Viaggio nelle musica- Agnese Gatto: Shéhérazade di N.Rimsy Korsakov

vittorio zecchin

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“Il popolo compone, noi ci accontentiamo di elaborare”.
(Nikolay Rimsky-Korsakov).

Rimskij-Korsakov compone Shéhérazade nel 1888 ispirandosi ad alcuni episodi delle Mille e una Notte, raccolta di novelle orientali molto famosa, datata attorno al X secolo, di varia ambientazione storico-geografica, composta da differenti autori.
Questa è a grandi linee la storia, il racconto.
Il re persiano Sharyayar, essendo stato tradito da una delle sue mogli, decide di uccidere sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di nozze.
La bella Shéhérazade andata in sposa al re, escogita un trucco per salvarsi: ogni sera racconta al re una storia, rimandandone il finale alla sera successiva, il giorno dopo.
Shéhérazade compirà il suo ‘astuto’ e meraviglioso stratagemma andando avanti così per mille e una notte.
Tutte le notti e una in più dalla sua prima notte di nozze con il re.
Alla fine il re le rende salva la vita . E Shéhérazade è salva.
Il filo conduttore musicale di questa magnifica opera è un meraviglioso assolo di violino.
Dal punto di vista narrativo, le fiabe saranno raccontate attraverso il canto della memoria di una Shéhérazade ormai divenuta regina, rievocando il magico mondo di Sinbad, dei Djinn e di altri personaggi affascinanti, tratti dalle favolose storie delle Mille ed una Notte.

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Data di Composizione: Estate 1888;
Prima esecuzione: Pietroburgo, Teatro Mariinskij, 28 Ottobre 1888.

L’opera magnifica di Rimsky-Korsakov è stata la più importante opera sinfonica della fine dell’Ottocento. La scrittura del compositore, il suo stile, i suoi colori, influenzeranno i più grandi autori europei tra fine del XIX e inizio del XX secoli, e tra questi la grande composizione della scuola francese in primis.
Non esotismo, ma il primato della cultura russa di essere un mondo tra l’ovest e l’est.
Per l’Europa la sua ricchezza starà anche e soprattutto – oltre alla tecnica compositiva di Rimsy-Korsakov – nell’ispirazione esotica e preziosissima sia del Racconto che della tavolozza compositiva, che l’uso della strumentazione fa il grande Maestro russo.
M.Ravel, ne è un esempio.

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E C.Debussy sarà fortissimamente influenzato dalla scrittura compositiva di N.Rimsy-Korsakov.

Da quel momento, siamo nel 1888, i colori della scrittura per grande orchestra sinfonica saranno quelli e l’ispirazione e l’innovazione saranno potenti per tutta la grande generazione di compositori di Sinfonie e di Schizzi Sinfonici.

L’opera di Rimsy – Korsakov è suddivisa in quattro sezioni:
1. Il mare e la nave di Sinbad – Largo e maestoso. Lento. Allegro non troppo
2. Il racconto del principe Kalender – Lento. Andantino
3. Il giovane principe e la giovane principessa – Andantino quasi allegretto. Pochissimo più mosso
4. Festa a Bagdad. Il mare. Il Naufragio – Allegro molto. Allegro molto e frenetico. Vivo. Allegro non troppo e maestoso.

È nella fiaba (nella bylina russa), nella possibilità di rivestirla dei colori di quel tessuto orchestrale vivido e brillante, pieno di impasti sonori opulenti e ricchissimi che Rimsky-Korsakov trova il suo spazio vitale, la sua ragione profonda di musicista.

