MEGLIO DI NO, GRAZIE- Serenella Gatti Linares

 christian schad

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Un’amica se ne va. Sono felice, senza rimorsi. Mi piacerebbe mantenere dei contatti, se possibile. Ma come si fa con una così? Se n’è andata caracollando su scarpe rosse a punta, tacco dodici, gonna scura con spacco profondo, un po’ tanghera. Che se poi indossasse questo tipo di calzature per motivi ideologici, come simbolo di lotta al femminicidio, nei flash-mob a cui io partecipo, andrebbe pure bene… Macché, lei è inconsapevole, molto più giovane di me, parla soltanto d’amore. Ogni volta è la stessa storia col malcapitato di turno.
“Sai”, lei mi dice, “lui mi ha spezzato il cuore, me lo ha frantumato, fatto a pezzettini… poi se n’è andato via, senza preavviso”.
Ma, dico io, qualche motivo questi signori l’avranno avuto, no?
“Ciao, ci vediamo”, le ho detto.
“O.K., ci vediamo, ciao!”, ha risposto. Sembrava indifferente.
E ognuna ha ripreso la propria vita.
L’ho vista andare via fino in fondo alla strada buia, finché ha svoltato sotto il portico. Sullo sfondo si stagliava la facciata della Basilica di Santo Stefano, rischiarata da molti fari. E questo contrasto di luce e buio mi ha ricordato il destino di noi esseri umani, di noi due e di tutti, animali pensanti, sempre in bilico fra bene e male, fra spirito e animalità.
Sono rimasta per un po’ sola sotto il portico, mentre mi pungeva il primo freddo autunnale.
Mi è tornato in mente il tempo in cui, d’inverno, io e la mia amica chiacchieravamo a ruota libera sul divano di casa sua, sorseggiando una tisana calda. A fianco c’erano un carrello cinese antico, una coppia di piccoli vasi bianchi e verdi, una lampada vintage gialla dalla calda luce. Nel piano sottostante, bottiglie di liquori, caraffe trasparenti, secchiello per il ghiaccio, candelabri, riviste di arredamento. E non poteva mancare un mazzo di peonie, dal rosa sfacciato, il suo fiore preferito. Ha viaggiato molto la mia amica, scegliendo oggetti di ottimo gusto in giro per il mondo.
Le ragazze della sua generazione possono vivere in modo più libero, perché quelle della generazione precedente, cioè la mia, hanno lottato perché questo avvenisse.
Infatti, sono rimasta malissimo, quando una sera lei mi ha detto:
”La vuoi smettere con questo tuo “veterofemminismo”? Non capisci che sei diventata retrograda, desueta, arcaica? Tu non ti rendi conto di cosa succede là fuori nel mondo, di quante libertà oggi esistano, di quanti limiti siano stati sorpassati. Devi svecchiarti!”
“Io sostengo l’importanza della memoria”, le ho risposto,”e se io ho sempre ascoltato con rispetto e gratitudine i racconti delle partigiane, non vedo perché le ragazze come te non debbano conoscere le origini del Movimento delle Donne…”.
“Va beh…”, ha ribadito lei,” cosa poi avrete fatto?”
“Cosa abbiamo fatto?! Il discorso sarebbe troppo lungo. Per stasera ti faccio solo un esempio: quando ero una ragazza, se un ragazzo avesse nominato la parola “mestruazioni” in mia presenza, sarei diventata rossa come un pomodoro!”
“E con ciò?”
“Facevamo autocoscienza e anche oggi, secondo me, ce ne sarebbe bisogno”.
“Che palle!”
“Eh… no, noi non abbiamo le palle, ma le ovaie e le tube…”.
“Sì, sì, va bene…”, ha risposto lei, bevendo l’ultimo sorso di tisana,”però… ora ascolta come quello stronzo mi ha smollata…”.
E giù a piangere coi lacrimoni, ed io mi intenerivo, ci cascavo.
