La stasòun dagli amòuri biénchi- nota di lettura di Narda Fattori

jessica tremp

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Da  La stasòun dagli amòuri biénchi di Annalisa Teodorani
E’ cór in pèsa

La tremasòun m’e’ cór d’un burdèl
l’è e’ vént
tra ‘l fòi tèndri de zarìs.
Mètsi e’ cór in pèsa
l’è cumè stè so dop una févra
ciapè e’ vòul
un dè ad setèmbri.

Il cuore in pace
Il fremito al cuore di un bambino / è il vento / tra le foglie tenere del ciliegio. / Mettersi il cuore in pace / è come destarsi dopo una febbre / spiccare il volo / un giorno di settembre.
*

Una primavera

A t rigàl una primavera
ch’l’è snò una paróla
ma tìnla dacòunt
ch’la fiuréssa par tótta la vóita.

Una primavera
Ti regalo una primavera / che è soltanto una parola / ma tienila da conto / che fiorisca per tutta la vita.

*

Eterna primavera

L’instèda di burdéll
la i à una móccia d’an
e la nòsta l’è
un’eterna primavera.

Eterna primavera

L’estate dei bambini / ha un mucchio di anni / e la nostra è / un’eterna primavera.

Invérni

Una luce t’una chèsa
sèmpra piò in chèva
e’ régid, la nòta
e’ carnàzz ma la porta.

Inverno
Una luce in una casa / sempre più lontana / il freddo, la notte / il catenaccio alla porta.


Ém cmóinz senza guardès
ém finói senza dì gnént.


Abbiamo cominciato senza guardarci / abbiamo finito senza dire nulla.

*

Ma sta vóita

M’ e‘ vént
ch’e’ pénta l’érba ti cantìr
e che e’ scavècia e’ furmantòun.
Ma sta vóita
che piò ta i mèt al mèni dròinta
e piò che ta gni tróv un vérs.

A questa vita
Al vento / che pettina l’erba nei campi / e che scompiglia il frumento. / A questa vita / che più ci affondi le mani / e più che non sai darle un verso.

.

jessica tremp

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In questo libro di poesie la figura ancora adolescenziale della poetessa che inganna fisicamente la spirale del tempo, ( biograficamente giovane ma certamente non più ragazzina ) si rivela addolcita, come se avesse perduto gli unghioni del rapace capace di vedere nitidamente da altezze vertiginose fin sotto le radici e avesse indossato guanti per non ferire, per non ferirsi più. Memore.
In Romagna si trova qua e là qualche gelso, residuo della familiare produzione dei bachi da seta, produzione cessata alla fine degli anni cinquanta. C’erano gelsi che producevano more scure, che lasciavano museruole rossastre sulle labbra e attorno alla bocca, e gelsi dalla mora bianca dal sapore aspro finché raggiunta la maturazione cadeva spappolandosi.
Cogliere il brevissimo lasso di tempo fra maturazione e marcescenza era un’impresa fortunosa.
Ecco spiegato il titolo del libro: il non giungere mai a tempo giusto agli eventi, ora presto, ora troppo tardi , e segnalare questa sfasatura come si vivesse due vite.
Dopo l’ultimo libro “ Sôta la guaza” ( 2010 ) bellissimo e tratteggiato sugli eventi dolenti, per caso e per necessità, in questo incontriamo un ‘ Annalisa non ancora pacificata e neppure resa , però paziente, melanconica e lieve : un fuoco che ormai langue sotto la cenere. Quasi un ossimoro. Ma se osserviamo la quantità della cenere e le scintille che sprigiona, comprendiamo appieno il filo che corre lungo le pagine del libro che si apre con:
Par tótt al pianzéudi, par tótt i fùgh
Par tótt al pianzéudi
ch’a l n’à tróv niséuna cunsulaziòun
e par tótt i fùgh ch’i s’è smórt da par lòu
ma pròima i s’è purtè via inquèl.
Per tutti i pianti, per tutti i fuochi
Per tutti i pianti / che non hanno trovato alcuna consolazione / e per tutti i fuochi che si sono estinti da soli / ma prima si sono portati via tutto.

Questo exergo dà ragione alla riflessione sopra esplicitata; la poetessa è consapevole dei suoi dolori inconsolati , dei fuochi che l’hanno arsa lasciando un terreno nudo e qualche radice cui restare abbracciata. Il terreno s’è spogliato del superfluo ma è rimasto capace di radicarsi anche con due fili d’erba fra i sassi e coltiva l’innocenza dei bambini e la bellezza della primavera, stagione più volte nominate come se la Teodorani fosse ancora in attesa di una fioritura, delle more bianche pur con la consapevolezza di giungere fuori orario.
Augura anche al lettore la lunga primavera, come un dono che arriva di soppiatto, non richiesto.
Eppure quando ritrova la sua voce ferma e concisa , ci dice quanto ci ha abituato a dire:

Ém cmóinz senza guardès / ém finói senza dì gnént

Abbiamo cominciato senza guardarci / abbiamo finito senza dire nulla. che fa il paio con questa.

L’éultum cécch
A t’ò vést te spèc / sal mèni tal bascòzi ta m’aspitìvi. / A m’u n so vultè / ò scambié par amòur
l’éultum cécch / te fònd de bicìr.

