ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso su Ad ora incerta, di Tomaso Pieragnolo

carmel seymour

carmel-seymour1

.

Mi ha scritto, come di tanto in tanto fa durante l’anno,  un amico che spesso è in viaggio. Voleva  informarmi di una nuova pubblicazione e mi diceva dove potevo trovare i testi.
Quando sento un autore dare tale disponibilità mi si spalanca mente e cuore e quello di Tomaso Pieragnolo, lui l’autore a cui miriferisco,  è un cuore dove dentro c’è la parola da raccogliere accogliere e portare attraverso un ponte che richiede un lavoro legato all’amore per la parola cresciuta in terra, la parola cresciuta nel sole  e nei diluvi di luce dell’America latina, tra i colori vivissimi e le passioni così nette e precise che senti anche in te, ormai disabituato, a queste nostre latitudini d’occidente, a tanto clamore, calore emotivo perché c’è, lì dentro, in quelle parole di poesia, c’è la vita.E allora non smetti di leggere, di sfogliare le pagine e di viaggiare, riga per riga, dentro una cosmografia che si fa intelleggibile e chiara, vicina, perché storia vissuta da altri come noi, in un altrove non più tanto lontano. Lui stesso, Tomaso Pieragnolo, scrive una nota come traduttore, perché di poesie tradotte si tratta, spesso inedite, non solo qui da noi, dove da non molto tempo l’attenzione dell’editoria si è rivolta agli autori di quella parte di mondo, ma anche nel loro stesso paese d’origine. Scrive Pieragnolo: – Con questa seconda antologia di traduzioni “Ad ora incerta” che segue a distanza di poco più di un anno la precedente “Nell’imminenza del giorno”, si raccoglie integralmente un intenso lavoro di ricerca e di traduzione, che ho pubblicato dal 2007 al 2013 principalmente nella rivista Sagarana, proponendo per la prima volta in Italia la voce di poeti soprattutto centroamericani, al tempo ancora inediti e sconosciuti nel nostro paese. Di questo lungo viaggio, impegnativo quanto appassionante, ringrazio ancora mia moglie Rosa Gallitelli, senza la cui collaborazione ed intuito non sarebbe stato possibile presentare con la cura necessaria la totalità degli autori compresi nelle due antologie. Ringrazio inoltre gli amici poeti che mi hanno affidato i loro testi, spesso ancora inediti nei loro stessi paesi. –
Tale grande lavoro di ricerca e traduzione Tomaso lo ha proposto nella rivista Sagarana  tra il 2007 ed il 2013, con i poeti : Francisco Ruiz Udiel , Norberto Salinas, Ana Istarú, Adriano Corrales, Rodolfo Dada, Osvaldo Sauma, Magda Zavala, Gloria Gabuardi,  Carlos Villalobos, Carlos Calero, Arabella Salaverry, Simon Zavala,  Teresa Melo, Xavier Villaurutia.
Ho una passione particolare per la poesia del centroamerica e latina, per quella voce che sento entrarmi in corpo e che mi chiama,mi seduce, mi accompagna anche dopo che la parola non la pronuncio più, come una specie di rito magico che il corpo avvera ed elabora nelle sue terre interiori, per aiutarti ad andare incontro ad un destino che si cela qui e là e qui e là  ci unisce tutti, senza più spartizione o confini. Ringrazio di cuore Tomaso per questa sua proposta di pubblicare in Cartesensibili, alcuni di quei testi , raccolti in e-book nel sito de La Recherche, e per quell’amore che dimostra nel tradurre prima e nel porgere poi a noi tutti poesia, un pianeta dove gli uomini comuni sono davvero viventi.

fernanda ferraresso

 .

 carmel seymour

carmel seymour- the-secret-not-worth-knowing

.

Dalla raccolta  AD ORA INCERTA
traduzioni a cura di
Tomaso Pieragnolo

.

Francisco Ruiz Udiel– da “Qualcuno mi vede piangere in un sogno”, Managua 2005

.

LASCIA LA PORTA APERTA
.
A Claribel Alegría
Sua Maestà

.

Lascia la porta aperta.
Che le tue parole entrino
come un arco tessuto da cipressi,
appena più leggere
della ineludibile vita.
Lontano è il porto
dove le barche di ebano
riposano con tristezza.
Poco mi importa giungere ad esse,
poiché lungo è l’abbraccio con la notte
e corta la speranza con la terra.
In qualunque luogo io vada
il mare mi scaglia lontano,
un’altra alba dove l’immaginazione
ormai non può convertire il fango
in vasi dove accumulare ricordi.
Mi stanco di svegliarmi,
la luce mi ferisce quando non voglio vedere.
Il viaggio ad Itaca nulla mi offre.
Se avessi almeno un poco di vino
per ubriacare i giorni che ci restano
ubriacare i giorni che ci restano
che ci restano.