Dopo questo ricordo, mi sono ripassata in testa la conversazione di stasera. Durante l’aperitivo, appollaiate su alti sgabelli, ad un certo punto, lei mi ha detto:
”Dì un po’… come mai tu non sei ancora nonna? Ti piacerebbe?”
Non me l’aspettavo, non capivo se la battuta fosse o meno uno sfottò.
“Mah… non è un problema per me”, le ho risposto, “se lo divento, sarà una ricchezza in più; se non lo divento… sarà una rottura in meno!”
Mi è sembrata soddisfatta della mia risposta.
Ma mentre lei continuava a bere e a trangugiare patatine, olive e noccioline, la mia testa ha continuato a pensare, a viaggiare su binari differenti.
Da una parte osservavo la mia giovane amica; dall’altra, chiedevo a me stessa:- Dì la verità, che rapporto hai con l’essere nonna? Non sarà mica per una questione d’età! Lo si può diventare a trent’anni e Mick Jagger riempie di fan il Colosseo, pur essendo bisnonno… Tutti gli amici e le amiche divenuti tali sono cambiati, impazziti, non parlano d’altro che dei nipotini, E’ perfino imbarazzante. Narrano che sia molto meglio che fare i genitori.
Penso a mio figlio che non mi pare affatto intenzionato a procreare. Fra un viaggio e l’altro come inviato speciale anche in zone “calde” del pianeta, si ferma per poco tempo a casa, mi racconta di qualche ragazza, poi lui, con le valigie in spalla, se ne va di nuovo. Lo osservo mentre si allontana, con le scarpe da ginnastica, i suoi jeans scoloriti che preferisce, la maglietta bianca di cotone a mezze maniche, la zazzera bionda e liscia sul lungo collo. Da dietro sembra ancora un ragazzino. Invece, ha coraggio e maturità da uomo. E io me ne resto lì, sola, con tanta paura per le sue missioni, senza dire una parola. Cosa ne sa la mia amica della maternità? Se le capiterà, potrà cambiare. Io ho fatto volare il figlio fuori dalla gabbia, ma non è stato semplice.
Chissà come sarebbe la mia nipotina? Con i riccioli biondi e la bocca impiastricciata di cioccolato? Sono deliziosi i bambini, ma anche così impegnativi, noiosi, pestiferi, piagnucolosi… Poi, vedo davanti a me un susseguirsi di scene macabre. La bambina potrebbe cadere dal terrazzo, mentre la madre è disattenta. Mio figlio fa marcia indietro col suo car e la mette sotto, non vedendola. Oppure la dimentica chiusa in auto. Una macchina pirata potrebbe investirla, mentre è sulle strisce pedonali…-
Il mio viso assume smorfie raccapriccianti.
“No, no, non mi importa di essere nonna”, dico, mentre la mia amica ingoia l’ultima oliva, “il gatto con cui convivo, andrà benissimo, è più che sufficiente!”
Lei mi ha guardata con un’aria a metà fra il divertito e il meravigliato. Ed ha esclamato:
“Una rottura in meno, vero? Ora ti riconosco “veterofemminista”…: sei la solita ribelle !”
Ed è scoppiata in una risata, scuotendo il capo, un po’ brilla per i troppi aperitivi alcolici.
E’ quanto ci siamo dette, prima che lei si avviasse traballando sui vertiginosi tacchi.
Mi affascinano le cose che terminano e forse sarà così anche per la nostra amicizia.
Ma non mi sento infelice, e non provo rimorsi.

Serenella Gatti Linares

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4 pensieri su “MEGLIO DI NO, GRAZIE- Serenella Gatti Linares

  1. Bello ed intelligente.Mi sono rtrovata in tutto ciò che dice l’amica più grande.In fondo un racconto piace proprio quando ci si riconosce.

  2. care Meth, Elina e Renata, grazie per i vostri commenti graditi, gentili, che mi scaldano dentro!

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