VERSO DOVE- Aldina De Stefano e Vittoria Ravagli

vittoria ravagli – in un fiordo alle lofoten

vittoria ravagli.

La parola nasce in cammino – Aldina De Stefano intervista Vittoria Ravagli

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A. Sono molte le cose fatte assieme, in questi tanti anni di sorellanza, a volte turbolenta.
A te devo l’avermi spesso stanata, con garbo, dal mio piccolo eremo, per incontrare altre donne, a Sasso, o a Bologna. E mi hai sempre accolta, ospitandomi a casa tua.
Che ne dici se adesso rovesciamo le parti? Vieni tu qui. Facciamo una camminata. Ti va? Ti conduco io, per una volta.
V. Sì, mi va, camminiamo insieme

A. Sei capace di abbandonarti, di affidarti a qualcuno?
V. Lo faccio in momenti di necessità. Sono sempre stata fortunata in questo.

A. Chi c’era a sostenerti nei tuoi primi passi, gatton gattoni?
V. Mia madre immagino. Sono nata nel ’42, un periodo difficile…

A. E quale il paesaggio… domestico? un appartamento, una città…
V. Vivevamo a Bologna al quinto piano di una casa vicino alla ferrovia.

A. Il tuo sguardo spaziava su che panorama, o piccole cose?
V. Un panorama da città, abbastanza aperto. Mi piaceva il nostro terrazzino con le rose e qualche bel rampicante. Sotto il cortile, luogo amato, dove stavo con altri bambini a giocare.

A. Mi fai immaginare la tua infanzia?
V. Ho selezionato i ricordi belli. In particolare alcune feste, la befana, il natale… Erano giorni in cui i miei genitori facevano di tutto perché noi – tre bambini – vivessimo il nostro sogno, la favola.
Poi ricordo l’arrivo dei pochi amici di mio padre, gli inviti a pranzo, la lunga preparazione con la mamma, la sala, l’apparecchio, i cibi speciali e loro, gli amici, in particolare un poeta, dolcissimo.

A. C’è una foto di te, che ti è molto cara? Vorrei confrontarla con la Vittoria che ho ‘fotografato’ solo con un lungo sguardo, tempo fa, a Sasso, durante un convegno organizzato da te. Non ti avevo mai vista, e attirò la mia attenzione una donna seduta in disparte, defilata, appartata, ma non isolata. Eri serenamente pensosa.
V. Eccone una. Ho dietro le colline, il verde. Ho l’aria serena. Ne ho molte di foto che amo. Questa mostra una parte di me che mi piace.

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dalle colline si vede sasso marconi

e là sasso marconi.

A. Ricordo anche una breve camminata, fatta assieme in seguito, nel boschetto sopra la tua casa a Sasso.
Camminare, mettersi in movimento per il solo piacere del camminare, senza una meta, ti appartiene?
Sei capace di goderti l’ozio, di svuotare il tempo?
O devi comunque prefiggerti una meta, e riempire il tempo, e gli spazi?
V. Mi piace molto camminare liberamente, senza obblighi ed anche oziare, contemplare, guardare la bellezza della natura intorno. Della mia casa nella collina amo l’aia più di tutto, una stanza senza soffitto e pareti, il luogo più bello.

A. Pare che solo nella pazzia, nell’ innocenza, nel sogno, o in stato di ebbrezza, formuliamo la verità.
Per me anche il camminare in montagna riconduce all’autentico, alla parola vera, originaria.
In quale stato tu dici la verità?
V. Troppo spesso, direi. E’ un pregio ed anche un difetto il bisogno di verità. Questa necessità è più forte quando soffro ed ho bisogno di fare chiarezza dentro e fuori. I grandi spazi mi fanno sentire più pura, parte dell’ universo. Amo molto la montagna.

A. E invece in che relazione sei con il silenzio?
V. Ci sono dentro, passo molto tempo in silenzio in questo mio luogo bellissimo. A volte però mi pesa. Mi sembra vuoto più che silenzio. Allora cerco gli umani o parlo con i miei animali.

A. Ora, vedi, in questo sentiero, ad ogni incrocio che può disorientare c’è una pietra sull’altra, ad indicare il percorso giusto. Si chiamano ‘omini’di riferimento. Quali punti di riferimento hai tu per non perderti?
V. Non so dirti. Forse sono scritti dentro, qualcosa sa scegliere per me, l’amicizia, la chiarezza, l’amore.
Punti fermi, ma nei momenti di crisi tutto si dilata, mi sembra di aver muri intorno e vuoto, vuoto incolmabile. Poi passa…

A. Seguiresti d’istinto la strada più battuta o ti avventureresti prendendo una scorciatoia? La montagna, sai, è da sempre metafora della vita!
V. Sceglierei il paesaggio più bello.

