UNA RICHIESTA

dan schultz – nel grande bianco andare

Dan Schultz - Wanderer.

 

TUTTI I LETTORI SONO INVITATI A NON UTILIZZARE IL TASTO MI PIACE.
ESISTE LA PAROLA, SE LA SI VUOLE SCAMBIARE CON QUALCUNO, OPPURE IL SILENZIO.  NON C’E’ PREZZO O CONNOTAZIONE DI MERCATO PER UN PENSIERO SCAMBIATO, PER UNA RIFLESSIONE OFFERTA O PER UN’OPERA D’ARTE PRESENTATA. ORMAI SI PREME UN TASTO SENZA BADARE A QUANTO VIENE PROPOSTO, PER ABITUDINE, …PER FRETTA…

ORMAI SIAMO DIVENTATI COSI’ POVERI CHE NEMMENO LA PAROLA, DI CUI CREDO TUTTI ABBIAMO GRANDI COLTIVAZIONI, NON E’  LIBERA E SI LASCIA INGABBIARE NEI BOTTONI DI UNA SCELTA IMPOSTA, QUASI SEMPRE IMPOSTA DA CHI HA SCELTO UNA MODALITA’ PER TUTTI. EPPURE LA PAROLA E’ RIMASTA A FARCI SENTIRE UMANI E INSIEME. NON C’E’ POSSIBILITA’ DI ANDARE IN NESSUN LUOGO IN QUESTO MODO, C’E’ SOLO IL BARATRO, IN CUI GIA’ SIAMO LETTERALMENTE “PIOMBATI”.

SPERO COMPRENDIATE.

GRAZIE.

f.f.

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31 pensieri su “UNA RICHIESTA

  1. lo so sono impopolare, ma non mi interessa se questa è una scelta contro corrente. E’ perchè davvero considero fondamentale uno scambio vero e un lavoro accurato quanto l’ascolto che non accetto più la leggerezza , l’indifferenza e la fretta che si accumula in quel tasto. Nemmeno io lo userò più. f

  2. Ho condiviso, convinta, questo link che ritengo spunto di riflessione. Come persona che cerca di praticare l’ascolto e dedica attenzione a molti, moltissimi testi, ritengo le considerazioni di Fernanda Ferraresso importanti; è vero, cara Fernanda, dopo aver trascorso ore a leggere e a scrivere una nota di lettura, si incontra, al massimo, un ‘mi piace’. Non una parola. Allora è preferibile il silenzio, anche se quel silenzio va interpretato: mancato gradimento? il compito di chi lavora, dedicando tempo e attenzione, alla nota di lettura, si esaurisce nel pubblicare su qualche blog più o meno frequentato il post in questione? mancano le parole? c’è un ordine di scuderia? La gamma di possibili interpretazioni è grande. Per me, ne traggo un insegnamento, e sorrido. Sorriso amaro, ma, in ogni caso, attento e riconoscente,
    Anna Maria Curci

  3. è una guerra bianca, senza cadaveri, ce ne sono troppi e non sono lontani, anzi a dire tutto per intero noi stessi lo stiamo diventando: tutti, in una perdita di quanto ci connota, ci rende esseri umani, non solo inerti. Tutti gli animali si esprimono con un linguaggio che non abbisogna di traduzioni, solo noi navighiamo in rotta con noi stessi e sempre in collisione.

  4. cara Amica, ho fruito giornalmente dei tuoi post e te ne sono grato perché anche quando non riuscivo a penetrare (per la povertà dei miei pensieri) le parole che di volta in volta proponevi, gioivo al solo ammirare le opere artistiche che facevano da sfondo e coronamento. Spesso mi sono vergognato per la semplicità elementare dei miei commenti e per questo molte volte sono ricorso al “mi piace” che anch’io critico molto perché danno sempre l’impressione di essere solo un contentino per l’amicizia o la presunta amicizia. il ” mi piace” in questi casi deve esser visto come un ciao che vuol dire tante cose come -son contento di averti letto ma non riesco a esprimere la mia riconoscenza per queste parole- oppure – non commento perché non sono riuscito a penetrare il pensiero della poesia ma mi è bastata anche una sola parola che ripeterò per tutto il giorno e farò mia perché mi fa stare bene e riempie il mio silenzio-.
    rispetto la tua decisione senza nessuna critica e per questo ho fissato il link di Carte sensibili sulla mia finestra illuminata . ma voglio aggiungere che secondo me c’è una differenza tra il blog e Facebook : il primo è un sito che ha del professionale, dove c’è uno scambio tra il padrone di casa e il visitatore, mentre il secondo è più immediato, il botta e risposta avviene nel momento stesso della lettura e in più i visitatori riescono a sentirsi parte della stessa famiglia. (forse è solo il mio pensiero ma la penso proprio così).
    La mia paura è che troverò tutta la poesia di Carte sensibili e perderò Fernanda Ferraresso.

