I Pinocchi o il parlare di modelli di autonomia del femminile e del maschile- Nadia Agustoni

Kyrahm e Julius Kaiser, Obsolescenza del Genere – Installazione Umana


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L’Italia è la patria di Pinocchio, ma è anche il luogo di meno eleganti Pinocchi e Pinocchietti. E’ qui, nel paese delle mamme e dei padri di famiglia, che certi sentimenti si sprecano. La retorica che celebra la “gente come noi” è un grande falso, ma non sembra se ne accorgano in molti. Così abbiamo un alto tasso di stupri nelle famiglie, ma il pedofilo è lo sconosciuto. Abbiamo gay e lesbiche con figlie e figli felicissimi di stare con papà e mamma, da cui del resto sono stati cresciuti senza riportare alcuno choc, ma guai a parlare di matrimoni omosessuali e men che meno di adozioni. Un figlio senza padre? Orrore, un padre ci vuole, e nessuno si chiede come crescano gli orfani, i figli di donne non sposate ma eterosessuali o i bambini non riconosciuti dal padre; né ci si chiede come siano cresciuti i figli e le figlie dei caduti in guerra, sui posti di lavoro ecc. nei secoli dei secoli. Perché si finge che ci sia sempre un uomo, dietro o davanti ad ogni donna, quando spesso non c’è? E’ così dura ammettere che una donna può farcela da sola? E che da sola può crescere un figlio? E se lo fa con un’altra donna, se cresce un figlio/a con una compagna cosa c’è di male? (*)

La sessualità maschile non è comunque tutta deviata e chi propone solo questa immagine è forse a sua volta succube di un’idea di potere assurda. Ci sono uomini eterosessuali che crescono un figlio/a da soli, altri che i figli li hanno avuti da un matrimonio che hanno lasciato per la scoperta della propria omosessualità e li seguono sempre e ne hanno cura. Questo non viene mai menzionato e se lo si fa è come eccezione a una regola, ma sono eccezioni ormai significative da un punto di vista numerico. Se le violenze avvengono in famiglia ad opera di un maschio eterosessuale pochi si scandalizzano e meno ancora si chiedono perché sia accaduto. C’è invece un senso di fastidio (**) per esempi positivi e alternativi di mascolinità. La violenza maschile è quasi vista come “norma”, soprattutto da chi ne scrive e va di pari passo con l’ipocrisia di puntare il dito sulle coppie lesbiche o gay. Pensano davvero gli italiani che lesbiche e gay siano una novità?

Non è vero; ci sono sempre stati, ben nascosti e magari pronti a odiare se stessi, tanto che alcuni, in una serata tra amici possono dirsi contro il “matrimonio gay”. Certo, questo gli evita un coming out che richiede coraggio e loro coraggio ne hanno solo a tavola, tra i soliti noti… (***) Ma andiamo avanti, pensiamo ad altri Pinocchietti, come quei “veri uomini” che violentano certe sere della settimana ragazzine di 12/13 anni importate, dai mercanti di carne umana, dall’est e dal sud del mondo, da ogni inferno del mondo… pensiamo a cos’è l’inferno per queste ragazze, alcune ancora bambine e facciamoci l’esame di coscienza: noi che sappiamo cosa accade e lo vediamo sulle strade, tornando dal lavoro o dal supermercato, queste cose le consideriamo “norma”?

“Norma” non è normalità, è abitudine, ripetizione, status quo, qualcosa di imposto ai più o accettato supinamente da chi si crede inferiore o, se la “norma” ci favorisce, visto come “naturale” quando invece è privilegio, qualcosa di socialmente costruito. Se vivi accanto a una fogna, la “norma” è quell’odore sgradevole … ma non è normale. Capite cosa voglio dire? Vivere in mezzo agli escrementi o troppo vicino alla cloaca fa ammalare. Non è sano. E allora chiedo, siete sicuri di non essere “anormali” nella vostra “interiorità e sensibilità”, così sensibile che può ignorare l’esistenza di altri amori, altre vite … così “sensibile” da chiamare lo stupro che so… “rapporto improprio” o scemenze simili?

