IN MARGINE AL CONVEGNO: “RIVISITAZIONE DI MARIA. PER UNA TEOLOGIA IN LINGUA MATERNA”- Cristina Tacchetto

gilles sacksick

Gilles Sacksick  (18).

“Nel rapporto tra Clémence e Plectrude, raccontato dalla Nothomb, c’è anche dell’altro. Clémence era stata contenta dell’espulsione dall’asilo perché così poteva tenersela a casa. Si deve sapere che Clémence aveva altre due figlie che tirava su con amore ma mantenendosi strettamente nelle convenzioni, invece con quest’ultima figlia che le era piovuta dal cielo avveniva in lei un’incredibile metamorfosi: barattava la sua anima di madre di famiglia con quella di una creatura fatata, “svelava la fata sedicenne e la strega di diecimila anni che teneva nascoste in sé.” Appena tutti erano usciti per andare al lavoro e a scuola, le due si vestivano con abiti sontuosi, ballavano, si preparavano un pasto a base di dolciumi e sciroppo di orzata. Con Plectrude Clémence si autorizzava a far vivere quella parte sepolta, ma esistente, quello sguardo sul mondo che la bambina aveva perché era bambina ma che anche Clémence aveva dentro di sé come una sguardo “primo” sul mondo, non tutto già sistemato nelle categorie esistenti, una sguardo da fiaba”.
(Vita Cosentino – Federica Marchesini “ C’era , non c’era”, in AA.VV (a cura di Chiara Zamboni), Il cuore sacro della lingua, Il Poligrafo, Padova, 2006, pag. 24)

La persona più adatta alla vita relazionale e al dialogo nella famiglia è la bambina…
(Luce Irigaray, “Progetto di formazione alla cittadinanza per ragazze e ragazzi, per donne e uomini, su incarico della Commissione per la realizzazione della parità fra uomo e donna della Regione Emilia Romagna”, pag. 52”)

“‹‹Mamma, posso giocare con te?››, ‹‹Mamma, posso pettinarti?›› In tali enunciati, la piccola rispetta sempre l’esistenza di due soggetti, che detengono entrambi un diritto alla parola. Inoltre ciò che propone è un’attività a due. La fanciulla potrebbe essere un modello per tutti e due, ivi compresa la madre, che si rivolge alla figlia con simili parole: ‹‹Metti in ordine prima di guardare la televisione››, ‹‹Portami del latte tornando da scuola››. La madre impartisce ordini alla figlia, senza prevedere un diritto alla parola per i due soggetti, e non invita ad un fare insieme, a due. Stranamente la madre parla in un altro modo al ragazzino, rispettando maggiormente la sua identità. ‹‹Vuoi che venga a darti un bacio a letto prima che ti addormenti?›› […] in qualche modo la madre trasmette al ragazzino il tu che le regala la figlia. Perché un tal gusto del dialogo da parte della fanciulla? Probabilmente perché donna, nata da una donna, con le proprietà e le qualità della donna, comprese quelle legate al generare, la piccola si trova, fin dalla nascita, in una relazione a due soggetti più accessibile. Ciò spiegherebbe i giochi con le bambole, alle quali rivolge una nostalgia del dialogo che la madre lascia spesso insoddisfatta
(Luce Irigaray, La democrazia comincia a due, Bollati Boringhieri, Torino 1994, pag. 120)

Lo scorso 11-12 ottobre ’14 s’è svolto a Venezia un bel convegno, cui ho partecipato, dal titolo
Rivisitazione di Maria. Per un teologia in lingua materna”, curato da Laura Guadagnin e Grazia Sterlocchi dell’associazione “La Settima Stanza”, in collaborazione col Centro Donna del Comune di Venezia.
Sono grata a tutte le splendide donne che hanno condiviso esperienze e riflessioni, mistiche intuizioni, baluginii di artistiche ritualità, pizzichi di colorata teatralità, sogni e sorrisi, ecumeniche circolarità… In particolare sono grata al ‘latte’ e alla ‘neve’ del racconto di Grazia, alla qualità ‘fanciulla’ dell’autorità femminile di Annarosa, ai luoghi da ‘riverginizzare’ di cosmica poesia di Laura, al nominare sacra la figlia di Maria Grazia , agli incantesimi di luce delle artiste dell’installazione, al teatro-filastrocca di Monica, alla ‘Comuna’ di Raffaella…
Avrei voluto anch’io portare il mio piccolo fiore di contributo al girotondo delle idee, ma non ci sono riuscita… forse, a volte mi chiedo, per un ‘devoto senso di reverenza’ nei confronti delle madri simboliche, donne cui riconosco autorità femminile…e dinanzi alle quali io, con la mia piccola poesia bambina, mi sento ‘non vista’, indebolita…
Allora, ora qui, provo a dire qualcosa… qualcosa intorno a questa Bambina che è ‘il piccolo attimo di poesia imprevista’, che vorrei tornasse a fiorire nel giardino del convenire delle donne e… del mondo…

Maria Bambina
mette al mondo una farfalla
che vola su prati azzurri e violarancio e balla
dentro aromi di dolce melagrana
rossa del tempo magico antico