  5. ferni, cioè io che scrivo adesso, che sono una persona come le altre, dal carattere tremendo, un caratteraccio non l’ho mai nascosto, non si è mai tirata indietro ad uno scambio. Sono burrascosa ma mi propongo come sono, non mi nascondo dietro paraventi o lifting della mia faccia e della mia sostanza.Sono qui quello che sono sempre, nel lavoro, a casa, per strada. Amo con tutta la mia carica la vita e tutto quanto è la vita, per cui niente è impossibile se solo non si resta distanti, dagli altri ma in primis anche da se stessi.Se mi avvicino a qualcuno e sono fumo cosa gli resterà? Un filo d’erba non si propone nel campo come una margherita ma se non ci fosse la sua presenza quanto desolato sarebbe ogni fiore? e quanto scivolerebbe la terra se ci fosse solo suolo senza alcuna radice, se pur rude, se pur semplicemente ciò che è.
    Non ci si perde se ci si cerca, di questo caro Fausto Falconiere, stanne certo. E qui continuerò a lavorare, come ho sempre fatto e la porta di casa sarà aperta a chi vorrà entrare con rispetto di sé e degli altri e se si cercherà il dialogo sarà di certo la cosa più bella.Non per me, ma per tutti quelli che qui lavorano e lavorano al meglio.
    la solita ferni.

  6. i miei complimenti al carattere prima di tutto. da persona che gestisce un luogo affine, ti dico soltanto che è la caparbietà a premiare e a cambiare anche questo mondo. tu vai avanti per la strada maestra per te e di quello che fanno o cliccano o non scrivono gli altri, tieni conto nella giusta misura che non ti dia tristezza o dolore.

    “E qui continuerò a lavorare, come ho sempre fatto e la porta di casa sarà aperta a chi vorrà entrare con rispetto di sé e degli altri e se si cercherà il dialogo sarà di certo la cosa più bella.”

    un caro saluto

  7. Condivido il tuo pensiero, cara Fernanda. Siamo troppo presi da noi stessi e dai nostri interessi e così pensiamo che un like possa significare partecipazione, apprezzamento, condivisione mentre invece é solo un gesto compulsivo e frettoloso che ci ruba poco ma che effettivamente toglie a chi lo riceve, soprattutto a chi lavora con serietà prima di pubblicare una recensione o una nota critica. Stiamo divenendo sempre meno propensi al commento e alla riflessione, sempre più restii a far dono della parola, che, come dici tu, é la sola a farci sentire umani. Non credo però che sia meglio il silenzio: un like a volte significa “ho letto”. Certo é da limitare al massimo, questo sì.

  8. Ci sono molti che passano, per queste stanze, dentro il “video”: vederci, ci si vede anche attraverso la virtualità.Ma non ci si sfiora. Non è l’apprezzamento quello che conta ma un dialogo, serve che le persone si fermino, anche un istante a riflettere, non si può andare avanti a suon di mi piace, non serve a nulla, non ci pacifica con niente, soprattutto con noi stessi. Chi ha scritto sa di aver lavorato, a volte bene, a volte un po’ meno, ma sempre mettendoci studio, ascolto e il proprio tempo. Ma. L’altro, chiunque sia, qualunque sia la sua capacità espressiva se si ferma e scrive ciò che ha sentito o pensato oppure è la sua esperienza offrirebbe molto, Per questo sono nati i blog, non per apparire o essere vetrina, ma per l’incontro. Fare troppe cose richiede una salute e una forza che temo non mi sarà vicina a lungo se continuo a mettermi sotto sequestro, davanti a questo schermo, perché le ore che dedico personalmente a tutti i miei impegni sono tante, finisco verso l’una di notte e oltre, e inizio alle sei a muovere i miei passi. Fare tutto e magari male, rischiando di fare del male a qualcuno non mi piace, non mi sta bene, io non lo vorrei per me. Per questo ho scelto di tagliare ciò che aumenta la fretta, io non sono una macchina e mi usuro molto di più di una macchina, sono sensibile a quanto accade in me e attorno e, anche se, ho consumato 5 tastiere del pc e le mie dita sono intatte, il mio spirito non lo è.
    Ora i miei figli mi hanno regalato una tastiera nuova, nell’altra ci attaccavo i pezzetti di carta adesiva , ma ora ,con le lettere illuminate, posso scrivere al buio come spesso faccio, per non disturbare nessuno, in silenzio, anche luminoso.
    f

