SGUARDI SOLARI – Serenella Gatti Linares

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.Guardò il sole e a lei parve che lo sguardo si riempisse di tanti piccoli punti neri. Uno splendore offuscato, come la sua vita. A parte ciò, sarebbe stato meglio adoperare enormi occhiali da sole. E rifare una visita di controllo dall’oculista. La sua vista non era più quella di una volta.
Giuliana rovistò a lungo nella grande borsa di paglia che teneva vicino al lettino in riva al mare. Quante volte Nerio, suo marito, avrebbe voluto curiosare lì dentro e vedere cosa lei trascinasse in spiaggia ogni giorno. Ma Giuliana era stata irremovibile: “No, tu non guardi le mie cose”. “Figuriamoci”, aveva risposto lui, ”tanto io ti conosco: tu sei uguale al contenuto della tua borsa!”. Le stesse parole erano state dette di fronte al suo borsone invernale.
Ora Nerio sembrava appisolato su di una sdraio a qualche metro di distanza, con un giornale sulla faccia. Giuliana si rigirò, perché l’abbronzatura risultasse uniforme, come una fettina di carne sulla graticola. “Che bruciore insopportabile”, borbottò. E pensare che lei di solito era definita “solare” da amici e colleghi d’ufficio. In che senso? Che solo a guardarla ci si poteva abbronzare? Ah… ah… ah… ghignò fra sé e sé. In quel periodo si sentiva piuttosto una “pietra solare”, dai colori caldi, ma terribilmente pesante, non “scintilla di vita”, come altri l’avevano soprannominata.
“Vediamo un po’”, pensò, “su questa rivista “da spiaggia” c’è scritto che esistono quattro tipologie di donne: la classica, la sportiva, la new-age, l’eclettica. Non c’è dubbio: io sono la quarta e dentro ho anche le altre, ma in formato minore. Nerio, però, non lo vuole capire. O non ci riesce”.
Giuliana tirò fuori dalla borsa uno specchietto e un rossetto rosso cocomero; lo stese con cura, come se stesse per andare a una festa da ballo. Quel colore risaltava sull’abbronzatura dorata. La vita non poteva finire lì, anche se stava per divorziare da Nerio.
Come erano arrivati a questo punto? Si sa che tutti siamo condizionati dalle genealogie familiari, come aveva spiegato la sera prima l’amica Elisa.
Giuliana ricordava bene la carta da lei estratta:”Cerca un divorzio familiare. Rimani attaccata ad una promessa. Rompi le catene!”. Era proprio il suo caso. A se stessa, da ragazza, aveva promesso di essere sempre libera, ai tempi in cui si ribellava ai genitori. Questa carta rappresentava un segno del destino, che l’avrebbe aiutata.
Gli altri tre erano rimasti imbarazzati alla lettura della carta. Sua figlia Carlotta sembrava turbata.
Non c’era mai stata un’autentica intesa con Nerio. Si erano conosciuti sui banchi di scuola e da adulti erano cambiati. Ora erano giunti ai minimi storici. Troppe differenze di vedute avevano portato ad un’incomunicabilità totale. Era avvenuto gradualmente, ma alla fine lui si era gettato a capofitto nel suo lavoro di ricerca storica e lei, per contrapposizione, aveva desiderato sempre più gioia e leggerezza.