Durante il suo lavoro di revisione del Principe Igor di Borodin nell’inverno del 1888,Rimsy-Korsakov sente il desiderio di comporre un suo brano di ispirazione orientale.
La giusta occasione gli viene dalla raccolta delle “Mille e una notte” che erano state tratte dall’arabista francese Jean-Antoine Galland (1646-1715) da uno sperduto manoscritto trovato in una biblioteca araba ed integrate da altre favole tratte dalla tradizione orale locale.
La raccolta narra come è noto, del sultano Sahriar che ha giurato di far uccidere ciascuna delle sue mogli dopo che avrà trascorso la prima notte con lui.
Shéhérazade ,figlia del Gran Visir, incuriosisce e rapisce la curiosità del re nell’ interesse che i racconti che lei gli narra ogni sera moltiplicata per mille e una notte;
così il sultano rimanderà l’esecuzione di morte per Shéhérazade di giorno in giorno, finché lascia cadere il suo vendicativo e personalissimo proposito di femminicidio.
Così nasce la suite sinfonica “Shéhérazade” ,tra le pagine più significative e brillanti del compositore russo Rimsy-Korsakov.

Il brano è liberamente ispirato ad alcuni episodi della raccolta come lui stesso precisa nelle sue memorie:
”Il programma che mi ha guidato nella composizione di Shéhérazade consiste in episodi separati e senza alcun legame tra di loro: il mare e il vascello di Sinbad, il racconto fantastico del principe Kalender, il figlio e la figlia del re, la festa di Bagdad e i vascelli che si infrangono su una roccia. Il legame è costituito da brevi introduzioni alla prima, alla seconda e alla quarta parte e da un intermezzo nella terza scritti per violino solo, che rappresentano la stessa Shéhérazade mentre narra al terribile sultano i suoi racconti meravigliosi”.

Il tema di Sheherazade in contrapposizione a quello del sultano, torna effettivamente in modo ricorrente in tutto lo sviluppo del brano come elemento di raccordo a tutte le immagini caleidoscopiche che si susseguono in uno scintillio di colori che vogliono richiamare l’atmosfera orientale.
Ancora Rimsky-Korsakov ci precisa che intende dare all’ascoltatore:
“l’impressione netta che si tratta di un racconto orientale, e non solo di quattro pezzi suonati l’uno dopo l’altro su temi comuni”.

Rimsy-Korsakov scrive così della sua opera:

