METE DI VIAGGIO- Raffaella Terribile: Sotto il cielo e sul Celio di Roma

Santi Quattro Coronati MartiriRoma

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basilica dei  santi quattro coronati

santi coronati

snati quattro martiri.

Camminando sul Celio, nel cuore di Roma, può capitare di alzare lo sguardo e rimanere colpiti dalla mole di una sorta di rocca medievale che si erge dietro un solido e altissimo muraglione aperto sulla strada con un antico portale, da cui lo sguardo spazia in un piccolo sagrato ombroso delimitato da un quadriportico che nasconde, sul fondo, l’entrata di una chiesa. L’eco dei passi risuona sul lastricato consunto dai passi di secoli lontani dal frastuono della Capitale. Dall’alto si ha quasi l’impressione di essere altrove, vicinissimi al Centro eppure lontani, su un’altura minore proprio là dove in epoca romana passava la via Tuscolana. Un’antica villa patrizia del IV secolo, ricca di terme, orti, e con una grande sala per i ricevimenti, fu il nucleo originario di una “domus ecclesiae”, poi titolo cardinalizio, di una comunità cristiana, e successivamente venne trasformata in chiesa, dedicata ai Santi Quattro Coronati Martiri da Onorio I (625-638), quattro soldati martirizzati (“coronati” cioè dal lauro del martirio) Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino, rei di non aver voluto giustiziare quattro o cinque scultori che si erano rifiutati di scolpire la statua di un idolo pagano, affermando così la loro fede cristiana. Nelle zone periferiche di Roma, punteggiate di ville patrizie immerse nel verde dei boschi, la diffusione del cristianesimo in epoca tardoantica presso i ceti urbani elevati portò la comunità cristiana a sfruttare il preesistente tessuto edilizio residenziale per creare le nuove sedi di culto, non differenziate dalle domus e dalle insulae.
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case romane del celio

case romane del celio

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Questo carattere tipico dell’architettura della prima era cristiana è comune anche al primo insediamento della chiesa dei Santi Quattro Coronati, dove la funzione religiosa e monastica si abbinava, grazie alla sua posizione urbanistica, a quella strategico-difensiva sul percorso della via Tuscolana (oggi via dei Santi Quattro), vicina a San Giovanni in Laterano, funzione che perse d’importanza dopo il 1377, quando la residenza papale fu spostata dal Laterano a San Pietro con il rientro dei Papi dalla cattività avignonese. La posizione dominante lungo la “via papale” rendeva l’itinerario una scelta quasi obbligata per le processioni dei papi, dopo la loro elezione, per la “presa di possesso” della Basilica di San Giovanni, e per il passaggio dei cortei imperiali che si recavano ai banchetti ufficiali in Laterano dopo l’incoronazione in San Pietro.

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planimetria

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Alla funzione difensiva si aggiungeva quindi quella di rappresentanza, offrendo il punto di osservazione ideale per partecipare visivamente alla processione, rendendo così omaggio al pontefice e all’imperatore, nella festa di sfarzo e colori dei ricchi drappi e insegne posti negli anelli portastendardi che ancora punteggiano le torri del complesso. Nel IX secolo Leone IV ristrutturò l’antica chiesa paleocristiana aggiungendo un quadriportico destinato all’accoglienza dei pellegrini e una cripta semianulare dove venivano custodite le reliquie dei santi prelevate dagli antichi luoghi di sepoltura e offerte alla venerazione dei fedeli. A questo periodo risale probabilmente la fortificazione esterna del complesso architettonico che appare ancora evidente, nonostante i molteplici interventi di restauro e di ampliamento che si sono susseguiti nel corso del tempo. Importante tra tutti quello dell’inizio del XII secolo, con Pasquale II, che ricostruì la basilica, ricavando una più piccola chiesa a tre navate all’interno dell’originaria navata principale carolingia, e articolando il complesso conventuale attorno a tre cortili principali.

