Bino Rebellato editore e poeta in Cittadella- Pasquale Di Palmo

livio ceschin

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L’ attività  di Bino Rebellato, svoltasi all’ interno delle mura di Cittadella, il suo paese natale in provincia di Padova, si è divisa in due settori, separati e complementari al tempo stesso : l’ editoria e la poesia.
In questo Rebellato rappresenta un caso atipico nel panorama della lirica italiana novecentesca, prodiga di figure accademiche. La sua casa editrice sorse negli anni Cinquanta affiancandosi all’ importante Premio Cittadella di Poesia, da lui stesso creato, ed ebbe inizialmente l’ avallo di autorevoli intellettuali, tra cui spiccano le collaborazioni di Aldo Camerino e Diego Valeri.

Rebellato è sempre rimasto fedele alla concezione, apparentemente ingenua, di una parola poetica che potesse redimere l’ uomo dalle controversie della storia. In tale atteggiamento vi è, senza alcun dubbio, una sorta di idealizzazione della poiesis, che porterà  il poeta-editore a misurarsi in favore di un recupero della purezza dell’ espressione creativa, in aperta contrapposizione con la tendenza pressochè generalizzata ad orientare i canoni estetici del secondo dopoguerra in direzione di una pronuncia scabra e contaminata con gli esiti quotidiani della realtà  vissuta.

Sembra che da Rebellato la tragedia della storia sia avvertibile solo in parte. Anche nei contesti più drammatici come quelli relativi al retaggio della sua adesione al movimento partigiano, la poesia di Rebellato rimane fedele all’ approfondimento delle proprie tematiche legate al nitore formale e all’ introspezione di tipo psicologico che troveranno nei tardi risultati i momenti forse più coinvolgenti e convincenti.
In questo senso bisogna ricordare, nell’ ambito della sua intensa e significativa attività  editoriale, quanto Rebellato ha fatto per la poesia del Novecento, pubblicando autori di rilievo o semplicemente diffondendo l’ opera di esordienti più o meno meritevoli (molti titoli venivano stampati a pagamento).
In Così mi piaceva sognare la rosseggiante cerchia delle mura della mia cittadella, uscito originariamente nel 1959 con il titolo La piccola cittadella della poesia e ristampato in edizione anastatica nel 1989 a cura di Enzo Mazza, Rebellato riporta il catalogo delle sue edizioni, preceduto da una nota dello stesso editore.

Le collane di poesia sono cinque, anche se la più rappresentativa risulta essere “Le quattro stagioni”, diretta da Aldo Camerino, in cui vengono presentati i titoli probabilmente più accattivanti del catalogo, che alternano lavori in prosa e in poesia : ritroviamo così la raccolta di prose A passo d’ uomo di Lorenzo Montano (1957), apprezzata da lettori d’ eccezione come Ungaretti, Montale, Buzzati, Vigorelli e Nascimbeni; le poesie e le prose di Giovanni Comisso intitolate La virtù leggendaria (1957);  Esperimento di magia che contiene 18 sulfurei racconti di Dino Buzzati (1958); Vita militare di Aldo Palazzeschi (1959); l’ intenso Cuore di primavera di Carlo Betocchi in cui si avvicendano componimenti poetici e prose (1959); Lettere intime a Marino Moretti di Grazia Deledda, introdotte dallo stesso corrispondente (1959); e, nel 1960, Diario di Grecia di Lalla Romano che nel catalogo del 1959 risultava tra i volumi di imminente pubblicazione.

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Angoli vissuti.

Un’ altra collana degna di menzione è quella dei “Poeti” che contiene raccolte di autori che, in misura diversa, si possono considerare degli irregolari nella storia letteraria del Novecento. Da Il mio giorno si illumina e Così parla l’ estate di Luigi Fallacara alla sorprendente prova rappresentata da Io non ho nome di Pietro Cimatti, da Su sponde amiche e Stagioni a Roma di Adriano Grande a La rissa cristiana di Carlo Della Corte, presentata da Andrea Zanzotto, da La pazienza di Giuliano Gramigna a Spazi dell’ esistenza di Virgilio Guidi, i titoli proposti in questa collana si configurano come emblematici delle scelte editoriali operate da Rebellato, orientate a sondare una poetica che, attraverso la pluralità  delle proposte, si richiamasse alla cifra unanime dell’ autenticità . Non è un caso che nei volumi in preparazione fossero programmati lavori – poi disattesi – di alcuni autori fondamentali del secolo scorso come Corrado Govoni, Giorgio Vigolo, Andrea Zanzotto.