Il vero Pinocchio con qualche gaffe avrebbe già smascherato questo gioco di brutture, questa mancanza verso chi non è somigliante o, come si diceva una volta, è figlio/a di nessuno. Cos’è questa minorità imposta? Se i diritti vengono estesi a chi non li ha mai avuti e nulla viene tolto a chi già li aveva, il protestare assume il significato di difesa ad oltranza di una legge, non scritta e non ammessa esplicitamente, ma usata per ribadire il valore di alcuni corpi a scapito di altri, che non valgono o non abbastanza. Rimane al fondo il nudo fatto di chi guarda il mondo cercando solo la conferma di se stesso e niente di più.

Nadia Agustoni

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note

(*) Parlo, qui, di un mondo femminile che conosco, dalle interazioni complesse, nel segno dell’amicizia e reciproco aiuto: donne eterosessuali, bisessuali o lesbiche che conoscono la vita delle altre e ne rispettano gli affetti; donne che si danno sostegno e aiuto concreto e spesso sono figure importanti di riferimento per i figli/e delle amiche, sorelle, cugine o amanti.

Inoltre se fin dal titolo evidenzio modelli di autonomia del maschile e del femminile nel quadro andrebbero inseriti anche modelli autonomi dal femminile e dal maschile, quelli che la cultura “Queer” ha messo in luce.

(**) Capita di sentire frasi atroci davanti ad esempi di corpi maschili che si sottraggono allo stereotipo, ma più ancora sugli uomini che cambiano il loro approccio alla famiglia, alla cura dei figli.

(***) Incomprensibile il fatto che una coppia gay o lesbica che non voglia sposarsi neghi questo diritto ad altre coppie che vogliono farlo. Il matrimonio, se deve essere un diritto, è prima ancora una scelta e non è certo obbligatorio.

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10 pensieri su “I Pinocchi o il parlare di modelli di autonomia del femminile e del maschile- Nadia Agustoni

  1. Condivido la denuncia di Nadia delle ancora attuali forme di discriminazione basate sul genere e l’orientamento sessuale di ciascuno di noi.

  2. io sono convinto del fatto che una famiglia monogenitoriale non sia né meglio né peggio delle altre e che una coppia dello stesso sesso non è meglio né peggio di una statisticamente più frequente coppia etero.
    Detto questo certo pensiero estremo mi lascia perplesso, come quasi tutti gli estremismi

  3. Perché estremismo?
    Qui parlo di diritti per tutti, non di estremismo.
    Quello appartiene al pensiero totalitario che nega gli altri e le altre.
    Qui non si nega nessuno, né uomini né donne.

  4. Vi ringrazio della lettura, in un mondo che esalta solo le sottomissioni e che giustifica o nega il femminicidio e altre cose così è ovvio che parlare di semplici diritti da estendere a tutti diventa quasi lanciare un sasso, ma aprisse qualche finestra, entrasse un po’ d’aria…

  5. Finalmente qualcuno che si domanda con chiarezza ed equilibrio esemplari se la “normalità” esista davvero, soprattutto parlando di un’entità complessa come la famiglia, la cui identità reale vive di infinite declinazioni che raramente, o solo per caso, coincidono con la sua definizione canonica. Nessuno dice sia meglio o peggio un algoritmo familiare, per così dire, rispetto ad un altro: semplicemente si parla di diritti -giuridici, sociali e culturali- in cui ogni cittadino/a, ed essere umano, possa riconoscersi, senza pericolose ipocrisie e discriminazioni. Detto ciò, il buon uso dei propri diritti e la punizione di eventuali comportamenti contrari alla legge varrebbero per cittadini/e appartenenti a qualsiasi orientamento sessuale, Di cosa si deve avere paura, esattamente?

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