A. Fermiamoci un attimo a prender fiato, prima che ci venga un coccolone! Così possiamo guardarci intorno, e dentro. Ma tu, Vittoria, chi sei? Di te so cosa fai, ma non chi sei. Socievole? Schiva? Discreta? Timida? Ballerina di prima fila? Domatrice?….
V .Escluderei la timida, la ballerina e la domatrice. Poi sono, a seconda dei momenti, socievole o schiva, dipende molto da quelli che sono con me, se posso essere libera di esprimermi o se debbo “recitare”. Allora divento chiusa, fredda e distante.

A. Adesso ci infiliamo in questa calda pietraia ripida. Stai attenta. E’ zona di vipere. Tu le sai riconoscere, quelle velenose? Intendo di persone!
V. Se uso l’istinto le riconosco subito. A volte voglio mettere in prima fila la testa, il ragionamento. Allora ci metto tempo e i dolori non mancano, le delusioni cocenti.

A.Che cosa temi più? La malvagità, la stupidità, l’ignoranza?
V. La malvagità, che spesso è sottile, in un ambiente di persone istruite, di “intellettuali”.

A.La tua casa è stracolma di libri. Se tu dovessi infilarne uno solo nella zaino, a quale non rinunceresti?
V. Alle poesie di Joyce Lussu, non perché siano le più belle, ma perché parlano di una vita appassionata, attiva, di lotta e di amore, fatta di errori e di luce. La sua poesia mi dà energia, mi ci riconosco a volte.

A.Temi d’essere dimenticata?
V. No, non c’è motivo perché sia ricordata se non da parte di chi mi vuole profondamente bene. Alcune persone quindi.

A.Cosa vorresti fosse ricordato, di te?
V. La mia passione per quello che faccio, le mie idee, il mio amore forte per quello, quelli, che amo.

A. Hai scritto molto per le altre. E per te? … Riserbo? Ritrosia?
V. Senso chiaro del limite. Quello che scrivo e che mi piace è qualcosa di molto semplice, umanamente importante per me e pochi/e altri/e. Sento che uno dei compiti che la vita mi ha dato, nel mio piccolo piccolo essere, è quello di fare conoscere persone per me interessanti, di metterle in contatto, di intessere incontri per arricchirci interiormente.

A.Dopo la curva, c’è un piccolo rifugio. Con chi lo condivideresti?
V. Anche qui dove vivo è un piccolo rifugio. Lo vivo con Ermanno. Di fianco la famiglia di mio figlio con Ninni, che mi fa luce.

A.C’è, sul tavolo, il quaderno delle firme e di brevi considerazioni. Cosa scriveresti?
V. E’ stato interessante, felice e doloroso allo stesso tempo, ma molto interessante.

A.Potresti anche lasciare qui uno dei tuoi raffinati librini autoprodotti. O ne sei gelosa?
V. No, lo lascerei volentieri.

A. Il tuo rapporto con la scrittura manuale, e con il computer.
V. Quando debbo scrivere qualcosa che mi impegna molto, prima lo faccio su di un uno dei miei quadernini, spesso regalati da amiche. Il computer mi è molto utile per i tanti rapporti che tengo con amiche anche lontane, per mail.

A.Cosa o chi ti può rovinare una giornata?
V. La cattiveria di qualcuno, fine a se stessa.

A. Cosa o chi, invece, ti rallegra?
V. Di solito la natura, o una mail o una telefonata inattesa, o una corsa qui di Ninni che mi bacia sulla testa e fugge, o un discorso sereno di Ermanno..o altre cose piacevoli come un incontro tra donne in sintonia.

A.Appesa c’è una carta con le quattro direzioni. Certo, segna il nord, sud, est, ovest. Ma facciamo che sia anche altro. Quale direzione hai seguito e perseguito, e a quale sei fedele tutt’oggi?
V. Una direzione di terra e di aria. Quello che mi conduce all’essenza dello spirito mantenendo forte il legame, l’unicità, col corpo, con la terra.

