Gino Rossi in San Silvestro – di Silvio Lacasella

 gino rossi- san silvestro vicenza (sotto l’intonaco)

Ecco le figure  apparse sotto l'intonaco: due volteggiano nella danza, un musicista  suona uno strumento a fiato e un probabile chitarrista

 

Dopo aver attraversato col pensiero le sue opere per giorni e giorni; dopo aver abituato lo sguardo ad osservarle in sequenza cronologica o in ordine sparso; dopo aver individuato al loro interno una serie di motivi ricorrenti, quasi fossero impronte emotive, inserite dall’autore, durante la stesura del dipinto; dopo averne ripercorso la vicenda artistica attraverso i rari documenti e le testimonianze di chi l’ha incontrato, trasformando in traccia ogni sua parola; e, soprattutto, dopo aver frenato, forse anche più del dovuto, l’istinto che, incautamente e subito, aveva tratto le sue conclusioni, non posso che prendere al volo e fare anche mia l’intuizione di Alessandro Finocchiaro – pittore siciliano dall’occhio colto e attento, per alcuni anni residente a Recoaro e ora trasferitosi non lontano da Roma – che, per primo, ha individuato nelle sbiadite tracce di affresco, affioranti in una delle pareti della sacrestia della chiesa di San Silvestro, a Vicenza, niente meno che la mano di Gino Rossi (1884-1947), uno degli artisti più significativi, più rari (l’intera produzione comprende in tutto circa centotrenta opere), più sensibili del nostro Novecento.
Certo, al momento, è un’affermazione rischiosa, basata su una serie di sensazioni, sorrette, non altro, che da alcuni indizi. Ma è un rischio che vale la pena correre. Anche perché, nel dragare questo canale, non salteranno fuori finte teste di Modigliani (artista, peraltro, che Rossi deve aver incontrato nel 1912, quando, in occasione del suo secondo viaggio nella capitale francese, espose con lui al Salon d’Automne). Quella stanza, infatti, contiene una verità di racconto destinata a rimanere anche nel momento in cui crollasse ogni ipotesi attributiva.
Per stabilire se sia stato eseguito con la tecnica dell’affresco o, come sembra, con una più veloce pittura murale a secco, il colpo d’occhio non è sufficiente. Basta poco, però, per constatarne le precarie condizioni. Il tempo e la noncuranza hanno spento ogni tono e rapporto chiaroscurale, al punto che oggi la leggibilità dell’opera si presenta in ampie zone definitivamente compromessa. Quello che vediamo è un corpo cosparso di cicatrici: antiche e recenti: crepe, umidità, feroci raschiature, azzardati ed estemporanei interventi di reintegrazione pittorica e molto altro ancora. Come non bastasse, parte della composizione è ricoperta da uno spesso strato di intonaco. Rimuoverlo e “guardar sotto” porterebbe nuovi e importanti elementi conoscitivi. Nonostante tutto, quel che rimane non è poca cosa. Un lavoro di restauro da eseguire, dunque, con grande velocità poiché in questa parete vi è una testimonianza ancora viva. Una pagina su cui riflettere, per ricordare, per imparare: arte e storia, infatti, qui dialogano in modo diretto.

Gino Rossi..

dettaglio- le teste dei ballerini

dipinto4.

dettaglio- il suonatore di clarinetto

dipinto3.

Indica un momento di serenità, sicuramente in occasione di una festa. Vi è raffigurata una scena di ballo, con due figure che volteggiano abbracciate, una terza impegnata a suonare un flauto o un clarinetto e una quarta, intuibile solo grazie a ciò che rimane (il braccio destro e mezza chitarra). Occorre, però, andare con ordine, altrimenti è difficile giustificare questa scena all’interno di un edificio sacro.
Chiesa di San Silvestro: pianta romanica. A più riprese nei secoli modificata. Tre navate. Nel XII secolo è benedettina, successivamente, nel Seicento, è al centro di una profonda ristrutturazione, durante la quale vengono demolite le absidi per far posto ad un coro per le monache. Suore sfrattate nel 1797 dai soldati francesi che presero possesso degli spazi per uso militare. Nel 1810 viene demolito il campanile. Con l’annessione di Vicenza al Regno d’Italia, il complesso di San Silvestro fu mantenuto come caserma (“Generale Durando”) per le truppe alpine. Lesionata dai bombardamenti della II Guerra Mondiale, in seguito, è stata parzialmente restaurata ed oggi è sede dell’Ucai, che la utilizza per incontri e mostre d’arte.

gino rossi (dal 1910 circa fino al ricovero in manicomio a Treviso)

gino rossi foto del gli anni '10.

gino rossi arch. lacasella.

gino rossi archivio lacasella.

gino rossi ( a sinistra con il berretto bianco ricoverato nel manicomio di treviso)  comisso ( a destra da solo)

.

gino rossi s.lacasella.

