Milena Nicolini- GUIDA CELESTE DI GLORIE TERRESTRI. Voci di donne tra Secchia e Panaro

octavia monaco

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.Il 9 settembre 2014 presso la sede dell’Associazione culturale TRAME, e poi sabato 13 settembre presso la chiesa di S. Maria delle Assi, in Modena, un gruppo di donne di Modena ha presentato il libro GUIDA CELESTE DI GLORIE TERRESTRI, stampato su carta riciclata, senza diritti d’autore, con la triplice spirale di Newgrange ( Brù na Bòinne, Irlanda) in copertina, in ideale continuità con le ‘guide’ sentimentali che altri gruppi di donne a Trieste, Bologna, Sasso Marconi, hanno dedicato alla propria città. Del gruppo di Modena fanno parte Maria Luisa Bompani, Cleide, Lucia Fornieri, Giovanna Gentilini, Vilde Mailli, Milena Nicolini, Mara Paltrinieri, Maria Chiara Papazzoni, Rossana Roberti, Lisabetta Serra, Giulia Squadrini.
Il libro nasce dal desiderio di celebrare la bellezza naturale, umana e spirituale della nostra terra, a partire dal nostro essere donne, affidandoci alla sensibilità femminile come oriente che mette in luce il gioco fra visibile e invisibile, oltre la storia dei rapporti di forza e verso una visione della realtà quale rivelazione amorosa.

L’idea di unire queste parole di gloria per la nostra terra è nata nel salotto di Lisabetta, che dall’alto guarda Mutina e la accoglie. Le donne che dal libro di pietra, il nostro Duomo, han mosso i passi sui ciottoli di fiume che lastricano questa città di terra e d’acqua, si sono spinte ad amare fino alla collina e alla bassa.
Un territorio da percorrere in bicicletta come le madri e le nonne che han visto tante albe. Grazie alle loro scarpe consunte, alle gambe gonfie, le figlie han goduto tramonti dorati tra tappeti e cuscini scintillanti nel
lusso di dire rime, parole care, tutte diverse come i fili d’erba che guardano dal quadro sul camino il nostro incontrarci. Dedichiamo i nostri testi a chiunque ascolta nel suo cammino la benedizione della lingua materna che risuona nelle nostre voci.

Alcuni luoghi della guida:

Soliloquio della dea riprodotta
Venere di Savignano, copia, Museo della Venere, Savignano sul Panaro
A Letizia, alla sua mamma, alla sua nonna, alla sua bisnonna

Direte che non mi posso lamentare. Sono ben in vista al centro della sala. Mi illuminano, mi tengono ad una temperatura adeguata, lucidano la mia teca. Potrei essere soddisfatta. Mi hanno anche intitolato il Museo e il Teatro. Beh, non proprio. Non c’è nulla da nascondere, lo sapete, io non sono quella che sono. Bella quanto la Dea, ben fatta, non c’è che dire. Ma sono una copia. Una buona riproduzione in resina giallo/verde. Vogliamo essere più indulgenti? Una sorella, quasi gemella. E non sono l’unica, a quanto pare. Ho sorelle anche qui nel Museo e altre sparse un po’ ovunque. Magari voi ne possedete una. Le avete mai chiesto come sta?
Io, così artificiale come sono, non posso neanche sentirmi un ciottolo qualsiasi. A proposito, non ditemi che non l’avete mai trovato, in Panaro, un bel sasso allungato, con sporgenze arrotondate, che mi somiglia, e magari avete sperato in un ritrovamento fortuito per avere la vostra piccola gloria. Voi pensate poco ai sassi, lo so, e ne parlate male, nel vostro linguaggio che li ha consegnati al regno inanimato.Ma essere un sasso non è cosa da poco. Che destino ha un piccolo
essere di roccia levigato dall’acqua? Un essere che sa, conosce la storia dell’apparire della vita sulla Terra? Voi ascoltate i sassi? Non pretendo che parliate con loro, che li accarezziate. Provate solo a sentire un frammento di qualche storia, che il rumore dell’acqua vi porta, presso il fiume. Lei, la Dea vera, sa che non si può distogliere l’orecchio dai racconti di un sasso senza perdere un tassello della lunga storia della Terra. E del momento che a Lei preme in modo particolare, quello in cui la prima donna ha partorito. (…)

MARIA LUISA BOMPANI

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Fiori al semaforo tra viale Italia e via S.Faustino
prima sempre freschi, poi finti
ma comunque fini, solo per durare
lì al centro della forca nell’incrocio
da più di cinque anni al palo della luce
non so chi li porta li dispone con cura
li fissa col nastro adesivo – di mattino
presto, credo, o di notte, che nessuno veda –
non so per chi tanto ricordo tanto dolore
ma non può essere che madre
se continua così testarda immutata
e immagino un ragazzo col motorino
mentre volta all’estremo del giallo
e poi il volo come una piuma, lento
a respiro trattenuto
che ancora dal punto di quei fiori
non è sceso non è caduto