A.Ci fermeremo a dormire qui. Ti va?
Cosa hai messo nello zaino? L’essenziale? Il superfluo? Come imbandiresti questo tavolo?
Saresti capace di abbandonarti ad un goccio di vino, e a qualcosa di animale sulla griglia?
V. L’essenziale, come fa il matto dei tarocchi – la mia carta preferita – col suo fagottino in fondo al bastone.
Il tavolo è un tovagliolo sul prato. Berrei più che un goccio di vino. Mi piace quel po’ di stordimento che mi può dare qualche dito di vino rosso buono. Nessun animale sulla griglia.
A. Sei capace di accendere il fuoco? Voglio dire, quanta parte di te selvatica ti è rimasta?
V. Sì, lo so accendere. Buona parte di me è rimasta selvatica. So di doverla ascoltare, assecondare, questa parte forte, che mi sa consigliare.

A.Temi la solitudine? Quali le tue paure?
V. Per ora no. In futuro non so, quando sarò più vecchia, quando avrò bisogno più di ora degli altri.
Temo sarà difficile, non so. Ma tutto ha una sua armonia se si lascia fare al tempo. Spero nell’autonomia, nella
pace interiore; vorrei continuare a vivere nell’accettazione della vecchiaia. Spero che se mai un giorno vivrò una situazione inaccettabile per la mia dignità, allora mi sia possibile decidere la mia fine senza dovermi nascondere.

A.Forse non si ripeterà un’occasione così, Vit! Cosa ancora non hai detto, o taciuto, o volutamente censurato?
V. Vorrei raccontare la mia esperienza di vita quando negli anni delle cooperative agricole facemmo la nostra esperienza con gli animali . Una storia che mi ha dato dolore ma anche tanta gioia e mi ha insegnato moltissimo, mi ha fatto trovare me stessa. Ne parleremo in un’altra occasione, se ci sarà. Credo che ora i ragazzi, in questa società disperata, dovranno riprovare esperienze simili, in modo più consapevole, più prudente.

A.Qui c’è un foglietto, uno solo. A chi scriveresti?
V. Davvero non saprei. Forse ad Elisa, una mia amica molto cara che vedo troppo poco o ad Anna Farabbi
amica-poeta e non solo, voce della madre terra.

A.Dormiremo poco, rassègnati. Il fumo della legna umida riempirà la stanza, i ghiri passeggeranno sul tetto, strani rumori ci faranno sussultare. Avremo un tempo lento. Mi racconteresti di te?
Della tua conversione al mondo delle donne, alla Gimbutas, alla poesia. Del tuo più intimo temperamento…
Mi racconteresti ciò che a nessuno hai mai raccontato?…
V. Sì, certo, ti racconterò la mia vita, per quanto ricordo. Molto l’ho cancellato. Ma tu mi conosci parecchio, conosci il mio carattere non proprio facilissimo, come il tuo del resto…
Bella l’idea di una conversione al mondo delle donne. Più che altro mi sono affrancata da quello degli uomini, ho conosciuto me stessa, i miei bisogni, ho trovato la forza, ho riconosciuto la mia personale forza. E quella grande che sanno sprigionare le donne insieme. Da lì gli incontri di donne, i Tempiquieti, i convegni, le letture e tutto il mondo delle donne, con le amicizie, le sue gioie e i dolori…

A.Stai tremando, Vit! Hai freddo? Avvicinati al fuoco. E a me. Il tuo corpo accanto al mio si scalderà. Funziona sai? Che dimestichezza hai con il tuo corpo, e con quello degli altri? Hai imparato ad adottare ‘la misura del riccio’? Ricordi, credo sia una teoria di Shopenauer. La giusta misura è stare non tanto vicini per non pungersi, e abbastanza per scaldarsi! Funziona anche nella vita.
V. Il mio corpo, così imperfetto, mi rassomiglia. Non lo tengo in molta considerazione, è uno strumento vivo più o meno piacevole a seconda delle situazioni. Così come quello degli altri. La misura del riccio l’ho imparata da te e da quando tu me l’hai spiegata, cerco di applicarla ai rapporti con gli altri. Non sono molto portata a “misurare” ma capisco che l’essere troppo aperti, generosi, crea problemi con chi di questo approfitta. Quindi viva il riccio!

A.Funziona anche questo silenzio che unisce.
V. Sì, il silenzio dice molte cose, molte più delle parole, a volte.

A.Ci sono tanti libri che raccontano di donne ‘speciali’. Tu lo sei. Ti dico qualche titolo: ‘fuori norma’, fuori canone’, ‘le ribelli di Dio’, ‘donne selvatiche’, ‘le sovversive’, ‘le eccentriche’…. in quale di questi ti sentiresti al posto giusto?
V. Grazie Aldina. Se debbo definirmi direi “diversa”, mi sento un’indiana, di quelle delle riserve.

