Dei Colori Dei Luoghi -Iole Toini : note di lettura di Daniela Raimondi

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Questa raccolta, edita da Terra d’Ulivi Edizioni e curata da Fernanda Ferraresso, è il secondo, attesissimo libro della poeta bergamasca Iole Toini. Il suo primo volume di poesie Spaccasangue, edito da Le Voci della Luna con prefazione di Davide Rondoni, risale al 2009 e alla sua uscita si impose immediatamente all’attenzione della critica e dei premi letterari, risultando anche vincitore del Premio Sertoli Salis per l’opera prima.
È ancora fresco di stampa, Dei Colori Dei Luoghi. Il libro, impreziosito da una bella immagine di copertina della pittrice Serena Curmi, è diviso in varie sezioni e a ognuna di esse è assegnato un colore guida che accompagna come sottofondo i testi. Ogni colore viene scelto per associazione, e a ogni colore viene dato un sottotitolo. BIANCO è “il mondo non creato”, il punto di partenza, l’inizio del percorso dove l’autrice afferma: “Ero sua madre e nessuno, ero io più dell’universo.” Nella sezione VERDE, che porta come sottotitolo “l’anima e il prato”, la preannunciata nuova nascita prende vita, ed è una ri-nascita in seno alla natura. È la natura infatti a fare da padrona. Sembra inghiottire l’io per poi restituirlo al mondo come attraverso un nuovo parto: “mirabile il prato venne giù / l’inghiottì” e ancora: “Esaudita la gioia dell’erba, /esaudite le solitudini dei tordi, / il silenzio infiammò le rotte dei venti / che stesero le mani ai tetti, ai fili tesi / fra le case, alle strade ai tram alle navi. / Infine i fiori.
In Dei Colori Dei Luoghi assistiamo a un aprirsi, a un evolversi del percorso di crescita e di scrittura di Iole. Il territorio della sua poesia sembra raggiungere nuove vette, allargarsi, abbracciare una realtà più vasta, a tratti quasi mistica. Ma il Dio, qui, è la natura. L’autrice si confronta con l’immensità del creato e dal creato trae linfa vitale, un luminoso momento di ritrovata calma. È una tregua agognata la sua, ed è il senso di ritrovata calma che distingue questa raccolta dal libro precedente. L’io poetico si abbandona, diventa tutt’uno con l’immensità di un creato che batte nei versi della poeta con tutta la sua potenza e il suo mistero. E l’autrice non può non confrontarsi con tanta bellezza, non può che venerarla e farla propria fino a sentirsi: “Così imperfetta / e poca e minuta e tutta di meraviglia piena.”
La poesia di Iole qui raggiunge dimensioni quasi religiose, anche se il suo universo poetico rimane fortemente legato a una realtà palpabile, sensuale, spesso visionaria, ma che affonda le sue radici nella concretezza: “L’erba di sicuro non è cosa più piccola del paradiso.” – leggiamo più avanti. L’alfabeto letterario di Iole è costituito da oggetti, cose semplici, realtà che si possono toccare, sentire, annusare: croco, giglio, erba, fiori. Allo stesso tempo, questa realtà viene plasmata, modificata, sviluppata in un’atmosfera rarefatta dove si perdono i confini fra l’io e il mondo, il pensiero e la carne, l’umano e il divino. Leggiamo: “mentre cado faccio terra / sul pioppo levigato dalla pioggia.” E più avanti, versi che si avvicinano a una preghiera laica:

Fragile natura aiutami a restare salda
al passo quieto degli abeti
e sopra e sotto l’orto abbandonare il peso
lasciare che l’amore mi addolori
e poi mi superi come un miracolo possibile.

È in questa simbiosi fra uomo e natura, in questo annullarsi nella luce e nella bellezza del creato, che si apre il momento della tregua. Rimane vigile la consapevolezza che la tregua è uno stato necessariamente momentaneo, che la calma del cuore non è mai una condizione duratura. La ricerca di una propria dimensione nel mondo implica necessariamente uno sforzo, una lotta costante e continua: “tutto il mio peso si muove in una quiete che fa guerra.” – afferma la poeta.

