Tra i “Legni” di Paolo Pistoletti – lettura di Fernanda Ferraresso

roelof bakker

roelof bakker1.

Con il termine  legni correntemente si identificano  alcuni strumenti musicali aerofoni con i quali il suono viene prodotto attraverso un’imboccatura ad ancia o proprio da un foro in cui vi si soffia il fiato.
I legni da lavoro si individuano invece con il termine di essenze, le caratteristiche non sono la sonorità ma la qualità della durezza, della resistenza al taglio, alla possibilità d’essere lavorati di testa o di filo, alla durata, al colore e quindi al calore che può offrire un legno  piuttosto che un altro, esotico o nazionale che sia, anche a seconda della lavorazione che subisce o se ne può fare.
Legni, però, erano le barche che andavano per mare, e dovevano compiere lunghe attraversate, incontrando nell’arco di quel tempo burrasche e tempeste, non solo calma di vento e giornate di sole.

Quando ho letto il titolo della raccolta, appunto Legni, di Paolo Pistoletti,  Ladolfi Editore , ho dunque pensato a tutte e tre queste significazioni  e credo che  i prime due, alla fine, siano i legni con le caratteristiche che questi versi, in quanto parlanti, narranti ma anche naviganti, siano gli stessi che torniscono i soggetti qui descritti, attraverso suoni come lime e venti e burrasche come pialle da levigazione .

Relativamente all’es-senza  corpo ma non senza vita, perché ogni legno continua  a respirare, ad espandersi o restringersi, proprio come un polmone nel respiro, proprio come un ricordo nella memoria, basta leggere

Legno di casa

Conoscere il legno di casa
gli spacchi le età i cerchi
la traccia della resina.
Chiedersi come mai si muove
senza avere vita,
se la linfa veramente manca
dentro tutta questa povertà
che ti guarda
che ti fa ombra
quando il fuoco avvampa
sulle mura o sul tetto
al fumo della cappa
alla fuliggine delle stelle.

E le burrasche  o i tanti accidenti incombenti sono le cose che ci capitano, e non possiamo allontanarle, non possiamo rintanarci, generazione dopo generazione, nemmeno in casa nostra perché  non possiamo non fare i conti con noi stessi e siamo noi  la legna che brucia, la cassa e la panca,  il pavimento e la porta, la trave su cui posa tutta l’impalcatura dei giorni e delle esperienze, fino a farne un bosco, la selva oscura per cui e in cui ci perdiamo e ritroviamo, diversi ogni volta, specialmente attraverso gli altri, che siano o no nostri diretti parenti, perché alla fine tutto il mondo, come in un nodo, ci è legato dentro non solo attorno.

fernanda ferraresso

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roelof bakker

Roelof Bakker - dennis severs' house.

Da Legni, di Paolo Pistoletti

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Bosco
Come un bosco è cresciuto mio padre
giorno dopo giorno.
Le radici ora circolano
dove non sono mai stato
nella bocca nera della terra.
Il cuore del legno viene da lontano:
lui qui c’è arrivato prima della guerra.
Ma poi gli anni dai cerchi
dai rami sono passati tutti
per la linea delle mani
e foglia dopo foglia
la linfa nelle vene
ha ripreso la via
della luce che non si vede.
La sera del derby di Milano
un’onda accesa da dentro
l’ha portato via dalla poltrona
come un fiume contromano.
Solo dopo il medico ci ha detto
che c’era nato
con quella voragine nel petto:
e da allora qui intorno
aspetto sempre di sentire il tonfo
la fine di questa fame senza fondo.

*

Dove
C’è stato un momento tra un caffè
e la tivù della sera,
proprio quando
mio padre ha aperto la porta
prima di uscire.
È stato il cigolio di quando si gira,
quel suono di ruggine dentro
come quando per ricordarsi
dove tornare
si fa con un chiodo un segno.

*

Legni

Legni
Non mi ricordo più quante volte si muore,
quante stagioni di legni
ci pesano sulle mani
prima di rovesciarci il cuore.
All’ospedale di Careggi c’è il bianco
delle mura che in mezzo ci passa
chi non ce la fa più a stare qua.
Quelli che invece tornano
nelle vene hanno sentito
tutto il risucchio che viene dagli aghi
dal tubo della flebo
fino alla luce del neon
dove a un certo punto
uno non è più niente
tutto lì nel mentre,
tanto che a sorpresa
non avendo più materia
si smette di tremare
senza cassa senza risonanza
la mancanza ricompone tutto
porta a zero la distanza.
.
Da bambini si arriva ogni volta
al momento giusto
come una bolla al centro del lago,
la memoria poi torna dopo
quando un giorno d’estate
il sole spacca le pietre
e allora si esce.
In corsia si dice che un giro
moltiplicato per sempre sia l’eternità.

Firenze, ospedale di Careggi, reparto di rianimazione, aprile 2001.

.

roelof bakker

roelof bakker.

A casa

Una sera come tutte,
il tavolo le sedie i libri sulle mensole.
Alcuni sono già passati
hanno suonato al telefono al citofono,
altri passeranno.
E noi tutti bene grazie al cielo
si spolverano i legni si chiudono gli sportelli
e poi senza una mossa si sta seduti.
Ma non si è fermi davvero
come quando in un attimo
qualcosa ti fa sussultare
come acqua che sale
che cresce dentro il bollitore.
Come quando nel vano
dentro l’ascensore
– l’apnea in gola – hai appena acceso
il tasto per l’ultimo piano,
e allora senti che qui
anche se non sembra
è tutto una tromba delle scale immensa.

*

Fuori dal sogno

Appena fuori dal sogno c’è una zona del letto
che esiste davvero
uguale all’altra sponda di un fiume,
lì dove si riemerge sempre da sotto
dalla rete
fuori dalle vene di metallo della notte,
lì dove siamo sempre tutto orecchi
anche quando poi si va tra le braccia delle strade
tra le facce spente
o sulle piazze dove i vivi
come statue dormono
sul materasso del mondo.
Adesso che nell’aria non s’è ancora spenta la sveglia
tutto è come da bambino
un respiro che si fa grosso, da lupo
smania che durava
fino a che una mano antica
copriva la tana
il sonno che mancava
tutta la distanza dall’alba.
Al polo opposto
di questo nostro doppio
che adesso ci brucia dentro
come la lingua nella bocca del male.

*

Fuori

Siamo stati qui per tutto il tempo
a ringraziare per tutte le cose.
Io volevo farlo perché era giusto così
ma mentre lo dicevo
sembrava che a parlare fosse
il ciocco di legno che sta al mio posto
quello che esala sonno come fumo.
Come se tutto quello che c’è
non fosse altro che fuoco dipinto al muro
appiccato al foro di un chiodo.
Ma a volte qualcosa
si accende dentro davvero
e allora come torce
si esce fuori dal cono delle nostre ombre,
come un drago dal naso
come quando ero bambino.

**

Paolo Pistoletti, Legni- GiulianoLadolfi Editore 2014

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