  9. Cara Fernanda, parole “sante”, le tue! Non ne possiamo più di questo “Mi piace”… Ci stiamo proprio riducendo “al lumicino”, come suol dirsi.
    Colgo l’occasione per inviarti un vivo grazie per tutto quanto fai, fate con “Carte sensibili” e ti auguro un Anno nuovo creativo e sereno.
    Un saluto affettuoso da Mariella

  10. Ciao Mariella, grazie per essere qui con noi, grazie per le note e le osservazioni. Forse apparteniamo ad un altro mondo, questo corre su strade così scivolose, addirittura untuose, per tanti motivi e questa scelta imposta di cui usufruiamo senza porci tanto la testa ormai è un segno di abbandono alla nostra capacità di riflettere, più che di una capacità di congratularsi e invece serve assolutamente che ci si appropri compiutamente di pensiero e parola e che non li si lasci gestire da nessuno,ognuno col proprio tempo, senza imporci alcuna fretta, come ogni macchina vorrebbe indurci a credere. La vita non la si può degradare ad una distributrice di cose, qualsiasi genere di cose siano non sono in vendita ma da vivere.
    Un abbraccio. ferni

  11. Hai perfettamente ragione Fernanda. Anche Francesco Marotta diceva la stessa cosa. A volte si cade nella trappola di passare dappertutto e non sempre soffermarsi su ciò che veramente conta: l’inizio di uno scambio di idee e di sensibilità.

  12. il fatto è che si corre, si corre, questa tastiera ci porta a credere che tutto abbia la velocità della luce, la stessa con cui il mondo ci arriva attraverso gli occhi, perché così certo vediamo ma vedi, amo, viene dopo, viene con la fermata, con l’ascolto, con la revisione in sé, lenta-mente, nel ri-passo, nella riformulazione di se stessi attraverso questo gocciolio del tempo che è quel mondo che non è fuori ma dentro di noi e da fuori viene per mostrarci, non per mostrarsi. Oggi tutto è mostro, nell’ambiguità del termine e non nella significazione originaraia, che comprendeva in sé l’atto del cum-prehendere, e aveva l’orrido e il magnifico, gli elementi del mistero, l’enigma dell’essere qui in una forma ed essere or-ma.Passaggi, paesaggi, saggi, assaggi…fino alla fine dei nostri giorni, di questo tempo che da millenni indulge in questa con-figurazione di così tanti universi. Un saluto e a risentirci. ferni

  13. Quest’onestà intellettuale e questa sincerità sono alcune delle ragioni che, tempo fa, mi hanno attirato verso le Cartesensibili, mi hanno fatto soffermare tra di esse e in esse e poi, proprio grazie alla generosità di Fernanda, mi hanno fatto il grande dono di poter scrivere abbastanza regolarmente qui, in questo spazio. Rinnovo allora la mia gratitudine, anche perché proprio grazie alle Cartesensibili sono iniziati dei contatti “virtuali” con persone che ho poi avuto la gioia di incontrare davvero, con le quali è stato possibile fare delle passeggiate, sedersi alla stessa tavola a pranzo o a cena, parlare di cose che non fossero soltanto la scrittura…
    Penso sia soltanto la nostra volontà d’incontro e di dialogo che può sottrarci alla superficialità dei “mi piace” e all’insidia del narcisismo.

