INIZIATIVE CARTESENSIBILI- CHIEDERE PERDONO, RINGRAZIARE, O…?

michael vincent manalo

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Michael Vincent Manalo

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L’iniziativa è presto detta. Mi ha scritto Fiammetta Giugni, invitandomi ad allargare ai nostri lettori, spesso sono autori ma la proposta è aperta a tutti senza nessuna chiusura, una sua idea. Riporto la e-mail così come l’ho ricevuta, proprio per mantenere l’apertura di quella porta da cui poi si passi tra noi la parola come fosse la propria casa, l’ abitata dimora.
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Ciao, cara Fernanda. In questo pomeriggio uggioso mi è venuta un’idea, dopo aver scritto la mia ultima poesia. Pensavo che questi tempi hanno bisogno, in un certo senso, di un nuovo inizio. Non possiamo mettere una pietra sopra su tutto quello che è passato però sento che ci vorrebbe una sorta di purificazione individuale (e collettiva). La nostra cultura è stata permeata dalla religione cattolica che, fra gli abusi che sono stati perpetrati in nome di Dio, ha comunque un sacramento che le altre religioni non hanno: la confessione, con la conseguente possibilità di essere perdonati. E per essere perdonati bisogna riconoscere i propri sbagli… Chissà che la volontà di chiedere  perdono tu non abbia voglia di offrirla a tutti i poeti…

Se l’idea è peregrina e frutto di una giornata uggiosa, che più uggiosa non si può!, lasciala perdere, ti prego. Se pensi che ci sia qualcosa di buono nell’idea, io allego il mio contributo e ti abbraccio (in entrambi i casi!)”.
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Proprio per mantere trasparente la nostra parola proprio come si fa con il pane di una offerta lascio  nuda la relazione che si è venuta ad abbozzare tra le nostre parole e riporto la mia risposta, che è, in pratica, l’apertura ad una via di percorrenza non divergente ma parallela alla sua. Forse perché credo, insegnando geometria proiettiva, che il parallelismo, di rette o piani che siano, include un incontro all’infinito senza il quale nulla troverebbe nel finito una soluzione, le ho risposto come potete leggere di seguito.
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Carissima Fiammetta, sai, io chiedo perdono quando mi accorgo che sbaglio, non ho difficoltà a farlo, mi hanno insegnato che sono provvisoria e per questo incapace di avere la giusta soluzione di problemi che spesso, se non sempre dal mio punto di vista, mi superano. Conosco bene la mia ignoranza, la ritengo assoluta, per quanti sforzi io faccia per diminuirla, sbaglio, sbaglio ancora dopo milioni di uomini e donne  e so che meno di me sbagliano le erbe e le bestie, tutte le bestie e le pietre sanno qualcosa che io ho scordato di ascoltare, per un istinto suicidatosi dentro un sogno culturale che ha, forse per sempre, segregato in me la brace viva, che pure mi ha toccato e ancora brucia in me, e in noi tutti, e per la quale mi sento spinta non tanto a chiedere perdono ma a ringraziare, per tutto quanto continuo in abbondanza a ricevere in uno sperpero d’amore inverosimile ma vero e visibile, tangibile, che sta oltre me e la mia modestissima misura. Ringrazio per questo ricevere che supera l’ignoranza, anzi la recupera e  permette di agire a favore di quell’errore, per migliorare me e la relazione con tutti senza fermarmi ad un pentimento che dal mio punto di vista non comporta una trasformazione attiva nei confronti di ciò che è stato sfregiato per ignoranza.
Oggi anche qui la giornata è stata buia, addirittura tetra, è piovuto ma l’aria non profumava di pioggia, sembrava l’acqua con cui si sciacquano i panni sporchi. Eppure avevo la voglia di cantare e ho cantato al mio amato amore immaginato al mio amore atteso e visto per contrasto in questo vitreo mondo dove la terra è ancora il mio passo e il cielo il mio fiato. Accetto la tua proposta ma vi aggiungo anche l’altra e cioè quella del ringraziamento. Ti abbraccio e ti mando quanto in me, oggi, ha aperto nel grigio un varco. Baci. ferni

aprendo la finestra un suono
ha fatto casa
in me e in questa stanza
un tessuto di voci
lì qui da oltre il grigio  dell’inverno
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chiedo perdono al mondo
per tutte le omissioni e i sovrappiù
chiedo perdono all’aria e ai miei polmoni
per il fumo il fumo il fumo il
fumo che ho fatto loro respirare
chiedo perdono al mare ché  gli ho pisciato dentro
chiedo perdono a ogni animale
che non ho saputo risanare
perdono per ogni eutanasia
praticata con indifferenza e
finta spavalderia

chiedo perdono all’orto che non ho voluto
diserbare
a ogni morto sul quale ho pianto poco
a ogni giorno dissipato
al canto di bellezza che non ho ascoltato
chiedo perdono al sasso che ho buttato nel lago
e al lago ferito
perdono chiedo perdono al dono non restituito

