La dea Victoria da Kassel a Fossombrone- Gian Paolo Grattarola

la dea vittoria di fossombrone

fossombroneVittoriaKassel

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La città di Fossombrone (PU) celebra Augusto con l’esposizione della dea Vittoria rinvenuta nel locale Augusteum di Forum Sempronii e conservata al Museo di Kassel.
Numerose sono le mostre dedicate quest’anno alla celebrazione del bimillenario della morte dell’imperatore romano Ottaviano Augusto. Dopo quella che si è tenuta lo scorso inverno alle Scuderie del Quirinale di Roma, mi preme sottolineare la particolarità di un’esposizione assai preziosa. Mi riferisco a quella attualmente in corso nel Museo Archeologico di Fossombrone (PU), dove il visitatore può cogliere il raro privilegio di ammirare la statua forgiata in bronzo della dea Victoria proveniente dal Museumlandschaft Hessen di Kassel.
Rinvenuta nel 1660 nell’area in cui sorgeva l’Augusteum di Forum Sempronii presso l’attuale Fossombrone, l’opera scultorea dopo alterne vicissitudini è finita in Germania. A distanza di 350 anni torna ora – sia pure provvisoriamente – nella città a cui appartiene e in una regione dove vengono conservate molte altre opere dedicate ad Augusto e alla sua epoca.
La dea Vittoria – più nota come la Vittoria di Fossombrone – è alta 67 cm. Abbigliata con un peplo stretto in vita da una cintura ma ricco di drappeggi mossi dall’azione del vento, è rappresenta nell’atto di incedere con un piede appoggiato su di un globo. Due ali elevate poste sul dorso ne sormontano la testa, mentre le braccia sollevate sostenevano probabilmente qualche oggetto fino ad oggi mai rinvenuto.
Di particolare impatto è il volto della divinità, leggermente rivolto a sinistra per chi la osserva, per via dello scintillio degli occhi realizzati in argento, della capigliatura divisa al centro della fronte da una riga e rigonfi nella parte posteriore. La medesima pettinatura rinvenibile anche nelle sculture dedicate a Livia e che, insieme con altri particolari, consente di attestarne la data di realizzazione nel periodo augusteo.
Del resto l’opera costituisce indiscutibilmente la copia più simile all’originale della Vittoria, che nel 27 a.C. l’imperatore collocò nella Curia Iulia a emblema della vittoria nella battaglia di Azio, affinché tutti i senatori gli giurassero fedeltà al cospetto della scultura.
Sviluppi, linee, morbidezze e cesellature del corpo conferiscono dignitosa naturalezza al forte impatto celebrativo della dea Venere, che costituisce la testimonianza, tra le molte, della volontà di Augusto di propagandare una nuova palingenesi, immaginando la rinascita di Roma attraverso un nuovo patto con gli dèi. Ma anche la capacità di coinvolgere sotto le insegne di un’identità condivisa, l’energia di un popolo logorato dalle sanguinarie guerre civili.

Gian Paolo Grattarola

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La Mostra è stata prorogata fino al 7 settembre 2014.
Aperta il sabato e la domenica (10.30-12.30 e 16-19) e su prenotazione.

 

RIFERIMENTI

http://www.uniurb.it/it/portale/digiur.php?mist_id=0&lang=IT&tipo=IST&page=1123&recordID=7527

http://www.antichita.uniroma1.it/forum/Luni.pdf

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