Due racconti dalla raccolta ULISSE di Valeria Serofilli e la prefazione di I.Mugnaini

daily rant

daily rant-libertà

.
ULISSE
(Il mio Ulisse)

“Felice come Ulisse chi ha varcato i mari,
o chi fino alla Colchide si è spinto, Giasone,
che poi tornando esperto e ricco di ragione
il tempo che gli resta si gode fra i suoi cari!”
J.Du Bellay, Les regrets

Fuori piove. Ma io a combattere la mia tempesta privata, il mio uragano personale con te, che mi prendi e mi lasci come l’onda che sbatte sullo scafo. Ulisse sirena, naufragio d’anime. O Adamo e la sua donna, dai tempi.
Mi chiedono di scrivere, ma questa delusione blocca i miei sensi e la mente, mentre mi trovo a ragionare con la parte debole della testa, che viene chiamata cuore, con la viva convinzione che se tutti cominciassimo a pensare e decidere col cuore, l’intero universo ne trarrebbe giovamento.
Poi un lampo, uno squarcio di luce, un cambio di rotta: una telefonata ad aprire un nuovo mondo.
E torni da me, ed io a riprenderti ancora, perché anch’io ho tanto da farmi perdonare. Anche se mai quanto te. E’ che l’amore lo riconosci dall’odore e tu hai l’odore dell’uomo della mia vita, un po’ macchiato d’inchiostro e penna.
Quest’ultimo periodo abbiamo avuto grossi problemi, è vero, così accettando ogni compromesso che possa portare un qualche vantaggio, tra il vissuto e l’immaginato io in cucina a comporre inutili poesie e racconti pseudo calviniani, e tu romanzi nella camera da letto.
E a sprazzi riemerge la nostra storia, mentre sempre più labili i confini tra dentro e fuori, coscienza frammentaria di una unione. Ed è ancora poesia.
Ora e da ora , con te, sarà un nuovo viaggio. Riprende il volo d’Icaro, ma con ali che non siano di cera, che non si sciolgano al fuoco di nuove passioni: basi più solide per nuove fondamenta.
Così ti dico – Buon viaggio, mio Ulisse – .
Con l’augurio, più che altro a me stessa, che tu sia un Ulisse omerico, che torna a casa dopo il varco delle colonne d’Ercole, e non dantesco, a perdersi nell’illimitato.

Perché il vero viaggio consiste nell’ essere di ritorno da ogni dove senza essere andati da nessuna parte se non dentro se stessi e il proprio animo. Per darsi alla luce, preparando il terreno all’altro viaggio di scoperta che inizia con un piccolo passo: quello in direzione dell’altro.

.

daily rant

daily rant1

.
PAGINA MARE
(Figlio dell’onda)

Solo dopo aver conosciuto la
superficie delle cose … ci si può
spingere a cercare quel che c’è
sotto. Ma la superficie delle
cose è inesauribile.
Italo Calvino, Palomar

“Vi sono state due rivoluzioni, una tra l’uomo e la terra e una tra la terra e il mare”, era solito spiegare il mio professore di geografia nel corso delle lezioni universitarie. Per la proprietà transitiva, aggiungo, ve n’è stata dunque una tra l’uomo e il mare. Liquidità e fisicità, due realtà così diverse, come possono del resto andare d’accordo? Forse solo in virtù del fatto di essere entrambi, uomo e mare, simboli della dinamica della vita e della creazione in senso più ampio.
Ma cos’è mai l’uomo? Non è forse un abisso, non è forse, come l’acqua, un fluire continuo in continua transizione tra le cose da compiere e il già portato a termine?
Posso provare a dire, semmai, cosa non è: non è certo un essere puramente fisico, come sostiene l’Holbach. Se infatti le ossa si ricollegano alla terra, il suo sangue non richiama forse l’acqua, tanto che la medicina cinese nella teoria dei quattro mari cosmici stabilisce una stretta connessione tra il corpo umano e il cosmo in cui la testa è il cielo, gli occhi il sole, il sangue la pioggia e gli umori e le vene i fiumi?

E’ forse in quest’ottica che il Martin Eden di London si getta nell’acqua restandone per sempre inglobato, diventando, da buon marinaio aspirante scrittore, un tutt’uno con la pagina mare, inchiostro di vita per sempre impresso sul foglio in cui, profumi, colori, suoni, ricordi, aspirazioni e desideri si corrispondono in un infinita sinestesia.
Perché, facendo mio il pensiero di Calvino,“ solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose… ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile”.

**

Prefazione al volume “Ulisse ”