“Durante l’estate del 1888, portai a termine a Niejgovitsy Shéhérazade (in quattro parti) e La grande Pasqua Russa […]. Il programma che mi guidò nella composizione di Shéhérazade consisteva in episodi separati e senza legami tra loro ed in quadri de Le mille e una notte; il mare e il vascello di Sinbad, il racconto fantastico del principe Kalender, i figli e la figlia del re, la festa a Baghdad e i vascelli che s’infrangono sulla roccia. Il legame era costituito da brevi introduzioni alla prima, seconda e quarta parte, e da un intermezzo alla seconda, scritto per violino solista e raffigurante Shéhérazade nell’atto di raccontare al terribile sultano i suoi racconti meravigliosi. La conclusione della quarta parte ha lo stesso significato artistico.
Invano si possono cercare nella mia Suite dei lmotivi conduttori sempre legati a tali idee poetiche o a tali immagini. Al contrario, nella maggior parte dei casi tutta questa specie di leitmotiv non sono che materiali puramente musicali, motivi dello sviluppo sinfonico. Questi motivi passano e ripassano in tutte le parti del pezzo, seguendosi e intrecciandosi. Apparendo ogni volta sotto una luce diversa, disegnando ogni volta dei tratti differenti ed esprimendo delle differenti situazioni, corrispondono ogni volta a delle immagini diverse e a delle azioni e quadri diversi. Così il motivo vigoroso disegnato dalla fanfara del trombone e della tromba con sordina, che appare per la prima volta nel racconto di Kalender (II parte), appare nuovamente nella IV parte della descrizione del vascello che si schianta, sebbene quest’episodio non abbia alcun legarne con il racconto di Kalender.
Il tema principale del racconto di Kalender (si minore ,3/4), e il tema della principessa nella terza parte (si bemolle maggiore ,6/8 ,clarinetto) appaiono sotto un aspetto differente, e in un movimento rapido come i temi secondari della festa a Baghdad, quando nel racconto delle Mille e una notte non è assolutamente detto che questi personaggi abbiano partecipato a una qualsiasi festa a Baghdad.
La frase all’unisono che descrive il terribile marito di Shéhérazade all’inizio del pezzo, appare nel racconto di Kalender, nel quale non può essere questione del sultano Schahriar.
Così, sviluppando in modo assolutamente libero degli spunti musicali presi per base del mio lavoro, avevo intenzione di comporre una Suite in quattro parti, intimamente legate da dei temi e dei motivi comuni, ma presentati come un caleidoscopio d’immagini favolose di un carattere orientale, procedimento che avevo impiegato in un certo punto nel mio Racconto, dove gli spunti musicali sono altrettanto poco distinti da quelli poetici come in Shéhérazade.
Avevo inizialmente l’intenzione di chiamare la prima parte di Shéhérazade Preludio, la seconda Ballata, la terza Adagio, la quarta Finale, ma su consiglio di Liadov e di altri, mi sono astenuto per evitare di vedermi attribuito un programma troppo definito;
anche nella Suite, al momento di una nuova edizione, ho preferito distruggere ogni allusione al programma, che titolava in ogni parte: II mare, il vascello di Sinbad, il racconto di Kalender.
Componendo Shéhérazade non intendevo con queste indicazioni orientare la fantasia dell’ascoltatore dalla parte dove si era diretta la mia fantasia. Volevo semplicemente che l’ascoltatore, se la mia musica sinfonica gli piaceva, avesse l’intenzione netta che si trattava di un racconto orientale e non soltanto di quattro pezzi suonati consecutivamente l’uno dopo l’altro su dei comuni temi. È perché per tutti noi il nome Mille e una notte evoca l’Oriente. In più alcuni dettagli dell’esposizione musicale alludono al fatto che le storie sono narrate da una sola persona, cioè Shéhérazade. […] Il Capriccio, Shéhérazade e l’Ouverture de La grande Pasqua Russa conclusero un periodo della mia attività in cui la mia orchestrazione aveva raggiunto un grado notevole di virtuosismo e di sonorità chiara senza influenze wagneriane.”
(Nikolay Rimsky-Korsakov, in Nikolay Rimsky-Korsakov, Journal de ma vie musicale, Gallimard, Paris, 1938).
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vittorio zecchin

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I musicisti della scuola nazionale russa, con la significativa eccezione di Modest Musorgskij, faranno ampio uso dell’orientalismo, per rimarcare la loro specificità rispetto ai musicisti dell’Europa occidentale, ma per Nikolaj Rimskij-Korsakov l’esotismo fu anche qualcosa di più e gli ispirò alcune delle sue composizioni migliori, perché l’oriente pittoresco e meraviglioso era un terreno ideale per le magie della sua armonia raffinatamente speziata e della sua orchestrazione dai colori preziosi come una seta orientale.(Mauro Mariani)