Maria Bambina ondeggia gabbianelle canterine
scivola su spensierate nuvole
e trotterella, sbuffa pagliuzze di parole
sogna dentro cestine di micette acciambellate

Maria Bambina è il tempo dei giochi sospesi
tra gocce scintillanti e profumi di fiori arcobaleno
s’inarca tra le stelle, fa capriole nelle foglie
visita sorella neve
densa di fiocchi di sorrisi
e s’addormenta dentro nidi di latte
dolce

Grazie anche ad alcune pratiche sperimentali di ‘poesia bambina’ con le amiche Elena Berti e Carmen Alimonta, insegnanti attente al dire poetico, negli ultimi anni mi sono spesso chiesta delle cose, che mi si presentano sempre più importanti allo sguardo del cuore e della mente … e cioè:

Dov’è la bambina nella nuova trinità al femminile e quant’è grande il dolore della ‘bambina non vista’ in ogni donna che, sicuramente, bambina lo è stata?

Perché, con belle operazioni di intuizione e pensiero, ma temo ancora troppo adulte, riemerge la figura della Nonna (Anna, madre di Maria, che in realtà risulta sempre una ‘Madre della Madre’, a rinforzare, ancora una volta, il simbolico materno) e sembra che la Trinità nuova che ne emerge alluda finalmente all’assente da più tempo, la Bambina… e invece no! c’è ancora un lui come Bambino (il piccolo Gesù…e, per quanto fecondo sia pensare la qualità femminile del relazionarsi alla differenza maschile, risulta tuttavia inevitabile porsi la domanda del perché non si ascolti primariamente la differenza bambina…)

Perché la bambina rimane non simbolizzata? Perché ancora impensata? Inimmaginata?
Dove sono le bambine nella costruzione di nuovo simbolico femminile? Dov’è la visione bambina del mondo? Il suo modo di vivere, pensare, immaginare? Dov’è la sua cosmicità giocosa nelle relazioni, nelle parole, nei discorsi delle donne che, consapevoli di sé, rimettono al mondo il mondo a partire da sé?
Manca una poesia più elementale, un ‘cosmopensiero’ più magico nel mettere in circolo idee e pratiche tra donne? Mancano fiabe nuove, fatte coi contributi delle bambine, che narrino i percorsi di consapevolezza delle donne, adulte e bambine insieme, nel mondo inclusivo, relazionale, gioioso di gioia pensante, magico-poetica, femminile…
Non è che, finché non ci faremo cullare dalla sapienza Bambina, come parte preziosa della nostra divinità, la nostra adultità di madri simboliche rischia di rimanere troppo complice di un patriarcato che, a ben vedere, più di tutto ha fatto ‘fuori’ proprio i giochi dell’imprevedibile libera creatività magico-poetica della Bambina?

.

gilles sacksick

Gilles Sacksick (18).

Così, dopo il bel convegno a Venezia sulla Maria ‘del latte e rugiada’ (!), ho pensato, con un buon pizzico di ‘rompiscatolaggine bambina’ (perché no, mi son detta…) ad una sorta di nuova… litania mariana…! eccola qua:

Maria Bambina dolce e giocosa ……………………………………prega per noi

Per uno statuto filosofico della Bambina…………………………prega per noi


Per uno statuto divino della Bambina…………………………….prega per noi

Per un nido poetico dove, in ogni convegno
di donne, nasca e si culli nuovo pensiero…………………………prega per noi


Perché la ‘visione a girotondo cosmico’

della Bambina farfalla, mediatrice tra i
mondi, faccia sorridere un po’ la dialettica
militanza delle madri simboliche ………………………………….prega per noi


Perché la ‘visione a girotondo cosmico’

della Bambina farfalla, mediatrice tra i
mondi, faccia sorridere un po’ la dialettica
militanza delle madri simboliche…………………………………..prega per noi


Perché le figlie e le madri ritrovino

i giochi perduti tra loro e le madri
si facciano ‘ir-rompere’ dalla profezia
della Bambina, la rigeneratrice di
mondi sempre nuovi …………………………………………………..prega per noi


Perché la genealogia femminile si faccia

non solo ‘all’indietro’ di madre in madre,
ma anche ‘in avanti’ di bimba in bimba,
verso nuovi orizzonti di pensiero e pratiche
femminili dove trovino voci, corpi e simbolico
tutte le figlie e le bambine passate, presenti
e future …………………………………………………………………..prega per noi

Per una nuova Eleusi dove nessuna
Bambina venga rapita dal patriarcato
all’essere donna ……………………………………………………….prega per noi

Per una nuova Eleusi dove le donne
ritrovino il dolce gioco con la Bambina
sui prati rifioriti del mondo…ed insieme
la Bimba, con la Mamma e la Nonna,
inventino un nuovo girotondo
di stelle sulla terra……………………………………………………prega per noi!

.

Care amiche donne, pensatrici del cuore e poetesse pensanti, irriverenti saltimbanche-colorate madri di sapienza-tenerissime nonne visionarie, che ne dite? Vi sembra una ricerca bella e preziosa da fare insieme?

Avventurosamente,
Cristina Tacchetto

.
‘libera ricercatrice in poesia bambina’, insegnante elementare con baccalaureato in teologia, co-sognante una teopoetica in lingua bambina…!

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