Altri poeti hanno affidato a Rebellato più di una silloge importante, come nel caso di Carlo Betocchi, Margherita Guidacci e Gaetano Arcangeli. Betocchi pubblicò infatti, oltre al summenzionato Cuore di primavera anche Spazi pel mondo (1965) e Lo stravedere (1970) mentre la poetessa fiorentina diede alle stampe nel 1961 la raccolta Paglia e polvere, cui seguì Il vuoto e le forme nel 1977. Per Arcangeli l’ editore Rebellato è il punto di riferimento principale visto che escono in sequenza : L’ Appennino (1958), I passi notturni (1959), L’ anima del mare (1968) e Canzonetta all’ Italia (1969). Non va inoltre dimenticata la raccolta Poesie 1911-1963 di Luigi Bartolini, arricchita dalla prefazione di Giacinto Spagnoletti, e presentata nel 1964 in una veste editoriale elegante e ricercata.

Ma anche sul versante della narrativa e della saggistica le scelte editoriali di Rebellato vanno segnalate per l’ intrinseca valorizzazione del lavoro di tanti autori all’ epoca ancora poco conosciuti. E’ il caso di Guido Cavani, lo straordinario autore di Zebio Còtal, che tanto impressionò Pasolini, di cui l’ editore di Cittadella stampò postumi sia l’ antologia delle Poesie del 1968 sia il ponderoso volume contenente Il fiume e altri racconti nel 1970. Di Guido Seborga, di cui ricordiamo il romanzo L’ uono di Camporosso, uscirono nel 1959 Amori capitali, arricchiti da un’ illustrazione in copertina di Umberto Mastroianni e da una fascetta editoriale riportante un giudizio di Vercors.

Notevole anche l’ apporto che alcuni eminenti critici d’ arte dedicarono a monografie di incisori contemporanei tra i più importanti del Novecento. In particolar modo bisogna ricordare il catalogo dell’ Opera grafica di Giuseppe Viviani, curato da Piero Chiara (presente nel catalogo di Rebellato anche come autore con Dolore nel tempo del 1959) e presentato da Franco Russoli nel 1960, le cui prime cento copie contenevano un’ incisione originale dell’ artista. Il volume, di cm 33 x 44, raccoglie 93 acqueforti di Viviani riprodotte in fototipia da Adriano Armetti con le attrezzature delle Arti Grafiche Pezzini di Milano, e presenta alcuni preziosi ‘primi stati’ in una perfetta riproduzione “che conserva la finezza e la freschezza degli originali, senza il retino delle solite riproduzioni tipografiche”, come si evince da una nota presente nel repertorio succitato delle edizioni Rebellato. Non bisogna dimenticare inoltre il catalogo Giovanni Barbisan. Acqueforti (1933-1972), curato da Giuseppe Marchiori nel 1974 in un volume, rilegato con sopraccoperta, che contiene 106 illustrazioni dello straordinario incisore trevigiano.

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Nella esauriente bibliografia che figura nel volume In nessun posto e da per tutto, edito postumo dalla biblioteca Cominiana nel 2005, il curatore Marco Munaro ha allestito un’ utilissima sezione dedicata all’ attività  editoriale di Rebellato, da cui apprendiamo che “un catalogo editoriale aggiornato fino al 1969 si trova tra le carte del poeta” mentre non risulta documentata l’ attività  relativa agli anni 1971-1973 in cui vedono la luce opere di Diego Valeri, Carlo Sgorlon, e l’ unica silloge poetica pubblicata in lingua da Biagio Marin, Acquamarina, nel 1973.