Scrive ancora Mauro Mariani di Rimsy-Korsakov:
Lo scrigno più prezioso delle sue gemme d’armonia e d’orchestrazione è Shéhérazade op. 35, composta nel 1888 e presentata in pubblico il 9 novembre (28 ottobre secondo il vecchio calendario) di quello stesso anno, diretta dall’autore. Definita suite, può essere considerata piuttosto un Poema Sinfonico, in quanto è la trasposizione musicale di un’opera letteraria e i suoi quattro movimenti hanno titoli descrittivi, riferiti alle Mille e una notte. Ma, più che raccontare alcuni episodi della sterminata raccolta di fiabe arabe, questa musica vuole renderne l’atmosfera complessiva, multicolore e fantastica: l’ascoltatore è quindi implicitamente invitato a fecalizzare la propria attenzione sull’aspetto sonoro variegato e raffinato della musica, senza cercare di riconoscervi questa o quella immagine precisa.
Inizialmente Rimskij-Korsakov voleva dare titoli puramente musicali ai quattro movimenti: Preludio, Ballata, Adagio e Finale.
E nella sua autobiografia scrisse:
“Invano si cercherebbero nella mia Suite dei motivi conduttori collegati a idee poetiche o immagini precise. Al contrario, nella maggioranza dei casi, tutti questi apparenti motivi conduttori non sono che materiali puramente musicali, utili allo sviluppo sinfonico. Questi motivi passano e si espandono in tutte le parti dell’opera, susseguendosi e allacciandosi. Apparendo ogni volta sotto una luce diversa, disegnando ogni volta delle linee diverse ed esprimendo delle situazioni diverse, corrispondono ogni volta a immagini e quadri diversi”. Ma c’è un filo narrativo che unisce le diverse parti, tra loro slegate: “Sono – prosegue Rimskij – le brevi introduzioni al primo, secondo e quarto movimento e l’intermezzo che precede il terzo movimento, cioè quella musica per violino solo che raffigura Shéhérazade stessa mentre racconta le sue storie meravigliose all’austero sultano. La fine del quarto movimento risponde alla medesima finalità artistica”.

(N.Rymsy-Korsakov)

Quella di ‘Sherezade, poema sinfonico’ è una struttura musicale libera e rapsodica, basata non sulla tecnica di sviluppo tematico tradizionale ma sulla ripetizione variata di brevi motivi, con un cangiante sottofondo armonico e orchestrale.
È una musica caratterizzata da trasparenza e purezza assolute, da eleganza e perfezione uniche.
Il primo movimento è intitolato Il mare e la nave di Sinbad.
Le battute iniziali presentano la cupa e severa figura del sultano Schahriar (Largo e maestoso), cui segue il sinuoso motivo orientaleggiante del violino solo, che personifica Shéhérazade (Lento). La scena si apre ora sulla sterminata e maestosa distesa del mare (Allegro non troppo): Sinbad naviga arditamente sulle onde ora placide ora agitate, mentre risuonano ancora i temi del sultano e di Shéhérazade.

La seconda parte (Lento, Andantino) rievoca La storia del principe Kalender (il kalender è un prete maomettano mendicante e nomade). Il motivo di Shéhérazade, suonato dal violino solo sull’accompagnamento dall’arpa, introduce il tema principale del movimento: è il fagotto che presta la sua voce al kalender. La scena brilla di colori orientali, ora delicati e raffinati, ora violenti e barbarici, tra preziosi ceselli dei legni, avvolgenti frasi degli archi, squilli minacciosi degli ottoni.

Nella terza parte (Andantino quasi allegretto, Pochissimo più mosso) Shéhérazade narra la fiaba de Il giovane principe e lagiovane principessa. La suadente e vibrante melodia dei violini dà voce al principe, alternandosi al delicato e sensuale motivo del clarinetto, che raffigura la principessa.
La quarta parte:
La voce imperiosa del sultano ci ricorda la sua decisione di uccidere la moglie, ma Shéhérazade riprende la sua narrazione e col suo tema introduce il quarto movimento, il più variegato della Suite, nei tempi Allegro molto, Allegro molto e frenetico, Vivo, Allegro non troppo e maestoso. Inizia con l’animata e colorata Festa a Bagdad, in cui ritornano vari temi uditi negli episodi precedenti. Una serie di crescendo accentuano l’esaltazione della folla, ma improvvisamente si volta pagina e ritorna Il mare, su cui però la nave di Sinbad non naviga più serenamente, spinta a gonfie vele dal vento dello spirito d’avventura, ma è in balia di onde spaventose e di venti implacabili. In lontananza appare un altissimo scoglio sormontato da un guerriero di bronzo: la nave, col suo equipaggio sgomento, è sospinta sempre più velocemente da una forza misteriosa contro la roccia e vi s’infrange col cupo fragore d’un colpo di tam-tam (Il naufragio). Il violino e l’arpa fanno riascoltare il tema di Shéhérazade, cui la voce del sultano s’unisce con accenti finalmente dolci e amorevoli.