  14. Ciò che mi preoccupa è quanto rilevò a suo tempo Esopo, colui che di favole ne sapeva qualcosa! Diceva:- L’abitudine rende sopportabili anche le cose spaventose.- Credo che oggi si metta mi piace dovunque, e accade , anche nei filmati in cui si vede la più cruenta ferocia, in cui si racconta di schiavismo, di brutale colonizzazione e appropriazione sempre indebita di terra che APPARTIENE A TUTTI GLI UOMINI SENZA PRIMATO DI NESSUNO (persino i primati lo sanno), davanti a favole raccontate ormai come barzellette da politici che praticano di fatto delinquenza nei confronti di chi è in tutto e per tutto suo pari e di cui ha bisogno come ognuno di noi necessita dell’altro.Poco fa è uscita una piccola nota, sul ritratto d’autore.Mi sono fermata su una frase di Murakami e sono andata indietro all’origine di “festa” perché festa non è la domenica o le altre co-mandate, che ci rinchiudono in una cella chiusa a più mandate di (s)chiavi, festa è condivisione, se non c’è, non c’è alcuna festa.
    Grazie Antonio.f

  15. Ora che ho letto le motivazioni (temevo qualcosa di più preoccupante) condivido in pieno la tua scelta.
    Fausto Falconiere ha ben espresso anche i miei sentimenti: non sempre (quasi mai) mi sentivo capace di aggiungere un commento e ho comunque cercato di usare con parsimonia quel ‘Mi piace’ così raccapricciante.
    Mi rammarico di non avere tutto il tempo necessario per soggiornare più a lungo fra le tue pagine meravigliose, ma mi arrivano sempre i tuoi aggiornamenti via Mail e questo mi consola.
    Sempre in attesa di conoscerti di persona fra Sasso Marconi e Armonie..
    stefi
    (sì, senza ipsilon). :-)

  16. Cara Fernanda, leggo Carte sensibili quotidianamente a volte torno più volte nella stessa giornata , anche solo per riguardare alcune immagini che trovo sempre luminose, sonore: soglie di mondi sconosciuti. Non ho mai usato il tasto mi piace, ma talvolta mi sono chiesta se tutto questo mio usufruire del tuo lavoro non meritasse un segno della sosta che ad esso dedico. Senza necessità di spiegare, solo per dire “questo lavoro mi ha tenuta ferma, ha avuto la mia attenzione, ha suscitato pensieri”
    Quando mi è capitato di essere presente come autore nel tuo blog, ho apprezzato la possibilità di entrare in dialogo con i pensieri di qualche lettore e ho valutato i “mi piace” delle persone che ormai ho iniziato a conoscere come l’orma di una sosta silenziosa.
    Vorrei dirti che il mio silenzio di lettrice non è stato supponenza o mancanza di gratitudine, a volte scrivo privatamente all’autore se ne conosco il recapito. È che spesso mi imbarazza dire a voce alta, fare chiasso, spargere parole tutto sommato irrilevanti… come queste in definitiva. Sintesi: concordo che il lavoro donato alla pubblica utilità debba almeno avere riscontro di interesse, aprire comunicazioni e mi impegnerò per lasciare maggior traccia dei pensieri che cartesensibili mettono in moto; concordo che l’uso del mi piace (come l’applauso) è ormai stato talmente abusato dalle logiche di spettacolo che non può essere più ( se mai lo è stato) accettato in forme di comunicazione che da queste logiche vorrebbero sfuggire; assolvo i lettori di cartesensibili e di altri blog letterari che lo hanno utilizzato come silenzioso abbraccio ad un autore.
    A presto

