Joy Harjo – poesie incantatorie per una salvezza che ci riguarda

nancy seddon- migrando dentro il cielo-okavango delta floodplain-botswana

Dog Lake -cerbiatti  cielo e migrazioni

.

Ricorda

Ricorda il cielo sotto cui sei nato,
impara tutte le storie delle stelle.
Ricorda la luna, apprendi chi è.
Ricorda il sorgere del sole all’alba, il più
potente momento del tempo. Ricorda il tramonto
e l’andar verso la notte.
Ricorda la tua nascita, come tua madre lottò
per darti forma e respiro. Tu sei testimonianza
della vita sua, di quella di sua madre e così via.
Ricorda tuo padre. Anch’egli è la tua vita.
Ricorda la terra di cui condividi la pelle:
terra rossa, terra nera, terra gialla, terra bianca,
terra marrone, noi siamo terra.
Ricorda le piante, gli alberi, il mondo animale, che
hanno come noi le loro tribù, famiglie, storie.
Parla con loro, ascoltali. Sono poesie viventi.
Ricorda il vento. Ricorda la sua voce. Conosce
l’origine dell’universo.
Ricorda che tu sei tutto il popolo e tutto il popolo
è te.
Ricorda che sei questo universo e questo universo
è te.
Ricorda che tutto è in movimento, in crescita, tutto è te.
Ricorda che il linguaggio viene da tutto questo.
Ricorda la danza che è linguaggio, che è vita.
Ricorda.

 .

Remember

Remember the sky that you were born under,
know each of the star’s stories.
Remember the moon, know who she is. I met her
in a bar once in Iowa City.
Remember the sun’s birth at dawn, that is the
strongest point of time. Remember sundown
and the giving away to night.
Remember your birth, how your mother struggled
to give you form and breath. You are evidence of
her life, and her mother’s, and hers.
Remember your father. He is your life also.
Remember the earth whose skin you are:
red earth, black earth, yellow earth, white earth
brown earth, we are earth.
Remember the plants, trees, animal life who all have their
tribes, their families, their histories, too. Talk to them,
listen to them. They are alive poems.
Remember the wind. Remember her voice. She knows the
origin of this universe. I heard her singing Kiowa war
dance songs at the corner of Fourth and Central once.
Remember that you are all people and that all people are you.
Remember that you are this universe and that this universe is you.
Remember that all is in motion, is growing, is you.
Remember that language comes from this.
Remember the dance that language is, that life is.
Remember..
.


.

Lei aveva dei cavalli.

Aveva cavalli che erano corpi di sabbia.
Aveva cavalli che erano mappe disegnate di sangue.
Aveva cavalli che erano pelli d’acqua dell’oceano.
Aveva cavalli che erano l’aria azzurra del cielo.
Aveva cavalli che erano mantello e denti.
Aveva cavalli che erano argilla e si spezzavano.
Aveva cavalli che erano roccia rossa scheggiata.

Lei aveva  dei cavalli.

Aveva cavalli con lunghi seni appuntiti.
Aveva cavalli con salde cosce brune.
Aveva cavalli che ridevano troppo.
Aveva cavalli che tiravano sassi nei vetri delle serre.
Aveva cavalli che leccavano lame di rasoi.

Lei aveva dei cavalli.

Aveva cavalli che danzavano tra le braccia delle loro madri.
Aveva cavalli che pensavano di essere il sole e i loro
corpi brillavano e bruciavano come stelle.
Aveva cavalli che di notte ballavano il valzer sulla luna.
aveva cavalli che erano fin troppo timidi, e se ne stavano quieti
in box da loro creati.

Lei aveva dei cavalli.

Aveva cavalli a cui piacevano i canti della Stop Dance dei Creek.
Aveva cavalli che piangevano nella birra.
Aveva cavalli che sputavano alle checche che li rendevano
paurosi di se stessi.
Aveva cavalli che dicevano di non avere paura.
Aveva cavalli che mentivano.
Aveva cavalli che dicevano la verità, e a cui era stata strappata la lingua.

