A COLPO D’OCCHIO- Silvio Lacasella: Antonio Lòpez Garcìa a Palazzo Chiericati

  antonio lòpez garcìa– veduta di madrid  Capitán Haya

View-of-Madrid-from-Capitan-Haya.

Nel mondo dell’arte, tutti hanno sempre saputo che Antonio Lòpez Garcìa è un grande pittore e scultore, non ultimi i suoi detrattori. A frenarne la popolarità, hanno sin qui contribuito, in modo vistoso, almeno un paio di elementi: primo tra tutti la sua volontà di mantenersi sempre in posizione orgogliosamente autonoma e a debita distanza dal fragoroso incedere delle avanguardie, così da segnare una linea di continuità con la grande tradizione pittorica del passato.
Il secondo motivo, non meno determinante, è da individuare nella lentezza esecutiva e nella conseguente esiguità della sua produzione. Infatti, ad un meticoloso e, talvolta, elaboratissimo impianto compositivo, l’artista aggiunge in prossimità del traguardo, anziché un’istintiva forma di accelerazione, un forte rallentamento, quasi a voler stabilire con l’opera una forma di prolungatissimo dialogo finale, capace di durare anche anni.
Ciò risponde ad una condizione caratteriale, però è anche probabile che, assieme al rigore stilistico, egli abbia coltivato una sorta di insoddisfazione e di pudicizia, quasi sempre presente in chi alza l’asticella del confronto. Un approccio visivo e uno stato d’animo interiore che portano ad un altro formidabile pittore figurativo di questi anni (scomparso nel 2011), Lucian Freud, non a caso anche lui meterora luminosa e sola.
Non sorprende, dunque, che le sue mostre siano occasioni rare. Veri e propri eventi espositivi. Oggi ancor più complicati da realizzare, essendosi sollevato, per sola forza di qualità, il velo che ne oscurava il valore. Anche se, a dire il vero, quel velo l’avevano già alzato, ad esempio, le lunghe code di visitatori accorsi, nel 1993, nella capitale spagnola, per visitare la sua memorabile esposizione al Centro Reina Sofia. Il dibattito che ne seguì, spinse Antoni Tapies a dichiarare stizzito che un pubblico poco competente si recava a guardare “una pittura facilona per i nuovi ricchi”. Sollecitato a rispondere, Lòpez Garcìa lasciò nelle parole una verità che, a distanza di anni, è oggi maggiormente percepibile: “Luoghi comuni, che nascondono una pericolosa tentazione alla censura”. L’arte contemporanea, infatti, scorre in un solco scavato, quasi esclusivamente, dal flusso di ciò che si vuol far vedere. Ma la precisione di questo meccanismo ogni tanto si inceppa e, dunque, questo non vale sempre, e non vale per tutti, fortunatamente.

 

antonio lòpez garcìa- la cena

Antonio Lopez Garcia  (4)

   antonio lòpez garcìadonna che dorme

Antonio Lopez Garcia  sleeping woman

antonio lòpez garcìacarmencita con il vestito della prima comunione

Antonio Lopez Garcia  (31)

antonio lòpez garcìa- figure

Antonio Lopez Garcia  (18).

Per l’artista spagnolo, vi è un lontano precedente italiano, nel 1972, a Torino, quando un nucleo di sue opere fu esposto alla galleria Galatea, con una presentazione di Giovanni Testori. Da allora, solo qualche quadro sparso all’interno di rassegne collettive, anch’esse non troppo frequenti. Proprio in questi giorni, a Brera, nell’ambito del Festival “La Milanesiana”, una sua tela, “La cena” (1971-80) – peraltro già inserita nella rassegna dedicata al tema della Figura e del Ritratto, ideata da Marco Goldin nell’ottobre 2012, ad inaugurare la Basilica Palladiana a Vicenza, dopo il lungo restauro – è stata posta di fronte alla “Cena in Emmaus” (1606) di Caravaggio.
Si respira la cultura spagnola in Lòpez Garcìa, tra pittura, letteratura, cinema e teatro. Fatta di presenze e di non meno rappresentate assenze; di luci sospese e misteriose soffiate all’interno del dipinto da un sogno surreale, immediatamente pronto però a riscattarsi nella realtà. Ma si respira anche ciò che egli ha visto strada facendo, quando a vent’anni soggiornò in Italia o attraverso le opere di artisti osservati con attenzione nelle sale dei musei. Ed ecco che la lenticolare e puntigliosa precisione della pittura fiamminga, capace di conferire al più minimo particolare la vastità di un orizzonte, si riversa nella straordinaria libertà naturalistica di Velàzquez, nella cui porosa trama narrativa si intrecciano visioni e meditazioni, in una serie di affascinanti rimandi visivi.
Ecco perché nel momento in cui Marco Goldin ha annunciato che il Comune di Vicenza allestirà, in collaborazione con Linea d’Ombra, negli spazi di Palazzo Chiericati una mostra di Antonio Lòpez Garcìa intitolata “Il silenzio della realtà. La realtà del silenzio” (visitabile dal 24 dicembre all’ 8 marzo) la sorpresa è stata grande.
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Silvio Lacasella

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foto garcia lopez

Antonio Lòpez Garcìa
Mostra a Palazzo Chiericati – Vicenza
24 dicembre 2014 – 8 marzo 2015

RIFERIMENTI IN RETE-

http://infoinrete.com/vicenza-lopez-garcia-il-piu-grande-pittore-figurativo-al-mondo/

 

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Un pensiero su “A COLPO D’OCCHIO- Silvio Lacasella: Antonio Lòpez Garcìa a Palazzo Chiericati

  1. Illuminante e interessante, una vera scoperta per me. Mi dispiace che un artista che ammiro come Tapies si sia espresso in questi termini. Gli spazi pittorici di Lopez Garcia mi sembrano sollecitare lo sguardo ad andare oltre la raffigurazione pittorica: è come si aprissero ulteriori spazi, alcuni inquietanti ed angosciosi, altri profondi e colmi d’interrogativi. No, non mi sembra trattarsi di pittura facile, tutt’altro: è molto complessa e, come sottolinea bene Silvio Lacasella, colma di rimandi.

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