TRASMISSIONI DAL FARO N.73 – A.M.Farabbi: Incontro con Alfredo Panetta

simacious- the old lifeboat station pounded by a wave- newquay- cornwall

 the murmuring cottage

Il premio Oreste Pelegatti 2014 ha indicato vincitore Alfredo Panetta con la sua opera Na folia nt’è falacchi (Un nido nel fango) edita da Cfr di Gianmario Lucini nel 2011. Facendo parte della giuria, mi sono impegnata a tracciare qui, su queste pagine sensibili, uno scorcio di approfondimento sull’autore o sull’autrice, privilegiando non tanto la sua ricerca artistica ma aspetti apparentemente laterali.
Questa che offro è la prima parte del mio incontro, la seconda sarà dedicata a Nino Iacovella.
Ci tengo a sottolineare che, nell’identità del premio, risalta questa gemma: l’Unione Ciechi e Ipovedenti – sezione di Teramo – cura, con l’accordo della casa editrice, la stampa in caratteri Braille del libro vincitore. Mi propongo di dedicare spazio a questa straordinaria e originale esperienza.
L’intervista a Alfredo Panetta ci propone di cogliere ancora una volta il ritratto di Gianmmario Lucini.

 

Alfredo, Na folia nt’è falacchi (Un nido nel fango) uscì nel 2011 per le edizioni Cfr, nella collana Lengua. Vale la pena ricordare il piccolo estratto che contrassegna la collana: Raccoglie testimonianze di quella poesia che vuole affrancarsi dal cliché di “poesia della rimembranza” per manifestarsi in modo moderno e propositivo.
Approfitto per illuminare, più che la casa editrice Cfr, la direzione di Gianmario Lucini. Sappiamo della sua recente scomparsa che ha lasciato davvero storditi lettori, scrittori, critici. Come hai conosciuto Lucini e come è nato questo libro?

Tu sai bene che ogni autore traccia, spesso inconsapevolmente, un percorso artistico che risponde alle varie fasi della propria esistenza. Questo percorso è fatto di esperienze, letture, osservazioni, annotazioni ma soprattutto incontri. E gli incontri della nostra vita non sono quasi mai casuali. Quindi scegliamo determinati libri, seguiamo l’evoluzione di specifici poeti che ci piacciono, stiamo attenti al lavoro dei cosiddetti piccoli editori che spesso fanno un lavoro oscuro ma straordinariamente efficace. Seguivo da alcuni anni via web il lavoro di Lucini quando decisi di partecipare al concorso Franco Fortini. Fui scelto tra i tre vincitori e Gianmario pubblicò Na folia nt’è falacchi. Conobbi Gianmario il giorno della premiazione. Il libro nasce dall’esigenza di superare, approfondendo alcuni temi, la mia raccolta d’esordio Petri ‘i limiti (Pietre di confine).

Perché hai scelto di pubblicare con Lucini? Ti faccio questa domanda perché credo che un autore accettando una via editoriale e non un’altra, compia un gesto pubblicamente importante, di adesione. Che ne pensi?

In realtà, come accennato nella risposta precedente, non ho scelto di pubblicare con Cfr ma avevo scelto precedentemente di “frequentare” l’editore Lucini. E’ stato facile notare che Gianmario dava al suo lavoro (di editore, autore, promotore culturale) un taglio fortemente civile, anzi direi più in senso lato etico. Specifico per correttezza intellettuale che, per quanto mi riguarda, l’aspetto civile non è il punto focale della mia poesia. Però è vero anche che viviamo un periodo storico in cui un artista in genere non può non essere coinvolto nelle vicende della storia contemporanea. E quest’esigenza più umana che artistica ha saputo cogliere ed approfondire Gianmario. Batteva come un martello su ogni argomento sociale, sia a carattere nazionale che mondiale. Le varie antologie a tema dimostrano il suo impegno in tal senso e la sua fiducia nel valore collettivo della poesia. Ecco, sembrava che per Gianmario il poeta da solo contasse poco o niente, ma forse questa è solo la mia impressione.

C’è stato qualche episodio che ci puoi ricordare tale da mettere in luce la sostanza della personalità di Gianmario Lucini? Uno scorcio significativo del suo carattere?

Mi affascinano le persone che danno all’aspetto economico un’importanza marginale, non solo in poesia. Gianmario era così, sembrava non occuparsi più di tanto delle finanze, benché i piccoli editori abbiano enormi difficoltà in questo senso. Se per contratto doveva assegnarti 150 copie del libro, lui te ne regalava altre 150 senza chiederti un euro in cambio. Così fece con me il giorno che lo conobbi.

Conosci la poesia di Gianmario Lucini? Se sì come la valuti?

Lo conosco pochissimo come poeta, avrò letto in tutto una decina di testi. Privilegiava certamente il messaggio rispetto al significante. Probabilmente Gianmario non dedicava molto tempo al lavoro di lima ma questo è coerente con il suo modo di intendere il ruolo e la funzione della poesia nella nostra epoca.