Lei aveva dei cavalli.

Aveva cavalli che chiamavano se stessi ”cavallo”.
Aveva cavalli che chiamavano se stessi ”spirito”, e tenevano
segrete le loro voci e per sé.
Aveva cavalli che non avevano nome.
Aveva cavalli che avevano libri di nomi.

Lei aveva dei cavalli.

Aveva cavalli che sussurravano nel buio,timorosi di parlare.
Aveva cavalli che gridavano dalla paure del silenzio, che
portavano coltelli per proteggersi dai fantasmi.
Aveva cavalli che aspettavano la distruzione.
Aveva cavalli che aspettavano la resurrezione.

Lei aveva dei cavalli.

Aveva cavalli che si inginocchiavano davanti a ogni salvatore.
Aveva cavalli che pensavano che l’alto prezzo li avesse salvati.
Aveva cavalli che cercavano di salvarla, che di notte andavano
nel suo, letto e pregavano mentre la violentavano.

Lei aveva dei cavalli.

Aveva dei cavalli che amava.
Aveva dei cavalli che odiava.

E questi erano gli stessi cavalli.
.


.

No, non litigavamo mai

Sì, ero proprio io a tremare di coraggio, con un fucile del governo alla schiena. Scusa
se non ti ho salutato come meritavi, tu che sei mio parente.

Non erano mie le lacrime. Io ho un serbatoio interno. Saranno poi versate dai miei figli, dalle mie figlie se non imparo a trasformarle in pietre.

Sì, ero io, quella in piedi sulla porta di dietro della casa, nel vicolo, con un piatto di fagioli in mano per i vicini, il bimbo sul fianco.

No. Il diluvio di sangue non l’avevo previsto.
Non pensavo che loro, dimenticata l’amicizia, sarebbero tornati ad ammazzare me e il bambino.

Sì, ero io quella che volteggiava sulla pista da ballo.
Che chiasso abbiamo fatto con tutta la gioia. Ho amato tutto il mondo in quella musica di poco conto

Non ho capito la danza terribile in mezzo al ritmo secco dei proiettili.

Sì. L’ho sentito l’odore di grasso bruciato dei cadaveri  accesi con le pagine delle nostre poesie.
E come una scema speravo che le nostre parole si sarebbero sollevate  per  inceppare l’artiglieria
in mano ai dittatori.

No. Siamo dovuti andare avanti. Cantavamo il nostro dolore per depurare l’aria dagli spiriti nemici.

Sì. Le ho viste quelle terribili nuvole nere sopra il paese  mentre cucinavo la cena. E i messaggi che i moribondi scrivevano dentro un tramonto di ceneri. Tutti quanti lo stesso indirizzo:  alla madre.

Non c’era niente di tutto questo nei notiziari. C’erano  le stesse cose. La disoccupazione in aumento. Un’altra regina incoronata di fiori. E poi, le classifiche dello lo sport.
.
Sì, la distanza era grande tra il tuo paese e il mio. Però i nostri bambini giocavano nel viottolo tra le nostre case insieme
.
No. Non litigavamo mai.

.