vittorio zecchin

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Una piccola parentesi didascalica che possa aiutare e condurre il vostro viaggio Sacchi Lodispoto
Che qui riporto – a voi il percorso dell’Ascolto-
1.Il mare e la nave di Sinbad.
Il primo movimento inizia con la presentazione dei due temi (ovvero dei due personaggi) principali. Il tema del sultano Sahariar (largo e maestoso), imperioso e gravido di minaccia è affidato a un pesante unisono degli strumenti gravi dell’orchestra. Preceduto da alcuni accordi lievi dei legni, il tema di Sheherazade (lento) si presenta invece sinuoso e sensuale: è un arabesco del violino solo sostenuto dagli accordi dell’arpa, nel tempo libero di un recitativo. I temi dei due protagonisti formano l’ossatura della successiva esposizione. La prima parte (allegro non troppo) è fondata sul tema del sultano che con successive aggiunte strumentali ed un continuo crescendo portano ad un punto culminante che trova sfogo in un nuovo tema di carattere contrastante (tranquillo). Questa nuova sezione che funge da transizione al secondo tema, ha un carattere statico: un sottofondo del violoncello solo sostiene il dialogo cameristico dei legni; fra gli arabeschi del flauto e dell’oboe si inseriscono i lontani richiami del corno che accenna il tema del perfido sultano. Nella seconda parte ritroviamo il tema di Sheerazade suonato in una versione ritmica rigorosa prima dal violino solo e poi da tutta l’orchestra. Al culmine del fortissimo inizia la ripresa nella quale torna la minaccia del sultano questa volta strettamente intrecciata con il tema di Sheherazade. Al termine della ripresa risuona nuovamente il tema del sultano (tranquillo): da imperioso il tema si fa ora morbido e melodicamente espansivo. Le volute melodiche dei legni sorrette da un sottofondo dei bassi, ci conducono alla conclusione del movimento quasi a voler sottolineare la metamorfosi dell’autoritario personaggio. Col suo racconto, Sheherazade ha saputo stornare il sultano dal suo truce proposito.

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2.Il racconto del principe Kalender.
Il secondo movimento che è ispirato dal racconto del principe Kalender, si distingue per la vivace contrapposizione di temi e momenti contrastanti. Il brano inizia con il racconto di Sheherazade con il suo tema sinuoso suonato dal violino solo. Il tema principale (andantino) è esposto dal fagotto sostenuto dalle note lunghe ed immobili di quattro contrabbassi. Il tema (Rimskij-Korsakov precisa in partitura “capriccioso, quasi recitando”) malinconico e di spiccato sapore orientale, è ripreso prima dall’oboe e poi dagli archi. Il tema di Sheherazade (più tranquillo) esposto da vari strumenti interviene a rasserenare l’ambiente chiudendo la prima parte del movimento. Uno stacco brusco segna l’inizio della seconda parte (allegro molto): entra in scena un nuovo tema assai vigoroso ed imparentato con quello del sultano. Questo tema presentato dall’alternarsi di un trombone e di una tromba è ripreso gradatamente da tutta l’orchestra che lo porta quasi al parossismo. A questo punto un improvviso cambio d’atmosfera (moderato assai) introduce il clarinetto che si produce in una cadenza morbida e flessuosa riprendendo figure melodiche tratte dal tema di Sheherazade, sostenuto dall’accompagnamento sommesso degli archi pizzicati. Interviene nuovamente il tema imperioso (allegro molto) che è sviluppato in un ampio episodio in cui la strumentazione di Rimsky-Korsakov produce un effetto quanto mai caleidoscopico. Il fagotto (moderato assai) riprende la cadenza del clarinetto con un’appendice (allegro molto ed animato) nel dialogo suggestivo dei legni in cui i vari strumenti si rilanciano l’un l’alto le figure melodiche. La ripresa della prima parte (con moto) fornisce l’occasione di sottoporre a metamorfosi inedite il materiale tematico: il tema principale ed i motivi delle cadenze vengono nuovamente strumentati e variati, quasi a suggerire i colori cangianti di una città araba affollata e vivace. Nella coda (poco meno mosso) i temi principali risuonano tranquilli e distesi in una strumentazione cameristica. Prima di dare avvio al crescendo finale i bassi pizzicati fanno udire il tema del sultano il quale ha di nuovo rinunciato ai suoi propositi, affascinato dal racconto di Sheerazade.