Nello stesso anno Rebellato smette di fare l’ editore per concentrarsi esclusivamente sulla propria ricerca poetica. Subentrerà  alla guida della casa editrice il figlio, anche se sporadicamente il poeta di Cittadella continuerà  ad occuparsi di alcuni titoli particolari come Poesie di Gino Piva, curate da Giuseppe Marchiori nel 1975 o l’ edizione fuori commercio di E tu virdisi, pubblicata nel 1977 in occasione degli ottant’ anni di Biagio Marin.
D’ altro canto nel 1987 Rebellato crea, con la collaborazione di Enzo Mazza, la collana “Nuovi testi di poesia” della biblioteca Cominiana che ospita volumetti fuori commercio, dall’ ineccepibile veste grafica, destinati ai critici. In questa collana si leggono, tra l’ altro, poesie di Alda Merini, Elio Bartolini, Edmond Jabès, Yves Bonnefoy, Charles Tomlinson, Luigi Bressan e Marco Munaro.

Indissolubilmente intrecciato alla sua attività  editoriale appare il singolarissimo percorso poetico intrapreso da Rebellato, in particolar modo per la ricercatezza e il gusto con cui vengono presentate le sue singole raccolte. La scelta oculata del formato, dei caratteri tipografici e del tipo di carta rendono quanto mai preziose le edizioni di questo autore, spesso illustrate da opere grafiche che accompagnano una tiratura in genere molto bassa. In quest’ ottica mi sembra si possa paragonare Rebellato a quei poeti che furono particolarmente sensibili all’ aspetto grafico dei loro lavori : valgano per tutti i casi di Leonardo Sinisgalli e Raffaele Carrieri che prestarono sempre particolare attenzione alla veste editoriale delle loro raccolte, indipendentemente dalla diffusione che queste ultime potevano avere (un libro di Sinisgalli, illustrato con incisioni di bambini di una scuola elementare, fu tirato in due soli esemplari su fogli di betulla).

Il libro d’ esordio di Rebellato, intitolato semplicemente Poesie, figura per i tipi delle sue edizioni nel 1954, con una intensa prefazione di Diego Valeri. Nell’ esemplare da noi consultato, appartenuto allo stesso autore, ci si rende conto di quanto rigoroso fosse il labor limae cui, negli anni a venire, Rebellato sottopose tutta la sua opera. Della raccolta, contenente testi scritti tra il 1943 e il 1954, pochissimi componimenti vengono salvati integralmente dall’ autodafè operato dal poeta di Cittadella negli ultimi anni. In copertina si legge la seguente annotazione a matita dello stesso autore : “Da utilizzare pagg. 43-47-48-51-61”. Ma, quando si vanno a verificare le pagine elencate, ci si accorge che le poesie ivi contenute sono cassate con un frego accompagnato da un incontrovertibile ‘no’. Probabilmente i testi che Rebellato aveva intenzione di salvare in un primo momento, sottoposti a una successiva disamina, vennero scartati in toto.

Questo esempio è sintomatico della maniera selettiva di procedere di Rebellato che ha salvato una minima parte della sua produzione poetica – confluita nel lavoro riepilogativo In nessun posto e da per tutto, a cui si dedicò assiduamente, fin poco prima di morire, con il curatore Marco Munaro – che doveva idealmente costituire l’ approccio più diretto ed emblematico con “l’altro in noi” rappresentato dal lettore. Altro esempio al riguardo può essere la raccolta Il tempo finito, pubblicata in una edizione ‘a cura degli amici’ nel 1959, ma di fatto stampata dalla sua casa editrice. In questo volume si legge una serie di testimonianze, a cura di Carlo Munari, di autorevoli poeti e critici intorno alla poesia di Rebellato : Carlo Betocchi, Carlo Bo, Aldo Camerino, Giorgio Caproni, Luigi Fallacara, Ugo Fasolo, Adriano Grande, Giuseppe Ungaretti, Giulio Alessi. Non è un caso che in questo elenco di nomi figurino due autori molto vicini alla poetica di Rebellato come Betocchi e Caproni con i quali ci sarà  un ininterrotto scambio epistolare, cadenzato da sporadici ma intensi incontri, oltre che un reciproco rimando di echi e suggestioni : si pensi al verso di Rebellato “Mie povere parole” che ha indotto Caproni a scrivere uno dei suoi testi più pregnanti.