Che cosa significa oggi esprimersi in dialetto? In poesia ha ancora senso in una società globalizzata come la nostra?

A maggior ragione in una società globalizzata ha senso la ricerca di vari punti di vista, ha senso il recupero di minoranze linguistiche e culturali. A prescindere se i vari dialetti stiano morendo o meno, il lavoro del poeta è sempre propositivo, creativo, innovativo. (Mi riferisco al dialetto che prende le distanze dalla tradizione folkloristica-bozzettistica tuttora vivissima nelle nostre realtà regionali). I valori della tradizione, se proposti sotto la lente universale della poesia, possono risultare addirittura rivoluzionari. E poi la forma mentis del poeta dialettale può aiutare a “leggere” le contraddizioni della modernità. Insomma, ci sono tante ragioni per le quali è utile e quasi necessario scrivere e leggeri i dialetti. Permettimi anche di aggiungere che nelle varie regioni italiane ci sono numerosi poeti dialettali della nostra generazione che stanno svolgendo un lavoro di assoluto valore.

Ci puoi ritrarre la tua identità poetica?

Questa è la domanda più difficile. Scrivo da 12 anni, nel dialetto materno, il calabrese. Ho vissuto i miei primi 20 anni nella mia terra, vivo da circa 30 a Milano, che m’ha adottato. Per capire qualcosa della mia poesia è necessario conoscere questi dati. La mia è una poesia, la definirei, di relazioni, talvolta ossimoriche. Il Sud e il Nord (non solo geografici) la Città e la Campagna, la Natura e la Cultura, la Vita e la Morte. E poi altro, naturalmente. Ma penso siano questi i nuclei attorno ai quali gravita la mia poesia. Per quanto riguarda l’aspetto linguistico uso il dialetto di mia mamma (l’italiano l’ho appreso a scuola, come tanti della mia generazione). Ma ci tengo a precisare che non sono un “purista” del dialetto. Direi che il mio è un dialetto imbastardito, anche con termini di altri dialetti o italianismi o addirittura (come nell’ultimo libro) con forestierismi. Ritengo che ogni poeta sia libero di costruirsi la propria grammatica e il proprio lessico secondo la propria personale esperienza di vita.

A cosa stai lavorando?

Fra un paio di mesi dovrebbe uscire il mio terzo libro: Diricati chi si mòvinu (Radici mobili). Dal titolo già si può intuire l’anima del libro. Ha senso parlare di radici solo, a mio avviso, se si pensano ”in movimento”, e non ancorate perennemente al suolo. E cioè, ognuno di noi ha bene o male delle radici, una cultura, un retroterra. Ma può rendersi utile solo se è disposto ad andare incontro agli altri, solo se confronta le proprie radici con quelle del mondo. In una società globalizzata spostarsi è necessario, siamo tutti necessariamente migranti. Chi non capisce questo si condanna da solo, non si può restare aggrappati al proprio orto o al proprio boschetto.

anna maria farabbi

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7 pensieri su “TRASMISSIONI DAL FARO N.73 – A.M.Farabbi: Incontro con Alfredo Panetta

  1. Sono molto felice che Alfredo Panetta raccolga questi consensi.
    E che avvenga con la sua pubblicazione edita da CFR rende la gioia ancora più grande.

  2. Ho ascoltato Alfredo Panetta leggere a Bergamo una poesia tratta da questo libro premiato. Non avevo ancora letto i suoi testi, lo conoscevo solo come nome, ma difficilmente dimenticherò questa esperienza: l’adesione totale della voce al testo, la capacità di farne percepire la forza, l’uragano di un’idea che occupa tutto il corpo.
    Nell’intervista accenna alla limatura dei testi poetici, ma la lima di Alfredo sembra fatta per rendere le parole più penetranti, al contrario di certe limature che imbellettano e rendono il pensiero inconsistente e l’immagine leziosamente vuota.
    Contenta di questo riconoscimento e della coerenza tra testi e vita.

  3. Felice di leggere questa intervista, e felice del riconoscimento di Alfredo al Premio Oreste Pelegatti. Leggo e ricordo anch’io il giorno della premiazione a cui accenna Alfredo, e la mente corre subito a Gianmario, alla sua prematura scomparsa. Concordo con tutto quello che dice Alfredo nell’intervista. La morte di Gianmario Lucini è una grande perdita per tutto il mondo della poesia e soprattutto per noi che lo conoscevamo personalmente. Un caro saluto anche ad Annamaria Farabbi e in bocca al lupo ad Alfredo per il suo terzo libro!

  4. Alfredo Panetta è poeta di grande valore e persona squisita, come si evince dall’intervista.
    N.I.

  5. Pingback: TRASMISSIONI DAL FARO N. 76- A. M. Farabbi: Intervista a Nino Iacovella | CARTESENSIBILI

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