.

Francisco Ruiz Udiel– da “Alguien me ve llorar en sueño”, Managua 2005

.

DEJA LA PUERTA ABIERTA
.

A Claribel Alegría
Su Majestad

 .

Deja la puerta abierta.
Que tus palabras entren
como un arco tejido por cipreses,
un poco más livianas
que la ineludible vida.
Lejos está el puerto
donde los barcos de ébano
reposan con tristeza.
Poco me importa llegar a ellos,
pues largo es el abrazo con la noche
y corta la esperanza con la tierra.
Donde quiera que vaya
el mar me arroja a cualquier parte,
otro amanecer donde la imaginación
ya no puede convertir el lodo
en vasijas para almacenar recuerdos.
Me canso de despertar,
la luz me hiere cuando ver no quiero.
El viaje a Ítaca nada me ofrece.
Si hubiera al menos un poco de vino
para embriagar los días que nos quedan
embriagar los días que nos quedan
que nos quedan.

*

POESIA PER RESTARE IMMUNE

 .

Reco una grata tra le mie dita
una prigione di vento che ti parla
toccami e sarò libero.
Reco due occhi che si aprono
grandi nella notte
e un abisso che separa
il mio corpo
da un altro corpo.

.

Quattro milioni di anni
mi imprigionarono
aria vuota in un fianco
e mi riconsegno al suolo
perfino la libertà atterrisce
nell’ultimo istante.

.

Non mi riconosco
in un’alba di traditori
in una lama ossidata
dall’odore dei miei morti
né nella fredda corteccia
degli alberi che attendono
sarà che già mi sono abituato
affinché sotterrino nei miei occhi
una sera amara
e due aghi di cielo.

.

Che altro può ferirmi?

.

POEMA PARA QUEDAR INMUNE

 .

Llevo una reja en mis dedos
una prisión de viento que te habla
tócame y seré libre.
Llevo dos ojos que se abren
grandes en la noche
y un abismo que separa
a mi cuerpo
de otro cuerpo.

.

Cuatro millones de años
me encerraron
cuenco aire en un costado
y me devuelvo al suelo
incluso la libertad aterra
en el último instante.

.

No me reconozco
en una madrugada de traidores
en una hoja oxidada
por el olor de mis muertos
ni en la fría corteza
de los árboles que esperan
será que ya me acostumbré
a que me entierren en los ojos
una amarga tarde
y dos agujeros de cielo.

.

¿Qué más puede herirme?

*

IN QUALE LUOGO RICAMERÀ IL SUO VESTITO

 .

In quale luogo ricamerà il suo vestito
la ragazza che sognava
vasi verdi,
la sua amarezza disciolta
nella scrittura.

Dove e a quale albero
ormeggia la sua ombra; ahi, animale
di ognuno nel sangue dell’altro,
goccia di solitudine, foglia olivastra
che conservava come scapolare
tra i suoi capelli la storia,
i disamori naufraghi nei suoi occhi.

Quale era il suo nome afferrato all’erba,
che sostanza dissolta
crebbe nella tempesta dell’arco.

Come si faceva chiamare la ragazza
che camminò con me con l’espressione assorta,
tacendo, ora lo so, la pioggia dietro le sue palpebre.

Come si faceva chiamare colei che si scordò di sé,
l’orma separata, cicala ammutolita.

Io, che appresi a conservare i suoi dolori,
non potei destarla dalla sua nebbia,
per timore, perché non sapevo
che era il mio nome quello che cercava.

E giunsi a udire la fuga del cervo,
il bicchiere rotto e la fiamma che va bruciando
il passo dei fiori disseccati.

Di lei solo mi resta la cicatrice dell’acqua,
la colonna di cera e un odore
che addormenta insieme ai limoneti.

.

 

EN QUÉ LUGAR BORDARÁSU VESTIDO

.

En qué lugar bordará su vestido
la muchacha que soñaba
con jarrones verdes,
su amargura deshecha
en la escritura.

Dónde y junto a qué árbol
amarra su sombra; ay, animal
de cada uno en la sangre del otro,
gota de soledad, hoja cetrina
que guardaba como escapulario
en sus cabellos la historia,
los desamores náufragos en sus ojos.

Cuál era su nombre asido a la hierba,
qué sustancia disuelta
creció en la tempestad del arco.