Un caleidoscopio di immagini in grado di mettere in contatto presente , passato e ipotesi di futuro. Racconti che non temono di navigare verso e oltre le Colonne d’Ercole della fantasia senza però mai scordare la terra ferma dei ricordi e dell’osservazione diretta e concreta della realtà. Tramite un linguaggio stringato ma mai ignaro della forza dell’armonia e della lirica, fonte primaria e punto di partenza sia della produzione letteraria dell’Autrice che della sua ispirazione.I racconti sono preceduti da citazioni che orientano la ricezione, o meglio, fanno presagire contenuti e impressioni, incontri e sensazioni, contesti da scoprire passo dopo passo. Il ragionamento sul tempo e sul destino, sulla ragione di ciò che è di per sé, per sua natura intrinseca, irrazionale e imprevedibile, non può avere basi di appoggio certe, se non nella certezza effimera e vitale di una scommessa: quella del viaggio intorno al mondo immaginato e descritto da Jules Verne, oppure quello di Ulisse, ancora lui, figura imprenscindibile, il cui percorso dura anni ed è preceduto da immense attese e seguito da lidi sconfinati di rimembranze, rimpianti e volontà di partire di nuovo, nonostante tutto. Ma l’interpretazione soggettiva e l’accorato auspicio dell’Autrice la conducono a dare vita ad un Ulisse atipico, lontano dall’immagine consolidata e prevalente, spinto dalla volontà di un ritorno definitivo in quanto appagato dall’amore finalmente  raggiunto, privo quindi di ulteriori pulsioni di fuga.
I riferimenti autobiografici, caratteristica propria della Serofilli, sia in ambito narrativo che nella sua scrittura poetica, compensano in parte la componente fluida del moto mentale e narrativo. Senza tuttavia fare evaporare del tutto quel senso di mistero che si cela a volte, in modo preponderante, proprio dietro e dentro gli atti e gli oggetti in apparenza più quotidiani e prevedibili, come ad esempio nel racconto “Qui c’è il sole”dedicato alla madre e al suo mondo circoscritto nell’ambito delle mura di una casa, che, in virtù del potere immenso della fantasia e del ricordo, risulta in ultima istanza assolutamente libero, privo di barriere e autenticamente poetico.  Questo racconto sembra esulare dai temi prevalenti del viaggio, ma, per la sua natura ossimorica, in realtà risulta del tutto consono ed anzi in grado di illustrare ulteriormente, per analogia e contrasto, i simboli e i contenuti di maggior rilievo e presa emotiva. Del tutto esplicite in uno dei racconti da cui non a caso la raccolta prende il titolo, le tematiche del viaggio e della ricerca del sé si ritrovano nelle varie storie in forme diverse ma in ogni caso similari e cariche di risvolti simbolici e allegorici a seconda delle situazioni dei protagonisti e degli intrecci. Anche il testo “Sirena”, il cui  titolo stesso rientra nel campo semantico del mare, è unito agli altri racconti dal sottile fil rouge del potenziamento delle normali capacità percettive condotte al di là delle comuni caratteristiche e capacità umane. In questo contesto Il titolo di un altro  dei racconti, “Un viaggio dentro”, assume una valenza altamente simbolica al punto da poter essere considerato alla stregua di un potenziale titolo alternativo per l’intero volume. Il viaggio della Serofilli, per scelta dell’Autrice, supera con levità le barriere del tempo e dello spazio, consentendo in tal modo anche l’inserimento di racconti di tono quasi fiabesco come Natale da Gatti, dalla raccolta Comete per la coda, per adulti che si sentono ancora bambini.
La narrazione della Serofilli in questo suo libro costituisce quindi un’esplorazione di ciò che è percepibile e, in modo ugualmente presente e urgente, di ciò che non si riesce a visualizzare, quello che resta al di là delle facoltà umane. Ciò che assilla e impaurisce ma al contempo attrae, quell’onda che cela l’orizzonte ma verso cui si dirige la prua, con una sorriso folle ma irrinunciabile.
Alcuni racconti sono di impronta più “lirica”, vele aperte ad un vento malinconico ma lieve. Altri sono tenacemente improntati alla ricerca di una logica ferrea che sfugge, si eclissa o si sposta di qualche grado, in modo costante e beffardo. Una sconfitta accettata in partenza, quella della navigazione cieca, quindi, a suo modo, una sorta di paradossale vittoria. “Perché il bello consiste nell’essere di ritorno da ogni dove senza essere andati da nessuna parte se non dentro se stessi e il proprio animo”, scrive la Serofilli. Il paradosso si fa ossimoro e viceversa, in un gorgo continuo, immutabile e cangiante, che induce a smarrire la rotta, oppure a ritrovarla, nell’attimo in cui si accetta che il viaggio non è il punto d’arrivo ma il percorso.Nei racconti di questo libro la memoria si unisce alla riflessione sul presente e sul futuro, su timori e aspirazioni dalla cui coesistenza emerge il senso del viaggio la cui meta è, per la voce narrante e per ogni viaggiatore di parole e di sogni, un’Itaca da definire e ridefinire gradualmente tramite una narrazione sempre viva e aperta all’incontro con istanti ed echi della storia, individuale e collettiva. Perché, citando l’epigrafe del racconto eponimo, possiamo affermare che, nel subconscio, molti pensieri hanno “nostalgia di casa”. Un’estensione logico-etimologica del termine “nostalgia”, che nega il concetto nell’atto di confermarlo, oppure il contrario. Il tutto ulteriormente complicato dal fatto che il subconscio è un luogo altro della coscienza, quasi un alter ego, una persona estranea che abita dentro di noi. Sulla base di questi contraddizioni e di questi attriti, fertili, o almeno in grado di generare scintille che illuminano per qualche attimo il panorama, la Serofilli ha messo insieme tessere narrative che costituiscono un mosaico interessante, di impronta personale, una prosa che ammicca a tratti alla poesia ma senza mai scordare l’assillo dell’osservare per tentare di comprendere, se non la verità, qualcosa che, nel bagliore dei mari, tra la Colchide e le nostre città, tra i secoli passati e le asprezze del presente, le possa somigliare.

Ivano Mugnaini

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...