Il libro dunque avanza su due binari paralleli, fra momenti di tregua e momenti di tensione e di dolore. Rimane intatta la potenza creativa della parola, la forza straordinaria del linguaggio di Iole Toini, la prorompente energia che immancabilmente scaturisce dai suoi versi.
Se si tenta di definire la sua poesia con un singolo nome, io suggerirei la parola ‘coraggio’. Il linguaggio poetico di Iole è anarchico, sfida ogni regola, va al di là di ogni schema prestabilito. Pare in grado di liberarsi dai tabu, dalle restrizioni, persino dalle regole di sintassi e grammatica, mentre la poesia sfocia in un linguaggio nuovo, re-inventato, fortemente riconoscibile e assolutamente suo: “I denti controlalingua dove mi sperdo… la scure staglia…” Metafore e similitudini inaspettate contribuiscono a creare immagini ipnotiche: “La casa è matura come un bubbone,… l’orto mi pascola con le sue braccia gloriose…” È come se la voce poetica di Iole fosse talmente forte, la spinta creativa talmente potente, da faticare a essere contenuta.

Nei capitoli “ROSSO, coriaceo del magma il cuore del midollo” e “VIOLA, il dubbio il segreto e l’ignoto” , ritroviamo insieme ai momenti di tregua, il senso viscerale del dolore, la stessa furia ed energia incalzante a cui la poesia di Iole ci ha abituati: “Mai visto un dolore / con tutto il dolore qui dentro: / qui viene, raduna cose mai pronunciate.” Il linguaggio poetico torna a tagliare, a sviscerare, a spingersi oltre. Si fa duro, spesso visionario: scure che abbatte, donna grassa che tace e si ingozza, astronavi e aquiloni, tigri, lupi, roghi, ventre e budella. La poesia scardina ogni nostra aspettativa, ogni nostra certezza, per costruire un discorso poetico senza compromessi e senza mediazioni.
Il linguaggio è diretto, a volte crudo, sempre coraggioso ma, come ogni linguaggio, si confronta con le proprie carenze, con l’impossibilità di raggiungere l’essenza dell’oggetto descritto. Il linguaggio pone un limite invalicabile: il desiderio inappagato di riuscire a comunicare al di là dei confini della parola:

Portarti qualcosa / che dalla parola / entri nella sua forma, una piccola pietra, / qualcosa che bruci come legna.”

Non è forse questo il sogno segreto del poeta? Restituire attraverso la parola l’essenza stessa delle cose, il bisogno di definire la vita attraverso, e nonostante, l’artificio del linguaggio: “Darti la cosa stessa senza parola.”. Questo scrive Iole Toini, e questa è la meta ultima del poeta.

L’inafferrabilità del reale attraverso il linguaggio è un tema che continua nella sezione “VIOLA, Suono e Silenzio”. La terra non più solamente un luogo di umana sofferenza, ma la “grandiosa terra viva”. Però attenzione: è una realtà emersa da un “terrificante incontro di fiumi sotterranei”, da un atto di dolore in cui calarsi e dal quale uscire purificati. In Dei Colori dei Luoghi, la poesia di Iole Toini scaturisce dalla stessa compressione vitale, si sviluppa intorno alle stesse correnti buie che hanno contraddistinto i testi del suo primo libro, ma in questo secondo volume, la furia creativa sembra a tratti placarsi, sfociare in un universo poetico rinnovato, in un luminoso e agognato senso di appartenenza al mondo: “quando l’anima chiama boschi come un solo vero corpo – amore.”
Esiste, costante, una tensione fra il pensiero che scava nel profondo dell’io, fino all’inconscio e alla radice prima del dolore, e la bellezza semplice e concreta di ciò che ci circonda e può nutrirci. Esiste la necessità di abbandonarsi, di lasciarsi andare a tanta bellezza, di far parte di essa. Nel libro si intravedono attimi dove il tempo pare sospeso. Assistiamo a un sentire istantaneo, al prodigioso istante di comunione del poeta con l’uomo e con la terra.

Scintilla.
È tutto.
Tutto è lucente,
boschi, la lingua,
credere a mondi o a niente.
Poi il lunghissimo bacio.
Poi niente.

