Simonetta Met Sambiase : a proposito di Eros e polis di Claudia Zironi

alberto cini

Alberto Cini- trono6

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E’ grande la concentrazione di attenzione per l’Eros in letteratura, anzi è infinita. Ma è anche indistinta, come la sua stessa natura. Una miriade di versioni differenti di libri che raccontano di un bisogno profondo nell’animo e nel corpo. Così, per avviarsi alla lettura di un nuovo libro intitolato d’Eros, bisognerebbe cominciare a decifrarne il contenuto “per sottrazione” , per consentirci l’orientamento nella nebulosa via della condizione\espressione dell’erotismo, e soprattutto per non disperderci o sprofondare nell’ennesima versione di melos e\o porno, così interminabilmente di moda. Per definire quale sia stata la condizione della Parola e dell’Eros nel libro di Claudia Zironi, procediamo quindi per esclusione, per atto critico, per indizi, per aperture o informazioni prospettiche, e alla fine della scomposizione ci arriva il necessario ossimoro di oblazione-dominazione dell’Eros della poeta, che ci avvicina a dialogare al suo centro, al suo cuore, al suo ventre, a quel divino intendere ed amare che concede di essere Dio vivente nella propria orogenesi erotica, tessuto di nervi e di carni dell’intimità divina del (proprio) erotismo. I versi della Zironi non sviscerano amori primitivi, non sono né morbosi né fantasiosi; non c’è sublimazione sessuale ed estasi barocchesca, non ci sono vizi, non ci sono virtù: le infinite storie dei libro sono investite nell’erotismo dal cammino-scontro di un’anima-passione, la parola chiede amore “a tutti coloro che non ho amato – o che non ho ancora amato”; il verso è donna e vuole essere amata mentre ha già dovuto smettere di amare, nella memoria di ciò che è stato, avrebbe potuto essere o chiede in silenzio di essere o lo reclama “come due primavere asciutte\reclamano la pioggia”. La parola è “profana”, fin troppo umana e femminile, e non permette di giocare durante il cammino: siamo in un mondo che non glorifica nessuno e nessuna, la perfezione non esiste, è la lontananza che regna tiranna e contro di lei la ribellione dei versi si accompagna anche a improvvise sottomissioni, l’anima si ustiona mentre va alla ricerca dell’altro per completarsi. “Con le mani\legate dietro la schiena sto\in attesa, bendata, in tua balia” ed ancora “(tu) mi spiegasti\che quando una donna apre le gambe\l’anima le sfugge”. Forte o più forte sono aggettivi che ricorrono nei versi, perché non è così arrendevole la modalità del concedersi, del lasciarsi andare, “allo stupore davanti al ciò che non si comprende” (M. Heidegger) ma di cui si ha un bisogno immenso, che sconvolge ogni razionale percezione dell’essere, e ha bisogno di ammantare la realtà del desiderio, dell’amore ad una dimensione arcana, ad un “potere esoterico/più forte dell’ago”. E pentacoli – archetipi ebraici – l’esorcizzazione della fine del millennio – i serafini – la sindone – esplorano improvvisi i mondi nascosti dell’anima erotica, lo stato dell’eros femminile. I luoghi oscillano fra precisi scenari (la casa al settimo piano, i portici al Pratello, la stazione, l’ospedale) e immagini mnemoniche (varchi incerti, scogliere, inverni e cartoline senza data di vedute parigine), la scrittura è dialogante, intima, piena di versi brevi, verbi riflessivi, verbi passivi. Il verso è abile e si muove poesia per poesia fra versi liberi ma anche quartine, sonetti e accenni di scrittura asemic: tutto si piega “nel profondo”, tutto parla e soprattutto non si arrende “in silenzio\semplicemente stiamo”, stare dappertutto si trovi amore subendone i suoi moti imprevisti “ Se conoscessi la risposta, potrei spiegarti\perché corro, della fretta che ho\di arrivare in fondo”, in quel fondo dove “l’autenticità di ogni gesto d’amore si disgelerà così nello stare in sé ed in un altro, come in una duplicità o un’ambiguità dell’esser che appare mentre rinvia e rinvia mentre appare (V. Merchiorre).

Simonetta Met Sambiase

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alberto cini

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sarà Regina

Scorreva champagne sulle labbra
– quelle labbra –
e sulla lingua che lambiva
Il capo riverso sul cuscino
Pensava a una Regina,
– cos. si sentiva –
con il cuscino come diadema
il materasso d’albergo come trono
Il calice la ferula
e uno schiavo tra le cosce
ad altro scettro ambendo
Ebbrezza di alcool e potere
ma piu’ salsedine d’amore
li ubriacava, lei e il suo servo

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alberto cini

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l’attesa

l’attesa di una parola, di un messaggio, di un responso,
l’attesa di condanna o assoluzione, l’attesa di un cenno
che sia sereno o burrascoso, l’attesa della neve, del fuoco
ardente, del liquido scorrere di una corrente, l’attesa vana
e l’attesa grata di tutte le possibili risposte. l’attesa che
mi consuma il ventre. l’attesa

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degli incontri d’autunno

A te piace stringerlo: in mano
con forza, batterlo palparlo governarlo,
attirarmi le pelvi in un immobile tango.
A te piace riceverla:
senza lingua, contatto breve
e ripetuto, con gli occhi che ridono
di compiacimento mentre i miei
si chiudono d’affanno.
A te piace rintanarti: spingerti
a fondo accompagnandomi il capo
affinche’. le labbra non devino
il percorso. E che io beva
quando chiudi l’ombrello,
ogni goccia di pioggia.

