La prima volta e l’ultima- Serenella Gatti Linares

marcus

marcus- casa di eva.

Aveva tutta la vita davanti… beato lui! Eppure Filippo, detto Filli, sembrava non rendersene conto. Non lo vedevo da tre anni e non avrei mai supposto che si ricordasse ancora di me. Avevamo frequentato insieme un corso di “Teatro fisico”, in cui, sera dopo sera, eravamo rotolati sul pavimento di legno oppure eravamo stati costretti a stare appiccicati gli uni agli altri, corpo a corpo, a formare cori, foto di gruppo, strane formazioni antropomorfe. La parola era bandita, cosa per me molto difficile. In questo genere di Teatro si è già in tale intimità, complicità, che quasi quasi manca solo tutto il resto…
Dopo l’ultima lezione, Filli mi aveva strillato, mentre mi avviavo all’auto:”Una di queste volte, magari a cena, mi racconti di te…”. Credevo volesse sapere da una testimone diretta del Movimento del ’77, viste le comuni idee politiche.
In seguito ci eravamo sentiti su face-book e su twitter. Curiosavo nella vita di Filli: le foto postate sul suo profilo, le feste, le amiche, le risate, le gite al mare, le cene di gruppo e lui in cucina con la mano sul sedere di una compagna d’università, certo una “damsiana”, come lui.
Ogni tanto ci mandavamo messaggi e soprattutto lui insisteva sul fatto che avremmo dovuto rivederci con calma, a lungo.
Infine, è giunto un sms:”Rosy, ho bisogno di parlarti! Scegli tu il posto”. Cosa mai avrà avuto da confidarmi?
Ed ora siamo qui, seduti al tavolo di un’osteria del Pratello, davanti a una carbonara e a un bicchiere di ottimo Valpolicella.
Quanti anni avrà Filli? Ventidue, ventitrè, da quelle parti. Non posso permettermi di chiederlo. E’ arrivato cinque minuti dopo di me, chiedendo scusa, indossando un maglione dal collo alto in grossa lana marrone scuro, dello stesso colore degli anfibi.
Mi sentivo imbarazzata, ma mi sono sciolta perché Filli parla e sorride in continuazione, l’aria è free e due musicisti hanno creato un’atmosfera country. Interessante la mostra fotografica alle pareti sulle favelas del Sudamerica. Bologna è un laboratorio aperto di idee.
Osservo il suo viso a poca distanza dal mio, illuminato da un faretto. A un certo punto, ho giocato alle “ombre cinesi”, proiettando le dita sulla sua fronte alta e spaziosa. Abbiamo riso molto. Chi mi ricorda? Ah… sì: Lucio Battisti, con i ricci, corti e neri capelli e un accenno leggero di baffi. “Te l’hanno già detto?”. “Sì, sempre!”. “E cosa volevi dirmi di tanto urgente?”.
“Rosy, sono vergine…”. Ed io che pensavo non ci fosse più nessuno così, soprattutto fra i maschi, dopo i tredici o i diciotto anni.
Filli comunica con estrema tranquillità e fiducia. Forse mi vede come una madre o una vecchia zia o un’ex-insegnante. “E questo è un problema per te?”. “No, ma sta cominciando ad esserlo, capisci, si tratta di un’esigenza fisica…”.Capisco, eccome!
“Sai, sono all’inizio della vita…”. Ed io alla fine, ho pensato. “Racconta!”.
“I miei si sono separati quando avevo dieci anni. Ho sofferto tantissimo. Ho odiato mio padre, che ha abbandonato mia madre, me e mia sorella. Ma di recente ci siamo riaccostati. Ora è malato, non può più contare sul corpo per arrotondare la pensione minima. Lui si sfoga con me e sono io a fargli da padre. Ce l’hanno detto al corso di reiki: da anziani esistono solo due strade, la disperazione o la dignità. E lui è nella prima…”.
Io dovrò scegliere quale percorrere. “Continua!”
“Sono stato cresciuto solo da donne e con mia madre ho sempre avuto un bel dialogo. E’ stata lei ad avere l’idea del Dams a Bologna, pur abitando più vicini a Pisa”.
Che madre in gamba, penso. Poi Filli ha proseguito narrandomi la sua vita fino a questo momento. Il tempo è bastato, essendo una storia breve. Nel mio caso, dovremmo restare qui fino all’alba.
Non mi ha chiesto di me. Io ho detto:”Torniamo all’amore… Com’è andata?”.
“Ho dei gusti difficili. Frequento corsi su corsi, conosco tante ragazze, ma non mi piace nessuna. Pochi mesi fa mi sono innamorato, per la prima volta, di Caterina, detta Cate, bella, sensuale, intelligente, ma… con un “ma”: già impegnata col suo ragazzo. Siamo usciti qualche volta e anche lei era presa da me. Non sapeva più che fare. Io sono un romanticone e avevo sperato che la mia prima volta fosse con lei. Così mi sono organizzato. Ho chiesto ad un mio amico albergatore di prenotarmi una camera nel suo hotel di Altedo. Però gli ho detto di accendere le luci esterne dell’albergo, anche nel parcheggio, nel cuore della notte, perché Cate non si impressionasse, perché non pensasse ad un posto malfamato. Mi ha seguito quella sera. Però arrivati sull’agognato letto… non ha voluto neanche baciarmi. Io, intanto, mi ero già tirato giù i jeans e, tu capisci, avevo avuto una normale reazione… Lei era a pochi centimetri da me, percepivo il suo respiro, il suo soffio vitale. Era la prima volta che sentivo la pelle di una donna sotto le mie dita. Ero molto emozionato. Le ho tirato su la maglietta, ma poi lei si è tirata indietro e non c’è stato più nulla da fare. Ha scelto l’altro”.
Filli ha continuato a chiedersi dove andrà, chi vedrà, da chi fugge. Io so per certo che sarà fortunata la ragazza che avrà uno delizioso e gentile come lui.
Non c’è stato più molto da dire. Filli si alza presto per preparare il prossimo esame. Per sfogarsi, fa tanto sport, hip-hop, lunghe corse nel parco. Lo accompagno con la mia auto fuori Porta Lame, dove vive con altri universitari. Gli piace cucinare, mi inviterà, però non ha tempo.
Esiste ancora chi, come lui, dice:”Grazie per l’ascolto e per il passaggio”. Prima di salutarci, stiamo ancora un po’ in auto a chiacchierare.
Lo sbircio nella penombra: gli occhi teneramente castani, la pelle liscia e bianca, tranne che sotto il naso, un brufolo, uno solo, la risata squillante…
Se non avessi sempre odiato quella vecchia espressione usata per le donne di “nave-scuola”, chissà, avrei potuto propormi. Devo decidermi, sono gli ultimi momenti. Ma la vita è già così dura e complicata. Più avanti?
Filli mi abbraccia stretta stretta. “Al corso di qui-gong”,dice,“il maestro si è raccomandato di stringere una persona almeno quattro volte in una settimana, dopo averlo fatto una prima, perché non si senta sola e abbandonata”.
“Giusto”, ho risposto io, che non capisco nulla di dottrine orientali, “ bisognerà tenere conto di questo prezioso insegnamento”.

Serenella Gatti Linares

 

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