La Lotta tra Carnevale e Quaresima di Pieter Bruegel. Una riflessione nel rimando alla condizione attuale- Gian Paolo Grattarola

 pieter bruegel

Der_Kampf_zwischen_Karneval_und_Fasten_(1559)

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Come una lunga, interminabile quaresima la crisi economica mondiale pare attanagliare più di ogni altro il nostro paese. Mentre una parte, benché sempre più ridotta della società, si trastulla nei fasti mondani e ludici del carnevale con un’ostinazione che suscita rabbia e risentimento crescenti. Così come appare nella celebre tela di Pieter Bruegel del 1559, mentre una parte della popolazione si trastulla, l’altra sopravvive nella perdurante situazione degli stenti provocati da una tra le più nefaste contingenze storiche.

La recessione non è finita. Anzi, i numeri e le stime delle ultime analisi di fonte istituzionale dicono che nuove ondata di chiusure, delocalizzazioni, ristrutturazioni e licenziamenti stanno investendo quotidianamente non solo l’industria, ma anche il settore dei servizi. Un tunnel buio e logorante di cui i lavoratori e imprenditori, malgrado l’ottimismo del mondo politico e finanziario, non riescono a vedere la fine. Una vera e propria guerra che ha prodotto una disoccupazione record al 12.5% (mai così alta dal 1977) con una punta pari al 40,4% della popolazione giovanile. Dal 2008, anno che segna ufficialmente l’inizio della grave crisi economica, sono oltre 1000 al giorno le aziende italiane che chiudono i battenti.

Sono dati che testimoniano più di ogni altro che una parte sempre più preponderante del paese si sta logorando in una strenua lotta per la sopravvivenza economica di un modello che fin qui ha garantito benessere economico e sociale. Sono donne e uomini che ogni mattina si recano al lavoro senza avere alcuna certezza di ritornare a casa con il posto garantito anche per il giorno successivo. Persone che convivono con l’ansia di poter perdere in qualunque momento, con il lavoro, la possibilità di pagare le rate del mutuo della casa o di riuscire a coprire gli anni che li separano dalla pensione.

Giovani che non intravvedono alcuna speranza di poter mettere a frutto gli studi compiuti e di progettare un futuro. Cinquantenni che vivono il dramma di essere usciti dal mondo del lavoro in una stagione della vita in cui rientravi è pressoché impossibile. Un numero sempre più folto e maggiore perfino di quello dei giovani in cerca di una prima occupazione.

Quello che è stato a lungo la settima potenza produttiva del mondo è ormai un paese avviato sul viale di un declino industriale irrevocabile, senza che la classe politica abbia ancora messo mano a un nuovo modello di sviluppo economico alternativo. Un modello compatibile tanto con un sistema che non può più essere basato su un consumismo parossistico, ma adeguato a nuove condizioni di vita equamente ed eticamente sostenibili.

 pieter bruegel

pieter brueghel- dettaglio

 

Senza che si sia ancora data prova di voler mettere mano in maniera efficace al vasto patrimonio artistico e culturale presente nel nostro paese per farne un volano di sviluppo economico come già avviene da anni in altri paesi quali la Francia, dove per ogni euro di sovvenzione pubblica se ne generano ben tre di ricaduta positiva.

Anche gli antichi Romani si rivelarono incapaci di realizzare uno sviluppo economico in linea con le esigenze di una fase storica che vedeva l’impero in fase di dissoluzione, ovviando all’aumento dei costi della spesa pubblica con un sistema fiscale più efficiente e meno oppressivo. E se stabilire un’analogia perfetta tra la situazione attuale e quella di ieri può forse risultare un esercizio ardito, ciò che dovrebbe pensare la classe dirigente è che oggi come allora a essere in gioco non è solo la nostra vita di tutti i giorni, ma l’identità stessa della nostra civiltà.

E se non si può non concordare con l’adagio di Seneca secondo cui “Tutti sanno fare il timoniere quando il mare è calmo”, occorre altresì avere pari saggezza nel prendere le distanze tanto dalle sirene del populismo che dal richiamo a fuorvianti ideali di benessere sociale. Al centro del dipinto di Bruegel si vede una coppia di spalle guidata da un buffone. La donna reca legata in vita una lanterna spenta che allude forse all’avanzare al buio delle due opposte condizioni, mentre i poveri mendicanti, sparsi qua e là con la loro misera condizione, rappresentano figure il cui spessore umano fa da contraltare a una condizione ben più commiserevole.

Gian Paolo Grattarola

 

 

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