Maria Luisa Spaziani: – Quanti mesi da vivere? Lo sanno quelle stelle che tacciono ostinate…- Un ricordo di Alberto Toni

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“Quanti mesi da vivere? Lo sanno / quelle stelle che tacciono ostinate”, scriveva Maria Luisa Spaziani nel suo libro del 2008 “L’incrocio delle mediane”, pubblicato da San Marco dei Giustiniani. Ora che se n’è andata (un giorno dopo Gina Tiossi, la Gina di Montale), di lei resta l’unicità di una voce sempre sospesa tra memoria e sentenza, ironia e autoironia. “Le acque del sabato (1954) appartiene, vorrei dire, alla mia preistoria esistenziale, agli anni in cui ero ancora in famiglia a Torino”. Sono gli anni della giovinezza e delle prime esperienze poetiche, con la rivista “Il Dado”, l’incontro con Montale, raccontato in “Montale e la volpe”: “Raramente mi sono divertita e ho riso come con Montale”, a sfatare il mito di un uomo ombroso e inavvicinabile. La poesia della Spaziani nasce sotto questo auspicio, nel segno di un tardo ermetismo subito rivitalizzato, personalizzato, alla luce delle lunghe frequentazioni con la letteratura francese, e un carattere tutto teso all’individuazione di una cifra stilistica sempre più annodata sui fili della memoria e del viaggio, dei paesaggi (la Francia), tra realtà e metafisica: una realtà interiore lucida e sentenziosa, a volte. Non a caso spesso l’autrice sperimenterà l’aforisma, come concentrato del dire, affabulatorio e graffiante. Ma non basta, perché dobbiamo parlare del suo teatro, poi raccolto nel volume “Teatro comico e no” (2004) o dell’incontro con le grandi poetesse del passato nelle interviste immaginarie di “Donne in poesia” (1992) o ancora dei racconti: “La freccia” (2000). Una vita intera dedicata alla poesia e alla sua diffusione, con il “Movimento-Poesia” e poi “Il Centro internazionale Eugenio Montale”, con l’omonimo premio, un premio itinerante con una sezione dedicata alla scoperta di nuovi autori e una giuria autorevolissima, composta dai più importanti poeti e critici del Novecento. Già, perché con la Spaziani se ne va l’ultima propaggine di quella stagione straordinaria. “Come va?”, le ho chiesto una decina di giorni fa al telefono. “Così, un po’ sì e un po’ no”. Era, ancora una volta, per testimoniare quell’essere sospesi tra vita e poesia (Il “Transito con catene” per dirla col titolo di uno dei suoi numerosi libri). Titoli spesso ossimorici: “Geometria del disordine”, “I fasti dell’ortica”, testimonianza di una duplicità dell’esistere, tra stupore e rigore, luce e ombra, ma sempre nel segno di un dono, di una precarietà vissuta con decisione: “Vorrei morire a teatro come Molière, anche se quella sera non ci recito. / Preferirei la Scala, il regno dei miei fasti / di giovinezza, in palco con Montale”. La poesia, come la vita, recita se stessa: nomina, non nomina, per pudore o tremore: “A passo di lupo sta arrivando una cosa, / una cosa che non ha nome. / Felice? Triste? Inutile domandare. / Sarà inutile anche saperlo”. È la fiducia nel valore del presente, e il non nominato è ciò che non si può sapere, va al di là di noi stessi, quindi è indicibile, innominabile: “Dal mio quaderno aperto mancheranno / i tre versi essenziali di chiusa”. La poesia, dunque, è sempre e soltanto testimonianza di presenza, nella misura della lingua, nella precisione dei paesaggi visti o intravisti nell’esperienza. Che è esperienza di lingua e di ritmo, un ascolto di sé e della storia, come nei versi di “Giovanna d’Arco”: “E mentre già le vesti fiammeggiavano, di colpo Lui mi apparve, era l’Arcangelo / del nostro primo incontro, e il mio stupore / rinacque intatto dai lillà di casa. / «Tu chiamavi piumaggio queste luci / che alle spalle mi spuntano, Giovanna. / Devi sapere: sono pura fiamma / e in cima al tuo destino ti aspettavano»”.

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Alberto Toni

OMAGGIO DI ALBERTO TONI A MARIA LUISA SPAZIANI
pubblicato il 5 Luglio 2014 in VIA PO

(autorizzato dall’autore)

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poesie d'amore

Maria Luisa Spaziani, La traversata dell’oasi- Poesie d’amore 1998.2001– Mondadori Editore

Un pensiero su “Maria Luisa Spaziani: – Quanti mesi da vivere? Lo sanno quelle stelle che tacciono ostinate…- Un ricordo di Alberto Toni

  1. Bellissimo omaggio ad “una voce sempre sospesa tra memoria e sentenza, ironia e autoironia”…credo che lei avrebbe gradito essere ricordata così.

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