TRASMISSIONI DAL FARO N. 58- A. M. Farabbi: Francesco Roat.I giocattoli di Auschwitz

sonia maria luce possentini

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Ho già presentato Francesco Roat qui tra le nostre carte sensibili. Lo abbiamo incontrato come uno scrittore rigoroso negli inchiostri della sua narrativa attentamente documentata, raffinato traduttore dal tedesco, amante dell’arte in tutte le sue estensioni espressive, umile  e onesto. Questo suo ultimo impegno letterario scoperchia in modo insolito una delle più orribili esperienze umane, rivelando nel massacro assordante del campo di concentramento un concerto cardiaco.

E’ la storia del piccolo ebreo Ruben salvato dall’eccidio grazie alla musica del suo clarinetto. Dalle lezioni private del professor Nussbaum, cacciato dalla Wiener Philarmoniker perché anch’egli ebreo, fino al lager, Ruben viene sottratto alla tragedia da un melomane ufficiale delle SS e ospitato nell’ospedale del campo, purché suoni. E in questo suo fiato che attraversa il legno, accompagnato da questo o quest’altro strumento, s’intessono trecce sonore di concerti, volano note di Mozart, van Beethoven,Williams, Mendelssohn, Bach, Schubert. Spartiti di magnifica bellezza suonati per l’ufficiale tedesco e per pochi colti nazisti, mentre a pochi metri più in là la morte sbrana, i forni incendiano, i gas estinguono i polmoni e carrette di ossa appena velate di carne si rovesciano nelle fosse.

Non c’è retorica né sublimazione nella narrazione di Roat: viene colto, invece, il delirio di un ossimoro delirante di esistenze. Il culto della bellezza  convive con il culto del disprezzo e della morte. In realtà, unica è la radice: l’ossessione per il possesso dell’altro, l’ebbrezza del dominio totale, assoluto, per tramandare bellezza o morte.

Dentro la musica c’è anche il battito cardiaco del piccolo ebreo che perde lentamente la sua ingenuità, la sua buona fede, la cristallina sensibile innocenza, tra sospetti, dubbi, agghiaccianti rivelazioni, fino a raggiungere completa coscienza al momento della liberazione. Solo allora la musica cessa, il clarinetto ammutolisce, mentre le pulsazioni dei cuori deportati, i passi pesantissimi nel fango, le bocche secche, esprimono un linguaggio di molecole d’aria prossime al silenzio assoluto.

Quel silenzio assoluto che è uno dei lutti assoluti della nostra umanità, depositato nella nostra memoria collettiva.

Interessante il taglio della scrittura che non cede al facile sentimento.

La copertina folgora, uccidendo con la stella il petto di un tenerissimo giocattolo di peluche.

Anna Maria Farabbi

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Francesco Roat, I giocattoli di Auschwitz- Lindau 2013

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Un pensiero su “TRASMISSIONI DAL FARO N. 58- A. M. Farabbi: Francesco Roat.I giocattoli di Auschwitz

  1. Amabilissimo Roat conosciuto personalmente in una strana giornata palermitana ..strana come tutte le giornate palermitane!

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