INIZIATIVE CARTESENSIBILI- CHIEDERE PERDONO, RINGRAZIARE, O…?

toni demuro

CaffeineNicotine_Toni_Demuro_Trees01

Mi vergogno di tutte le volte che
ho scritto per narcisismo
e aspettando lodi.

La scrittura è ponte nella
comunità
e salda gl’individui
tra di loro.

Sono felice di tutte le volte che
la scrittura altrui
mi ha dato accesso alla bellezza.

Appropriandosi della bellezza
la scrittura la strappa
dall’appartenenza ai pochi
privilegiati.

Mi vergogno di tutte le volte che
ho ignorato il dolore altrui.

La scrittura condivide
il dolore.

Sono felice di tutte le volte che
nella scrittura ricomincia
la rivolta contro
chi
imbruttisce distrugge offende dileggia vende
la Terra.

La scrittura appartiene alla Terra.

Antonio Devicienti
.

toni demuro

tony demuro home.

Ogni mio respiro, ti prego,
traducilo con la parola “grazie”.
E anche così: con la parola “perdono”.
Non c’è altro che vorrei saper dire.
Grazie. Ecco: Grazie.
Chiedo perdono per tutte le volte
che non ho saputo dire grazie.
Perdono. Chiedo perdono.
Dico grazie a tutti gli attimi
in cui ho saputo chiedere perdono.
Molti “perdono” non ho ancora detto.
E dovrei. Poiché io ho ferito.
Molti “grazie” dovrei sussurrare,
molti “grazie” gridare.
Parole mai troppo  semplici.
Ti chiedo perdono.
Ti dico grazie.
Spero di non smarrire mai
il  sorriso che sorridi per me solo.
A quel sorriso chiedo perdono.
A quel sorriso dico grazie.
Tace in questo la parola “amore”.
Null’altro vorrei saper dire.

Davide Cortese
.

toni demuro

tony demuro home08.

io chiedo scusa
———perché sono delusa
dell’andazzo generale
di cupa ignoranza
con cui spezziamo il tempo
come fosse pane raffermo
che non può nutrire più
né uccelli né uomini
né formiche né serpenti
———siamo diventati quelli
che per comunicare
———si tengono a distanza
guardandosi in cagnesco
in militanza di fraintesi
di parole contro senso
che non significano niente
birilli di un gioco al massacro
di un’allegra guerra subliminale
è più forte chi più fa male

io chiedo scusa se ho rotto
——–l’ennesimo castello di parole
vuoto cielo che non sappiamo guardare
vorrei rivivesse nell’eco di un bosco
che risuonasse ancora l’infanzia
vorrei spalare il letame
vicino e lontano di questa indifferenza
mettermi a urlare a danzare
a piangere a ridere ad accusare
le cose che fanno male
le cose che fanno bene
vorrei togliere il dissapore
dalla pancia del dispiacere
il gelo delle panchine
dove la notte passa
ogni vita esangue in rassegna
con disperazione e cura
vorrei che il letargo finisse
risvegliasse lo sguardo
di chi attende il presente
e spezzare ribelle
——–le catene che mi tengono sveglia
come Prometeo guerriera indicente
tra bagliori e scarti di futuro
viene e va una diversa visione
——–ai distratti chiedo scusa
qui c’è un’emergenza
se l’amore muore sono delusa
se crolla la casa comune
io chiedo scusa

Maria Grazia Palazzo

6 Comments

  1. Un pensiero di stima per lo scritto di Devicienti , vero e proprio “manifesto” di onestà intellettuale oggettivamente ineccepibile .
    leopoldo attolico –

  2. “Mi vergogno di tutte le volte che
    ho scritto per narcisismo
    e aspettando lodi.”

    “Poiché io ho ferito.”

    Grazie, Antonio e Davide, per aver avuto il coraggio di dire una cosa che ci riguarda un po’ tutti.
    Se lo riconosciamo, credo, aiutiamo Maria Grazia a “tener su” la casa comune!
    Un caro saluto

    Fiammetta

  3. Rispondere con un “grazie” ai commenti precedenti significherebbe contraddire quanto ho scritto nel mio testo; mi associo allora alle belle parole di Maria Grazia Palazzo che colgono molto bene lo spirito di questa e di numerose altre iniziative di Cartesensibili; ovviamente gli apprezzamenti, siano essi rivolti a ciò che si scrive che a come lo si scrive, fanno sempre piacere ed incoraggiano a continuare la propria ricerca esistenziale e creativa, ma cerco sempre di tenere a mente che narcisismo ed esibizionismo sono in agguato e il mio desiderio profondo è che la scrittura personale “ci superi”, inserendosi nel grande mosaico formato dalle scritture di ognuno di noi, riducendo al minimo quella flebile traccia che è il nostro nome.

  4. Speranza comune è bene condiviso. Essere capaci non solo di parole e comunque si, credere che ciò che muove è qualcosa che va ben al di là di ogni piccolo o grande nome. Dire cosa esibisca la poesia è difficile. Forse questa tortura del non poter dire. Il sogno è stare dentro quell’invisibile, che la scrittura profana annunci il sacro di tutto ciò che viene negato e che si possa dar voce a chi ha bisogno di fiato.

  5. […]che la scrittura personale “ci superi”,[…]

    Colpita e assolutamente concorde su queste poche parole che tendono ad un progetto di grandezza che va oltre la nostra comprensione, sia come donne e uomini sulla terra, sia come poete/i e scrittori per i quali l’obiettivo dovrebbe essere quasi mistico, ossia ottenuto con la meditazione interiore, per auspicare alla -Verità-, unico veicolo autentico di scrittura secondo il mio punto di vista.

    Un saluto cordiale a Devicienti e a tutte/i
    T. Tiziana

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.