Una sera oggettivamente estiva – Serenella Gatti Linares

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I tre si diedero appuntamento in gelateria. Era una caldissima sera d’estate ed optarono per la “Baracchina”, un chiosco di ottimi gelati che a loro ricordava i tempi della scuola ormai lontani e certi “fughini” divertenti al mattino.
Erano stati invitati tutti della classe, ma si erano presentati solo in tre, due femmine e un maschio che non sempre erano andati d’accordo. Ma erano contenti di rivedersi, forse perché si ricorda sempre con piacere la gioventù: Banconota, Cellulite e Ombelico. Lui si sedette fra le due dame, pur rischiando di fare la figura del salame.
Fu Banconota a prendere la parola per prima. Era molto ingrassata e aveva cambiato colore, ma veniva considerata simpatica.
“Sapeste quante cose sono mutate! Vi rendete conto che derivo dalla Lira che era in vigore ai tempi della scuola? Dicono che sono nota in banca e che valgo cinquanta euro. Indosso un abito a stelline gialle e blu, con la penisola italiana, archi e colonne. Sono graziosa, rosata ed elegante. Ma in fondo non sono che un pezzetto di carta rettangolare. Il problema è che tantissimi rimpiangono la Lira, più di quanti si immagini. Questa è la mia croce, il mio dolore quotidiano. Dicono che lei era un tipo stimabile e che io, invece, non valgo nulla…”.
“Ecco che cominciamo a lamentarci”, rispose Cellulite, “allora io che dovrei dire? Almeno tutti sono contenti di incontrarti e fanno a gara per averti. Invece a me non mi vuole nessuna, capisci? Mi viene da piangere…”.
“E perché?”, chiese Ombelico.
“Si vede che sei un maschio. Tu certe cose non le puoi capire! Io sono l’ingombrante carne delle cosce che non si riesce mai a smaltire. Mi chiamano anche “buccia d’arancia”, che poi io tutta ‘sta somiglianza non ce l’ho mai vista. Bisogna strizzare la pelle fra le dita con forza, perché appaia una lontana vicinanza…”.
E Ombelico di rimando:”Secondo me, sono tutte cazzate che vi mettete in testa voi femmine. Noi maschi manco le vediamo certe cose, anzi a noi piacciono i chili di troppo…”.
A questo punto fra i due si intromise Banconota:”Ma sta zitto tu che spesso sei annegato in un mare di ciccia, al punto tale che neanche ti si vede più… Tu non sei spazialmente lontano da Cellulite!”.
“Oh…povera me”, continuò Cellulite, “basta che non vada per una settimana in palestra e riaffioro subito, imperterrita e indomabile…”.
“Ma smettila di lamentarti”, la interruppe Ombelico, “tu non sei tipo da palestra! Piuttosto, dì la verità: non hai forse trascorso l’inverno fra nutella, insaccati, patatine, formaggi piccanti, aperitivi e tequila boom boom…?”.
“Ecco, io…”, e intanto Cellulite arrossiva imbarazzata.
“E’ meglio che facciamo un po’ di Storia”, proseguì Ombelico, “voi lo sapete quando è stata la prima volta in cui ho potuto farmi vedere in pubblico?”.
Le altre due si guardarono con aria interrogativa. La Storia non era mai stata il loro forte.
“Beh… ve lo dico io. Mi mostrò in tv per la prima volta Raffaella Carrà che ha appena compiuto settant’anni ed è un monumento nazionale!”. Ombelico si pavoneggiò gongolante.
“E capirai!”, interloquì Banconota, “a me lei non è mai piaciuta. E poi parlare di tv è un argomento superficiale…”.
“Parli per invidia, perché certo tu da sola non potresti pagare uno spettacolo della Carrà con i tuoi miserabili cinquanta euro!”.
Banconota divenne ancor più rosa per la rabbia, colpita nel punto debole. Cellulite tacque, perché consapevole di non poter gareggiare con quell’immagine televisiva vecchia e perfetta. Però si mise in mezzo da paciera:”E’ meglio che tu, Ombelico, dica che sei preso in prestito per simboli di rara bellezza…”.
“Cioè?”, chiese Ombelico, falsamente ingenuo.
“Sei considerato il centro della Musica e di città balneari come Rimini, amate in tutto il mondo…”.
“Ah…, è vero! Che ne dite la prossima volta di rivederci là e di gustare un gelato romagnolo?”.
“Sì… sì”, risposero in coro le due ex-compagne di classe, vicine di banco.
“Non siamo ancora da buttare via!”.
Tutti e tre stavano scoppiando da quanto avevano bevuto e mangiato gelati di ogni colore.
Con questa promessa, si alzarono dal tavolino, tutti e tre più rosa di quando si erano incontrati e maggiormente d’accordo. In fondo, questo colore li accomunava.
Cellulite era ancor più simile a un’arancia. Ombelico affogava nel grasso. Solo Banconota era del tutto dimagrita e cambiata. Andò lei a pagare e al suo posto rimase solo un mucchietto di monete e monetine. In euro, brutte, pesanti e tintinnanti, al punto che gli amici non poterono più riconoscerla. Il Tempo crudelmente era passato su di loro.

 

Serenella Gatti Linares

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