TEMPIQUIETI- Vittoria Ravagli: in quel…MAREMARMO

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…li veste la fuga
dalla peste della guerra
tutti scappano dal morbo della miseria
e viaggiando abbandonano
qualcosa di se stessi ...

Dopo avere riletto le poesie di Maremarmo sono corsa nel bosco per ritrovare la calma, un po’ di lucidità per riuscire a scriverne. Tra la luce d’oro del tramonto sono partita da quel tempo lontanissimo, in cui la terra era così, come la vedo da qui, dalla mia terra: un paradiso. Come il mio bosco dove sono corsa a rifugiarmi, dopo avere attraversato con Fernanda gli inferni del mare e della terra. Le onde mi premevano sul cuore ed il mare con i suoi morti, i suoi corpi a pezzi, il mare, che ci è anche madre, mi ha pulsato dentro, con le sue onde, le onde, le onde…sino a farmi male, un male fisico e le parole scritte le sentivo parte di quel fragore della tempesta con i corpi che si dibattevano dentro e fuori di me.

“ci fu un tempo… – recitava il libretto, ma poi mancano le parole –
in cui la terra era…
…un luogo puro, pulito ogni suo…
luogo luminoso… guardo il campo, leggendo il frammento vedo un
luogo lontanissimo…

…quando l’uomo era una sostanza straordinaria fatta di cielo terra
fiamma e aria...”

Poi “…per tutte le nascite l’uomo si perse
una parola dopo l’altra
pronunciando un altro mondo e
nascondendosi nel corpo del suo ascolto” (pag.19)

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…e i suoi pozzi crebbero scuri d’acqua melma ancora più avara
mai nei suoi pensieri le grandi cisterne di raccolta
si sono tramutate in silos d’acqua buona
così che i campi e le sue fattorie producono colture e cereali
ma la sua città è diventata casa delle banche e la terra
condizione di prostituzione vendita di frodo veleni
che invisibili tengono sotto sequestro
la vita dei popoli. (pa
g.21)

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La poesia di Fernanda, ritmica ed incalzante, è come le onde fragorose che ci percuotono; ci richiama con forza a guardare, a vedere, a capire, a non essere assenti e superficiali, a sentirci parte reale e viva di questo spostarsi dei popoli che attraversano la terra e il mare trovando altri uomini e donne spesso inospitali, spesso nemici. Questa terra che abbiamo riempito del nostro vuoto, di ingiustizie feroci. Siamo educati alla distanza, abbiamo eretto muri di paura tra noi, “i civili”, e loro che avanzano, fuggono, da guerre, fame, violenza: onde umane che si spostano incessantemente seguendo ciascuno il suo sogno, disperato.
Noi, per loro, le oasi.

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I lager non sono mai scomparsi.
Ogni volta più efficaci hanno tracce visibili
nei ricoveri per vecchi
nei campi di immigrati nelle carceri
nei riformatori nelle tante gerarchie dell’esercito
nei reparti delle fabbriche
e come sempre c’è chi ha tutto e
chi nemmeno la vita che gli basti…” (pag.14)
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“...il mare intorno al relitto trema
la sua carcassa è un sarcofago d’ossa
di fango un lunghissimo poema
senza soste un fluire di onde
pagine come gusci e fili di calce
di ignote conchiglie di perla le vite aperte.” (pag.30)

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Salgono stupiti sulle nostre navi uomini, donne, bambini, vivi, a pezzi. Hanno, avevano storie e vite, dolori inenarrabili… Altri restano sul fondo del mare.
Noi accerchiati, impauriti, non sappiamo cosa ci aspetta.
Noi spesso parliamo e scriviamo bene. Forse dobbiamo imparare a fare. Quel poco che sappiamo, qualche piccola cosa positiva, concreta, ciascuno di noi.

“...e il profitto non ha occhi per la sorte di nessuno
sei miliardi di persone come birilli ruzzolano
al colpo di una sola biglia che correndo nella borsa
al braccio di pochi abbatte uomini e foreste
distrugge mari e avvelena le fonti dissecca fiumi
impazzisce le nuvole scuote la terra disegna grandi onde
crea tsunami di miseria in cui alla fine ci specchieremo tutti.” (pag.15)
.

Quanto alla donna, un tempo  era amata come una Dea, rispettata, perché era “il sacro”.

ti cavalcano il corpo e pretendono l’anima…
…loro vengono e ti spalancano la pancia
dentro ci fanno una caserma
rompono il guscio di ogni tuo sogno…
…il tuo sesso divelto è rosa del deserto

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Un mare di donne inermi usate, violentate sin da bambine, vendute, comprate, si spostano e sperano
che qui sia diverso.
Noi, per loro, le oasi.

Ma non è così. Questo libro importante, bello e a volte terribile, che dobbiamo leggere, pur se con fatica e dolore, ce lo dice.

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Vittoria Ravagli

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Fernanda Ferraresso, MAREMARMO – LietoColle Editore 2014

copertina- Joselito Sabogal- El sueño anómalo de Noe

http://www.lietocolle.info/it/anteprime_editoriali_1.html

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ALTRI RIFERIMENTI IN RETE:

 http://miolive.wordpress.com/2014/05/22/antonio-devicienti-su-maremarmo-di-fernanda-ferraresso/

http://miolive.wordpress.com/2014/05/25/fernanda-ferraresso-una-sinestesia/

http://fernirosso.wordpress.com/2014/05/12/a-proposito-di-maremarmo-donato-di-poce/

https://cartesensibili.wordpress.com/2014/04/27/maremarmo-lettura-di-milena-nicolini/

http://muttercourage.typepad.com/cronache_di_muttercourage/2014/04/fernanda-ferraresso-maremarmo.html

http://fernirosso.wordpress.com/2014/04/03/maremarmo-canto-del-viaggio-fino-allultimo-predicato-di-luce-elina-miticocchio/

https://rebstein.wordpress.com/2014/04/17/maremarmo/

http://vialepsius.wordpress.com/2014/04/18/ancora-su-maremarmo/

 http://www.givemeshelter.it/tag/fernanda-ferraresso/

8 Comments

  1. bella la tua lettura Vittoria poiché illumina ed espande i fogli di un percorso che ci appartiene
    inutile far finta di non guardare, inutile frapporre distanze poiché il volto di questo mare è terra e consegna
    grazie
    elina

  2. so quanto è costato a Vittoria leggere il libro, per entrambe ci sono fatti che ci sono fisicamente insopportabili, li sentiamo così fortemente assalirci, invaderci, divenire nostro corpo, quei corpi martoriati che non ci è possibile quasi il respiro, andare oltre. Ma esiste una scelta e una responsabilità da cui entrambe non ci tiriamo indietro e un impegno per chi riteniamo sia davvero nostro prossimo.
    Grazie profondamente Vittoria. f

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