  17. Grazie per aver fatto da difensore a tutti i lettori, tra loro ci sono anch’io, perché anch’io mi sono macchiata, in altri blog e anche in questo, a volte, dello stesso delitto:ho ucciso la mia voce, il pensiero, la riflessione e non sto a cercare scuse, e ho cliccato il fatidico “mi piace”.L’ho fatto anche perché ero di corsa, dunque ancora più colpevole di tutti gli altri.
    Ora, però, ciò che chiedo non è un riscontro di acclamazioni, ma la riproposizione di un dialogo, di un modo di porsi davanti all’altro, nel senso autentico della parola,dia-logo, serve che noi tutti ci si metta in testa che siamo collaboranti, anche quando si tratta di parola, costruita da tutto quanto è vita… e nessuno sfugge, nemmeno se non lo conosco, l’altro c’è, è partecipe e ha qualcosa , se vuole, da portare, anche una critica naturalmente, costruttiva. Più sono i punti di vista e più si vede meglio e comunque sempre e ancora si può scegliere. Il mi piace addirittura pretoriano, quello con il dito, NON MI PIACE, è una falsa possibilità di scelta anche se noi l’abbiamo fatta passare con tutto quanto noi lo possiamo ri-vestire per farcelo piacere. Di fatto, in questo blog, come in tanti altri non esisteva quell’opzione, dovrei andare a cercare per trovare quando è uscito cronologicamente e credo troverei che è legato a fb, uno strumento via via evolutosi per questioni di mercato (azionario e non di azione specifica e scelta), non per questioni di scambio tra le persone e soprattutto come scelta, se ci fosse stata una scelta ci sarebbe dovuto essere anche la possibilità di scegliere davvero con :non mi piace, sono incerto, non mi interessa. Ma qui, sotto sotto, anche se non lo si vuole credere o pensare, credo ci sia la subdola possibilità di creare una abitudine indotta per cui anche le scelte …della politica andranno fatte con lo stesso sietema…vedi la buona scuola!!!! Ma dov’è che sarebbe e sarebbe stata buona? Un abbraccio Anna carissima. ferni

  18. Cara Ferni da molti mesi sono attraversata dal dubbio , quasi certezza che Facebook sia usato come una vetrina in cui narcisisticamente mostrasi e che l’eccesso con il quale molti intervengono e la quantità enorme dei post impedisca in effetti una reale lettura e riflessione. Penso, inoltre che i meccanismi dell’attenzione necessaria perché ci sia vera conoscenza siano alterati e in gran parte neutralizzati dalla massa enorme dei messaggi postati. Che dire, c’è un progetto a priori da parte del potere? e noi ne siamo gli incoscienti esecutori? Tu denunci la povertà del mi piace anche per gli interventi sul tuo blog, sono d’accordo con te anche perché è talmente generica questa parola riferita non a un abito,a un frutto o a non so cosa, ma a uno scritto che ti porta la riflessione , il pensiero di chi scrive, che veramente è ben poca cosa rispetto al dono di sé di colui che scrive.
    Continuerò a leggerti/vi con la consueta attenzione nel blog e a coltivare in silenzio il mio pensiero per potertene poi fartene dono, non con un mi piace.
    Giovanna

  19. Io e te ci conosciamo e ci incontriamo, di tanto in tanto, ci scriviamo, oltre questo piccolo ambito abbiamo anche altri scambi di parola. Le nostre riflessioni, abbiamo quasi la stessa età, dette con calma, ascoltate con la medesima attenzione e poi maturate e ripercorse in momenti diversi, ci offrono la possibilità di arricchire di entrambe quell’universo che vorremmo contenesse la frattura in cui posare lo sguardo e dirci che cosa siamo, come ci trasformiamo. Pare che a nessuno interessi sapere chi si è, credono che una effige, un titolo scritto su una targa, un qualsiasi onorifico segno assegnato non si sa bene con quale criterio dia la possibilità di essere qualcosa senza rispondere a quella domanda , che riguarda tutti, come se si fosse saltato il segno fondamentale e ci si potesse scordare che era quello il gioco più bello da giocare.
    Grazie anche per questo incontro. f

