TRASMISSIONI DAL FARO N. 59- A.M.Farabbi – Rossopietra: fare dire costruire

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Entriamo con attenzione in un’altra casa della piccola editoria italiana, intervistando Luciano Prandini che ne è il direttore. Anche questo incontro, come quelli che sono stati pubblicati in carte sensibili in passato,  manifestano l’esigenza di sondare gli intenti e le varie politiche editoriali confrontando poi, e questo spetta alla responsabilità di tutti lettori, la qualità dell’opera.
Comprendere l’origine di una casa editrice è assolutamente importante perché è nell’atto della fondazione che vengono piantate le motivazioni, le passioni, i sogni dentro cui lavoreranno la direzione editoriale, gli artisti, i collaboratori, i tipografi, i lettori, i critici e le librerie. Perché, dunque, e quando, come, dove, e con chi è nata Rossopietra?

Edizioni Rossopietra è nata nel 2010 come strumento operativo del Circolo Letterario omonimo. È un circolo no profit, fondato nel 1989 da soci scrittori e lettori, animati dalla sola passione per la letteratura e la sua diffusione. Crediamo che anche nelle situazioni di crisi personali e collettive la Letteratura sia essenziale, in quanto tramite di evoluzione delle coscienze e della politica, nel senso più alto del termine. Così abbiamo pensato di offrire agli autori di valore, in erba o già in opera, la possibilità di pubblicare i propri lavori senza dover sottostare alle spese editoriali correnti, e di favorirne la crescita anche attraverso un lavoro di editing accurato e consapevole. La sua sede è la stessa del Circolo Letterario Rossopietra, cioè Castelfranco Emilia, al n°6 di via Circondaria sud.

Da dove viene il nome Rossopietra?

Dal colore delle pietre di Modena, ripreso in chiave identitaria sia sul piano antropologico che ideale, per tutto ciò che rappresenta nella nostra realtà sul piano cultuale. Voglio dire che la concretezza delle pietre di cotto modenese rappresenta il nostro realismo e insieme una poeticità sotterranea e diffusa, spesso importante, sia in lingua che in vernacolo.

Come definiresti l’identità editoriale di Rossopietra? In cosa si distingue dalle altre case editrici italiane?

Per l’autenticità e il disinteresse. Operiamo con puro spirito di servizio, cioè in assenza di speculazione o profitto, offrendo all’autore anche la possibilità di un confronto attivo con noi, ai fini di elevare la qualità del suo lavoro, sia sul piano formale che di sostanza.

Tu sei presidente del Circolo Letterario Rossopietra, oltre che direttore della casa editrice. Quali attività crea il Circolo? E in che modo è coniugato con la casa editrice?

Il circolo è molto attivo nel promuovere occasioni di confronto e approfondimento interno (confronti, corsi di scrittura creativa, seminari) ed esterno, promuovendo incontri degli autori con il pubblico (presentazioni, reading, performance, spettacoli). Come si diceva prima, la casa editrice è un braccio operativo del circolo letterario Rossopietra.

Narraci il catalogo della casa editrice: quali sono gli artisti, i poeti, gli scrittori, le collane. E quali i rapporti che congiungono editore e artista?

Al nostro attivo abbiamo già una ventina di libri (di cui quattro in fase di stampa) con quindici autori. Per una conoscenza più specifica invitiamo a visitare il nostro sito www.rossopietra.com  Selezioniamo gli autori che ci si propongono attraverso alcuni criteri minimi condivisi. Una volta accolta la proposta, attiviamo un rapporto interattivo molto stretto, basato su dialogo e suggerimenti, con un attento lavoro di editing per migliorare l’opera (fermo restando la sovranità dell’autore). È un lavoro accurato di grafica e impaginazione per dare la veste migliore al libro, e anche un lavoro sui contenuti, discutendone le criticità. Il tutto è accompagnato da un contratto di edizione nel quale vengono stabilite condizioni e responsabilità reciproche. Le collane sono sette: E. Dikinson, poesia – P. Levi, narrativa – G. Rodari, letteratura per ragazzi – Snoopy, umorismo e satira – Springer, collana speciale per giovani autori od opera prima – F.Durrenmatt, teatro – L.Anceschi, saggistica.