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alberto cini

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il silenzio delle donne

Il silenzio di una sera d’estate, il silenzio
delle strade, gente al mare, noi qui ad ascoltare
il silenzio che ci invade, ci svuota
e sordo ci corrompe. Il silenzio nelle onde,
negli alberi, nei viali e tu che mi pestavi. Il silenzio
della noia, queste mani abbandonate, il ronzio
delle cicale nel livido commiato della luce:
un ricordo della vita. Noi che del silenzio siamo,
chiuse nelle bare, in silenzio
semplicemente stiamo
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alberto cini

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ti potrei parlare della vita

Ti potrei parlare della vita, di quella volta
che sono stata Dio nella mia pancia, ti potrei dire
di come sia facile confondere
ragnatele con amore e di come fa paura
solo cio’ che non si conosce. Sulla morte
ho scritto un libro, forse lo leggerai,
ma non e’ un tema importante. Potrei anche
valutare qualcosa di artistico
o di formale: che tempo fa da te, oggi? Poi,
potrei mandarti una canzone
di Cohen, con dentro tutto quello
che una donna desidera sentire.
Se conoscessi la risposta, potrei spiegarti
perchè corro, della fretta che ho
di arrivare in fondo. O potrei anche
smettere di parlare e rimanere a lungo
in ascolto della tua voce, senza respirare.

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alberto cini

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occasionalmente

Aveva smesso di temere l’inverno.
Abbandonata, inalgidata se stessa
in Mintha e Ade, non credeva
di trovare ancora la neve, quella vera
che forma aghi appuntiti e si conficca
fitta, al fondo, nella pelle. Il soffio
di tramontana che tutto cristallizza: liquor,
umor acqueo e midollo, assidera
le estreme falangi delle dita. Dà forma
al ghiaccio, alla falsa trasparenza nelle fonti.
Estuari
sudari
di tardivi storioni,
celle frigorifere
degli obitori.
Cieli immobili e compatti
paiono precipitare
a pavento degli antichi.
Non disarginano mani e baci a labbra
livide, a pallida pelle. Non scorre
il fiume nel suo letto, non scorre
la melagrana nelle vene, rappresa.
Appesa rimane, raggela
di stupore.

**

 

Claudia Zironi, Eros e polis – di quella volta che sono stata Dio nella mia pancia- Terra d’Ulivi Editrice 2014
illustrazioni Alberto Cini

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Altri riferimenti in rete: http://www.lestroverso.it/?p=6956

Nota: le immagini utilizzate non appartengono al libro presentato

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9 pensieri su “Simonetta Met Sambiase : a proposito di Eros e polis di Claudia Zironi

  1. Finissima e partecipata la lettura di Met, originali e fuori dal coro (l’ erotismo rischia, anche in poesia, di essere standardizzato e ripetitivo nei modi della sua rappresentazione) i versi di Claudia.

  2. Ringrazio la stimata Fernanda Ferraresso per questo spazio e la brava Meth Sambiase per il tempo che mi ha dedicato e per l’ottima e centrata recensione.

    Ringrazio anche quanti stanno leggendo e commentando.

    Per realizzare questo libro ho sviscerato l’eros femminile, l’ho sezionato dal capo della motivazione mentale e sentimentale fino alla coda delle conseguenze attuative, passando per dubbi, insicurezze, deviazioni, dolori e gioie. Ho immaginato la vita “fertile” di una donna della mia eta’ che l’ha condotta in questo contesto sociale e culturale a partire dalle lotte degli anni ’70 fino alla grande crisi economica e di valori dei nostri giorni, come se fosse uno specchio. Ho poi colpito questo specchio nel punto di rottura producendo frammenti di cristallo, piccoli e taglienti, che sono diventati poesia. Quindi queste poesie-frammenti toccano in ordine sparso l’erotismo, l’ironia, la disperazione, la maternità, i rapporti, i rischi, le tentazioni. Alcune situazioni si ispirano a fatti autobiografici, altre sono puramente romanzate, altre ancora mutuate da esperienze di donne a me vicine.
    Ho coinvolto in questo mondo Alberto Cini che sapientemente ha illustrato a china buona parte delle circostanze proposte. Auspico di avere prodotto con Alberto un piccolo libro d’arte non solo da leggere ma da custodire in libreria.
    La prefazione di Daniele Barbieri e la postfazione di Giorgio Linguaglossa, che ancora ringrazio, aprono e chiudono il libro fornendo competenti e interessanti chiavi di lettura.
    Sono già al lavoro per dare un seguito a questo Eros e polis perché… ancora tanti sono coloro che non amerò (cit.).

  3. sarebbe interessante vedere come eros, di fatto, entra nel corpo delle azioni di una donna matura e fertile di intelletto e creatività perché, sempre, oltre i figli avuti dall’unione con uno o più compagni, la carne di una donna fornisce molti altri figli, spesso in parti gemellari ad altre nascite. Incredibile ma vera, la possibilità di creare in una donna non si ferma all’unica porzione del suo corpo corrispondente all’utero materno ma tutta la donna è terra fertile e fruttifera fino alla fine dei suoi giorni- Grazie, ferni

  4. Pingback: Note biografiche di Claudia Zironi | Penultimo orizzonte

  5. Pingback: claudia zironi | Claudia Zironi

  6. L’ha ribloggato su Errata corrigee ha commentato:
    “le infinite storie dei libro sono investite nell’erotismo dal cammino-scontro di un’anima-passione, la parola chiede amore “a tutti coloro che non ho amato – o che non ho ancora amato””

  7. Pingback: Claudia Zironi

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