A.Conosco, e riconosco, il tuo ruolo di abile, appassionata, instancabile promotrice, organizzatrice, autrice , tessitrice, di eventi che hanno segnato il cammino a molte di noi. Eventi che però mai si possono annoverare tra gli sterili, faraonici, autoreferenziali, ‘eventifici’. Sempre mirati per crescere, conoscere, sostenere, condividere…. ma non ti stanchi mai? Quante le soddisfazioni, e le amarezze, le delusioni, i fraintendimenti? La voglia di mollare o resistere?
V. Tanto di tutto Aldina. Questi incontri mi fanno procedere come lungo un cammino che percorro mai sola.
Mi stanco molto, gli anni mi tolgono energia fisica e di questo sto tenendo conto, a fatica.

A.Mi sembri a tuo agio, immersa nella natura. La tua scelta di vivere a Sasso, in mezzo al verde, è stata una scelta, un caso, un progetto?
V. Ho vissuto in città per tanti anni sognando sempre la campagna, la natura, lo spazio libero. Finché la vita mi ha fatto arrivare – e non per caso – a Sasso Marconi . Fu qui, nei suoi meravigliosi dintorni, tra le sue colline, che fondammo la cooperativa agricola negli anni ’80. Qui c’è la mia valle e il suo vento sottile, che veglia sulla mia vita.
Qui ho messo le mie radici, questo è il mio posto.

A.Cito un passo dell’Ecclesiaste, te lo … canto come fosse una ninna nanna:

‘Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace’.

A.Che tempo è il tuo, ora?
V. L’Ecclesiaste… Sì, è vero, ci sono cose che hanno il loro tempo giusto. Ma non tutto. Certo c’è quello per nascere e quello per morire, per chiudere il cerchio. Mai per demolire, sempre per ballare, per abbracciare, mai per uccidere, sempre per costruire. Ma ci sono giorni che gemo e ballo, che rido e piango.
Se debbo definire questo tempo non utilizzo le parole dell’Ecclesiaste. Il mio tempo è quello della preparazione al passaggio oltre, un tempo che non so quanto sarà lungo ma che è iniziato: cerco di allontanarmi dalle emozioni negative, di tagliare e scegliere, di selezionare, di fare più leggera la mia presenza ; il tempo cala veloce ed in questa azione di “ripulitura”, mi impegno.
Come scriveva Paola Febbraro:

bisogna imparare di nuovo
dove poggiare le cose dentro e fuori di noi
e bisogna imparare ad allontanare e ad avvicinare
sia cosa ci fa bene sia cosa ci fa male
e bisogna imparare ancora
ad avvicinare e ad allontanare
sia chi ci dà del bene che chi ci dà del male

(14 gennaio 1997 – “La rivoluzione è solo della terra” Ed. Manni 2002)
.

A.Domani mattina dobbiamo salutarci. Io … io resto qui. A ripensarti in silenzio. E tu ….verso dove …
V. Verso la mia valle, a casa.

 
Aldina De Stefano – 27.5.2014

.

nei dintorni di sasso marconi- il fosso del diavolo

fosso del diavolo.

POESIE – Vittoria Ravagli

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Ballano in cerchio i cinghiali
e i cervi si incontrano
nelle notte di luna piena
alla Casa del Vento.

Forte il profumo
della menta nei fossi
Son d’oro i ciuffi delle ginestre
e i cieli rosati e viola,
quando arriviamo
a salutare il sole.

“Torneremo domani,
è vero nonna?”

Il vento mescola le pagliuzze
del sole morente
e della luna che nasce chiara,
dalla collina

La minuscola mano
che mi trattiene
mi guida verso la strada
senza tempo
di lavanda e ginestre.

vittoria ravagli- attimi di libertà
vittoria nel giallo
 .

BALLO

Col grembiulone a quadri
stretti gli occhi a fessura
ballo
nel sole che inonda l’aia

ritmo veloce
strette le mani ai fianchi

battono
i piedi nudi
sul mio cuore tamburo

ballo
libero il corpo
ritrovo il sogno
gonfia la gonna,
s’alza danza ricade

ballo

batte
cuore-tamburo, a festa

..

vittoria ravagli – i tramonti della mia valle

2012 dicembre è la mia valle in un tramonto.

Metamorfosi

 

Ed esce l’altra,
la donna della terra,
quella del bosco e della luna,
quella che canta e piange
storie vecchie di sempre:
le sue, le vostre,
che non osate raccontare.