NILENA NICOLINI

*

Ancora
Finisce un albero
senza commiato
“era pericoloso
perchè malato”.
Gli assessori
non amano chi può
far ombra alla loro
arroganza, chi si ricorda
non é ben accetto, se non è nuovo
è sicuro sospetto, i ricchi di anni
e di sguardi, di voli e di canti
han già fatto tempo.Un numero
in meno e due nuovi per le statistiche.
Un’eternità di rammarico
per me che non gli ho dato
neanche un nome e so
di aver ragione…

LUCIA FORNIERI

*

Modena a novembre
Ah, anche i palazzi incombenti
stemperano in grigio i vivi colori
– sotto la tenda chiusa del cielo
si mortifica
la città –
per porte antiche
e per androni bui
verso il poco di luce che spiove
in interni cortili
improvvisa un’aria trascorre
fredda
per l’assorta malinconia dei portici
qualcuno passa
con sciarpa gonfia al collo
poveri stupiti
se qualcosa ci manca
accendiamo lampade.

ROSSANA ROBERTI

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terra/moto in Emilia
non l’avevo messo nel conto
che le cose potessero morire
come può morire chi non è mai nato?
eppure la guardavo
la mia città
il duomo romanico patrimonio dell’umanità
i palazzi del 500
la mia casa
e un pò mi facevano rabbia
loro
che c’erano prima che io nascessi
e che ci sarebbero stati
anche
dopo
sfiorando la terra rossa
di cui sono fatti i loro muri
sentivo risuonare le risate dei bambini
sussurrare gli amanti
riecheggiare i passi di mia madre
sul ciottolato davanti al negozio
e la fatica degli scalpellini sulle pietre
di cui è fatta la torre
l’odore acre del sudore
si mescolava al profumo di lavanda
e mi entrava nei pori
poi la terra ha respirato
un respiro potente dal profondo
hanno tremato
le case/ il campanile/ le chiese
crollate
un pezzo dopo l’altro
ad ogni respiro dolente della madre
no non l’avevo messo nel conto
il muro d’angolo in pietra rosa
della chiesa di San Bartolomeo
le persone sì/ è naturale
si sa muoiono
lo metti nel conto
i genitori
gli amici
il marito
i figli / no non ce la fai
io stessa nella lista
delle perdite
delle irreparabili assenze
ma loro
fatte della stessa pasta
della madre
no
le pietre della mia città
il suo cuore pulsante
i battiti che risuonano nella carne
come antichi graffiti
preziose mappe di altre vite
proprio non l’avevo messo nel conto
perdute per sempre
al respiro profondo della madre
la bestia
la chiamano i terremotati
ora

GIOVANNA GENTILINI

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Città
Aggrappati ad una fermata d’autobus
dimenticati
Così ce ne stiamo stamattina
sotto il cielo della città–villaggio
grigio
dal cuore lavato
.
Cielo grigio,basso
non c’è orizzonte
solo slargo d’anima
.
Due stivaletti verdi
spruzzano acqua
in Piazza Grande

VILDE MAILLI

*

Gloria dell’ombra è Vicolo Squallore
Si apre improvviso al tuo fianco
in storie segrete – ma il sentiero
del vuoto sboccia di luce –
non c’è porta in questo mondo rovescio
a cui bussare, ti vedi mentre esplori
un silenzio di occhi nascosti – ma mille spiragli
s’accendono in raggi, nel buio passaggi, a lampi, a miraggi –
Amori di serve, morsi di baci
al volo sorpresi arresi, bisbigli
o un grido, in nebbia, veloce a svanire –
L’anima più dalla carne non taglia
muraglia di ghetto – foresta di fiabe
è qui faglia radice ala d’azzurri

Vicolo Squallore: strada del Nada. Il nome odierno è corruzione di un antico titolon
mestiere manuale (squadrare? fare la quadra?). Fu confine del ghetto e, secondo alcune
voci, luogo di prostituzione. Di qua e di là, appena t’avventuri, come una messa
in scena del nulla, su cui si affacciano finestre, ma non appaiono portoni, solo garage
e cantine. È un dietro, un retro: faccia oscura di luna. Perché no? anche il nulla ha
bisogno d’amore.