Come riuscite a sopravvivere economicamente in questi tempi di crisi?

La nostra attività è basata interamente sul volontariato (e la passione) dei soci. Le entrate (molto modeste) sono costituite dalla quota di adesione al circolo e da qualche piccolo contributo da parte di Enti pubblici (in corrispondenza di iniziative specifiche) o privati. Non disponendo perciò di capitali adeguati, dobbiamo chiedere agli autori di farsi carico delle spese necessarie (tipografia e segreteria); tutto il resto è gratuito, cioè a carico della casa editrice che, come dicevamo, opera su base volontaria.

Che pubblico avete e come fate a raggiungerlo, visto che la distribuzione dei libri, immagino, sarà modesta?

Il nostro pubblico è dato soprattutto dai soci e dagli amici, più i cittadini che ci conoscono e apprezzano le nostre iniziative. Gli strumenti utilizzati sono la divulgazione via internet, materiale cartaceo (inviti, locandine), contatti telefonici e passaparola. La diffusione, purtroppo, come tutte le piccole case editrici, è la nota dolente tanto più riguardo alla poesia che, com’è noto, è la cenerentola della letteratura in quanto ‘gode’ di un pubblico ristretto, elitario (milioni scrivono poesie, poche migliaia leggono). Ragion per cui le librerie sono riluttanti ad accogliere i libri anche in conto vendita, i librai e i distributori non li prendono neppure in considerazione. In ogni caso la distribuzione ha costi proibitivi (55% sul prezzo di copertina, spesso con aggiunta di deposito cauzionale iniziale!). Per questo stiamo attivando un rapporto diretto con le librerie tramite i canali possibili (internet, telefono, fax, poste). In ogni caso sul sito offriamo la possibilità di acquisto diretto tramite bonifico con invio immediato via posta (spese postali a carico nostro).
Lo strumento migliore di diffusione resta comunque l’incontro diretto con il pubblico, tramite presentazioni, reading, dialogo via mail, recensioni su giornali, riviste, ecc…, essendo queste le vie migliori per conoscere più da vicino l’autore e il suo lavoro.

Riuscite a coinvolgere anche il territorio in qualche modo?

Sì, di preferenza coinvolgiamo gli enti locali (Comuni) attraverso gli uffici cultura che oltre al patrocinio e alla presenza delle autorità, in particolari occasioni ci concedono anche piccoli contributi spese. Un esempio interessante è stata la collaborazione con altri centri culturali emiliani in occasione del Terremoto dell’anno scorso: esso ha fatto scaturire tante parole, poesie e scritture, che hanno accumunato le popolazioni in incontri toccanti e importanti per vivere e sopravvivere a quel disastro. 

E le scuole?

Nelle scuole, soprattutto elementari e medie inferiori, ci sono insegnanti sensibili che spesso ci chiamano soprattutto per letture animate di filastrocche in chiave introduttiva al tema delle poesia, con risultati molto lusinghieri stante l’entusiasmo dei bambini.

La tua passione per il disegno satirico umoristico spesso apre spazi all’interno di opere che pubblicate. Spiegaci questa tua vena artistica e fin dove si posa.

È una passione che coltivo fin da ragazzo e che mi ha aiutato a fronteggiare la vita con il consenso e la simpatia di tante persone. L’ironia è una cosa seria, è il sale della vita, aiuta a difenderci contro le avversità e il senso di disfacimento di un mondo sempre più pervasivo e fuorviante. La mia creatività in questo campo (che ho utilizzato anche in chiave professionale) si esprime soprattutto in vignette, che spaziano

dalla poesia alla politica, a disegni a corredo di testi. Li uso molto anche nelle mie filastrocche per bambini, parte delle quali pubblicate in tre libri: Nel paese di quiqua (2006), Il paese di traverso (2011) e La luna innamorata (2013). Chi volesse rendersi conto di questa mia passione, può andare sul nostro sito www.rossopietra.com e cliccare su Poetrisus e La luna innamorata.

