Il lavoro i corpi maledetti e gli androidi- Nadia Agustoni

hiroshi ishiguro- androide femminile

Hiroshi Ishiguro- androide femminile.

Un po’ di tempo fa scrivevo ad un amico, che segnalava per il 2045, citando uno scienziato, l’arrivo nella nostra realtà degli androidi:
Avremo anche androidi ok, da fedele di Philip Dick li aspetto ormai senza ansia, anche terminator magari ci raggiungerà, ma la gelida non-espressività dell’attore Schwarzenegger era oltre la macchina… serve dire che preferirei gli angeli? No, ma tanto per i corpi maledetti alla nascita (donne, neri, diversi …) e maledetti perché il discorso su di loro li investe prima che nascano con il fango, gli improperi, le maledizioni, avere a che fare con gli androidi potrebbe essere riposante. Alla fin fine si, siamo stanchi, almeno io, stanchi di avere le stigmate”.

Avrei dovuto aggiungere che siamo stanchi di faticare, lavorare e venire sputati come un nocciolo che non serve se non per quel finire un’altra volta nella terra, per nascere terra, ovvero corpi con il segno degli schiavi. Schiavi moderni, a cui si associano mentalmente e verbalmente, idee di utilità, come la produzione e la riproduzione. Questi corpi a cui non si dà veramente valore per se stessi, sembra debbano nascere per soddisfare altri corpi, quelli alfa.

Aldous Huxley se la riderebbe a sentirci, ma il “Mondo nuovo” è un mondo vecchio, ti fanno credere che negro è bello e donna è bello ecc. ma l’amara verità è che l’uno e l’altra servono e basta, finito l’utilizzo che muoiano pure, di parto, di mare, di fogna o di stupro, saranno sostituiti. Il lutto pubblico non ci sarà per nessuno di questi corpi; ci saranno, invece, tante belle litanie per un corpo alfa, morto comodamente nel suo letto, servito e riverito, pianto e compianto, che poi fa scena, fa dire tante cose bellissime e false.
Ve le ricordate le persone in fila per il padre della Fiat morto nella “sua” Torino? Facevano impressione e mancava solo cominciassero a belare, ma quanti cassaintegrati si erano uccisi per disperazione solo pochi anni prima? Qualcuno li ricordava? Nulla o quasi.

Allora vengano gli androidi, avremo non umani tra i mai stati umani. Se ingrosseranno le file degli sputati, forse, la lotta degli ultimi della terra avrà quel segno di non fortuito che manca adesso; se saranno i nostri guardiani potremo almeno invocare una Sarah o un John Connor (quelli di “Terminator” si) e stare a vedere se il cinema è servito a qualcosa. Si dice che certi partigiani avevano un po’ l’impressione di stare in un film. Ispirati?

Nadia Agustoni

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slaves

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and other slave

 

6 Comments

  1. il fatto è che costano troppo, al contrario degli umani che invece sono in eccedenza e non costano niente, per questo continua il mercato degli schiavi, della carne umana di ogni età, proprio per nutrire “quei nati” di bambagia, che non è affatto vero che siano diversi, solo molto molto arroganti e prepotenti con avvizziti codici comportamentali, fradici di un potere abietto che da secoli si consuma al banchetto dei poveri, così tenuti, in miseria, per averne miglior controllo attraverso l’innesco di ogni tipo di fame indotta.Gli androidi saranno solo roba da ricchi, per gioco, per divertimento, a loro non serve riprodurre, e i riproduttori di schiavi ne hanno a bizzeffe con costo un po’ di sesso,niente di costoso insomma se non energia animale.
    Grazie Nadia, ferni

  2. E’ un articolo duro lo so, ma vedi c’è un’aria di miseria ( etica morale) davvero quei mondi di P. Dick sembrano riposanti a confronto. Ed è chiaro che gli androidi sono una scusa come un’altra per dire che quello che ho detto. Grazie e ciao.

  3. ricordo quando parlavano di introdurre i robot nelle fabbriche per DIMINUIRE LA FATICA UMANA, PER CONCEDERE ANCHE AGLI OPERAI LA POSSIBILITA’ DI UNA CULTURA CONTINUA, DI AVERE TEMPO LIBERO DA DEDICARE AI VIAGGI ALLA CONOSCENZA ALL’ARTE…promessa mantenuta in toto!!!!!!!

  4. Nadia Agustoni definisce “duro” il proprio intervento; da parte mia lo trovo lucido e ben argomentato: questa riflessione sul corpo è necessaria, soprattutto all’interno di una struttura economica e sociale come la nostra che fa del corpo (lo si dice a chiare lettere nell’articolo) un oggetto da usare, vendere o comperare a seconda delle esigenze del mercato. Un grazie è allora davvero poco per questo preziosissimo contributo ad una presa di coscienza individuale e collettiva necessaria.

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