Paola Febbraro: una luce che cambia- Ricordandola ancora quest’oggi in maggio

underwater

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Pasqua senza Victor
i vivi premono troppo e minacciano la vita dei morti

.

mi sono lavata i capelli

 

mi sono lavata la testa i capelli la testa mi sono lavata la testa
i capelli e ho detto:

sono della specie femminile che piange

22 aprile 2000

*

7 gennaio 1997

bisogna imparare di nuovo
dove poggiare le cose dentro e fuori di noi

e bisogna imparare ad allontanare e ad avvicinare
sia cosa ci fa bene sia cosa ci fa male

e bisogna imparare ancora
ad avvicinare e ad allontanare

sia chi ci dà del bene che chi ci dà del male

.

14 gennaio 1997

da La rivoluzione è solo della terra, Paola Febbraro –  Manni Editore 2002

(Silloge vincitrice del Premio Giorgi 2002 – Le Voci della Luna).

*

PETTINE

si dovrebbe poter rimanere più a lungo senza
sapere che fare
far cadere la testa nel grembo
lasciare che il ciclo si compia
forse è questo il grande impedimento il male del secolo
non poterci restare troppo a lungo
senza    sapere    che fare

.

da Stellezze, Paola Febbraro – a cura di Anna Maria Farabbi -LietoColle Editore 2012

*

22 maggio 2008/ 2014

5 Comments

  1. Ho riletto Stellezze e ripreso in mano alcune poesie di Victor Cavallo a cui Paola era molto legata. Porto questa.

    A immaginare una vita ce ne vuole un’altra
    già pronta a disperdersi
    già pronta a non
    restituirsi niente a dimenticarsi anche le
    parole.
    Sembra di scherzare a notte fonda e solitaria
    sembra di avere un’età distinta da qualcos’altro
    uno stormo che gira attorno gridando
    un profumo impreciso di carne bruciata
    o un testamento o una casa da acquistare
    non so dove

    una luce che cambia come me senza sapere
    a immaginare una testa più dura
    un cuore diverso
    una piccola foresta più dentro
    dove c’è il respiro

    Se fossi un artigiano riprenderei il lavoro
    a costruire un comodino celeste
    ad avere freddo di mattino vicino al ponte
    a vedere i cipressi nel cielo colore del fiume
    a parlarmi come a un giovanotto

    e se non fossi che un provvisorio mortale
    come mio padre come i miei fratelli
    a discutere in treno fumando
    e a bere liquori bianchi
    e certe volte scivolare sulle caviglie come
    una signorina nella neve come un ragazzo
    con le scarpe nuove

    qualcosa è sospeso come un roveto ardente
    senza figura né parola
    come stessi ben piantato in terra e insieme a
    un’infinita altezza

    come un lontanissimo mai nato

    da qualche mattino i fantasmi mi parlano
    appaiono dietro le finestre azzurre
    mi toccano le spalle
    mi respirano attorno al collo
    come un suono di passi che d’improvviso s’alza e poi si smorza
    in una quiete simile a sonno d’un animale
    come se qualcosa vivesse dentro il rumore dell’acqua
    dentro un nido dentro gli occhi chiusi

    e io mi chiedo se il coraggio di vedere tremare
    e crescere
    possa essere il lievito del mio nuovo giorno.

    Victor Cavallo, “ECCHIME. Antologia Sinfonia”. STAMPA ALTERNATIVA, 2003

  2. ho sentito questa mattina la mamma di paola: mi ha detto che ha passato la notte rileggendo le sue parole. Saluta di cuore tutte le persone che hanno apprezzato l’opera e la persona di paola. quanto a me che ho passato un anno e mezzo tra le sue stellezze dico solo
    che avrei voluto portare l’opera di paola in molti altri luoghi. e magari assieme a altre mani.

    grande poesia da diffondere.
    anna maria farabbi

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