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cappella di San Silvestro

Oratorium

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In questo luogo raccolto, defilato e silenzioso, si nasconde uno dei gioielli più preziosi della Roma medievale, ancora poco conosciuta e valorizzata: la cappella di San Silvestro, un piccolo oratorio, che faceva parte dell’itinerario religioso dei pellegrini che affluivano a Roma in occasione delle Festività della Settimana Santa che si tenevano tra San Giovanni in Laterano e la Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, come ricorda il “calendario” dipinto sulla parete di una stanza attigua. La consacrazione dell’oratorio si deve alla potentissima famiglia romana dei Conti, impegnata in primo piano nell’amministrazione dei beni della Chiesa nella prima metà del Duecento e i cui possedimenti comprendevano ampie zone della campagna romana fino a Anagni, Segni e Arpino. Nei documenti antichi il complesso dei Santi Quattro Coronati pare avere una pluralità di funzioni: indicato come “castrum” destinato ad ospitare la residenza cardinalizia, era anche una pertinenza fortificata del Laterano, con prestigiose funzioni di rappresentanza: nel 1265 vi soggiornò Carlo d’Angiò, nel 1433 vi fu tenuto il banchetto seguito alla incoronazione del re tedesco Sigismondo. Anticamente il monastero era affidato alle cure dei benedettini dell’abbazia di Santa Croce di Sassovino, dal 1138 e anche sede del Patriarchio.
Se il turista frettoloso ignora le ombre silenziose di questo luogo, i visitatori più attenti conoscono da sempre la strada per la ruota sulla quale le Monache Agostiniane di Clausura, custodi della chiesa dal XVI secolo, posavano la chiave dietro pagamento di un obolo per visitare la Cappella di Papa Silvestro. Adesso la chiave è sostituita da un apriporta elettrico, azionato dalla Monaca portinaia invisibile dietro la grata. Non resta dunque che tirare a sé la maniglia e richiudersi la porta alle spalle per ritrovarsi in uno dei luoghi più incantevoli che l’arte italiana conosca: senza folla, senza limiti di tempo – quasi fuori dal tempo – in un silenzio perfetto. La cappella è un ambiente di forma rettangolare con volta a botte e prezioso pavimento di tipo cosmatesco. La vera meraviglia è quando si lascia scorrere lo sguardo sulle pareti, rivestite di affreschi che narrano la leggenda della conversione di Costantino da parte di Silvestro I, papa dal 314 al 335: all’imperatore, colpito dalla peste, venne prescritto un bagno nel sangue di bambini sacrificati allo scopo, ma Costantino, respinta una terapia così terribile, si rivolse a Silvestro dopo una visione degli apostoli Pietro e Paolo. Il papa lo curò e lo battezzò e l’imperatore, nella scena finale, è raffigurato in ginocchio davanti al papa, implicito riferimento del papato quale erede dell’Impero Romano. Appare suggestiva l’ipotesi che il ciclo costantiniano si riferisca a Constitutum Constantini e il fatto che il battesimo di Costantino sia stato volutamente alterato nella narrazione storica è sicuramente una scelta strategica per tramandare il suo significato ideologico, aspetto indicativo della lotta tra potere spirituale e potere temporale di stretta attualità nell’Europa del Duecento. Costantino era filo-ariano, ricevette il battesimo da Eusebio e ciò viene volutamente cancellato. Il battesimo di Costantino viene codificato dalla Chiesa nella forma ortodossa, per immersione nella piscina con il vescovo. Così avviene anche per il Constitutum, attraverso il testo di riferimento – in modo filologico, l’esegesi arriva dopo – si dimostra e comunica il concetto-base della continuità del passaggio del potere temporale dall’Impero al Papato. La falsità del Constitutum era già nota nell’XI secolo, ben prima che Lorenzo Valla ne facesse l’oggetto dei suoi studi. Ma ciò che conta è la tradizione storica e la ratifica di essa in continuità con il lascito di Pietro, Paolo e dei profeti, che sancisce la correttezza e la liceità dell’esercizio del potere temporale da parte della Chiesa. All’inizio è una storia, una raffigurazione storica e politica. Poi diventa un percorso spirituale, individuale, comunque governato dalla chiesa. La cappella fu costruita nel 1246 per volere del cardinale Stefano, titolare di S. Maria in Trastevere (oggi amministrata dall’Università dei Marmorari, che ne è proprietaria dal sec. XVI), committente di famiglia papale (nipote di Innocenzo III), residente nel palazzo adiacente la basilica, e significativamente originario di Anagni, i cui celebri affreschi (1231) rappresentano ad oggi l’ antecedente immediato delle pitture scoperte ai Santi Quattro. Il cosiddetto Terzo maestro di Anagni  ha lavorato anche qui, prima dell’ attività romana di Cavallini e assisiate di Cimabue. Se, come da recenti studi, il ciclo di affreschi è databile antecedentemente l’opera di Pietro Cavallini, è suggestiva l’ipotesi che nel 1272 Cimabue, durante il suo soggiorno romano, possa averli visti prima di andare ad Assisi. Di pari importanza appare il ciclo dell’ Aula Gotica – riferibile alla stessa committenza e agli stessi anni – che ha mostrato il ruolo fondamentale della tradizione classica anche per il Duecento romano. Costruita sopra la cappella di San Silvestro e disposta ortogonalmente rispetto a essa, è preceduta da un ambiente “a pentafore” cui è collegata da un grandioso portale a sesto acuto realizzato in conci di pietra e travertino.

