Groundunderthirty- Veevera: …e meritava un viaggio a Trento il Museo delle Scienze (MUSE) di Renzo Piano

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  • Piani 4 + 2 interrati- Spazio mostra permanente 3.000 mq
  • Spazio mostre temporanee 700 mq
  • Serra Tropicale 300 mq
  • Biblioteca e Archivio 800 mq
  • Ingresso e caffetteria 600 mq
  • Laboratori didattici 500 mq
  • Uffici 900 mq
  • Laboratori di ricerca 800 mq
  • Sala Workshop 400 mq
  • Magazzini 1.800 mq
  • Sala conferenze (100 posti) 200 mq
  • Servizi tecnici 2.000 mq
  • Superficie totale 12.000 mq
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Ci sono stata da pochissimi giorni, a Trento, a visitare il MUSE, Museo delle Scienze progettato da Renzo Piano. Il viaggio valeva la visita sia alle strutture ideate dall’architetto italiano sia i contenuti  di cui questo museo esibisce i reperti archeologici e tecnologici. Inaugurato nell’estate del 2013 questo museo indica una nuova concezione delle scienze in cui gli elementi s’innestano e s’intersecano senza esibire confini tra gli ambiti per cui  natura, tecnologia e scienza instaurano un dialogo che non trascura ciò che deve ritenersi la base comune di una comprensione interdisciplinare da cui non sta fuori nessuna questione nemmeno quella etica e sociale che costruisce e istituisce la nostra quotidianità. Posta  ad ovest rispetto al centro cittadino lambisce  la sponda sinistra dell’Adige e tocca quell’acqua, altri reperti che in me hanno portato alla luce della memoria un altro grandissimo architetto Louis Kahn che della relazione con lo specchiamento e della riflessione ha fatto testo nelle sue costruzioni, in cui la meditazione e la sedimentazione dell’opera progettata nell’ambiente avveniva attraverso forme geometriche pure.  Il MUSE ospita ciò che potremmo definire i fenomena del nostro mondo offrendo la possibilità di riflettere ciò che siamo e cosa significa progresso attraverso una sperimentazione continua in cui la base sia l’interrogarsi. Le trasparenze dei piani inclinati delle falde, su griglie modulate in materiale di ferro sembrano perdere la rigidità del materiale di cui sono fatte e sembrano quasi carte da gioco con cui costruire una piccola torre,  mettendosi al fianco del monte con cui non si confondono ma anzi sottolineano la maestosità del primo e la consapevole fragilità dell’altro, a cui l’uomo, attraverso il progettista con rigore ma anche leggerezza di composizione e segno organizza un corpo atto a durare nel tempo senza lasciare fuori nulla del paesaggio in cui trova ospizio.

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Il MUSE si è dichiarato come il nucleo culturale di un nuovo centro all’interno di un’area dismessa in precedenza con funzione industriale, l’area “ex-Michelin” e accanto troveranno collocamento anche una zona residenziale, un parco urbano e l’immancabile  zona commerciale, come se anche il Muse dovesse pagare pedaggio ad una cultura del mercato.
Ciò che consola è il fatto che l’intero intervento di riprogettazione urbana sia caratterizzato da un’ attenzione precisa alla sostenibilità ambientale e all’efficienza energetica, anche se anche questo nuovo indirizzo degli interventi sembra più una leva su cui spinge il mercato che una reale presa di coscienza.  Le diverse dotazioni del  sistema sono state pensate comunque per gestire efficacemente ed economicamente  il riscaldamento, le necessità idriche ed elettriche di tutto il museo e per far questo le fonti utilizzate sono ovviamente  rinnovabili , tra queste sia celle fotovoltaiche che sonde geotermiche. Non mancano anche dotazioni ricavate dai vecchi insegnamenti ereditati dalle esperienze del passato quali  i serbatoi d’ acqua piovana e la ventilazione naturale concessa da pannelli a tale scopo progettati e ancora altro, come appunto si può notare se solo si visita il complesso guardandolo con occhio attento.

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ORGANIZZAZIONE ORIZZONTALE : Lungo le direttrici orizzontali dell’edificio sono organizzate le mostre che presentano le relazioni tra  frontiere della conoscenza e società, soprattutto in riferimento alle non trascurabili trasformazioni intervenute nel paesaggio alpino, fino alla comparsa delle tecnologie. Fondamentale l’attenzione riservata alle connesioni che legano le attività umane, l’ambiente e le applicazioni  delle scienze in un quadro in cui niente è scomposto ma tutto è interconnesso con quanto è la vita. Dai piani più alti dell’edificio, quattro, fino in basso, la trattazione del rapporto tra l’uomo e l’habita immette  il tema dell’energia e le lega con quello del clima studiandone le diverse sezioni e le opportunità e mettendole in relzione con il futuro, affinchè sia sostenibile davvero. Aree amministrative e dirigenziale ed aree didattiche risultano nettamente separate mentre ciò che lega il sito con l’intorno, una serra per l’alloggiamento di fiori e piante non tipici di queste zone ma dai tropici…forse significa che lo sguardo, come l’acqua del fiume verso cui si orienta,  è uno sguardo lungo?

Veevera
* nota- attraverso le foto, riprese dalla rete da cui è rintracciabile il link di riferimento, si rimanda ai siti in cui si tratta del medesimo manufatto architettonico.
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bio-diversità…!


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2 Comments

  1. Quale contrasto fra tanto ingegno e tanta creatività italica e il parallelo squallore
    in cui siamo costretti a vivere con un senso d’impotenza che mi fa rimpiangere i miei vent’anni. Gli ideali sono rimasti gli stessi, i bollori sobbollono a temperatura meno furente, … mica tanto, però..Nessuno che osi presentrare un giardino delle menti in boccio e nel loro pieno splendore?
    Narda

  2. personalmentenon sono presa da questo museo, ritengo che la spettacolarizzazione serva ad attirare pubblico (e questo andrebbe anche bene) ma il pensare che lo spettacolo del mondo a cui apparteniamo sia semplicemente una esteriorizzazione questo lo ritengo erroneo.
    Lo studio, la ricerca continua, il mettere a confronto i dati di molte discipline e lo studio dell’intero sistema, senza isolare le sue parti, senza appendere campionari in uno spazio di vuoti, questo penso sia il percorso.
    Molti dei ragazzi d’oggi hanno difficoltà a comprendere la differenza tra una gallina e un pollo, non conoscono molta fauna e flora che invece dovrebbe essere familiare perché locale, non esotica.Invece capita che riconoscano la dracena draco ma non la melissa, non l’acetosa, non la cicuta. Ecco, serveun riordino più profondo e meno appariscente, serve più semplicità e rigore nell’esporre e poi certo ben vengano i risparmi ma…sarà vero che ci sarà risparmio? Ogni server collegato ai laboratori, costa quintali e quintali di carbone nell’aria a cui anche noi contribuiamo a sperperare in questa scrittura. f

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