No

Yes that was me you saw shaking with bravery, with a government issued rifle on my back.  I’m sorry I could not greet you as you deserved, my relative.
.
No.  They were not my tears. I have a resevoir inside.  They will be cried by my sons, my daughters if I can’t learn how to turn tears to stone.
.
Yes, that was me standing in the back door of the house in the alley, with a bowl of beans in my hands for the neighbors, a baby on my hip.
.
No.  I did not foresee the flood of blood. How they would forget our friendship, would return to kill me and the baby.
.
Yes, that was me whirling on the dance floor.  We made such a racket with all that joy.   I loved the whole world in that silly music.
.
No.  I did not realize the terrible dance in the staccato of bullets.
.
Yes. I smelled the burning grease of corpses after they were lit by the pages of our poems.  And like a fool I expected our words might rise up and jam the artillery in the hands of dictators.
.
No.  We had to keep going.  Our songs of grief cleaned the air of enemy spirits.
.
Yes, I did see the terrible black clouds over the suburb as I cooked dinner. And the messages of the dying spelled there in the ashy sunset. Every one addressed:  “mother”.
.
No, there was nothing about it in the news.  Everything was the same.  Unemployment was up.  Another queen crowned with flowers.  Then there were the sports scores.
.
.Yes, the distance was great between your country and mine.  Yet our children played in the path between our houses.
.
We had no quarrel with each other.

*

Desiderio

Facciamo che mastico desiderio e il succo esplode
di ali di zucchero in bocca.Facciamo che ha il tuo sapore.
Facciamo che potrei anche annegare se te ne vai
per il tempo che occorre a un merlo
per capire un pino.

Facciamo che all’alba entriamo in pineta.

Non abbiamo dormito e il solo oppio che abbiamo fumato
è quello che esala dai nostri respiri congiunti.

Facciamo che le stelle non hanno mai imparato
a dire addio. (Una è un gioiello
di magia azzurra nel tuo orecchio perfetto).

Facciamo che tutto questo è vero

com’è vero che ci sono merli
in un paradiso di merli.

*

Chiamala paura

.
C’è quest’orlo dove le ombre
e le ossa di alcuni di noi camminano
—————————————-all’indietro.
Parlano all’indietro. C’è quest’orlo
chiamalo un oceano di paura dell’oscurità. O
dagli un nome con altri canti. Sotto le costole
i cuori sono stelle di sangue. Splendono
splendono, e i cavalli in un galoppo alato
sferzano la curva delle costole.
—————————————Battito di cuore
e inspirare d’affanno. Respirare
—————————————all’indietro.
C’è quest’orlo dentro di me
—————l’ho visto una volta
una domenica mattina d’agosto quando il caldo non aveva
lasciato questa terra. E Goodluck
dormiva accanto a me sul camioncino.
Non avevamo mai varcato l’orlo dei
canti alle quattro del mattino.
———————-Volevamo solo parlare, ascoltare
una qualsiasi voce per rimanere vivi.
———————-E c’era quest’orlo –
non il dirupo di rocce d’arenaria
ossa di terra vulcanica dentro
————————–Albuquerque.
Non quello,
————–ma una scia di cavalli d’ombra che scalciano
e mi tirano fuori dal mio ventre,
————-non nel Rio Grande ma nella musica
che a malapena arriva
——————da domenicali canti di chiesa
sulle onde della radio. Batteria scarica ma le voci
parlano all’indietro

.

Call it Fear
.
There is this edge where shadows
and bones of some of us walk
——————————–backwards.
Talk backwards. There is this edge
call it an ocean of fear of the dark. Or
Name it with other songs. Under our ribs
our hearts are bloody stars. Shine on
shine on, and horses in their galloping flight
strike the curve of ribs.
—————————–Heartbeat
and breathe back sharply. Breathe
——————————backwards.
There is this edge within me
——————————I saw it once
an August Sunday morning when the heat hadn’t
left this earth. And Goodluck
sat sleeping next to me in the truck.
We had never broken through the edge of the
singing at four a.m.
—————–We had only wanted to talk, to hear
any other voice to stay alive with.
———————-And there was this edge –
not the drop of sandy rock cliff
bones of volcanic earth into
——————————Albuquerque.
Not that,
———-but a string of shadow horses kicking
and pulling me out of my belly,
————-not into the Rio Grande but into the music
barely coming through
——————-Sunday church singing
from the radio. Battery worn-down but the voices
talking backwards.