Come valuti la crescente affermazione degli e-book? Credi che siano concorrenziali rispetto al libro cartaceo? Gli e-book sono un evento che, per quanto pratico, non attira molto le mie simpatie di lettore perché preferisco di gran lunga il rapporto fisico con il libro: per osservarlo, rigirarmelo tra le mani, sottolineare e annotare le mie eventuali considerazioni. Il libro è in qualche modo un prolungamento di sé, per questo mi piace averlo accanto fisicamente e non internato nelle segrete stanze di un aggeggio elettronico. È anche vero però che l’e-book offre possibilità di diffusione molto maggiore rispetto ai canali tradizionali e con maggior vantaggio economico sia degli editori che dei lettori. Anche qui però occorrono capacità organizzative e investimenti che non tutti sono in grado di affrontare.

Tu, come molti altri editori, oltre il progetto grafico, lavori la tua scrittura. Ultimamente hai pubblicato, per Rossopietra, fulet, con prefazione di Pietro Civitareale: opera in poesia nel dialetto modenese. Le due attività entrano in contrasto o si completano?

Le due attività sono tanto in contrasto quanto complementari. In contrasto perché l’attività editoriale sottrae tempo prezioso alla mia creatività; ad esempio in questo momento ho tre progetti avviati (un nuovo libro di filastrocche, uno di narrativa e un audiovisivo) e altri in nuce (la traduzione in DVD dei miei precedenti audiovisivi) i quali, per carenza di tempo, procedono a spizzichi e bocconi. Con mia relativa sofferenza! Allo stesso tempo sono complementari perché il lavoro di editing mi consente di attivare un rapporto fruttuoso con altri autori dai quali, per quanto alle prime armi o attestati su altre lunghezze d’onda, c’è sempre qualcosa da imparare, da attingere e, in ogni caso, mi gratifico della soddisfazione di aiutare altri ad emergere. Aiutare gli altri è un dono che si fa anche a se stessi.

Rossopietra ha qualche sogno nel cassetto? Qualche autore o qualche progetto che vorrebbe far proprio?

Il sogno più grande è l’autonomia finanziaria (attraverso un successo editoriale e/o il sostegno di qualche Ente o finanziatore sensibile) per incrementare le nostre pubblicazioni, favorendo la nascita e la crescita di un numero sempre maggiore di autori. E per poterli sostenere con adeguato budget pubblicitario. Il progetto è la visibilità da realizzare attraverso l’attivazione di un rapporto diretto con le librerie in funzione non solo della vendita, ma anche di scambio culturale.

Quali sono gli orizzonti futuri? Che libri ci sono nella macina della vostra officina?

In questo momento abbiamo in fase di pubblicazione quattro libri di narrativa di altrettanti autori nuovi. Quattro romanzi molto diversi l’uno dall’altro nella trama e nella scrittura (uno anche sperimentale) che, riteniamo, non mancheranno di stupire favorevolmente i lettori più attenti. Gli orizzonti futuri sono condizionati dalle nostre possibilità economiche e organizzative. Nondimeno ci proponiamo di poter accogliere un numero sempre maggiore di aspiranti scrittori e aiutarli in una crescita che non riguarda solo loro, ma anche la cultura più in generale. Che, vale la pena ricordarlo, è lo strumento principe per la liberazione delle coscienze.

anna maria farabbi

3 pensieri su “TRASMISSIONI DAL FARO N. 59- A.M.Farabbi – Rossopietra: fare dire costruire

  1. Quanta luce e quanta speranza si apre in questi incontri! C’è anche un’Italia seria, generosa, che sa portare avanti progetti e sogni (non è detto che le due cose siano tra loro disgiunte).

  2. E’ proprio questo il fulcro che muove il mio lavoro: l’opera di servizio che compio nell’illuminare le qualità le opere i respiri di creature che lavorano con tenacia ostinata e amorevole contro ogni processo di disertificazione. .

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