi, come direbbe Vasco, una ventina di operatori preoccupati per il destino della poesia dentro e fuori della rete. Le ragioni di questa scomparsa le ha spiegate bene Francesco Marotta: manca un’educazione permanente alla poesia; la poesia insegna a pensare e ciò disturba il potere; la scuola toglie ai ragazzi ogni entusiasmo rispetto alla libertà e alla gioia offerta dalle parole finalmente da fare. Invero, era sottointeso, mai c’è stato un pubblico. Dante lo dice qui e là (ma allora l’Italia era un sogno); dall’Unità, politica e scienze varie hanno relegato la poesia nell’orto dell’estetico che, ben presto, è diventa dell’anestetico. Ecco allora “Il politecnico” e “Officina” che cercarono un pubblico di sinistra (trovando invece resistenza proprio nel PCI, schiacciato da un super-io gigante) e la neoavanguardia, che riportò l’anestetico all’estetico, riconoscendo quest’ultimo quale luogo allegorico del conflitto reale, con buona pace degli operai che, negli anni Sessanta, parteciparono in massa agli impoetici scioperi per il contratto. Dalla metà degli anni Settanta cominciò la poesia contemporanea: milioni di poeti, zero spettatori, pochi lettori. Perché è questo l’altra questione emersa ieri, e nota a tutti: nemmeno i poeti leggono gli altri, dunque i blog di poesia sono eroici almeno in questo (lo dicono Ottavio Rossani e Giacomo Cerrai): per recensire i libri bisogna leggerli, capirli e, ovviamente, scriverne. Grande fatica e grande soddisfazione quando il poeta ringrazia (questo non è stato detto, ma lo dico io adesso). Inoltre i libri non si comprano, se non l’autore all’editore. Triste realtà, necessaria tuttavia in un sistema editoriale dove altrimenti leggeremmo 5-6 poeti l’anno, laddove almeno 30 valgono, ogni anno, Einaudi, Mondadori, Garzanti. I blog vivi sono dunque quelli in cui ci si spende senza risparmio e senza aspettare il padrino che ti tolga dal mucchio per pubblicarti gratis.
Guardando i visi del presenti, gli “anta” sono di casa; rari i più giovani: Matteo Fantuzzi, che ancora non ha digerito l’antologia di Liberinversi (e, sinceramente, non ho ancora capito perché), ma che ha il merito di portare avanti un sogno sulla triangolazione poesia-rete-pubblico, che tuttavia fatica a diventare un progetto reale, strutturato. Questione, questa della progettualità in genere, affrontato di punta da Dome Bulfaro (classe 1971), che lamenta la mancanza di coraggio ideativo in gran parte degli operatori culturali, che si muovono “come dei paralitici”, anziché pensare in grande, presentando agli assessori, agli enti eccetera, progetti d’ampio respiro, gestiti sulla divisione del lavoro, come fa, per esempio, il sito Poesia presente e A briglia sciolta. Io credo ci sia spazio per tutti: per i blog individuali, limitati nelle risorse, e per quelli collettivi, dove un regista, un poeta, un video maker costruiscono percorsi audiovisivi e/o interni a realtà complesse, come il carcere, gli ospedali, le scuole. Se già succede questo, chiaro che i blog di poesia non sono morti, bensì gestiti da gente di mezza età abituata a lottare per sopravvivere oppure da giovani rimasti fuori dagli entusiasmi antologici passati (cfr.Santagostini, Ladolfi, Cucchi), critici per altro felici nel riconoscere poeti davvero promettenti (Ponso, Pugno, Cattaneo, Biagini, Serragnoli, Zattoni e altri), lasciando magari fuori uno come Fantuzzi, che pur merita riconoscimento ufficiale, come in effetti sta accadendo. Un contributo interessante è venuto da due poeti d’antica militanza, Maria Pia Quintavalla e Luigi Cannillo, quando hanno parlato di “comunità di poeti”, di “popolo di poeti” che discutono nella rete come accadeva un tempo nelle redazioni delle riviste o nelle case private. Si pensi alla Roma della Morante che vede Pasolini e Moravia e Pecora eBellezza oppure, 10 anni dopo, al sodalizio Sica, Salvia, Tripodo, Scartaghiande, Damiani, Magrelli, Lodoli ecc; o alla Milano dei Porta, Loi, Majorino, Raboni, Fortini (a sentire i due poeti milanesi, ora le cose non stanno più così, malgrado a me sembri, da esterno, che l’attività di “Milanocosa” e quella legata alla “Casa della Poesia” siano realtà molto attive sul territorio). Vero tuttavia che nei blog la discussione è ultimamente calata (su questo in gran parte si basa la sentenza di morte cui sopra riferivo) anche se la comunità di poeti, che partecipa senza rancori alla vita di rete, mi pare esista sul serio, così come, appunto, quella sul territorio: vedi Milano, l’area marchigiana, il nord-est (con i nuclei Verona, Vicenza, Trieste, Gorizia), Bologna (sul centro sud ditemi voi, qui nei commenti).

Stefano Guglielmin.