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3.Il giovane principe e la giovane principessa.
Il tema lirico e arioso, dall’andamento leggero di valzer, (Andantino quasi allegretto) affidato prima agli archi e ripreso poi dall’oboe dal corno inglese e dal clarinetto è caratterizzato dalle volate leggere dei legni (prima il clarinetto poi il flauto). Dopo una sezione di transizione entra il secondo tema (Pochissimo più mosso). Il clarinetto sviluppa un motivo grazioso, quasi danzante sull’ostinato ritmico del tamburo che scandisce il tempo d’una marcia militare. Nella ripresa dopo che la sonorità degli archi ha riportato in scena il primo tema, ricompare improvviso il tema di Sheherazade prima con l’oboe e poi col violino solo sugli accordi dell’arpa. Questa sorta di intermezzo prosegue con una nervosa cadenza del violino, al quale si associa l’orchestra (Allargando assai) con ampi glissati dei legni e dell’arpa. La ripresa quindi riprende il suo regolare percorso sino alla coda conclusiva.


4.Festa a Bagdad – Il mare – Naufragio della nave sulle rocce sormontate da un guerriero di bronzo.
L’inizio dell’ultimo movimento (allegro molto) alterna il tema del sultano, il tema di Sheherazade al violino solo (lento), il tema del sultano fattosi di nuovo nervoso e minaccioso, elaborato dall’orchestra (allegro molto e frenetico) e nuovamente il tema di Sheherazade al violino solo (lento). L’esposizione attacca con un ostinato ritmico delle viole (vivo) sul quale il flauto presenta il primo tema rapido e vorticoso. Il secondo tema è identico al secondo tema del terzo movimento. Appoggiato sul solito ostinato ritmico è esposto dal flauto e dal clarinetto e ripreso poi da tutta l’orchestra. Dopo un episodio conclusivo dell’esposizione abbiamo lo sviluppo dei temi ascoltati. Fanno ritorno temi e frammenti di motivi dei movimenti precedenti della suite: l’accostamento rapido di temi ed episodi diversi, in un ritmo animato ed in combinazioni timbriche sempre nuove, restituisce perfettamente l’atmosfera festosa cui il movimento s’ispira. Nella ripresa la dinamica continua a crescere gradualmente e la frenesia ritmica giunge al massimo. In fase di epilogo (allegro non troppo e maestoso), ricompare il tema del sultano declamato a piena voce dagli ottoni il tono è solenne, ma non più minaccioso. L’orchestrazione è esuberante, lo sfoggio timbrico sfarzoso, e quando infine il tema del sultano è suonato con dolcezza dai violini nel registro acuto (poco più tranquillo), comprendiamo che la metamorfosi del personaggio si è compiuta fino in fondo. Il sultano è vinto: risuona dunque da ultimo in un lento recitativo, il tema morbido e languido di Sheherazade. ( Terenzio Sacchi Lodispoto)
Care amiche e amici, compagni di viaggio, mi congedo da voi lasciandovi all’ascolto di questa meravigliosa ed unica opera musicale, veramente unica e preziosissima.
Un caro saluto e a presto.