Veniamo a Gino Rossi: nel 1915, il pittore veneziano, risiede a Fornaci di Ciano, sul Montello. Ha alle spalle le mostre di Ca’ Pesaro, l’amicizia con Arturo Martini, con Nino Barbantini, l’incontro con la pittura di Gauguin, l’esperienza a Burano (1909-12), assieme a Moggioli, Malossi, Garbari, Scopinich e Semeghini, il quale lo ricorderà così: “Temperamento di Moschettiere non partecipava mai agli scherzi scambiati tra di noi. Prendeva tutto sul serio. Nella discussione come nell’azione si impegnava con foga, fino all’esaltazione. Artista purissimo e sensibilissimo, forse il più raffinato di tutti noi, si commuoveva fino alle lacrime davanti alla meraviglia delle isole e delle acque, come davanti ai capolavori dell’arte. Anima troppo sensibile non resse al peso dell’infelicità. La guerra, la prigione, la miseria aggravarono il turbamento morale dell’uomo. Fu poi la fine irreparabile di quella luminosa presenza”.
E’ già stato due volte a Parigi e in Bretagna. Rientrato dal secondo viaggio scopre che la moglie lo ha abbandonato per seguire lo scultore Oreste Licudis. Riacquistato vigore, nonostante gli stenti e la difficoltà di far valere la propria arte (“sentivo che dovevo vincere non solo la miseria ma la pittura del secolo che era morto”), scrive a Dario De Tuoni: “Io sto su, bene in alto, in cima al Montello. E qui la sera e la mattina mi godo il panorama della libertà sconfinata. Pensa: sconfinata. Potrei qui fare pittura in camicia e anche senza, non ci sono villeggianti, non ci sono che i miei due cani. Sono diventato l’uomo della natura, l’uomo del bosco”.

.

.
L’uomo della natura e del bosco, l’anno successivo, nel 1916 è chiamato alle armi e assegnato all’VIII Reggimento Bersaglieri, proprio in provincia di Vicenza, ad Arzignano. Spedito al fronte nel ’17, viene fatto prigioniero e mandato a Restatt, in Germania: “Ho sofferto una prigionia allucinante”. Fatta di umiliazioni e di dolore. Uno dei suoi compiti era di dipingere sulle croci il nome dei suoi compagni morti. Liberato nel 1918, troverà al rientro la propria casa distrutta e tutti i suoi lavori dispersi.
Quasi fosse un pittore antico, dei suoi esordi si sa poco. A Barbantini che gli chiede informazioni, Rossi risponde: “Vuoi sapere cosa ho fatto da ragazzo? Ho perduto la memoria di tutto questo”. Ma cunei d’ombra biografica accompagneranno il suo percorso anche in seguito: “La solitudine è ora straziante, cammino solo, parlo da solo. Il disinganno d’amore mi sanguina sempre. Sono con l’acqua alla gola. Basta basta”. Ancora: “Il cielo s’è oscurato per me, dentro di me è stata crocifissa la speranza, dentro di me ora c’è la follia”. A Nino Barbantini: “La mia mente non pensa più”.
Il suo ultimo quadro si intitola “Il cortile del manicomio” ed è del 1926. Vi entrerà per la prima volta in giugno, a Treviso. Poi tornerà in settembre. Nel ’27 verrà trasferito all’istituto psichiatrico dell’isola di San Servolo a Venezia, quindi, nel ’32, a Mogliano Veneto infine, dal ’33, ancora a Treviso, all’ospedale di Sant’Artemio dove rimarrà sino alla morte. “Se ne stava solo, nella biblioteca dell’ospedale, dove aveva un grande tavolo con due cassetti. Allora si mise a disegnare”. In realtà più che disegni erano segni ripetuti sul foglio, quasi fossero rondini in volo. “Com’è difficile morire, che fatica lasciarsi morire”. Ventun anni, come ventuno pare siano state le persone presenti al suo funerale.
.

gino rossi- testa di creola (1913)

Testa di Creola 1913 - Olio su cartone.

gino rossi- dettaglio dipinto ritrovato in san silvestro

gino rossi- dettaglio dipinto4.

gino rossi-il cortile del manicomio (olio su carta tela cartonata del 1926-  Mart di Rovereto)

gino rossi-il cortile del manicomio.

gino rossi- il suonatore di clarinetto (dettaglio)

gino rossi3.

A San Silvestro potrebbe aver sostato prima di essere trasferito a San Pietro in Cariano, nel veronese, oppure nel periodo necessario per coordinare un’azione congiunta con il comando alpino. Chissà, lo diranno gli storici. Ma c’è qualcosa in quel muro che porta dritto a Gino Rossi: la disposizione modulata dei piani prospettici, i contorni netti e decisi, i timbri di una luce scandita in placche cromatiche (come avviene all’interno delle vetrate o nelle stampe giapponesi), il ripetersi di un piccolo dettaglio o il ritmo sincopato con cui l’artista era solito intrecciare alcune linee. Se a questo si aggiungono alcune impressionanti similitudini, come, ad esempio, quella tra il volto della figura femminile e la “Testa di Creola”, un olio su cartone eseguito da Rossi nel 1913, o il “solfeggio” delle linee che delineano le gambe del suonatore, quasi fossero un paesaggio (scriverà: “L’opera deve comprendere tutto, figura, paesaggio, natura morta”) la mezza certezza, non può che trasformarsi, contro ogni prudenza, in certezza intera.

Silvio Lacasella

gino rossi- dettaglio dipinto in  san silvestro- vicenza

dipinto5.

.

 RIFERIMENTI IN RETE:

http://www.new-link.it/interviste/180-scoop-.html

https://www.facebook.com/pages/Gino-Rossi-pittore/328586727192119

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.