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Molto suggestiva la veste editoriale di Luoghi, ragioni (1967) dal cui colophon ricaviamo che la raccolta è stata stampata in un’ edizione ‘fuori commercio di copie numerate da 1 a 100 e da I a C destinate agli amici’. Lo stesso dicasi per Inni brevi alla Gioia che raccoglie testi composti tra il 1933 e il 1934, rimaneggiati nell’ estate del 1975. Il volumetto, stampato nell’ autunno del 1975 in 200 copie, non reca, come il precedente, alcuna indicazione relativa alla casa editrice che, di fatto, è sempre quella che fa capo all’ autore. La silloge ha un aspetto editoriale molto suggestivo e curioso, trattandosi di due fascicoletti sciolti, non rilegati, contenuti in una custodia di color verdino sopra cui è impresso il titolo di un color verde più intenso.
La raccolta Luoghi, ragioni è proposta anche in versione tedesca, con traduzione di Charlotte Hochgrundler e linoleografie dal taglio espressionistico di Fritz Moser, nel 1968, con il titolo Tag und Gedanke (Giorno e pensiero). Il libro in-8°, uno dei pochi ad avere una copertina figurata, si segnala per la raffinatezza dell’ edizione e per le suggestive immagini che ben si sposano con i testi di Rebellato. Da me stesso assente esce in una plaquette che somma tre fascicoli sciolti all’ interno di una custodia di color grigio sopra cui campeggia il titolo in azzurro. Stampata in 200 esemplari in occasione del Capodanno 1977, la silloge contiene un manipolo di poesie e prose di circa venticinque anni addietro, ricomposte nella primavera del 1976. Molto accattivante anche la veste di Mie non mie parole (da motivi gregoriani), pubblicata il Natale del 1977 in edizione fuori commercio. Il libro presenta le significative testimonianze di Carlo Betocchi e Jorge Guillén e viene stampato in una tiratura fuori commercio di 200 copie.

Una trattazione, benchè breve, di Rebellato editore di poeti – e di se stesso poeta – non può non terminare senza alcuni cenni alle edizioni successive delle sue poesie, presso altri editori. La raccolta Da una profonda immagine, pubblicata nel 1980, costituisce l’ approdo a una collana importante di poesia, quella diretta da Gilberto Forti per Rusconi. Il libro, dalla struttura quanto mai inusuale, presenta una sorta di percorso cronologico speculare alla poesia di Rebellato : i testi più recenti infatti vengono proposti all’ inizio della raccolta, mentre i più datati figurano alla fine. Il volume, corredato da una lunga introduzione di Giacinto Spagnoletti, testimonia il rigore e l’ acribia con cui l’ autore lavora intorno a un materiale talvolta grezzo, cercando come un alchimista di ricavare, con infinita pazienza e solerzia, la vena d’ oro da cui traspariranno “non mie / bellisime parole”.
Nella stessa collana vede la luce nel 1983 L’ altro in noi che accorpa composizioni del triennio 1980-1982, presentate da Carlo Bo, che avverte : “Rebellato ha impiegato molti anni a trovare il dato della sua distinzione, ciò che lo fa e lo distingue come poeta, soprattutto dagli altri : il peso della sua voce. Gli si sono cambiati gli occhi, che hanno acquistato una capacità  di andare oltre le cose e questo lo ha portato a cambiare il tono della voce, a far tacere la gioia nell’ attesa della verità  che egli chiama certezza. Si ricordi ancora che egli ha fatto tutto questo da solo, senza speculazioni letterarie, adoperando un canto appena accennato che è poi diventato segno della coscienza”.
Il tema dell’ alterità , annunciato sin dal titolo, presenta notevoli analogie con l’ opera dell’ amato Edmond Jabès di cui non a caso Rebellato tradurrà  l’ antologia Crescere in niente per i tipi della biblioteca Cominiana nel 1991.

