UN ECCESSO AMOROSO- Serenella Gatti Linares

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Era stata una sua mania fin da piccola: raccogliere carta di ogni tipo. C’era chi faceva la raccolta di sassi, farfalle, francobolli, tappi di bottiglie, sottobicchieri… lei no. Fin dai tempi delle elementari Ilaria aveva subito il fascino di opuscoli, dépliant, cataloghi, cartoline, immagini di riviste o pubblicitarie, fotografie, dispense, che avessero un qualche collegamento con la cultura e con la bellezza. Da adulta, poi, con velleità artistiche, la passione era aumentata fino a diventare ossessione, da film horror o da disturbi mentali. Fatto sta che la sua collezione aveva cominciato a dilagare, occupando ogni spazio della casa.
Quando c’era qualche ricorrenza, compleanni, Natali, lo sapevano tutti, parenti e amici: ad Ilaria bisognava regalare qualche bella immagine, di svariato genere, possibilmente originale e colorata. Sua madre le diceva che era meglio si dedicasse alla cucina e al cucito, come le brave ragazze d’una volta. L’aveva anche accompagnata da un medico, ma questo tentativo era fallito. Il luminare non aveva mai sentito parlare di un tale eccesso. Si era limitato a diagnosticare una compulsività senza rimedi.
Ilaria se ne andava ogni giorno a caccia dei pezzi più rari, percorrendo in lungo e in largo la città; in particolare, i musei, le mostre, i vernissage del sabato pomeriggio, le osterie, i bar e i pub alternativi.
Addirittura una volta aveva composto una coperta di carta incollando centinaia di immagini. Il risultato era stato una coperta patchwork di un certo estro creativo, che era piaciuta agli amici. Non a sua madre legata alle tradizionali pezze di tessuti poveri.
Ilaria non riusciva a trattenersi, era più forte di lei. Si riprometteva di farla finita, poi ricominciava la sua “tossicodipendenza”. Sarebbe stato un dolore intollerabile separarsi anche da un solo foglietto.
Dopo la creazione della coperta patchwork, le immagini cominciarono a viaggiare per la casa, quasi animate di vita propria. Da tempo le pile di carta avevano invaso totalmente scaffali, ripiani e librerie. Poi avanzarono, occupando pavimenti, sedie, tavoli, divani, al punto tale che non c’era più neanche un piccolo spazio vuoto. Era facile trovare cartoline, foto, volantini, cartoncini, fotocopie folli nella vasca da bagno, nel bidet, nei cassetti della biancheria e della cucina. Non era difficile che, aprendo uno sportello, cadessero sulla testa pacchi disordinati di ogni tipo e dimensione.
Era diventato assai difficile mantenere rapporti sociali o legami sentimentali con qualcuno che potesse comprendere, sopportare o amare la sua stessa ossessione.
Eppure Ilaria sapeva bene che la carta ormai è in disuso, sostituita dal virtuale e dal digitale. Le piaceva il suo odore, tenerla in mano e sentirne la consistenza, la trama, la porosità sotto i polpastrelli. Anche la polvere l’attirava, perché siamo fatti di polvere. Secondo lei, la carta possedeva un potere rivoluzionario: era questo che la colpiva in particolare.
Se poi si trattava di messaggi inviati da care amiche o da ex-amori, si commuoveva ed era capace di trascorrere giornate intere a sfogliare, a leggere, a prendere appunti. Le parole che danzavano intorno ai segni la intrigavano completamente.
Fu quando le immagini invasero anche il vasto balcone dell’appartamento che tutti seppero. La gente si fermava per la strada a guardare quella strana composizione non di gerani ma di scartoffie ammonticchiate al punto tale che nessuno sarebbe potuto entrare o uscire da quello spazio.
Come suol dirsi, le carte-anime autoritarie finirono per predominare e per cacciare fuori di casa la proprietaria.
Sbattuta fuori, Ilaria girò le spalle e sparì, senza voltarsi indietro.
Avrebbe potuto affittare un piccolo appartamento con l’eredità dei genitori. In un nuovo spazio sarebbe potuta guarire. Si guardò intorno. Al muro notò una locandina teatrale con un bordo penzolante, invecchiata ma affascinante nei colori e nell’impostazione grafica. Fu un attimo: la strappò e si mise a correre. Al resto ci avrebbe pensato poi.

3 Comments

  1. ilaria che continua a pascolare le carte nonostante tutto. E’ un brano di “resistenza” che mi ha emozionato. Grazie.

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