A COLPO D’OCCHIO- Giovanni Segantini. Ritorno a Milano – Silvio Lacasella

giovanni segantini-le due madri

segantini mostra

giovanni segantinimezzogiorno sulle alpi, particolare

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Giovanni Segantini – Ritorno a Milano – Palazzo Reale – Aperta sino al 18 gennaio

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La mostra “Ritorno a Milano”, dedicata a Giovanni Segantini (Palazzo Reale, aperta sino al 18 gennaio 2015) va visitata tenendo conto di ciò che essa, a cominciare dal titolo, indica. Un atto dovuto, giunto anzi con sorprendente ritardo, per dar modo di focalizzare del pittore, gli esordi. In parte scapigliato, in parte realista, in parte simbolista, in parte più consistente divisionista e naturalista, Segantini troverà, proprio nel capoluogo lombardo, una serie di suggestioni determinanti . Vi rimarrà diciassette anni, dall’aprile del 1865 all’autunno del 1881.
Un periodo iniziale durissimo, superato con la convinzione di poter passare indenne per ogni altra disavventura, con la sola forza di volontà. Nel 1858, a pochi mesi dalla nascita, ad Arco, in provincia di Trento, muore l’unico suo fratello. Nel 1865 muore la madre, l’anno successivo il padre. Quest’ultimo, figura poco presente all’interno della famiglia, riesce comunque ad affidarlo alla sorellastra Irene, operaia, residente a Milano. Passano cinque anni e nel 1870, il dodicenne Giovanni Segatini (la enne la aggiungerà nel 1879) è arrestato per vagabondaggio e internato nel riformatorio Marchiondi, dal quale fuggirà l’anno successivo. Nuovamente rinchiuso, potrà godere della libertà solo nel gennaio 1873, grazie all’intervento dell’altro fratellastro, Napoleone, che lo ospiterà a Borgo Valsugana. Nel ricordare che questo fratello gestiva un negozio di materiale fotografico, si porta un contributo rilevante alla comprensione dell’artista: la fotografia, infatti, pur senza mai suggerire modelli precisi nella costruzione del dipinto, influenzerà in maniera decisiva l’impianto visivo del pittore. Una realtà spesso esservata in controluce, così da creare contrasti e di sbalzi luminosi. Nel ruotare con naturalezza il diaframma della propria sensibilità, egli avvicina i primi piani, collocando in lontananza una serie di riflessi che paiono superare la linea dell’orizzonte.

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5. Segantini Costume grigionese.

Lo si è definito artista apolide, non senza ragione. Arco, al momento della sua nascita era austriaca. Ma sarà il trasferimento a Milano a segnarne la formazione, non solo come allievo a Brera, ma anche per il crocevia di stimolanti incontri che la città offriva, tra cui quello con i fratelli Grubicy, mercanti d’arte. Furono, infatti, proprio loro, dopo averne individuato il talento, a sostenere economicamente l’attività del giovane artista, esponendone i quadri e aprendo una serie di varchi espositivi internazionali, che contribuiranno ad accrescerne la fama: Bruxelles, Amsterdam, Monaco, Vienna, Dresda. Inoltre, proprio grazie a Vittore Grubicy (a sua volta pittore) Segantini entrerà in contatto con le opere di artisti che ne inflenzeranno la ricerca espressiva (primo tra tutti forse Millet). Autentico faro culturale all’interno della sua irregolare e tempestosa formazione, sarà ancora Vittore a spingerlo con decisione sulla via del Divisionismo, intuendo come egli potesse elaborarne una caratterizzazione diversa, sollecitata dal rapporto diretto con la natura. Un divisionismo allungato in filamenti cromatici, così da solidificare la luce in ruvidi strati. Ecco l’origine delle profonde scanalature presenti nei quadri della sua stagione matura.