L’ultimo goccio
Ti ho visto nello specchio / con le mani nelle tasche mi aspettavi. / Non mi sono voltata / ho scambiato per amore / l’ultimo goccio / nel fondo del bicchiere.

Potremmo dire che come sempre Annalisa non si è risparmiata, forse ha imparato a difendersi dall’urto dei dolori, dei disagi, dell’ insofferenza.
Paga la maturità di donna concedendo qualche immaturità letteraria, là dove eccede in “buonismo”.
Occorre leggere con attenzione il libro per cogliere queste rifrazioni di luce che illuminano e abbagliano spesso. Sono tante le poesie dove compaiono bambini, ( i suoi nipoti, probabilmente) creature di fate e di fiabe, creature dalla lunga primavera.
Ma lei stessa si spoglia di ogni pudore associando il grembo della madre all’articolazione della parola: la parola, ora , ha sostituito il suo bisogno di essere figlia e anche quello di essere madre.
Frugando in questo materiale”fragile”, Annalisa ha sentito il bisogno di un volo libero di futuro.
Se lo augura anche per sé; leggete la poesia “ La ròndna”: “ Ta la truvarè/ magari in chèva m’un insògni/ cumè pròima ad svigès/ e dop ta n ciudarè piò i òcc / pòsta che la n vàga vèa” ( La rondine. La troverai/ magari in fondo a un sogno/ come poco prima del risveglio/ e dopo non chiuderai più gli occhi/ affinché non se ne vada.)
Mi è sembrato superfluo dire della lingua in cui scrive Annalisa; è un romagnolo ruvido e poco incline ad ogni forma di vaghezza; usato in questi versi che si sono fatti più corposi e disponibili alla comprensione; in questa lingua è diventata maestra conservando una vena di autenticità e di libertà nei confronti degli illustri poeti concittadini ; rispetto al lirico Fucci , Annalisa ha l’ asciuttezza di Nino Pedretti. Ma non mi interessa andare a cercare ascendenze culturali; Annalisa è poeta e dice del suo mondo con le sue parole.
Credo di poter rispondere a chiusura di questa breve nota di lettura che le poesie di Annalisa ripropongono la visione del suo mondo ma è nostra contemporanea e quindi la sua non è poesia della memoria: i suoi catenacci chiudono all’esterno o all’interno anche noi; il suo gelido inverno chiude anche noi nel gelo di una solitudine ormai invincibile.
Con questo dono dolente ci lascia : “ E’ mi cor l’è un pulsòin/ una févra/ sotto una muntàgna ad piommi” ( Il mio cuore è un pulcino/ una febbre/ sotto una montagna di piume.) Ho pensato a un pettirosso che frequenta il mio giardino, d’inverno , saltellando inquieto, con le piume arruffate, in cerca di briciole e calore, col cuore fibrillante.

Narda Fattori

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“La stasòun dagli amòuri bienchi”: la nuova raccolta di poesie di Annalisa Teodorani Eventi a Rimini

Annalisa Teodorani – Annalisa Teodorani è nata Rimini nel 1978, vive a Santarcangelo di Romagna. Esordisce nel 1999 con la  raccolta di versi in dialetto romagnolo “Par sénza gnént”, Rimini, Luisè cui fanno seguito “La chèrta da zug” (La carta da gioco), 2004 e “Sòta la guàza” (Sotto la rugiada), 2010 entrambe per i tipi del Ponte Vecchio di Cesena con cui, nel 2013, dà alle stampe la seconda edizione del libro d’esordio. L’autrice è compresa nel saggio a cura di Pietro Civitareale “Poeti in romagnolo del secondo Novecento”, Imola, La Mandragora, 2005 e, a cura dello stesso autore, nella selezione antologica eponima uscita nel 2006 per le edizioni Cofine di Roma.

La Teodorani è presente anche nel Dizionario dei poeti dialettali romagnoli del Novecento, a cura di Gianni Fucci e Giuseppe Bellosi, Villa Verucchio, Pazzini, 2006  oltre che nell’antologia in lingua inglese “Poets from Romagna”, uscita nel 2013 per la casa editrice gallese Cinnamon Press. Recensioni alle sue opere sono comparse su riviste specializzate quali Il Parlar franco, Confini, Graphie. Ha partecipato ad alcune edizioni del festival di poesia La punta della lingua, Ancona e nel 2013 è stata ospite del festival Cabudanne de sos poetas, ovvero il Settembre dei poeti presso Seneghe in Sardegna.

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Annalisa Teodorani, La stasòun dagli amòuri biénchi-  CartaCanta Editrice Forlì

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ALTRI RIFERIMENTI IN RETE:

http://www.riminitoday.it/eventi/cultura/annalisa-teodorani-raccolta-poesie-dialetto-santarcangiolese.html

 http://www.parcopoesia.it/la-stas%C3%B2un-dagli-am%C3%B2uri-bi%C3%A9nchi#.U6bj1kA-ahp

Un pensiero su “La stasòun dagli amòuri biénchi- nota di lettura di Narda Fattori

  1. Breve passaggio, bellissima scoperta. Resto con gli occhi aperti per non farla scappare…
    Grazie

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