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cappella di s. silvestro– costantino sogna san pietro e paolo- dettaglio

Costantino_sogna_pietro_e_paolo

cappella di s. silvestro-l’imperatore costantino guarito dalla lebbra

04

cappella san silvestro -costantino presenta la tiara a s. silvestro

cappella san silvestro -costantino presenta la tiara a s. silvestro

cappella san silvestro- san silvestro a cavallo, in corteo, è accompagnato da Costantino

Silvestro a cavallo, in corteo, è accompagnato da Costantino

cappella san silvestro- silvestro resuscita il toro ucciso dal sacerdote ebreo

silvestro resuscita il toro ucciso dal sacerdote ebreo

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Solo recentemente aperta al pubblico, l’Aula Gotica è decorata da due cicli pittorici che si snodano lungo le pareti delle campate per registri orizzontali (350 mq riemersi dei 850 in origine) con bordure fitomorfe coloratissime a inquadrare le campate. Nella campata meridionale, entro archi inflessi formati da delfini con le code intrecciate, sono raffigurati i dodici Mesi dell’anno (il Calendario si inserisce in una tradizione iconografica molto diffusa, che negli ultimi venti anni ha visto aggiungersi Roma e il centro Italia ai più noti esempi padani e alpini, da Antelami a Parma al Castello del Buonconsiglio di Trento), mentre negli spazi intermedi fra le arcature compaiono i Vizi, come pure nel registro inferiore (serie però lacunosa). Al di sopra di una trabeazione con mensole, popolata da un campionario di volatili, fanno bella mostra di sé le personificazioni delle Arti: la Grammatica, la Geometria, la Musica, la Matematica, l’Astronomia; sui pennacchi quattro Telamoni si dispongono sopra i capitelli dipinti; nei costoloni delle volte troviamo le Stagioni con i Venti, un Paesaggio marino e, nelle vele, i Segni zodiacali e le costellazioni, sfortunatamente lacunosi. Nella seconda campata, all’altezza dei Mesi, entro le medesime cornici, sono rappresentate le Virtù e le Beatitudini che portano come un corteo militare le figure dell’Antico e del Nuovo Testamento e dei Santi. Al centro della parete settentrionale il re Salomone è preceduto da figure veterotestamentarie e seguito dai rappresentanti dell’Ecclesia, a suggellare il ruolo di “cerniera” tra Antico e Nuovo Testamento. Nella parte superiore si susseguono immagini e figurazioni che altro non sono che citazioni delle Scritture e che, ad analisi attenta, hanno rivelato una rete strettissima di corrispondenze con la trattatistica liturgica del tempo a suggerire l’idea di un percorso visivo che il fedele doveva seguire per vivere secondo i dettami della vita cristiana e salvarsi l’anima con la pratica delle virtù. Proprio questo aspetto ha fatto supporre che l’ambiente fosse originariamente destinato all’Amministrazione della giustizia, ipotesi rafforzata anche dalla presenza di Salomone, dipinto al centro della parete settentrionale, con il capo coronato da un diadema, che vale a identificarlo come Cristo giudice. Nell’Aula attraverso le raffigurazioni dei Mesi, le Arti, le Stagioni, Re Salomone, le Virtù e i Vizi si dipana così un sapere enciclopedico, universale, salvifico, che conduce verso un percorso individuale, di cristianità, comunque indirizzato dalla Chiesa, vera Summa della cultura del tempo, un percorso che inizia con l’Ortodossia e finisce con la Giusta Emulazione, lungo le tappe cardine del buon cristiano, ancora oggi, con una sorta di schema ad X, in cui si incrociano le Virtù con un personaggio esemplare nel loro esercizio sulle spalle e, in basso, le due figure opposte del Vizio e del suo rappresentante negativo terreno: la Pazienza con Giobbe e l’Umiltà con re David, l’Ipocrisia con il Fariseo e l’Odio con Nerone, Maometto e Daniele in antitesi, con riferimento alla lussuria e alla sobrietà