Cómo se hacía llamar la muchacha
que caminó junto a mí con el semblante absorto,
callando, ahora sé, la lluvia tras sus parpados.

Cómo se hacía llamar la que se olvidó de sí,
la huella desprendida, cigarra enmudecida.

Yo, que aprendí a guardar sus dolores
no pude despertarla de su tiniebla,
por temor, por no saber
que era mi nombre lo que buscaba.

Y llegué a escuchar la huida del ciervo,
el vaso roto y la llama que va quemando
el paso de las flores secas.

De ella sólo me queda la cicatriz del agua,
la columna de cera y un olor
que adormece junto a las limonarias.

 Francisco Ruiz Udiel-  inedito, inviato a Tomaso Pieragnolo  (aprile 2010)

 .

 carmel seymour

Carmel Seymour.If-You-Stare-at-Someone-Long-Enough-Eventually-You-Will-See-Yourself_2010-1024x682..

Norberto Salinas- da “LUNA EN BERBEDERO” 1990

 

Il mio cuore sta germogliando fiori
nel mezzo della notte.
Canto del Atamalcualoyan
.

Non si può inventare la magia
se non c’è una donna questa notte
che si accordi con la mia ombra

Dal balcone piove
e qualcosa come un tamburo antico
stilla un concerto di tenerezza
e non smette di scrosciare nelle mie dita

Potrebbero brillare ancora
questa notte alcuni occhi
Non voglio altro luogo
se non la mia città che mi castiga

Mai come adesso
percepisco i tetti ossidati
Reclamo questa valle
i fiumi e gli esseri umani

Arrivo da qualche parte
Metto il mio cuore sopra il tavolo del bar

Estraggo un pezzo dell’anima náhuatl:
nel mezzo della notte
sta germogliando fiori
Una ad una si sradicarono le querce
e perfino i fiori gialli
sopra quelli che gocciolarono il marciapiede
dove mi nego a camminare

Tra questo rum a buon mercato
e la donna che non compare
c’è un assassinio di tranvie

Alzo la fronte
colma dei miei fratelli più cari

Appresi il rito
di come gli antichi uomini facevano l’amore
con le mani piene di cordigliere

Cosa importa se non capite
quelli che non sono capaci di aprirsi il petto

Dai falò del Sukia
che officia Sibù Suràn
alcuni occhi non terminano di stillare il mio abbandono

Cosa non darei per queste pupille
che si mescolano nella nebbia

Suona il tuo vecchio piano
che già uscii per incontrarti
Non esistono gli schemi
Quanti buffoni mandarono per farci precipitare

i loro nomi non valgono una poesia
però guarda la notte immensa:
non c’è altra luna più bella
della tua
E come può essere che non ci sia
una donna al mio fianco
questa notte ?

Posso sostenere la speranza
nella stessa bocca dell’inferno

.

Norberto Salinas,  de “LUNA EN BERBEDERO” 1990

.
Mi corazón está brotando flores
en mitad de la noche
Canto del Atamalcualoyan

.

No se puede inventar la magia
si no hay una mujer esta noche
que congenie con mi sombraDesde el balcón llueve
y algo como un tambor antiguo
concierto de ternura
estila y no escampa en mis dedosPodrían brillar de nuevo
esta noche unos ojos
No quiero otro sitio
sino mi ciudad que me castigaNunca como ahora
percibo los techos oxidados
Reclamo este valle
los ríos y los seres humanosLlego a cualquier parte
Pongo mi corazón sobre la mesa del barSaco un pedazo del alma náhuatl:
en mitad de la noche
está brotando flores
Uno a uno arrancaron los robles
y hasta las flores amarillas
sobre las que chorrearon la acera
donde me niego a caminarEntre este ron barato
y la mujer que no está
hay un asesinato de tranvíasLlevo la frente
llena de mis hermanos más queridosAprendí el rito
como los antiguos hombres hacían el amor
con las manos llenas de cordillerasQué me importa si no entienden
los que no son capaces de abrirse el pechoDesde la hoguera del Sukia
que oficia a Sibú Surán
unos ojos escampan mi desamparoQué no daría por esas pupilas
meciéndose en la nieblaToca tu vieja pianola
que ya salí a encontrarte
No existen los esquemas
Cuántos bufones mandaron a derrumbarnossus nombres no valen un poema
pero mira la noche inmensa:
no hay otra luna más bella
que la tuya
¿Y cómo va a ser que no haya
una mujer a mi lado
esta noche?Puedo sostener la esperanza
en la misma boca del infierno

.
 carmel seymour
carmel seymour-Blieker-.

