Trafitta dalla sua poesia. L’incontro con Fawzi Karim – Simonetta Met Sambiase

pearce leal

©Pearceleal-331

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“Forse tutti i poeti ma anche gli altri artisti e non solo loro, anche chi si occupa di filosofia magari, insomma tutti loro devono essere un po’ fuori del normale” mi dice. “E certo!” – rispondo e mi domando come riesce ad essere così flemmatico Fawzi Karim sentenziando una verità che un po’ di agitazione ti dovrebbe mettere, soprattutto se sei uno dei maggiori poeti iracheni viventi e ti sei appena consegnato all’anormalità. Ma si, si, che hai ragione Karim! Non bisogna spaventarsi dell’arte e potresti anche dirlo a voce alta! Ed invece la voce dell’uomo vestito di lino azzurro accanto a me continua serena a raccontare (in un inglese più flemmaticamente “british” che non si può) piccoli aneddoti di quotidiano e poi cade in silenzio. Fawzi Karim è seduto in una terrazza che sprofonda in un incrocio fra un porto canale ed il mare basso dell’Adriatico, ospite d’onore di una delle tante giornate del Porto dei Poeti 2014. La magnitudine della sua serenità si irradia sul resto della tavolata lunga e legnosa dove gli altri poeti invitati stanno chiacchierando ed ascoltandosi, nell’attesa che cominci la lettura. Sono pochi mesi che la poesia di Fawzi Karim è stata tradotta in italiano in un nuovo libro direttamente dall’arabo, senza l’intermediazione del testo inglese. Le sue poesie arrivano al microfono: vengono presentate in italiano da una voce amica, quella di Giancarlo Sissa, e si aprono mondi di bellezza triste, dove albe e cammini ondeggiano malferme di vita in altri luoghi lontani ad Oriente, e io faccio pace con il mondo che mi regala la gioia di ascoltare Poesia, quella Vera, quella che scortica ogni altra voce per arrivare finalmente ad emozionare. Poi arriva Fawzi Karim a ritmare i suoi versi nella sua lingua madre. E l’arabo delle sue parole prende musica e il poeta cantilena il suo racconto, fermando perfino l’aria del respiro per non perdere la meraviglia di questo cantato di versi. E’ un tempo forato dalla memoria della vita, non può essere definito dal tempo secolare, quello in cui si illuminano le straordinarietà dei sentimenti quotidiani mai persi in un vissuto che ha portato dolore ma che ha anche avuto la grazia di conservare intatta la capacità di amare. Marius Kociejowski nella prefazione del libro di poesia “I continenti del Male e altre poesie ” scrive che “i versi di Fawzi Karim” ci conducono ad un continuum temporale che sembra avere né inizio né fine”. Anche l’Arte è così (forse) senza né inizio né fine, un luogo dove ascoltare una lingua universale cantilenata in versi da un grande poeta.

Simonetta Sambiase.

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steve mccurry- iraq

steve mccurry- Iraq, Iraqi Antiquities Looting,

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Da I CONTINENTI DEL MALE E ALTRE POESIE,  di Fawzi Karim

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O desideri, non posso sottovalutare il vostro gioco,
non posso legare per il collo cavalli imbizzarriti,
che scompaiono dietro le nuvole.
Brucerò più a lungo,
manderò fra me e te questo fumo
così che lo spazio sia
polvere, come quando la vita era innocente.
La mia generazione è segnata da discordie e rancori,
da un martellamento insistente alle tempie, o desideri,
c’è chi, con animo sereno, è contento di vivere su un lago,
chi è morto dentro il proprio cappotto divorandosi le viscere,
e paesi che tornano ad essere girandole che giocano con la sabbia.
Tutto questo è <duro> e se ne va come schiuma marina.

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ctesiphon – taq-kisra

Ctesiphon - Taq-Kisra

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da Faust nella città di Casablanca

1) Prologo e Canto

Nella quiete di una notte araba –
abitata dalla sventura sotto forma di stracci
e da gialli fiotti che i lampioni
riversano sull’asfalto –
dal cupo porticato
dell’Hotel Paris,
mi incammino dentro Casablanca
giocando coi flutti che pulsano senza tregua al ritmo dei miei passi.

Se come me sei un ragazzo
dividiamoci gli stracci,
prima di me calca il tuo passo
e su questa cattiva strada
vaghiamo .

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il sigillo di abu tbeirah

il sigillo di Abu Tbeirah

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L’ultima canzone

Tornerò da te
e dirò: qui mi inebria l’adolescenza,
l’odore della pioggia sui muri.
Il girasole cresce come se dentro avesse
spiriti inquieti. Qui dirò:
mi inebria l’ombra del gelso sui bicchieri.
Canto per i commensali del vino:
ci basta la casa di nostro padre
ci bastano coloro che se ne sono andati, uccisi,
ci basta un’ombra adorna,
un’ombra timorosa nei nostri occhi.
Ci basta la passione degli iracheni, passione persa
senza mai arrivare.
E qui dirò:
sulla tua ripa
proclamo la tua adolescenza,
e con lei la mia impazienza di seguire le tue tracce.
Tornerò da te e nella tua tristezza affonderò le unghie,
e col tuo fango mi tingerò le mani,
e qui dirò:
il tuo caffè amaro mi inebria
e, anche per una sola volta,
mi inebria la speranza.

***

 

fawzi

Nota bibliografica:  Fawzi Karim è nato nel 1945 a Baghdad (Iraq) . Durante l’adolescenza frequentando una biblioteca della città vecchia scopre la letteratura occidentale contemporanea. Consegue la laurea in letteratura araba all’Università di Baghdad e inizia a insegnare alle scuole superiori. Sospettato di simpatie comuniste, ne viene allontanato agli inizi del regime di Saddam Hussein. Nei primi anni ’70 si trasferisce a Beirut e il tema dell’esilio diviene un elemento molto radicato nei suoi scritti, che riflettono il contesto sociale dell’epoca, segnato da conflitti e contraddizioni politiche, ideologiche e religiose. F. Karim, pur non militando in partiti politici, patisce le conseguenze della situazione e questo si avverte nelle sue opere. Torna in Iraq, dove rimane fino al 1978. All’uscita del suo libro Alzo le mani per protesta, la sua opposizione a ogni forma di repressione è esplicita, fatto che lo porta di nuovo, definitivamente in esilio, stavolta a Londra, dove attualmente vive.

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copertina

Fawzi Karim, I CONTINENTI DEL MALE E ALTRE POESIE- Qudu editrice 2014
traduzione a cura  di Al Delmi F.

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RIFERIMENTO IN RETE:

http://qudulibri.wordpress.com/eventi/

https://www.facebook.com/events/640427942714661/?ref=22

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5 pensieri su “Trafitta dalla sua poesia. L’incontro con Fawzi Karim – Simonetta Met Sambiase

  1. Un articolo meraviglioso. Piu’ che un articolo una piccola poesia :- un granello di bellezza che entra nell’occhio e lo fa lacrimare.

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