Quella che torna ansante,
trasfigurata,
nel ventre della sua terra.

*

Landai felice

Ringraziamo il nostro cielo
per i giorni tranquilli di pace e tenerezza

**

 

foto sardegna V. R.

Notizie biografiche

Sono nata nel 1942 a Bologna, vivo a Sasso Marconi.
Alla fine degli anni ’70, mio marito ed io, abbiamo lasciato l’ente di ricerca dove lavoravamo ed abbiamo creato una cooperativa agricola, un allevamento di capre: una esperienza intensa ed importante che ci ha coinvolti, come tanti in quegli anni. Da lì il mio legame forte con la terra.
Nel 1993 ho fondato il Circolo Arci Luna che si è poi trasformato ne “Le Voci della Luna”: le Voci erano le varie arti, la Luna era il nostro nume. Non solo poesia, ma pittura, musica, artigianato, teatro. Ho poi dato vita al premio Renato Giorgi, un importante premio letterario nazionale e un anno dopo é nata la rivista Le Voci della Luna, che ho diretto per molti anni.
Nel Circolo, col passare del tempo, la poesia ha prevalso sulle altre arti. Molte le iniziative culturali che vedevano la poesia come punto centrale.

Da parecchi anni mi interesso alla cultura legata alla Dea madre. Mi appassionano la vita e gli scritti di Joyce Lussu, di Ambar Past, di Maria Lai e di altre donne a cui mi sento particolarmente vicina; mantengo vivi rapporti con persone della nostra o di altre culture cercando di coglierne le ricchezze e le diversità. Ho organizzato e organizzo convegni e iniziative su questi temi. Amo la poesia.

Faccio parte di un gruppo di donne, il gruppo Marija Gimbutas, che si occupa dei temi legati alla vita delle donne. Organizziamo incontri pubblici, facciamo iniziative di piccolo teatro.
Nel 2013 e 2014 bellissimi incontri di Landais, una forma poetica di origine afgana, usata per denunciare le violenze sulle donne, di cui Cartesensibili ha dato ampio resoconto.

Nell’estate scorsa e durante la primavera del 2014, con un gruppo di donne, abbiamo scritto una “Guida sentimentale”di Sasso Marconi: è stata una bellissima esperienza di scrittura collettiva autogestita che continuerà: ne abbiamo fatto una lettura spettacolo che ha avuto grande successo; condivideremo altre passioni, storie.

Negli ultimi anni ho organizzato incontri di donne su tempi importanti, che coinvolgono la nostra vita: i Tempiquieti a Ca’ Vecchia, sulla madre, la vecchiaia e la morte, la spiritualità…

Scrivo sulla rivista Le Voci della Luna. Collaboro con passione a Cartesensibili.

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Vittoria Ravagli al lavoro  con …

con anna maria farabbi

… Anna Maria Farabbi

8 marzo con il gruppo gimbutas

…con il gruppo Gimbutas

gruppo gimbutas

…con Camilla Iaconi

Vittoria con Fedrica Trenti

…con Federica Trenti

PresentazioneBiblio

con Federica Trenti presentazione Biblio del ibro di Joyce Lussu

con Ambar Past e Aldina a Ca’ Vecchia

…con Ambar Past e Aldina a Ca’ Vecchia

12 Comments

  1. Oltre la tessitura privata, il filo di Vittoria Ravagli negli anni, nei decenni, ha avuto una forza pubblica esemplare, di onestà intellettuale e solidale, di congiunzione e diffusione, di iniziativa, di invenzione. Sempre con coerenza colta, rigorosa, austera e suggestiva. La sua opera che splende tra le carte è questa: ciò che in interezza si rivolge alla comunità tutta, con scelte e rinunce, salde e limpide.
    L’intervista non attraversa queste trame lucenti e dolorose, entra nei meandri dell’officina interiore.
    Alla nuova generazione indico che questa è solo la prima intervista. E’ necessario che Vittoria narri l’opera altra, quella irradiante, a tratti solo superficialmente citata nella biografia finale.
    Sarà lì il fondamentale ascolto.
    anna maria farabbi

  2. grazie Anna, il tuo scritto dice di me cose davvero troppo belle. Ma racconterò volentieri, se la mia esperienza potrà essere utile a qualcuna/o. Tu resti per me una luce, un riferimento importante. E sono grata ad Aldina, a Fernanda, a tutte voi, per questo affetto. Penso alla cura di Fernanda per rendere bello questo scritto e ne sono commossa.