Leggere la poesia di Iole significa presentarsi nudi davanti alla pagina, lasciarsi cadere nei suoi versi senza paracadute, senza spada; entrare il buio che ci attende ai bordi della notte e, nonostante la paura di tutto ciò che nel buio è nascosto e poi svelato, affrontare la catarsi della poesia e uscirne liberati. Perché sappiamo che oltre la paura ci sarà la luce salvifica della verità, la verità più intima e nascosta che forse solo la poesia può dischiudere. Ed è una verità senza veli divisori e senza corazze, quella che ci mostra Iole Toini. Il suo è lo sguardo incontaminato di chi osa affrontare le forze archetipiche che più temiamo, che non si ferma davanti ai tabu che controllano e inscatolano le nostre paure. La sua è necessità del dire, bisogno di fare luce sul nostro buio. La poesia di Iole varca e spalanca i recinti di ciò che è sicuro, conosciuto, accettabile e accettato. Questo è il suo mondo e così lo narra. Lo costruisce senza filtri che non siano dettati dall’amore per la poesia, dall’onestà poetica della sua parola. Non si può non restare ipnotizzati dalla forza del suo linguaggio. La sua è una poesia capace di andare oltre, di portarci in luoghi che tutti temiamo, ma che fanno parte del nostro essere, della nostra essenza.
“Ti dirò ogni cosa vera.” La poesia di Iole Toini ha questa capacità. Questo è l’invito di Iole e forse è proprio questa l’aspirazione del poeta: il coraggio di dire la verità, la propria verità innanzitutto. La capacità di darsi completamente attraverso la parola è ciò che contraddistingue i veri poeti e qui ci troviamo davanti a una vera poeta. Attraverso i versi di Iole Toini, tocchiamo i totem atavici delle nostre paure e, toccandole, le affrontiamo per uscirne arricchiti, sopravvissuti, un poco più liberi. Raccogliamo il dono di ‘ogni cosa vera’ che il poeta sa offrirci e la facciamo nostra. Come solo la bellezza può farlo.

Daniela Raimondi

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8 pensieri su “Dei Colori Dei Luoghi -Iole Toini : note di lettura di Daniela Raimondi

  1. Che bello incontrare nel solstizio una grande vera poesia! A Bologna comprerò il libro. Grazie, Iole e Daniela.

  2. e qui, qui… che dire?… sono grata emozionata e un po’ stupita che Daniela abbia saputo *prendere* tutto questo dalla mia poesia!

    molto del mio percorso – moltissimo – lo devo a lei, al suo sempre spronarmi, al suo entusiasmo che mi ha sempre spinto un passettino avanti, al confronto, alla sua sincerità nel bene e nel male.

    con lei sono cresciuta, attraverso le sue poesie, con un confronto che a fasi alterne mi accompagna ormai da 14 anni.

    grazie che vorrebbe essere abbraccio vero di affetto, di emozione.

    e grazie a tutti per l’attenzione!

    iole

  3. Cara Iole, è stata una gioia scrivere di te, del tuo libro. Qualcosa che volevo e dovevo fare. Lo scambio umano e poetico fra noi dura da anni, come ben dici. Mi piace pensare che entrambe ci siamo date una mano, siamo state utili alla nostra poesia. Abbiamo iniziato a scrivere sugli stessi banchi di scuola di internet, quasi vent’anni fa, quando i figli erano piccoli e i blog di scrittura creativa un giocattolo nuovo, una palestra dove confrontarci, divertirci, crescere. E’ vero: fra noi esiste un modo sincero e naturale di scambiarci pareri. Un “mi piace moltissimo” ma qualche volta anche un “non mi convince, è debole” :)) E fra noi non c’è mai la paura di essere fraintese, o di offendere. E’ già questo, lo sai, è un dono reciproco prezioso. La poesia scaturisce in te in maniera naturale e prorompente. Questo mio piccolo testo è solo un modo per dirti grazie, e un augurio affinchè questo tuo libro meraviglioso possa volare lontano. .

  4. Bella lettura per un libro in cui sto cominciando a camminare con fiducia.
    Una scrittura, quella di Iole, non immediata, ma di grande valore e potenza.
    Da ammirare e da imparare.

    Francesco t.

  5. grazie, Daniela, per questa tua così partecipe lettura di una poesia che ho ammirato fin dai suoi primi passi. bello vedere che lo scambio tra poete produce frutti così luminosi. un caldo augurio a Iole, di proseguire nel suo chiaro cammino,
    annamaria ferramosca

  6. Grazie carissimo Francesco.
    Grazie cara Annamaria.
    La poesia ha questa forza inesauribile, di darci gioia e bene in ogni cosa che sfiora.
    La sua bellezza è anche questo: incontro di persone che danno modo alla bellezza stessa di fare seme, svolgersi diventare strada insieme.

    Grazie di cuore a tutti.

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