TRASMISSIONI DAL FARO N.67- A.M.Farabbi: Giovanni Stefano Savino. I gomiti sul tavolo

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Sosto ancora sull’interezza di Giovanni Stefano Savino, sull’amorevole cura editoriale di Mariella Bettarini e Gabriella Maleti, per la casa editrice fiorentina Gazebo.
Parto proprio dal progetto di questa storica casa editrice, nelle persone di Bettarini e Maleti, che hanno lavorato negli anni per documentare la tenace testimonianza esistenziale e poetica di Savino. Un lavoro di telefonate presumo, presenze, consigli, tessitura amicale e professionale, che è diventato poi faro e oriente per l’autore.
Giovanni Stefano Savino è nato a Firenze il 15 ottobre 1920, impiegato, soldato, insegnante elementare per la scuola media, per la scuola media superiore, saggista in letteratura e musica. Vive a Firenze.
Merita attenzione, secondo me, perché inscrive nella carta, non tanto sulla carta ma nella carta, nel corso degli anni, una quotidiana cronaca lirica autobiografica, dentro cui il lettore incontra la sacralità e la rarità preziosa della parola, degli oggetti, delle stanze, dei paesaggi, di ricordi creaturali. Persone e spazi della propria vita diventano presenza nel sangue di Savino: continuano a circolare, a vivificare interiormente attimo dopo attimo. Santa Croce, l’Arno, Via del Verrazzano sono le amate pietre miliari, il paesaggio dell’anima di Savino, la sua appartenenza e la sua identità.
Secondo la poetica di Savino, allora, la città non è solo un agglomerato di edifici, di convivenze forzate, ma una complessità organica che ci attraversa per tutta la nostra vita, come un viaggio presente e permanente.
Questa opera, rispetto alle altre, una all’anno in scansione temporale, ha intensificato la drammaticità, perché crolla a picco sul minimo percorso tra la camera da letto, la cucina, e il tavolo della scrittura. Musica un quartetto da camera, che agisce dentro il corpo della parola.

Sul tavolo, in cucina, le albicocche
e le nuvole, e torno a piedi scalzi.
1 luglio 2013

Ogni poesia è datata. La data fa parte del ritmo della poesia. Come la tacca del giorno sul foglio.
Direi quindi che diventa un canto epico, questo di Savino, giustamente affiancato e protetto da due grandi figure del novecento artistico e editoriale come Maleti e Bettarini.
Un gesto politico di testimonianza esistenziale e artistica, che sfida i novanta anni, segnato sul muro cartaceo pubblico.
Due belle foto di Gabriella Maleti esprimono Firenze e il ritratto del poeta.
Il titolo rimbalza all’interno come il suono di un violino ispido: i gomiti che reggono la testa, puntati, piantati sul tavolo di cucina, davanti al foglio bianco nel rullo della vecchissima macchina da scriver.
Le mani di Savino fanno lezione alle nostre astrazioni vacue di piccoli depressi, opportunistici, poeti.

CXLIV

…e piove fuori, nei campi, per strada.
dentro di me, dove prendono forma,
prima che sulla carta, le parole.
Un corteo di colorate gocce.
La mia sveglia comincia senza cambi,
e così termina. Fui a Pompei,
a Villa Adriana, al mare, sul lungarno,
ora, ho, liscio come le mani, il buio.
1 febbraio 2014

anna maria farabbi

 

Giovanni Stefano Savino, I gomiti sul tavolo – anni solari X- Gazebo 2014

Un pensiero su “TRASMISSIONI DAL FARO N.67- A.M.Farabbi: Giovanni Stefano Savino. I gomiti sul tavolo

  1. Grazie di cuore, cara Anna Maria, anche da parte di Gabriella e di Giovanni Stefano Savino, per le tue magnifiche, intense, preziose parole dedicate al più recente libro del nostro poeta Giovanni. E grazie per la stima che porti al nostro diuturno lavoro intorno a Gazebo Libri.
    Un carissimo, sentito augurio anche a te, e un affettuoso saluto, anche da parte di Gabriella e Giovanni, naturalmente. Un abbraccio da
    Mariella

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