Agnese Gatto

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6 pensieri su “Viaggio nelle musica- Agnese Gatto: Shéhérazade di N.Rimsy Korsakov

  1. bellissimo anche questo viaggio, non saprei quale scegliere tra i tanti proposti ma questo riporta alla lettura il sogno che tutti, credo, abbiamo sognato leggendo il libro e la musica esalta quel cammino. Magnifico. Grazie. f

  2. la musica “raccontata” dalle tue parole diventa un tessuto leggero ma che resta dentro gli occhi come suono infinito
    Grazie Agnese per la “favola” che porti
    elina

  3. ..le sue sono vere e proprie composizioni…creazioni che nascono da passioni intime e profonde…i viaggi sono il tramite…la passerella… per raggiungere il senso che la scrittrice vuol trasmettere passo dopo passo…ad ogni fermata si ode un’ incantevole melodia accompagnata dai versi che raccontano la storia… e fluttuano come onde attraverso splendori e immaginifiche bellezze e rarita’… Passeggiando lunghe le sponde della fantasia…troviamo dipinti che abbagliano…calzanti con la narrazione che mescolati al sogno contaminano la realta’ con vibranti e soavi sensazioni… rendendo unico il paesaggio che si espande in tutto il corpo e procrea visioni talmente nitide e precise da rendere l’opera un eccellente trattato della storia della musica dotato di spiccata personalita’…descritto in modo semplice e diretto da Agnese che ad ogni viaggio…dona un po’ di se’ e della sua geniale interpretazione….

    Grazie ad Agnese e a Ferni per la presentazione l’eleganza e la raffinatezza dei temi proposti…
    Bea

  4. Pingback: La principessa Shèrèzade Viaggio nella Muduca di N.Rimsy-Korzacov | Il Caleidoscopio, di Agnese Gatto & friends.

  5. A voi,grazie, Gentilissime amiche e amici.
    La Principessa Shèrèzade è , ancor prima che principessa, donna, e donna data in sposa ad un tremendo Re che, oltre ad ascoltare i suoi più bassi istinti – che comunque sono consumare la prima notte di nozze con una sposa come tante- decide in modo vendicativo, misogino e padrone, la sorte di una tra le tante e molteplici donne scelte come spose.
    Le quali non conoscono punto il loro destino.
    Di qui il compito di quello che la Principessa Shèrèzade rappresenta:
    dare degno rispetto alla parte migliore di sé significa credere al potere della bellezza che si racconta, alla fantasia curiosa che, nel fascino del bello – di cui si è consapevolmente foriere come donne- , è istintivamente quanto consapevolmente detentrice sicura.
    La salvezza.

    La salvezza dall’orrore, dalla morte, dalla violenza, dalla cattiveria.

    Nell’eterna questione della violenza sulle donne e del femminicidio – e poi la provenienza geografica dei racconti da mille e una notte parlano di circostanze storiche drammatiche e ancora attuali riguardo alla mancanza di rispetto esercitata verso la donna- Shèrèzade risponde con la sua ingenua astuzia e con la sua candida sicurezza nel tempo di mille più una notte – numero mitico, certamente, simbolicamente aperto all’infinito;

    la donna principessa Shèrèzade è il tributo alla bellezza, non di sé- in senso fisico – ma della voce che il suo mondo interno descrive nel canto di racconti fantastici e meravigliosi.
    Lì Shèrèzade troverà la salvezza, ovvero la sottrazione ad un destino che si crede fatale ed irrevocabile.

    La fragranza di un fiore, Shèrèzade, è la purezza di un fiore.

    Così, lei, lei per tutte, nella favola che diventa realtà, salverà il mondo dall’oscurità.
    Quello che non ho scritto nel mio articolo, se la vita è verosimile e “Mimesis” della metafora dolce, bella e meravigliosa della vita,semplicemente.

    Così il racconto fantastico sarà la salvezza- come viatico della bellezza- dell’umanità nella voce di grande semplicità e dignità, data a tutti,da Shèrèzade, metafora di parte per il tutto.
    Lì uomini e donne , nel meraviglioso mondo di Shèrèzade, si incontrano.
    Per questo non penso sia un’utopia la pace, ci credo fermamente e ci crederò sempre.

    Grazie,
    (Agnese Gatto.)

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