L’ARTE E LE SUE (RI)VINCITE. Ovvero Commissioni e commistioni- Meth Sambiase

michelagelo buonarroti- minosse (dettaglio dal giudizio universale)

michelangelo-minosse - giudizio universale.

La resa della storia dell’arte italiana è più vicina di quanto possa mai a qualcuno importare. Si depongono i pezzi lasciandoli al macero, come le mura pompeiane alla prima pioggia. Ministro dopo ministro, scuola dopo scuola, il racconto dell’arte italiana è stato depotenziato con cura ed abilità, forse perché l’Arte è ancora un pericoloso componente della vita umana non assoggettata a nessuno. L’Arte vive di se stessa e del proprio sguardo e i troppi condizionamenti esterni e consumistici non fanno né un artista e manco un artigiano, solo un sottobosco di mestieranti, che verrà presto potato e dimenticato. L’Arte è anarchicamente pericolosa  e quindi non servente al potere economico  – a meno che non si quantifichi la sua vendita all’asta -. L’Arte  la si può depennare dalla lista della scuola.  O renderla modernamente inane cominciando dai suoi grandi protagonisti, i quali  più celebri sono più li si lascerà cadere nel ridicolo di una “cattività” consumistica. E’ stato forse Leonardo da Vinci il  primo ad aver subito un “omaggio” discutibilmente inutile  diventando una tartaruga ninja di un noiosissimo cartone animato durato però stagioni intere e con gran merchandising, per  poi mutarsi in una sorta di carbonaro da società segreta esotericheggiante  nei triller di Dan Brown (idiozia furbesca non da poco, l’autore è ora milionario con quattro sciocchezze su una pagina). Ed ecco conseguentemente arrivare il “nuovo Michelangiolo Buonarroti”  (l’altro Michelangelo è il Caravaggio che di cognome faceva Merisi ma pochi lo sanno). Michelangelo  dopo aver già subito l’onta delle tartarughette insieme a Leonardo, in queste settimane ha patito un  altro “aggiornamento” da parte della multinazionale del mattonino colorato, la Lego, che lo ha trasformato nel suo film d’animazione in un supereroe  sebbene specificamente un “architetto super eroe” (Refreshing Michelangel sarà il prossimo bestsellers da Feltrinelli?). E’ la resa al “vuoto però vendibile”. Come difendersi? In primis conservando  il giusto scopo della storia dell’Arte e la storia della lunga parabola universale dell’ arte michelangiolesca, che lascia indifesi ma arricchiti in spirito dalla troppa bellezza, e non finire ad avere di lui solo un pupazzetto antropomorfo verde,  un’apprezzata litografia maschile su di un vino locale rilasciato ad hoc nelle taverne romane vicino al Vaticano e un mattoncino della Lego da far combattere su una Playmobil.
Sebbene in alcune parti del mondo vada ancora peggio al ricordo di Michelangelo,  basti pensare a cosa sta succedendo nell’omofobica russia, dove tira una gran brutta aria per l’artista perché pare che all’Hermitage si siano accorti che la piccola scultura del Ragazzo Accovacciato (circa 54 centimetri di suprema grazia e maestosità fisica) possa essere preso come  un “manifesto di propaganda per la libertà sessuale (lifestyle gay) poiché – scrive il critico inglese Jonathan Jones – il celibe Michelangiolo, non negò mai dove fossero i desideri della sua passione”. Tempi di resa!  Il contorno è la notizia, l’approccio pettegolo e vacuo è il ricordo, mentre l’inenarrabile itinerario scultoreo, architettonico e figurativo dell’artista lo si tenta di rilegare nelle guide turistiche accanto al folclore e alla curiosità. Michelangelo scriveva in rime incrociate “Ogn’ira, ogni miseria e ogni forza, chi d’amor s’arma ogni fortuna”, e nella sua lunghissima vita ha cercato con cocciutaggine di non piegarsi  a nessuno: non meritava né il pupazzetto a tartaruga né il mattoncino da due euro.  Speriamo che questi segni di resa contemporanei vadano presto dispersi.

Meth Sambiase
.

michelangelo buonarroti – s. caterina (particolare del Giudizio Universale)

.

Rime, di Michelangelo Buonarroti

Quand’ avvien c’alcun legno non difenda
il propio umor fuor del terreste loco
non può far c’al gran caldo assai o poco
non si secchi o non s’arda o non s’accenda,
Così ‘l vor, tolto da chi mai mei renda,
vissuto in pianto e nutrito di foco,
or ch’è fuori del suo proprio albergo e loco,
qual mal file che per morte non l’offenda.

*
Ogn’ira, ogni miseria e ogni forza,
chi d’amor s’arma ogni fortuna.

*
In me la morte, in te la vita mia;
tu distingui e concedi e parti el tempo;
quante vuo’, breve e lungo è ‘viver mio.
Felice son nella tuo cortesia.
Beata l’alma, ove non corre tempo,
per te s’è fatta a contemplare Dio.

*
Come fiamma più cresce più contesa
dal vento, ogni virtù che ‘l cielo esalta
tanto più splende quant’è più offesa.

*
Ovunche tu ti sia, dovunch’ì sono,
senz’alcuno dubbio ne son certo e chiaro.
Se da me ti nascondi, i’ tel perdono:
portando dove vai sempre con teco,
ti troverei, quand’io fissi ben cieco.

4 Comments

  1. STORIA DELL’ARTE, GEOGRAFIA, FILOSOFIA, LE DIVERSE STORIE DELLA LETTERATURA: da anni siamo vittime di una spinta di pseudo-pensiero che tende a convincere le persone che tali discipline non forniscono le “competenze” necessarie “spendibili” nel mondo del lavoro (uso a ragion veduta l’orrendo vocabolario che inquina anche il mondo della scuola); cara Meth, grazie per quest’intervento nel quale colgo un’indignazione (la parola è inflazionata, lo so) ed una ribellione molto molto forti e col quale dimostri invece che proprio discipline ritenute “inutili” educano all’apertura mentale, al senso critico, all’accettazione del cosiddetto “diverso”. Abbiamo inoltre dimenticato il valore profondo, umano, necessario della gratuità e della bellezza, del piacere che se ne trae: necessaria ad un’esistenza spirituale più alta è infatti la gratuità con cui ci si abbandona alla lettura di un libro, al godimento di una bella architettura, allo studio di una lingua a torto considerata “morta”; tutto dev’essere monetizzato, commercializzato – la desolazione delle vite di moltissime persone in conseguenza di questa mentalità è chiaramente visibile.

  2. Così come Michelangelo quando scrive “non ha l’ottimo artista alcun concetto/ ch’un marmo solo in sé non circoscriva” si potrebbe dire “non ha l’ottima persona un solo pensiero o una sola emozione che il proprio animo in sé non circoscriva”. Importante è, però, coltivare la sensazione che questo possa accadere, altrimenti tutto si rattrappisce, come una bellissima pianta lasciata al buio.
    San Giovanni della Croce – con lui molti altri e tra gli ultimi io stesso – diceva che al buio si vedono luci altrimenti invisibili, soffocate dal chiarore del giorno. L’animo che sa cercare quelle luci al buio è pur sempre un animo che sa che queste esistono. Occorre, infatti, vederle interiormente.
    La storia dell’arte (così come la storia della musica, leggere i poeti… ), nell’indicare quanto ha saputo produrre la parte migliore dell’uomo, aiuta a vedere in modo diverso anche il resto. Non coltivare la sensibilità è pericolosissimo, i risultati li vediamo. I risultati li vedremo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.