  3. il gruppo lavora bene perché c’è affiatamento e anche perché, e te ne sono grata, gli elementi di discussione, anche forte, non sono risultati barriere ma uno scontro che ha portato ad una maggior chiarezza tra noi e anche all’affetto, perché stimando la persona e cogliendone la sostanza reale, l’ampiezza di pensiero e le capacità di coinvoglimento non era possibile non provare appunto un sentimento oltre la simpatia. Confermo le note di Anna e anche qui ribadisco che in cartesensibili le persone non si mostrano in un modo e poi sono altro, Vittoria Ravagli conferma questa coincidenza ed è per me motivo di grande rispetto.
    f.f.

  4. Carissima Vitt, meraviglia di una Donna, ho letto con interesse la bella intervista, per la quale ringrazio te, Aldina e Fernanda. Ne emerge una figura coerente e luminosa, come la conosco o la immagino. Magari ce ne fossero di più come te!

  5. sì, certo. questo è un inizio. ci siamo messe in cammino. vittoria, fernanda ed io abbiamo aperto un sentiero poco frequentato. indicato un paesaggio nascosto. a voi proseguirlo, e zoomare su altri paesaggi interiori di vitt.
    con molto affetto
    mandi! aldi

  6. Carissima Vittoria, Aldina carissima, davvero ci hai, ci avete donato straordinarie pagine di vita e poesia, profonda riflessione e commovente scrittura (di vita, dalla vita), sulle quali tornare a riflettere, interrogarsi, per le quali rendere grazie a te, Vittoria, a voi, che ce ne avete fatto dono.
    Un grande, grande augurio ad entrambe, con un abbraccio, pure per la nostra preziosa Fernanda,
    Mariella

  7. Mariella!
    Mariella! che gioia leggerti, ascoltarti, sentirti!!!
    ci siamo, siamo vive!
    e sono io, a ringraziare te, con tantissimo affetto, aldina

  8. Tontissima come sempre, è la seconda volta che ci provo. Per dire che Vittoria è la donna che, con appena altre due o tre, mi ha fatta quella che sono, nel senso essenziale di felice consapevolezza del mio genere. Dal suo ‘romantico’ (ma io lo sento più un luogo arcano di meditazione) rifugio di Sasso da anni e anni e anni butta in giro raggi potenti di poesia (convegni, seminari, laboratori, riviste, premi…), di riflessione acuta e spesso nuova (da Joyce Lussu a Maria Lai, a…), di iniziativa fattiva e coraggiosa (la prima piazza d’Italia che si chiami Marija Gimbutas, gli 8 marzo con incredibili cose di donne dal mondo e da Sasso, studio della Grande Madre attraverso laboratori di ceramica e… e…) che coinvolgono genti quasi sempre bellissime dai quattro cantoni del mondo, fanno rete, insegnano a stare insieme e a pensare/capire insieme. Lei è un perno, intorno la ruota gira e si allarga. Necessario perno, che sa pensare in poesia ed agire con precisione, delicatezza, attrazione cinetica. Negli ultimi tempi mi è venuta una curiosità speciale per i suoi versi. Voi la sapete quella che in casa del calzolaio si va scalzi, così in casa di una donna che promuove dappertutto la poesia, poco si è ascoltata la sua-di-lei poesia. Bene a farne comparire qualche verso qui, ma… qualche altro non ci dispiacerebbe. Grazie Vitt, grazie Aldina, grazie donne amiche di Vitt, grazie donne che ci siete e ci siamo…

  9. Oh! Finalmente qualcuna che “gliele conta”. Bravissima Milena, adesso glielo ripeteremo fino a che non si stufa e ce le manda!!!!Lei sta lì troppo tranquilla e invece c’è un vulcano sotto che soffia azioni di grande bellezza. Sarei felice di riprendere la voce e il lavoro della Lai perché dentro c’è un patrimonio che s’innesca a quello della dea madre e c’è una terra che noi tutti lavoriamo con le mani e con la testa, con la pancia le gambe la lingua e tutti gli esseri dell’universo. Spero che prima o poi esploda in lei la voglia e mi scriva :- dai si parte! – CIAO A TUTTE.
    ferni

  10. carissime, ora sono di corsa, ho letto Milena e Fernanda e mi avete stupite, non so dire di più…Con calma quindi vi risponderò e sì, il discorso su Maria Lai vorrebbe partire. Succederà, ne parliamo prestissimo. Grazie!!! un abbraccio, buona giornata, a dopo

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