MARA PALTRINIERI

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29 Novembre 1998 – 29 Novembre 1938
(Omaggio ad Angelo Fortunato Formiggini)

Angelo Fortunato, piccolo clown
dell’aria
in un riso di fisarmonica
sospeso
ancora voli nella nostra mente
e con uno sberleffo di sangue
saluti il modenese assente
fosse il tuo volteggio nell’aria
un rito di antica danza
chino non rimanesti nel buio
della tua stanza
a cucire la stella gialla
divenuta per te chiara
cometa ardente

LISABETTA SERRA

*

(Metopa degli Antipodi del Duomo di Modena
e Bonissima)
Hai scolpito quella treccia,
sciolta e allegra corre giù
le profila ben la schiena
mentre guarda sorridente
la sua amica capovolta
con cuffietta e sguardo insù.
Densa polvere lì attorno
sudi pietra e sguardo stanco
ti hanno detto di creare
due figure antipodali
che si guardano all’opposto
ed occhieggiano lassù
dal bel tetto della chiesa
come mondo primordiale.
Donna Bona hai poi scolpito
generosa si e paziente
guarda in piazza che succede;
lei dall’alto silenziosa
dalla borsa le monete
prende e dona a chi ben vede
che ha bisogno e in povertà
chiede mesto carità.
Ora è il tempo del riposo
Soddisfatto le rimiri
nella pietra le tue donne
paion dirti: grazie scultore
che alla vita hai dato forma
e alla pietra hai dato cuore.

GIULIA SQUADRINI

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Modena, West Virginia
Quando Olindo Ferrari
viaggiava sul piroscafo e sul mare
gli hamburger da pagare
e pane nero
sul treno a vapore
lui futuro fondatore di una nuova città
lui non pensava di incontrare gli indiani
ma del resto non rimpiangeva
i “lauti” pasti emiliani.
E quante volte
sulla giostra del pensiero
80 giorni intorno al mondo
– ci sono stata davvero –
sull’atlante De Agostini
ho condiviso con lui
(americano e forestiero)
hamburger e pane nero.

MARIA CHIARA PAPAZZONI

*

Eva
Il treno aveva lasciato da poco la stazione di Roma e lentamente stava
guadagnando la campagna.alle spalle rimanevano la vasta periferia, le
borgate, i ruderi.
L’ingegnere e la moglie si erano già immersi nella lettura di giornali
e riviste. Il più piccino dei bambini giocava con i soldatini di stagno, sul
sedile accanto rimasto vuoto mentre il più grande guardava con interesse
oltre il finestrino.
Eva, in piedi nel corridoio, li osservava assorta attraverso i vetri dello
scompartimento.
Un signore corpulento dall’aria del commesso viaggiatore, che ancora
non aveva trovato posto, con una valigia proporzionata alla sua
mole, passando nel limitato spazio del corridoio, senza secondi fini ma
a causa delle sue dimensioni, le si strofinò contro trascinandosi dietro
un po’ della ragazza e del suo vestito. Quasi fosse stata una bambola
di carta senza spessore.
“Scusate eh… ancora un po’ mi toglievate il vestito di dosso!” fece
Eva seccata.
“Sono mortificato… vi chiedo scusa…” disse l’uomo al colmo
dell’imbarazzo.
Eva si risistemò l’abito blu a righe bianche sottili. Il colletto del piquét
aveva preso una brutta piega che la ragazza cercò di mettere a posto
con un po’ di saliva e tenendolo teso con le dita.
Voleva essere impeccabile arrivando in paese e il viaggio era ancora
lungo.
Questa volta aveva lasciato Roma definitivamente. A Settembre le
si sarebbero aperte le porte della Manifattura Tabacchi di Modena e la
vita da quel momento sarebbe stata diversa. (…)

CLEIDE

 

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copertina

AA.VV. GUIDA CELESTE DI GLORIE TERRESTRI – VOCI DI DONNE FRA SECCHIA E PANARO

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8 pensieri su “Milena Nicolini- GUIDA CELESTE DI GLORIE TERRESTRI. Voci di donne tra Secchia e Panaro

  1. come sempre interessante la proposta di Milena ci porta tra le diverse scritture delle donne, come luoghi in cui incontrarsi e vedersi da angolazioni diverse. Grazie. ferni

  2. sarebbe bello poter sfogliare il libro
    questa pagina raccoglie segni pregnanti e disegni che accendono gli occhi e li fanno saldi
    grazie
    elina

  3. Leggervi subito, al mattino, ha dato un taglio diverso alla mia giornata. Ho fermato questo momento in un mondo che non si ferma mai. Grazie a tutte e a Fernanda che ha scelto.

  4. Milena Nicolini è l’autrice dell’articolo e delle scelte proposte, personalmente ho solo assemblato e scelto le immagini a corredo. Anch’io ringrazio tutte loro del lavoro svolto. A breve una nota su una tessitura ideata dall’indomita Vittoria Ravagli, che sta “tra(a)mando) una nuova rete di mappe con la guida di “SOLE” donne. ferni

  5. Pingback: QUANDO NASCO LA MIA TERRA- LE GUIDE ELABORATE DALLE DONNE- Centro Documentazione Donne- Bologna | CARTESENSIBILI

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