Dopo la parentesi delle plaquettes Canzoniere per una ballerina e Corsivo tondo, stampate in tiratura limitata rispettivamente da Studiograph e “Pro manu scripto” nel 1986 e nel 1987, Rebellato pubblica nel 1989 L’ ora leggera nella celebre collana “All’ Insegna del Pesce d’ Oro” di Vanni Scheiwiller. La raccolta che contiene un lungo, articolato saggio di Silvio Ramat e una lettera di Mario Luzi, costituisce l’ ideale approdo editoriale di Rebellato, in quanto molte corrispondenze sono rintracciabili tra la sua attività  e quella di Vanni Scheiwiller, nel comune tentativo di promuovere, con le poche risorse a disposizione, la poesia contemporanea. Dopo questo libro, Scheiwiller ospiterà  nella sua collana anche i ‘rifacimenti’ dal Folengo : Alcune imitazioni in dialetto veneto di Bino Rebellato (1989) e Il mio Folengo in dialetto veneto (1995), rispettivamente presentati da Enzo Mazza e Giorgio Bernardi Perini. A questi due lavori bisogna aggiungere, a completamento del trittico folenghiano, Altre imitazioni in dialetto veneto di Bino Rebellato, sempre a cura di Enzo Mazza, pubblicate per i tipi della biblioteca Cominiana nel 1989.
Non resta a questo punto che elencare gli ultimi titoli : dalla cartella Quel solo istante (1990) contenente sei testi inediti dell’ autore e tre acqueforti di Luigi Merlo alle plaquettes Umane dolomiti (1992) e Appunti e spunti (1999), pubblicate con formato e veste editoriale differenti dalla biblioteca Cominiana; da Variazioni da un’ idea (1997), fascicoletto stampato in proprio, a Frammenti della poesia non detta (2000), pubblicati da Panda con una prefazione di Giorgio Segato e un’ incisione di Albino Palma. Nel 1994 Rebellato aveva pubblicato l’ antologia, comprendente alcune poesie inedite, Non ho mai scritto il verso in una bella edizione rilegata con sopraccoperta per Rusconi.

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livio ceschin

Al tronco smunto dell'abete

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Ora che il poeta-editore di Cittadella non c’ è più, rimane la consolazione di questo grosso tomo intitolato In nessun posto e da per tutto che rappresenta una sorta di testamento spirituale, sfrondato da tutti i componimenti che risultavano superflui ai suoi occhi (è uscito inoltre il volume che raccoglie gli atti di un convegno tenutosi a Cittadella e a Campese di Bassano del Grappa l’ 8 ottobre 2005 : Il verso mai scritto. La poesia di Bino Rebellato, a cura di Otello Fabris ed Enrico Grandesso).
Si avverte però la necessità  di allestire quanto prima un’ edizione filologica che tenga conto delle numerosissime varianti e dei componimenti soppressi, al fine di avere uno sguardo d’ insieme sulla sua opera, sufficientemente esaustivo e non viziato dalla forse eccesiva severità  con cui Rebellato, nei suoi ultimi anni, rielaborava o cancellava molte della sue liriche.

La stessa singolare commistione tra lingua e dialetto presente in alcune poesie dell’ ultimo periodo testimonia l’ originalità  di una voce legata indissolubilmente alla terra, a quell’ humus da cui deriva il nitore cristallino di tanti suoi versi. Perdersi nella levità  del suo dettato è come addentrarsi nel folto di un bosco per rigenerarsi, conformare il proprio passo all’ “incommensurabile poema” della natura, del vento che sibila tra le foglie, là , “sull’ alta cima / di un verde colle / dove nessuno arriva”.

 

 Si ringrazia per la preziosa collaborazione Marco Munaro.

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Riferimenti in rete:

http://blog.maremagnum.com/articoli/?p=463

https://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/03/marco-munaro-bino-rebellato-o-dellumilta

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2 pensieri su “Bino Rebellato editore e poeta in Cittadella- Pasquale Di Palmo

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