giovanni segantini- autoritratto

1. Segantini Autoritratto - carboncino.

Nel tentativo di conferire all’emozione un’epidermide o, meglio, una resistente corteccia, Segantini ritrae se stesso. Tra Millet e Van Gogh, senza l’immersione spirituale dell’uno, né i drammi dell’altro. In vetta, con animo solitario, ma incapace di esserlo completamente: un esploratore che racconta dei suoi viaggi ad un pubblico stupito. In lui non vi sono le malinconie di Friedrich, ma lo spirito di un guerriero.
Apolide, dunque, senza passaporto (dichiarato renitente alla leva dal governo austriaco). Di sicuro italiano, per gli anni milanesi e per il successivo periodo in Brianza; non meno, però, anche Svizzero, dopo aver imboccato a piedi, nel 1886, la via “verso l’alto”: Pontresina, St. Moritz, Silvaplana e, infine, Savognino nei Grigioni, a milleduecento metri di altitudine. Qui rimarrà sino al 1894, poi, in fuga dai debitori, andrà a Maloja, in Engandina, a quota milleottocento. Morirà più in alto ancora, a quarantun anni, di peritonite, all’interno di una baita, sul ghiacciaio dello Schafberg, dove si era recato per dipingere la parte centrale del celebre “Trittico della natura”.

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giovanni segantini le due madri

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giovanni segantini–  trittico della natura

63 Segantini - trittico della natura.

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19. Segantini Mezzogiorno sulle Alpi.

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giovanni segantinile due madri

21. Segantini Le due madri
giovanni segantini- l’angelo della vita

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14 Segantini - Ave Maria a trasbordo.

In modo sornione, amava definirsi una sorta di orso, anche se la lingua tagliente di Ardengo Soffici, lo etichetterà come “l’orso del Palace”, con riferimento ai grandi alberghi di villeggiatura presenti nella zona, nei quali Segantini incontrava facoltosi collezionisti. Ricorda la famosa stilettata di Balzac, il quale nel definire Gustave Moreau lo indicò come “l’eremita che conosce a memoria l’orario ferroviario”.
La mostra di Milano, suddivisa in otto sezioni, ne documenta i passaggi principali, con qualche rilevante assenza, ma con opere fondamentali, quali: “” (1886), “Mezzogiorno sulle alpi” (1891), “La raffigurazione della primavera” (1897), “Le due madri” (1889), “L’angelo della vita” (1894). Senza, ovviamente, scordare di puntare lo sguardo sugli anni giovanili, esponendo anche i pochi soggetti nei quali compare qualche scorcio del capoluogo lombardo. Segantini è qui osservato da una prospettiva inconsueta da Annie-Paule Quinsac, che, nel testo del catalogo (edito da Skira) fornisce una serie di stimolanti osservazioni: dal basso verso l’alto, stabilendo una continuità tra le varie fasi del suo percorso.

Silvio Lacasella

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http://www.mostrasegantini.it/

http://www.mostrasegantini.it/opere-segantini-gallery.html

http://www.donnecultura.eu/?p=15526

https://www.facebook.com/mostrasegantini

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2 pensieri su “A COLPO D’OCCHIO- Giovanni Segantini. Ritorno a Milano – Silvio Lacasella

  1. Ringrazio per questi bellissimi inviti all’arte, alla conoscenza di quanto è stato dato a tutti noi dagli artisti nel tempo, oggi c’è una grande necessità di bellezza, di capacità di guardare, riflettere, e non sempre una corsa per mostrarsi o consumare qualcosa. Giorgiana

  2. Come sempre Silvio Lacasella con penna acuta, sensibile, rigorosa e luminosa, ci apre prospettive e contestualizzazione su mostre e artisti.
    Ho personalmente trovato un orribile allestimento della mostra, con cattiva disposizione di luci, dove i disegni appaiono spesso illeggibili. Assenza quasi di sedili in cui riposarsi e godere la meditazione delle opere. Anche tenendo conto delle ore di fila che il pubblico sostiene prima dell’ingresso. Ottima, invece, la didascalia che, di questi tempi, risulta sempre rarissima e carente.
    Un carissimo saluto di ringraziamento a Silvio, anna

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