Guardò il sole e a lui parve di vederlo per la prima volta. Nerio si era tolto il quotidiano dal viso, si era raddrizzato sulla sedia a sdraio e guardava il luccichio del mare nell’ora più calda. Giuliana credeva che lui si fosse addormentato, un po’ rimbambito dall’afa? “No, carina, ho ancora molta vitalità!”, pensò Nerio. Non sarebbero state le solite ferie di ogni anno.
L’aveva molto turbato, non poteva negarlo, la visita di Elisa, quella bizzarra amica di sua moglie, la sera prima. Gli sembrava di ricordare, più o meno, la carta che gli era toccata in sorte, durante la lettura, dopo cena. “Memoria di cospirazione. Non divulgare ciò che deve essere tenuto segreto”. E poi continuava:”Cerca un antenato in difficoltà sul campo di battaglia, in guerra”. Sarà anche stato un gioco, ma parlava proprio di lui! Ricordava i suoi genitori, quando era piccolo. Appena entrava nella stanza, loro interrompevano i discorsi. “I bambini non devono sapere!”, gli era capitato di ascoltare. Molto più avanti, aveva scoperto amaramente di provenire da una famiglia che si era arricchita in modo illegale. Si era ribellato, era scappato di casa. La storia con Giuliana, il buttarsi sugli studi, la carriera universitaria come docente di Storia Moderna gli erano apparsi ancore di salvataggio. Ma col tempo il rapporto con sua moglie si era deteriorato. Era tutta colpa di Giuliana, perché non parlava chiaro, si chiudeva a riccio sui suoi pensieri, da cui lui era escluso. E poi nel tempo era diventata troppo frivola e superficiale.
Ma non si sarebbe perso d’animo. Lui discendeva da un vero guerriero. Una volta, aveva realizzato una ricerca storica sul suo cognome e aveva scoperto di avere fra gli antenati un cavaliere tedesco, che si era tirato fuori con fatica e con coraggio da una terribile battaglia. “Ebbene, anche l’amore può diventare guerra”, pensava Nerio, mentre il sole continuava a bruciargli il cranio, ormai con pochi capelli.
Più difficile gli appariva il rapporto con la figlia Carlotta, ma se mai la diciassettenne si fosse decisa a togliersi dalle orecchie gli auricolari per qualche minuto, Giuliana le avrebbe narrato le ultime novità riguardanti il loro prossimo divorzio. Del resto, l’educazione di Carlotta era sempre stata affidata a sua madre, come, secondo lui, era giusto.

Guardò il sole e a lei parve di vedere arrivare in controluce quel bagnino fantastico, che le piaceva tanto, tutto grondante d’acqua sui muscoli abbronzati, come una divinità marina. Oppure, pensò Carlotta, si trattava dell’ennesima reincarnazione del Principe Azzurro, quella fottuta storia che perfino sua madre, che faceva tanto l’alternativa, le aveva rifilato nelle fiabe fin dalla più tenera età. “Sogno d’amore” depositato da millenni nell’inconscio femminile. Ed ora cosa si aspettavano da lei?
Carlotta mise il broncio, anche se era seduta da sola sul bagnasciuga, su un minuscolo asciugamano bianco, con il costume inzuppato e qualche brivido di freddo per la schiena.
Osservò a distanza i genitori, collocati in modo distante fra loro. Facevano i giovincelli, ma non lo erano più e di lei non sapevano proprio niente.
Carlotta bevve ripetutamente dalla bottiglietta d’acqua, da cui non si separava mai, in compagnia del cellulare ultimo modello, con cui restava in contatto col resto del mondo, cioè sempre sola. E della musica ad alto volume nelle cuffiette alle orecchie.
Perché mai non le erano capitati dei genitori sempliciotti, come quelli dei compagni di classe, al posto di quei due suoi nevrotici?
La sera prima, ad esempio, erano cascati come allocchi nelle chiacchiere di quella fanfarona dell’Elisa. Comunque, per tentare di scambiare qualche parola con loro almeno in vacanza, anche lei aveva giocato. E la sua carta era stata interessante:”Chi ha avuto una vita libera e dissoluta? Cerca colui che era il contrario di ciò che diceva”.
Chiaro, no? Sua madre, prima di sposarsi, aveva avuto una vita spregiudicata, gliel’aveva raccontato più volte. Ed ora pretendeva di controllare le sue uscite, minuto per minuto. Si era rivelata il contrario di ciò che diceva. E che tipo di padre era stato il suo? Non avrebbe dovuto proteggerla sempre? Che delusione! I due non comunicavano affatto né fra loro né con lei. Forse, sì, aveva ragione la carta dell’Elisa: era meglio che divorziassero.

Serenella Gatti Linares

 

 

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