Ana Istarú, cura e traduzione di Tomaso Pieragnolo in collaborazione con Rosa Gallitelli 

IL MIO UNICO UCCELLO

Oggi indosso
la mia veste tenera.
E la casa è dorata
come un orcio di miele.
Oggi,
quando il cielo nuovamente ascendeva
sopra il mio albero
ho strappato d’un soffio
l’unico uccello che possedevo.
Mentre si allontanava,
sembrò che l’anima mi si colmasse di piume.
E un solo uccello attraversò il mattino.
Si starà dissanguando
sul tetto oscuro della tua casa.
Questa mattina l’unico uccello
che mi restava
si è spezzato fino a spegnersi,
aurora che si lacera.
Questa mattina,
quando il sole
seminava di margherite
tutti gli angoli.
La tua porta era chiusa.

.

MI ÚNICO PÁJARO

Hoy llevo puesto
mi vestido tierno.
Y la casa está dorada
como un jarro de miel.
Hoy,
cuando el cielo ascendía de nuevo
sobre mi árbol
he arrancado de un soplo
el único pájaro que tenía.
Cuando se alejaba,
parecía que el alma se me llenaba de plumas.
Y un solo pájaro atravesó la mañana.
Debe de estar desangrándose
en el tejado oscuro de tu casa.
Esta mañana el único pájaro
que me quedaba
se ha roto hasta apagarse,
aurora que se desgarra.
Esta mañana,
cuando el sol
sembraba de margaritas
todos los rincones.
Tu puerta estaba cerrada. .

*

Rodolfo Dada, da CARDUMEN (2003)

La mia infanzia,
costa popolata di uccelli e pesci,
piccoli eremiti che camminano nei sacchetti,
passaggio oltre un banco di pesci,
farfalle azzurre,
meduse incagliate nella sabbia come barche in rovina.
La mia infanzia,
mare svuotato con un bicchiere,
tronco ancorato a voci di un naufragio.

Solo la pioggia ricorda il mare in questa città.
Infanzia ancorata tra fossili, pietre,
pesci nelle vetrine.
Intuisco un mare affogato
nell’intimità delle conchiglie.
Estraggo le mie mani,
cerco il sale e non lo trovo.
Le piccole chiocciole se ne sono andate,
il polipo, i pesci di scogliera,
i miei passi di bimbo dietro i sugarelli.
Mi attacco alla roccia come un’alga,
apro le branchie e affogo.
Tento di afferrare lo scheletro del mare.

Cammino in una strada che non esiste.
L’unica cosa che mi appartiene scivola,
goccia a goccia tra le dita.
La gloria di altri anni non è il sale
che ora mi commuove.
Vidi una città, lo giuro,
un caffè smarrito tra luoghi diffusi
popolato di amici e ragazze.
Vastità dove una barca azzurra
solo è visibile nella tormenta.
È un carcere immenso questa finestra.
Dove un polipo striscia i suoi tentacoli
e un pesce scruta dal vetro
il mio esiguo spazio..

 

Rodolfo Dada, da CARDUMEN (2003)

 

Mi infancia,
costa poblada de pájaros y peces,
pequeños ermitaños caminando en las bolsas,
paso tras un cardumen,
mariposas azules,
medusas encalladas en la playa como barcos en ruina
Mi infancia,
un mar vaciado con un vaso,
tronco amarrado a voces de un naufragio.

Sólo la lluvia recuerda al mar en esta ciudad.
Infancia anclada entre fósiles, piedras,
peces en las vitrinas.
Presiento un mar ahogado
en la intimidad de las almejas.
Saco mis manos
busco la sal y no la encuentro.
Los pequeños caracoles se han ido,
el pulpo, los peces de arrecife,
mis pasos de niño detrás de los jureles.
Me adhiero a la roca como un alga,
abro las branquias y me ahogo.
Intento asir el esqueleto del mar.

Camino una calle que no existe.
Lo único que tengo se desliza,
gota a gota entre los dedos.
La gloria de otros años no es la sal
que ahora me conmueve.
Vi una ciudad, lo juro,
un café perdido entre sitios difusos
poblado de amigos y muchachas.
Vastedad donde una barca azul
sólo es visible en la tormenta.
Es una cárcel inmensa esta ventana.
Donde un pulpo desliza sus tentáculos
y un pez otea desde el vidrio
mi diminuto espacio.

.

**

RIFERIMENTO IN RETE:

http://www.larecherche.it/public/librolibero/Ad_ora_incerta_traduzioni_di_Tomaso_Pieragnolo.pdf

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...