  20. Cara Fernanda, ho aperto questa finestra per scriverti direttamente una decina di volte, da ieri. e ogni volta l’ho richiusa. Non so dirti se questo significhi uccidere la voce, come tu dici di te stessa, o provare l’imbarazzo che anch’io, come Anna provo (e spesso ho provato) nel lasciare traccia del mio pensiero. So che ogni volta, dopo quel “Cara Fernanda”, avrei voluto aggiungere riflessioni via via diverse, condividerle con i tuoi lettori, farne seme per nuove raccolte… ma ogni volta ho optato per il silenzio. Di questo vorrei parlarti adesso, di questo silenzio che certo, può essere colpevole, ma non è solo quello. E’ da ieri che, in silenzio, sono con te in dia-logo, la tua parola attraverso, la tua parola tra, la tua parola divaricatrice di senso e grimaldello, chiave di apertura e chiusura, pungolo… e tu non lo sai. Volevo dirtelo. Poi ho pensato che non facesse differenza, in fondo sono così tante e di spessore le esternazioni di affetto che ti giungono, cosa potrebbe aggiungere una testimonianza tanto minuscola da una voce sconosciuta e periferica? Non ti dirò di essere un’assidua lettrice, sono l’ultima delle tue lettrici, sono tuttavia una lettrice, e incantata dal tuo lavoro, dalla tua forza, dalla tua determinazione,dalla tua costanza, dal tuo rigore… non l’ho mai detto qui. ho lasciato un “mi piace” (mai falso, mai senza aver letto) su fb. Poco, indubbiamente.
    Ma anche in tutte quelle occasioni, come adesso, stai certa che le tue parole lavoravano, scavavano, trovavano luoghi per crescere, e mettevano al mondo dia-logo. Aprivano crisi o semplicemente piccoli spiragli da cui respirare un po’ d’aria nuova, spalancavano porte alla bellezza, inchiodavano su visioni del reale…
    Non credo che questo sia accaduto soltanto a me, non ho la presunzione di possedere io sola una tale sensibilità, credo fermamente che il tuo lavoro arrivi in profondità a un gran numero di persone ma non tutte sono capaci di esprimere le loro risonanze… esistono il “timore reverenziale”, il pudore, la preoccupazione di essere fraintesi … il silenzio è un mezzo denso, temo.
    Con stima, pat

  21. leggendoti mi verrebbe voglia di chiederti di far parte dei nostri perché è netta anche la tua determinazione e la carica della tua passione, che si fa es-pressione, come spesso uso dire, sintetizzando proprio, grazie alla parola stessa e quel taglietto in mezzo per es-tenderla, l’energia che ognuno di noi possiede quando resta toccato sensibilmente in qualche nervo emotivo, non solo nella mente e non c’è emoticon che rappresenti questo movimento interiore e se poi questo si tra-vasa da uno all’altro non c’è imbuto dell’ego ma solo un significato, che prendo a prestito da un’altra lingua così tanto di moda: “and go” che in italiano, magia diventa e-vado e se lo leggo un po’ veloce dice che evado da questa cella di rigore in cui vorrebbro piombarci senza pensiero, senza scelta cercando di farci dimenticare che siamo esseri consapevoli, non inerti, sacchi di sabbia, con circuiti più ricchi di memoria di quelli della sabbia dei pc. Grazie per questa partecipazione, grazie per la lettura che hai proposto. Ricorda che sono piccolissima, lavoro molto, sì ma ho anche dei magnifici compagni che portano bellezza a queste stanze, sempre praticabili e non così distanti da fb, basta un click su un tasto e si è connessi. ferni

  22. ho letto tutti gli interventi e comprendo, dalla vivacità delle parole, quanto l’argomento sia importante fonte di dialogo
    spesso mi sono interrogata sulla bellezza dei lavoroi, delle note proposte, cercando attraverso le parole dei lettori una “nuova” lettura
    solo l’ascolto condiviso, il dialogo, genera può farlo una visione composita e non monotematica, la pluralità di sguardi allarga la possibilità del nostro occhio che guarda spesso in una sola direzione
    auspico per questo luogo che pratico costantemente una crescita condivisa, nel rispetto reciproco e nell’attenzione dei e verso i lettori

  23. mi piace.
    e mi dispiace di non essere reattiva, oggi.
    lo stato di prostrazione non mi permette di dialogare, ma tu, Ferni, sai quanto sei importante per me.
    ti abbraccio e rinvio ogni seguito a quando mi sentirò in grado di farlo.
    buon anno e a presto
    cri

  24. Sarò con Vittoria e le altre compagne del gruppo in marzo,il 28 2 29 marzo per partecipare alla presentazione del lungo lavoro che Vittoria Ravagli da tempo sta preparando con la sua consueta cura per l’opera di Maria Lai. Spero di incontrarti, in ogni caso ci saranno le locandine a scandire orari e luoghi degli incontri. A presto e grazie, ferni

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