Carlo Saraceni alle Gallerie dell’Accademia a Venezia – Silvio Lacasella

carlo saraceni- venere e marte

Carlo-Saraceni-Venere e Marte.

Con un percorso espositivo ridisegnato per l’occasione, la mostra di Carlo Saraceni, dopo la sua prima tappa romana, è ora giunta alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, città nella quale l’artista nacque nel 1579 e dove poi morì nel 1620. Un appuntamento prezioso, essendo questa la prima volta che ne viene tratteggiata in modo approfondito la figura, attraverso una sessantina di opere, scelte con attenzione tra collezioni pubbliche e private.
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caravaggio- la morte della vergine e dettaglio

caravaggio la morte della vergine

carlo saraceni- morte-della-vergine1.

Superati i lavori giovanili della prima sala, la rassegna andrebbe vista proiettando nella mente La morte della Vergine di Caravaggio, oggi a Parigi, alle pareti del Louvre. Un quadro intrasportabile, la cui presenza avrebbe però fatto capire, più e meglio di qualsiasi sottolineatura critica, la complessa natura stilistica di un pittore che, dopo aver trascorso gli anni della formazione e della prima maturità in terra veneta, è stato successivamente capace di affondare le sue radici più sensibili negli umori della capitale, sviluppando una singolarità di percorso oggi da tutti riconosciuta.
La vicenda legata al celebre dipinto caravaggesco è nota, essendo entrata in forma letteraria all’interno della storia dell’arte: Laerzio Cherubini commissionò una grande tela al Merisi nel 1601 per la cappella in Santa Maria della Scala a Roma. Consegnata con grande ritardo, una volta collocata sull’altare, provocò la disapprovazione e lo sdegno dei “buoni padri” carmelitani, che ne trovarono disdicevole lo svolgimento compositivo. L’artista, infatti, aveva rappresentato una Vergine non idealmente, ma realmente morta, consegnando ai fedeli “con poco decoro” la visione di “una Madonna gonfia e con le gambe scoperte”. Si disse, addirittura, che Caravaggio avesse preso a modello una prostituta annegata nelle acque del Tevere.
Soffermarsi sul capolavoro di Caravaggio – descritto così da Longhi: “Sembra raccontare in che modo, entro la stanzaccia d’affitto, spartita alla meglio dal tendone sanguigno che penzola dalla volta a travicelli e senz’altre suppellettili che una branda, una scranna e la bacinella per le pezze bagnate, si lamenti la morte di una popolana del rione” – aggiunge elementi fondamentali per delineare la figura di Saraceni. Questo non solo perché una volta tolto dall’altare il capolavoro di Caravaggio (partito subito dopo alla volta di Mantova, per entrare nelle collezioni dei Gonzaga, a seguito di una segnalazione di Rubens), l’incarico di eseguire il dipinto per quella medesima cappella, nella quale si officiavano le funzioni per i defunti, venne affidato proprio a Carlo Saraceni, ma perché l’episodio offre la possibilità, come meglio non si potrebbe, di accostare i due artisti, cogliendone le sostanziali differenze.
Intanto va sottolineato che l’impresa fu portata a termine nel giro di pochi giorni, potendo disporre il “brillante e raffinato” Saraceni, già nel 1610 di una bottega estremamente efficiente e attiva. Forse troppo attiva, al punto da determinare in moltissimi casi un’assai visibile discontinuità di risultati all’interno della sua produzione.
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carlo saraceni- il transito della vergine

Carlo_Saraceni_transito_della_Vergine.