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Riporto uno tra i commenti che seguirono l’articolo, perché inquadra due postazioni e metodi di aggregazione e diffusione delle notizie che si facevano strada allora:

Il commentatore allora suggeriva quanto segue.
“Guardate questo articolo sul blog di minimum fax, sul mondo critico & affine: http://minimaetmoralia.minimumfax.com/2010/04/16/i-sette-peccati-capitali-della-critica-italiana/ . Ora, io immagino che la poesia sostanzialmente sia un mondo meno ingnobile di quello, perche’ piu’ povero ancora. Allora ben venga l’attivismo e ben venga quel che dice Stefano sul come darsi da fare (e infatti non rimbrottavo te, Stefano, fornivo un ideale contributo al tema da non intervenuto all’incontro).Pero’, ecco, riprendendo l’idea di Alborghetti di un portalone tipo quello svizzero, che migliori il PoeCast di Della Mea http://www.poecast.it/info.php e raccolga gli ultimi venti-trent’anni di esperienze anche cartacee, gli ultimi sviluppi audio-video, editoriali e quant’altro. Sarebbe – o dovrebbe essere- un passo operativo coagulante sul quale convogliare discussioni ed energie comuni.
Costi, gestione del server, degli spazi, degli aggiornamenti, delle risorse di banda. Immagino i costi intorno ai 500-1000 euro l’anno, a farlo per bene su base volontaristica. Un certo indirizzario ce l’ho, chi e’ interessato lo dica e cerchiamo di fare un passo avanti, per cio’ che riguarda la sistemazione della rete.”

Quello che si può vedere in rete è che molti, nati come cartesensibili su piattaforme gratuite di wordpress poi hanno acquistato il dominio o lo hanno preso in affitto annuale secondo le proposte stesse praticabili all’interno della stessa piattaforma, già in precedenza utilizzata.

C’è chi è rimasto fedele a Blogger c’è chi a WordPress, splinder ha chiuso i suoi battenti producendo una migrazione in queste due piattoforme o in altre che, nel frattempo, si ero proposte.

Ora chiedo…cosa c’è di nuovo nella rete? E c’è davvero qualcosa di nuovo?

fernanda ferraresso

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Riferimenti attraverso riviste, aggregatori di notizia,siti di statistica:
www.atelierpoesia.it

http://www.poesia.it/

‘Poesia’-rivista mensile di cultura poetica fondata e diretta da Nicola Crocetti- 27 anni di pubblicazioni cartacee.

http://www.larecherche.it/

http://www.poesia2punto0.com/2010/08/23/elenco-aggiornato-riviste/

https://fabry2000.wordpress.com/riviste-on-line/ (la poesia e lo spirito)

http://www.nazioneindiana.com/2004/08/22/rivista-di-poesia-on-line/

http://semicerchio.bytenet.it/

http://www.el-ghibli.org/ 

Julio Monteiro Martins. direttore anche di Sagarana

http://www.sagarana.net/link_1.php

aggregatori e “diffusori”

http://www.lellovoce.it/spip.php?rubrique46

http://www.booksblog.it/post/1560/aggregatori-di-poesia

http://www.lellovoce.it/spip.php?rubrique46

http://blogbabel.liquida.it/classifica-blog/blog/cartesensibili/

http://www.absolutepoetry.org/OGNI-MINUTO-NASCE-UN-BLOG

http://www.booksblog.it/post/1560/aggregatori-di-poesia
http://www.liquida.it/search/cartesensibili/?coolbox=0_99_0_27950581
http://urlm.it/www.cartesensibili.wordpress.com
http://www.pinterest.com/fernirosso/
http://www.peeplo.it/blog/cartesensibili.wordpress.com/
https://www.facebook.com/Atelierpoesia

http://it.labs.teads.tv/top-blogs

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3 pensieri su “2010: Poesia nella rete – 2014: E’ ancora nella rete? – fernanda ferraresso

  1. La poesia in rete esiste, se per “poesia in rete” intendiamo blog su cui gli autori pubblicano i loro sforzi poetici.

    Ma non esiste un pubblico. Non esiste un gusto poetico preciso nella maggior parte dei lettori, e gran parte della colpa la attribuisco agli autori stessi. Essi, infatti, tendono, in larghissima parte, a confondere la poesia con una sorta di sfogo emotivo scritto in colonna. Non dico che ci si debba sforzare, com’è il mio caso, ad usare le forme classiche della poesia italiana (esercizio, peraltro, gradevolissimo), ma sarebbe già bello se gli autori si rendessero conto che scrivono male, che sono banali e ripetitivi e che quello che pubblicano va a discapito dell’idea stessa di poesia.
    Infatti, un lettore che legge sempre e continuamente di vite desolate, cuori infranti o erotismi quasicomici (e la poesia erotica non la digerisco davvero) si stanca in fretta, finendo per declassare la poesia, se non a disprezzarla del tutto.

  2. Carissima Fernanda, carissime amiche e carissimi amici di “Cartesensibili”,

    magnifiche davvero, e particolarmente preziose, queste riflessioni sulla poesia in rete, dopo alcuni, significativi anni dal precedente articolo apparso nel 2010.

    Con l’occasione, mi è grato segnalare la possibilità di accedere alla presentazione della nostra rivista “L’area di Broca”, che sabato scorso, qua a Firenze, presso la Biblioteca delle Oblate, ha presentato il fascicolo dal titolo, appunto, “IN RETE”. Questo è il sito in questione:

    http://www.emt.it/broca/broca99/diretta.html

    Grazie per l’eventuale attenzione, e un rinnovato, grande augurio e saluto, con i più vivi complimenti anche da parte della redazione de “L’area di Broca”.

    Mariella (Bettarini)

  3. Grazie Mariella per avere portato il link anche qui.Personalmente ho seguito con grande attenzione e particolare interesse tutta la presentazione, spero che anche altri, che nel 2010 parteciparono all’incontro, lo seguano e poi riportino le loro riflessioni. Ancora un grande grazie per tutto quanto con ampiezza e grane cura diffondete. ferni

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