TRASMISSIONI DAL FARO N.70 Anna Maria Farabbi: DOSSIER ALDO CAPITINI. Sorvegliato speciale dalla polizia-

zakynthos

his is my Greece - Navagio the Shipwreck beach is an exposed cove on Zakynthos island, Ionian

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Intervista ai due curatori Andrea Maori e Giuseppe Moscati- Prima parte

Propongo ancora un approfondimento sull’opera e sulla persona di Aldo Capitini, straordinario maestro: poeta, filosofo, voce e corpo militante di pace, acceso in tensione serena, ostinatamente tenace, colta e al tempo stesso flessa verso ogni creatura. Nel suo asse interiore, la coniugazione tra mitezza e fermezza, limpida, lucente, fonda la parola del dialogo, rovesciando arroganze, automatismi di potere, sia clericale che politici.

Quest’opera ci permette di tornare su significati creati da Aldo Capitini, sulla sua attuale, potente, energia rivoluzionaria.

Poche domande a Andrea Maori fessurano l’officina ricchissima della ricerca.

Chiedo:

Perché questo lavoro? Come lo avete condiviso e diviso?

Questo lavoro si è sviluppato a partire da una constatazione puramente archivistica: presso l’Archivio centrale dello Stato non poteva non esserci materiale documentario che testimoniasse il controllo di polizia su Aldo Capitini, rivoluzionario nonviolento.

Il lavoro di Clara Cutini «Aldo Capitini. Uno schedato politico» ci ha già dato un assaggio importante riportando il fascicolo degli schedati aperto dalla Questura di Perugia nel 1931 fino all’anno della morte del filosofo perugino, il 1968.

Ecco, io ho voluto fare una ricerca che completasse in qualche modo quel lavoro, pubblicando non solo i fascicoli personali dedicati a Capitini ma anche quelle relazioni di polizia che riguardavano la sua attività all’interno dei fascicoli delle associazioni e movimenti che frequentava o che aveva contribuito a creare.

Le sorprese sono state tante: per esempio, ho rintracciato documenti poco esplorati che aprono uno squarcio sull’antifascismo perugino tra il 1942 e il 1943, sull’organizzazione del Movimento nonviolento o dell’Associazione vegetariana, o sull’organizzazione delle marce della pace degli anni Sessanta, tanto per citare alcuni casi.

L’incontro con Giuseppe Moscati è venuto di conseguenza in modo spontaneo: Giuseppe aveva scritto una prefazione ad un mio libro sul Partito Radicale e ci siamo trovati in diverse occasioni di presentazioni di libri o conferenze oltre al fatto che, abitando a pochi metri di distanza, riusciamo ad incontrarci ogni tanto per altro.

La sua esperienza, pazienza e conoscenza profonda del pensiero capitiniano sono state preziose per sistematizzare il materiale composto da quasi duecento relazioni e ad organizzare l’indice analitico dei nomi, impresa complicata perché molti nomi citati sono imprecisi o poco conosciuti. Insomma, a parte la bellissima introduzione, il lavoro di Giuseppe è stato un prezioso lavoro filologico e di verifica «del» testo, mentre il mio si potrebbe definire filologico e di verifica «tra» testi.

 

Quali sono state le difficoltà della tua ricerca di archivio, quali le emozioni? Perché scegliere questo titolo? Cosa significa?

«Dossier Aldo Capitini» richiama un fascicolo scottante di polizia che sta per essere divulgato, per questo è stato scelto come titolo del libro. Un fascicolo scottante che richiama un mondo nascosto, in parte occhiuto, un mondo esplorato dal buco della serratura. È un mondo che nella ricerca storica contemporanea dovrebbe essere studiato di più perché attraverso il controllo degli apparati dello Stato sulla società e sui suoi protagonisti si riescono ad avere molte informazioni che spesso fuggono all’attenzione di altre fonti storiche. È sicuramente emozionante trovarsi di fronte a fascicoli che, spesso in modo inatteso, ti aprono una chiave di ricerca che non ti aspetti: è successo quando, per esempio, ho trovato il fascicolo sugli arresti del 1943 a Perugia, proprio mentre andavamo in stampa! Per questo sono in una appendice del libro.

 

Puoi narrare la sostanza dell’opera, entrando in qualche piega del carteggio?

Il libro si può leggere in tanti modi: per esempio come narrazione ─ sono convinto che le relazioni di polizia costituiscano un genere letterario ─ o come strumento di informazione per gli studiosi per le vicende narrate. Attraverso Capitini si accede alle reazioni di altri protagonisti con i quali lui ha interagito nella sua quotidiana azione politica rivoluzionaria: mi viene in mente tutto il gruppo di documenti sulle marce della pace o della Consulta della pace che venne costituita subito dopo la Perugia-Assisi del 1961. Ebbene, questi documenti richiamano vivamente il clima politico dell’epoca attraverso le azioni dei partiti e movimenti che vi partecipavano. Una testimonianza che valeva la pena pubblicare.

 anna maria farabbi

 

 

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index

 

DOSSIER ALDO CAPITINI

Sorvegliato speciale dalla polizia

Stampa Alternativa 2014

 

 

 

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