una ricognizione tra il giardino e le proprie stanze è una tigre, tra sé e sé -Anna Bergna

carol wilson

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La tigre

Un tempo orti e giardini erano abitati
da cinciallegre, merli, scriccioli e pettirossi.
Appendevamo retine di grani e grasso
poi, seduti a tavola, guardavamo
atterraggi, decolli e l’azzardo dei saltelli incuriositi.

Ora una colonia di gatti abita gli stessi luoghi
e una tigre domestica mi si acciambella in grembo,
mi lecca le mani mentre verso il cibo nel piattino.
Ogni mattina mi accompagna sulla strada,
miagola i saluti e io, se siamo sole mentre l’accarezzo, le parlo.

Estate e inverno, piccoli uccelli entrano con le ali chiuse,
stanno sul pavimento col capo abbandonato,
le zampe irrigidite, le piume arruffate.
Solo i grossi merli scavano
guardinghi con il becco nelle aiuole.

Tra tutti i paradossi irrisolvibili,
ora anche questo:
volere il frullo d’ali e la gatta che mi scalda i piedi.
L’agnello nel forno e la pace universale.
Un mondo equanime e i nostri privilegi.

 

Anna Bergna

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2 pensieri su “una ricognizione tra il giardino e le proprie stanze è una tigre, tra sé e sé -Anna Bergna

  1. Non è semplice mantenere la speranza, un luminoso ramo di betulla sporto sul baratro disseccato, nutrire la responsabilità verso chi ancora non la può pretendere, verso la vita in fieri, rinunciare ai privilegi e agire perché l’umanità sia più equa, perché sia umana.

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