*

Luna di settembre
.
La notte scorsa mi ha chiamato e mi ha raccontato
della luna sulla Baia di San Francisco.
Qui ad Albuquerque si specchia
nel freddo, scuro cielo delle Sandia.
Il riflesso è dentro tutti noi.
Arancione, e quasi la luna
del raccolto. Vento, e gelo dei mesi
più freddi che arriva. I bambini ed io
la guardavamo, all’incrocio tra San Pedro e la Central
venendo dalla fiera.
Il vento che mi alzava i capelli fu catturato
dal mio viso. Avevo paura del traffico
cercavo di stare al passo e la luna a est
tondeggiava gonfia dalla cresta della montagna, fuori dalle nuvole fumose
dal velo della sua pelle. Nuda.
Una tale bellezza.
——————–Guarda.
Siamo vivi. La donna della luna
ci guarda, e noi guardiamo lei,
ci riconosciamo

*

Ti rimando indietro
.
Ti metto in libertà, mia splendida e terribile
paura. Ti metto in libertà. Eri la mia amata
e odiata gemella, ma ora, non ti riconosco
come me stessa. Ti metto in libertà con tutto il
dolore che sentirei alla morte delle
mie figlie. Tu non sei più il mio sangue. Ti restituisco ai soldati bianchi
che hanno bruciato la mia casa, decapitato i miei figli,
violentato e sodomizzato i miei fratelli e sorelle.
Ti restituisco a coloro che hanno rubato il
cibo dai nostri piatti quando noi morivamo di fame.
Ti metto in libertà, paura, perché continui a tenere
queste scene davanti a me e io sono nata
con occhi che non possono mai chiudersi.
Ti metto in libertà, paura, così non puoi più
tenermi nuda e raggelata in inverno,
o farmi soffocare sotto le coperte in estate.
.
Ti metto in libertà

Ti metto in libertà
Ti metto in libertà
Ti metto in libertà.
.
Non ho paura di provar rabbia.
Non ho paura di gioire.
Non ho paura di essere nera.
Non ho paura di essere bianca.
Non ho paura di aver fame.
Non ho paura di essere sazia
Non ho paura di essere odiata.
Non ho paura di essere amata

di essere amata, di essere amata, paura.

Oh, mi hai strangolato, ma io ti ho dato il laccio.
Mi ha pugnalato nelle viscere, ma io ti ho dato il coltello.
Mi hai divorato, ma io mi sono sdraiata nel fuoco.
Hai preso mia madre e l’hai violentata,
—————-ma ti ho dato il ferro rovente.
Riprendo me stessa, paura. Non sei più la mia ombra.
Non ti terrò tra le mie mani.
Non puoi vivere nei miei occhi, nelle mie orecchie, nella mia voce,
nel mio ventre, o nel mio cuore mio cuore
mio cuore          mio cuoreMa vieni qui, paura
Io sono viva e tu hai così paura
di morire.

.
I give you back
.

I release you, my beautiful and terrible
fear. I release you. You were my beloved
and hated twin, but now, I don’t know you
as myself. I release you with all the
pain I would know at the death of
my daughters.You are not my blood anymore.
I give you back to the white soldiers
who burned down my home, beheaded my children,
raped and sodomized my brothers and sisters.
I give you back to those who stole the
food from our plates when we were starving.I release you, fear, because you hold
these scenes in front of me and I was born
with eyes that can never close.I release you, fear, so you can no longer
keep me naked and frozen in the winter,
or smothered under blankets in the summer.
.
I release you
I release you
I release you
I release you. I am not afraid to be angry.
.
I am not afraid to rejoice.
I am not afraid to be black.
I am not afraid to be white.
I am not afraid to be hungry.
I am not afraid to be full.
I am not afraid to be hated.
.
I am not afraid to be loved.To be loved, to be loved, fear.
.
Oh, you have choked me, but I gave you the leash.
You have gutted me but I gave you the knife.
You have devoured me, but I laid myself across the fire.
You held my mother down and raped her,
—————but I gave you the heated thing.
I take myself back, fear. You are not my shadow any longer.
I won’t hold you in my hands.
You can’t live in my eyes, my ears, my voice
my belly, or in my heart my heart
my heart my heartBut come here, fear
I am alive and you are so afraid
—————————-.of dying.

