ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: Arte, artisti contemporanei. EmilioTadini e La distanza

emilio tadini-città italiana

emilio tadini-citta-italiana-1988-acrilici-su-tela-150x200-cm.

Lo lessi un po’ di anni fa e poi, ancora, l’ho letto e riletto più volte. LA DISTANZA, di Emilio Tadini , è un libro particolarmente adatto per chi il quotidiano lo affronta distratto, sparlando più che mettendosi in contatto con la realtà e in ascolto di quanto quotidianamente lo sostiene, intrattiene, lo modella e lo fa (ri)vivere.
Il libro, proponendo la ricerca di un lessico quotidiano all’altezza dei nostri giorni, propone un’interrogazione, a scrittori e autori oltre che a tutti noi, a proposito di parole così abusate e volgarmente traviate e tradite, oggi, tempo di globalizzazione e ingerenze di fatui utilizzi di termini stranieri, al punto di aver fatto perdere alle parole la più sostanziale essenza e la poliedricità del loro cristallo di riflessi descrittori . In qualche modo le spella le parole, le sbuccia, da una crosta di indifferente qualunquismo con cui le si getta nella mischia del parlato , e ripesca la molteplicità del loro corpo vivo saliente. Una resurrezione che vive, attraverso tali parole, “sperandole”, come vuole il significato etimologico del verbo.

 

 .

sperare etimologia.

 

E sarà questo vegliare sul mondo che abitiamo, che darà alle parole “guardiane”, che stanno di guardia e quindi guardano, un corpo, ciò a cui esse con noi tendono e gli oggetti che ci stanno intorno ci rifioriranno lo sguardo, le esperienze, le emozioni di cui tutti i giorni, in modo diverso, il nostro corpo ci fa dono scoprendo la ricchezza del mondo che abitiamo, molto più ricco di come siamo abituati a considerarlo in funzione di misure commerciali troppo striminzite e soffocanti, deludenti e spesso mortifere, per viverlo davvero. Le parole si faranno strumentali e radicali, riconnettendoci a ciò che siamo e sì- amiamo tutti profonda-mente.
In questo libro Emilio Tadini esplora la parola distanza, che nel concreto del quotidiano significa addirittura distacco da tutto, persino da noi stessi. Tadini ci introduce in una posizione nello spazio e nel tempo e ci apre l’occhio mostrandoci come guardiamo gli altri, ciò che ci è prossimo ma consideriamo straniero, forestiero, si diceva un tempo , forse traducendo in lui la nostra paura di ciò che è oscuro, come la profondità della foresta. Ma la distanza è anche la misura con cui ci relazioniamo con il potere, la gestione politica del potere, l’attualizzazione del potere in tutti i settori dell’economia e quindi il lavoro, ma anche della cultura e della produzione d’arte, e la relazione che tutte le altre interseca e riguarda il rapporto con la vita, con le domande cardine che ci dobbiamo porre davanti alla vita e la morte, le nostre paure e l’ossessione del dolore, la perdita, la confusione e ciò che il nostro desiderio vorrebbe annullare. Relativamente alla produzione dell’ arte entra a pieno titolo nella distanza, aprendo le porte a ciò che riguarda il nostro pensiero di bellezza e il suo rapporto con l’estetica, le mappe di un vivere quotidiano in gironi infernali cittadini e in campagne devastate dalla cementificazione in cui si è perso l’orientamento, perché tutto si fa incomprensibilmente più lontano, distante, altro. Tadini si fa guida, attraverso i suoi occhi e i suoi passi, per una più sensibile attenzione a ciò che ci crea e in noi, attraverso di noi, si ricrea in una molteplice reciprocità di riflessi.

fernanda ferraresso

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copertina la distanza tadini

 

Emilio Tadini, La distanza–  Einaudi editore, 1998

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http://francescotadini.net/tag/tadini/

 

2 Comments

  1. puntualmente perfetto il tuo commento,Fernanda.
    n ogni caso…la distanza è utile per vedere meglio,con maggiore obbiettività e senza identificazione nell’oggetto considerato. E’in fondo, un “prendere le distanze da” per rendergli meglio giustizia. No?

    1. io credo che la distanza sia solo mentale, non reale, nella realtà tutto è connesso e non è una battuta, così strettamente che non possiamo immaginarlo, proprio perché, oenso, le dimensioni sono multiple non lineari come siamo abituati a credere. f

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