Nel momento in cui si comprende come mai a Caravaggio si preferì Saraceni, come mai alla Morte della Vergine si preferì Il transito della Vergine (anch’essa alle Gallerie dell’Accademia) si ha in mano la chiave per aprire quasi ogni altra porta. L’artista, infatti, dopo aver guardato ai pittori nordici operanti a Roma alla fine del Cinquecento, rimanendo attratto in particolare da Adam Elsheimer e dalla sua capacità di creare un rapporto diretto tra figura umana e paesaggio, “in modo graduale e del tutto personale” si avvicinerà, guarda caso, a Caravaggio, riuscendo però a mantenere all’interno della sua andatura stilistica un accento dolce e lirico. Rimarrà, il suo, un tonalismo di origine veneta, in grado di smussare con naturalezza le punte più aspre del contestato e sublime suo maestro. Egli sa modulare la luce filtrandola attraverso autori come Jacopo Bassano, ma con l’occhio attento anche alla contemporanea pittura bresciana e bolognese.

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carlo saracenila vergine e sant’anna ammaestrano gesù bambino sullo spirito santo

Carlo Saraceni, La Vergine e sant’Anna ammaestrano Gesù Bambino sullo Spirito Santo.

carlo saraceni- maddalena penitente

Carlo_Saraceni_Maddalena_Penitente.

carlo saracenigiuditta con la testa di oloferne

Carlo_Saraceni,_Giuditta_con_la_testa_di_Oloferne.

Questo porterà a notevoli risultati, specie quando Saraceni entrerà in prima persona e con tutto se stesso in opere quali La Vergine e sant’Anna ammaestrano Gesù Bambino sullo Spirito Santo, eccellente esempio o Giuditta con la testa di Oloferne o le due versioni della Maddalena penitente, una delle quali, probabilmente la prima, proveniente dal Museo Civico di Vicenza.

Contiene, dunque, una verità parziale sostenere che Saraceni abbia voltato “con decisione le spalle alla cultura artistica tardomanieristica veneziana” nel momento in cui prende la strada di Roma. Egli, infatti, rimarrà sempre, nella sua ineliminabile essenza, un pittore legato alla terra d’origine. Non è, anzi, azzardato sottolineare che a Caravaggio, Saraceni si avvicina soprattutto nel momento in cui se ne allontana, poiché in questo modo introduce una originalità d’indagine che ne sviluppa il percorso espressivo, introducendo una visione maggiormente naturalistica, fatta di nuove attese e nuovi temi stilistici. Ed è questo il motivo per cui, nel 1620 la Serenissima lo richiamerà in laguna per affidargli un incarico di grande prestigio: un’imponente tela da collocare all’interno della Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, avente come soggetto Il Doge Dandolo mentre incita le Crociate. La sua presenza avrebbe probabilmente creato nuove aperture in un ambiente ancora segnato dalla grande pittura veneta del Cinquecento, se non fosse intervenuto il tifo a fermarlo, dopo appena pochi mesi dal suo arrivo. Carlo Saraceni morirà, infatti, il 16 giugno 1620, poco più che quarantenne.
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carlo saraceni- santa cecilia e l’angelo
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carlo saraceni- san rocco curato dall’angelo

Carlo Saraceni, San Rocco curato dall’angelo..

carlo saraceni- san francesco in estasi

Carlo Saraceni, Estasi di San Francesco..

carlo saraceni- martirio di santa cecilia

Carlo Saraceni-martirio di santa cecilia

carlo saraceni- andromeda
.Saraceni-Andromeda
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carlo saraceni- la caduta di icaro

carlo saraceni _la caduta di icaro

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La mostra, aperta sino al 29 giugno: divisa per sezioni, una delle quali approfondisce i rapporti tra l’artista e l’ambiente ecclesiastico e politico spagnolo, è ideata da Rossella Vodret e curata da Maria Giulia Aurigemma, affiancate da Roberta Battaglia, che ne ha tracciato il percorso espositivo (catalogo De Luca Editore)

 Silvio Lacasella
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RIFERIMENTI IN RETE:

http://www.gallerieaccademia.org/mostre-ed-eventi/carlo-saraceni-un-veneziano-tra-roma-e-leuropa/

http://storiedellarte.com/2014/03/aperta-la-mostra-carlo-saraceni-un-veneziano-tra-roma-e-leuropa.html

http://www.lavoceditutti.it/index.php/carlo-saraceni-veneziano-a-roma/

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