**
Joy Harjo –

Nata a Tulsa (Oklaoma) il 9 maggio 1951, appartenente alla tribù dei Creek, di discendenza Cherokee.
La più importante poetessa nativa americana contemporanea, dopo aver frequentato l’Institute of American Indian Arts di Santa Fè, ha conseguito il BA all’Università del New Mexico e VMFA all’Università dello Iowa. Considerata una delle scrittrici di maggior talento della sua generazione, ha insegnato in numerose università corsi di letteratura e diretto seminari di “creative writing”. Attualmente insegna presso l’Università della California a Los Angeles e abita a Honolulu, Hawaii. In questi ultimi anni si è dedicata anche allo studio del sassofono e insieme al suo gruppo, “Poetic Justice”, ha recentemente inciso un CD, in cui blues, ritmi tribali, versi delle sue poesie si fondono creando una musica di grande forza e suggestione. Le sue raccolte poetiche She Had Some Horses (1983), Secrets from the Center of the World (1989), In Mad Love and War (1990), The Wòman Who Fell from the Sky (1995), A Map to the Next World (2000), How We Became Human (2002) tutte pubblicate da prestigiose case editrici, hanno ricevuto numerosi premi letterari tra cui il “William Carlos Williams Award”, il “Delmore Schwartz Award”, 1′ “American Indian Distinguished Achievement in the Arts Award”. Recentissimo è un altro prestigioso riconoscimento ricevuto a New York: il “Penn Award”. Traduzioni italiane: Secrets from the Center of the World (Segreti dal centro del mondo, Urbino, Quattroventi 1992, a c. di Laura Coltelli), In Mad Love and War (Con furia d’amore e in guerra, Urbino, Quattroventi, 1996, a c. di Laura Coltelli), She Had Some Horses ( Lei aveva dei cavalli, Roma, Sciascia 2001, a c. di Laura Coltelli.)

Annunci

12 pensieri su “Joy Harjo – poesie incantatorie per una salvezza che ci riguarda

  1. “Ricorda la tua nascita, come tua madre lottò
    per darti forma e respiro….”
    Quanta energia e forza vitale colgo in questa robusta voce che è anche magica testimonianza di fiducia e dignità oltre che richiamo alle nostre responsabilità e ai nostri doni.Grazie di cuore Ferni.

  2. a me ha riportato indietro, da dove sono nata e dove ho ricevuto ciò che ancora è vivissimo in me, contrariamente a quanto la logica vorrebbe cor-rompere. Leggerla mi ha fatto riascoltare la terra che ancora mi porto in corpo, l’unica capace di darmi aiuto, testimonianza e conforto.

  3. …..sul deserto delle nostre strade la Bellezza passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio”.Pasolini

  4. Pingback: Joy Harjo – poesie incantatorie per una salvezza che ci riguarda- Proposta di rilettura | CARTESENSIBILI

  5. e ci ricado dentro – inghiottita – e mi crescono cespi di foglie e fragole e desideri da ogni poro.
    ah, che gioia la poesia quanto canta così!
    grazie un milione, cara Fe’!

  6. quando la trovai la prima volta, attraverso la rete, nel sito di Poetry foundation, ricordo che mi attirò la sua data di nascita, così vicina alla mia. Sono sempre stata attratta e curiosa relativamente a chi è nato in maggio e nei giorni della mia nascita, mi è sempre interessato vedere come ognuno ha reagito alla storia e alla geografia natali. Poi ho iniziato a tradurla, come sempre per una gioia e un interesse personale che, come sempre, finisco per voler condividere. http://www.poetryfoundation.org/search/?q=Joy++Harjo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...