Siamo noi la casa delle nuvole – inediti f.f.


.

Siamo questi luoghi vedi
dove lo strappo  tocca la carne
il distacco  dove i resti in uno stato di penombra
li senti  stridere alla porta
sulle tue ossa  rumorosamente il tempo bussa
e non puoi dire né sì né no
il tempo non dà flessibilità

così quando tutto ti è parso a  posto
quando hai detto che era tutto fatto perfetto
arriva il click e tutto si ferma
e quanto era perfetto diventa passato
trapassato da un filo di cielo
e se anche non avevi le braccia conserte
se anche  avevi una preghiera nella bocca
o un filo di rossetto sul colletto
sei andato
divenendo un verbo al perfetto
e nel necrologio non ci saranno colombe o sventagliate di pensieri ma
un semplice

fu

che dice tutto il tuo essertene andato
in fumo

*

capitò dopo il taglio
a intermittenza si aprì come una pietra
il mio occhio e finalmente prese un senso
la parola vedersi
stavo aperta come una risorgiva
ero non più una comune parola
ma la neve l’aria un blu continuo fino alla radice delle piante
e le mani erbe  radici di una infestante instabilità
che mi spingeva in un blu profondo tutto intorno all’occhio
largo come fosse un territorio abitabile
calpestabile un orto in un mare vegetale
immane un’onda di silenzio dopo l’altra

senza più peso ogni cosa

e galleggiavo tra la lingua e la bocca
in uno spartito d’ombra che  finalmente ero io
senza più ansie o anse di paura in corpo
un sole in quell’ intaglio di nontempo

*

niente può esistere senza  finzione
le cose nomi-
nate dalla bocca
non si impollinano di vita
non hanno segni sulla pancia le parole
sono vuoti per scorciatoie che hanno l’ora
ma non arrivano a ieri o a oggi
le cose si rompono appena pronunciate
e se a volte per sbaglio ti pare di toccarle
ritorna in te l’attimo che basta
e vedrai che non c’è niente e nessuno sulla soglia

un nome un incompiuto
una cosa che non  basta
non ha radici dentro la tua terra

a parte  l’ombra

come un’erba
è urgente che tu guardi
che monti la guardia si deve reagire
perché nemmeno la parola fine
avrà la soluzione

*

Tutto si è rifatto liquido liquido
qui dentro in questa casa celeste scorre
come nel ventre dell’inizio
e non cresce il pane ma grande un mare di paura
colpi secchi come tutti i rami  spezzati
gli animali annegati
non un pianto o un lamento
solo una goccia che cade nell’occhio
e come ai ciechi il mondo scompare

fernanda ferraresso– da Siamo noi la casa delle nuvole

.

luigi ghirri

luigi-ghirri_argine-agosta-comacchio_1989.jpg

10 Comments

  1. Sarò esagerata, ma ti ringrazio di esistere. Ti ringrazio per questi doni che mi fai trovare sul piano della mia scrivania, il video, le parole, la foto… Così dalle incombenze quotidiane mi porti altrove in un mondo dove si respira più a fondo. nella casa delle nuvole, appunto. Grazie f.f.

    1. esisto grazie a un sacco di “occasioni”, eventi che dall’inizio dei tempi si sono messinsieme intrecciati, prendendo dentro anche la tua scrivania e te, le tue incombenze e le assenze di altri che non sono tali…insomma dovresti ringraziare a non finire, non me ma tutto quanto mi ha costruito.
      grazie anche a te. ferni

  2. Nel leggere i commenti ai tuoi post (non solo questo) mi pare di intuire che “sulla soglia” c’è sempre qualcuno che ti vuole bene. Forse un po’ nell’ombra (che ritorna a scandire tutti i tuoi testi), ma c’è…
    Io sono fra questi
    Fiammetta

  3. è davvero una grande fortuna e una gioia più profonda sapere che chi legge prova del bene e anche nella scrittura trova qualcosa che è l’altro, nell’altro ed è anche sua. Grazie Fiammetta di essere anche con me, sulla soglia. f

  4. Ferni, cara, mi sembra -per i miei personalissimi gusti di cui mi assumo tutte le responsabilità-che questi sono tra tutti i tuoi versi-almeno tra quelli che conosco e che in fondo non sono neppure tanti- tra i tuoi più belli e emozionanti. GRAZIE!

  5. Spingere. Lo astraggo questo verbo: mi è balzato in avanti e mi ha costretto a seguirlo per tutta la lettura. I tuoi versi lunghi, nervosi,”spingono” e si tramutano in un lampo di pochi lemmi e poi ripartono ancora, si “spingono” e il testo si impossessa di una nuova partenza.
    E’ urgente che tu guardi
    che monti la guardia si deve reagire
    perché nemmeno la parola fine
    avrà la soluzione

  6. credo tu abbia visto ciò che effettivamente spinge me, anche attraverso la scrittura,a spingermi dentro me stessa mentre sono a mia volta dentro la vita e in corsa per comprendere la sua sostanza prima di attraversare la soglia e lasciare qualcosa che possa essere raccolto per una nuova orma in questo indistricabile patrimonio che si moltiplica per ogni con-di-visione d’impronta. grazie Met. f

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