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dettagli e particolari  cappella san silvestro

dettagli d'insieme

scena oratorio san silvestro. costantino riceve il battesimo da Silvestro

sal silvestro

SS-Quattro-Coronati-chapelle-Silvestro-1

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La scoperta dei dipinti dell’Aula Gotica e lo studio contestuale del ciclo già noto della Cappella di San Silvestro hanno potuto colmare un buco nero, un anello mancante per la conoscenza della cultura artistica romana del primo Duecento. Se prima di questi studi ci si riferiva solitamente al classicismo federiciano, alle arti promosse nel suo regno da Federico II di Svevia, a Nicola Pisano tra Toscana e Puglie, dopo il lavoro compiuto sul ciclo dell’Aula Gotica dei Santi Quattro è emersa nettamente una relazione molto stretta tra immagini e testo scritto che va ad intendersi come una testimonianza della circolarità e internazionalità della cultura romana, con paralleli a Chartres e in testi letterari condivisi col Nord Europa.  Appaiono evidenti anche l’influenza di Giunta Pisano – probabilmente passato a Roma – e, nelle decorazioni architettoniche, sia quella di una matrice meridionale, legata ai mosaici di Monreale sia quella di una settentrionale, legata ai cicli musivi e alle decorazioni scultoree della basilica marciana (le Virtù), influssi giunti forse attraverso il tramite già confermato del cantiere di San Paolo fuori le Mura. La conoscenza del linguaggio artistico d’Oltralpe chiama in causa le immagini dipinte sulle vetrate di Chartres, come alcune tecniche pittoriche (le pennellate a ductus incrociato in alcuni dettagli floreali). Alcune figurazioni dei Mesi ricordano da vicino lo stile di Benedetto Antelami, il maggiore scultore del tempo attivo nell’Italia settentrionale.

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aula gotica e dettagli calendario

aula gotica

aula gotica2

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Roma.-Basilica-dei-Santi-Quattro-Coronati.Il-mese-di-Ottobre

Coronati1.

Invece, per il fregio a racemi della cappella di San Silvestro non ci sono confronti, e ciò appare un interessante hapax a testimonianza della raffinatezza degli artisti attivi sul cantiere, capaci di fare propri i modelli decorativi della più raffinata classicità risolvendoli in chiave originale e inusitata. Le fonti letterarie prese in prestito per questo universo di immagini parlano a favore della stessa internazionalità di linguaggio, un vero miracolo di fusione in un linguaggio unitario di elementi classici, bizantini, meridionali e gotici francesi. Evidentemente ci sono ancora molti anelli mancanti in questa catena, ma appare incontrovertibile ormai il ruolo di cerniera che gli esempi dei Santi Quattro Coronati offrono meravigliosamente con quanto si conosceva sin qui sulla pittura romana del primo Duecento, aggiornando la visione storica di una pittura romana appiattita o arenata sulla tradizione bizantina, soprattutto rispetto a Firenze e alla Toscana, come ebbe a sottolineare Dottoressa Andreina Draghi, responsabile delle ricerche e del restauro, curato da Francesca Matera (1997-2006) in occasione della presentazione dei primi risultati dello studio sull’Aula Gotica.Un grande cantiere (solo l’Aula Gotica misura poco meno di 18×12 metri), dunque, che mostra stretti contatti con il ciclo di Subiaco e con gli affreschi della cripta di Anagni, modello per il Sancta Sanctorum e per la basilica di Assisi, sia per affinità nella tecnica pittorica usata, sia nell’impianto compositivo, del tutto innovativo per il nuovissimo e fresco naturalismo che parla già il linguaggio “proto gotico” e “romanzo” (come si vede, ad esempio, nelle ”schegge di vita” delle attività agricole dei Mesi, o la forza espressiva dei volti, resi con una pennellata solida e plastica, o nei panneggi, precisati con un linearismo dinamico su velature soprammesse di colore). Rispetto agli esempi citati, però, qui si va oltre, e l’attenzione verso la resa spaziale e la ricerca di più piani di profondità ottenuta anche con i movimenti delle figure è una spia al riguardo. Naturalmente, come tutti i lavori di cantiere, le mani sono state diverse e non tutte alla pari di quelle, eccellenti, cui si devono le scene dei Mesi. Il tributo alla classicità è parimenti un elemento importante da considerare, rende al meglio la cifra stilistica del ciclo pittorico romano e lo si vede sia nei motivi decorativi, derivati dai più antichi mosaici paleocristiani, sia dalle suggestioni della scultura imperiale, come le figure dei Mesi che sembrano scese idealmente dall’Attico dell’Arco di Costantino. L’abbigliamento di re Salomone appartiene alla tradizione romana, così come le Virtù che reggono i profeti e i santi sembrano richiamare i rilievi dell’arco di Costantino con la Liberalitas di Marco Aurelio: sembra di sentire i versi di Ovidio che nei Fasti celebra Enea: “il loro figlio Enea, di provata pietà, porta sulle spalle / tra le fiamme le cose sacre e il padre, di altrettanta sacralità”. E gli esempi potrebbero continuare. Un ciclo che ha richiesto senza dubbio uno sforzo impegnativo dal punto di vista organizzativo oltre che economico: lo confermano l’uso del pregiato e costosissimo lapislazzuli, importato dall’Afganistan, per certi blu e dell’azzurrite per gli sfondi, e parimenti gli esiti ancora visibili di un cantiere molto progettato, i segni dei graticci, la battitura del filo, l’uso del sesto per centrare le scene, delle sagome per normare la rappresentazione. Gli affreschi sono databili, nel loro complesso, tra 1240 e 1255 circa.

Raffaella Terribile

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10 pensieri su “METE DI VIAGGIO- Raffaella Terribile: Sotto il cielo e sul Celio di Roma

  1. Pingback: Mete di viaggio | Estro-Verso

  2. Peccato averla vista oggi… ero a Roma fino all’altro ieri: non la conoscevo… splendida! Alla prossima calata la visiterò. Naturalmente la ricchezza, la precisione e il fascino della descrizione non sono in discussione, conoscendo l’autrice…

  3. Roma è, di per sé, un inesauribile universo. Raffaella Terribile ce ne fa scoprire un angolo (ma immenso come un secondo universo) con sapienza e competenza ineguagliabili. GRAZIE.

  4. Quando leggo i tuoi testi, scritti con uno stile non solo ricchissimo, ma elegante e coltissimo, non posso non pensare ai grandi storici dell’arte italiani, come Longhi e Bettini, che sono stati anche dei grandi scrittori. Hai, cosa rara fra gli storici dell’arte, il dono della chiarezza, senza scadere nella didattica e un grande respiro. Hai tutta la mia ammirazione. E il mio affetto.

  5. per fortuna resta ancora molto e ciò che si ama resta per sempre. grazie a tutti per i commenti incoraggianti e lusinghieri

  6. Grazie per averci illuminato su una pagina della storia dell’arte molto preziosa.Tutti i miei complimenti,Raffaella. E complimenti anche per il bellissimo corredo iconografico.

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