chiedo perdono agli attrezzi che non ho saputo usare
alle mani alle mie mani che ho voluto salvaguardare
alla pazienza che non ho mai avuto
e chiedo perdono anche all’insofferenza
della quale ho abusato,  a quello spirto guerrier
ch’entro mi ruggiva nel quale mi sono crogiolata

chiedo perdono al sangue che ho maledetto
quando mestruavo e io volevo un figlio
e alla figlia che finalmente è venuta
per averla voluta in altro tempo

perdono chiedo al tempo dei rosari
per averlo rinnegato e poi recuperato
malamente
chiedo perdono agli apiari che mi hanno sempre fatto senso
per quell’infernale pullulìo di pungiglioni
e ai tori che mi fanno una vera paura
chiedo perdono ancora
per i miei vari commenti cattivi sopra l’ignoranza
e perdono io chiedo per tutta la mia arroganza

perdono domando ai miei genitori
che ho onorato in silenzio e qualche volta un po’ ho odiato
a mia nonna Caterina che mi faceva vergognare
perché era vecchia e col naso aquilino
alla nonna Martina per aver rifiutato
quel vino che di nascosto mi offriva
perdono alla riva del mare dove mi sono sdraiata
nuda senza chieder permesso
al sesso perché non lo pratico più
al registro di classe
di quel tempo nel quale ero sempre presente
eppure un po’ assente

mi si perdoni per la poesia
per la mania di scrivere e di dire di Dio
senza nominarlo
perdono a Dio chiedo per non saperlo dire
e dissacrarlo

fiammetta giugni
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Sii fedele va’.

Zbigniev Herbert- da Il sermone del signor Cogito

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Ringraziare ora e da qui desidero
da questo corpo in cui mi trovo adesso
per il tempo che mi è concesso
lo scorrere divino  il perdere tempo   per ritrovare nello spazio
ciò che credevo altro.
Ringraziare desidero ancora
quell’ora che si nasce e ci nasconde
in tutte le più piccole e feconde dinastie del niente
nei labirinti delle storie nelle creature create da parole comunque  fatte
di terra e di cielo di carbone e di diamante  tra le fessure  della mente
le creature cresciute nella roccia di un dove
tra sconosciute arene di galassie che non hanno sponde.

Ringraziare e ringraziare ogni giorno vorrei
con le braccia aperte questo immenso che non colgo
se non per semi e bulbi per piccolissimi occhi
che  mi sono gemelli   tutti i cristalli
le algebre e le geometriche divisioni che moltiplicano
le incommensurabili misure delle onde
l’amore che scompagina ogni compagnia terrestre il dio che si fa
pecora insetto e bocca un travaso di suoni e un gorgogliare d’acqua
la mistica intemperanza del rosso delle fragole e del sangue
il canone ambizioso della neve   lo splendore del suo abbaglio il trifoglio
il fuoco e il senso della cenere quando in un soffio
mi mostra il vento e  lo stupore grande dentro le minuscole o  che  pronuncio

Ringrazio e  abbasso l’io in ginocchio al più infimo scalino nella sapienza del basalto
dentro il ventre di un oscuro futuro già nel mio osso
ringrazio ringrazio per ogni palazzo di ghiaccio per la corsa della lepre
e la savana e il gattopardo
e ancora ringrazio per tutto il silenzio che mi beve l’orecchio e in cui disseto
la mia ansia più temibile e fruttuosa
ringrazio per il legno del mio polso per il picchio e la picchiata  che lo scrive
ringrazio la musica del fiato ogni respiro che mi ha ingigantito
nella identica misura di questo corpo invecchiato
ringrazio per il grano e la farina di una mano
ringrazio per le  foglie della menta e un filo d’erba nel prato per gli spilli d’intelletto
per le formiche i pipistrelli e i melograni
per il sorriso sdentato di tutti i vecchi che ritornano bambini
ringrazio per i cucchiaini per il miele e per le api che lo hanno preparato
ringrazio gli aquiloni che altrove mi hanno trasportato e i manichini e anche per i matti
tutte le follie che mi hanno salvato
e anche ringrazio per i manici di scopa e le mollette del bucato
per il minuscolo foro dell’occhio in cui s’insedia l’universo senza perdere un pezzo dell’intero.

Ringrazio per l’amore e il dispiacere di averlo perduto
per averlo cercato e di nuovo perso in un cammino erto
che ho dovuto compiere come un cieco nel nero e nel mai vero
nel pozzo senza fondo nella claustrofobia del mondo
ringrazio per il morso del mio cane per il gracidare delle rane
per i grilli del campo e quelli che mi suonano la testa
ringrazio per tutte le volte che ho condiviso la festa
per i violini e le viole per il latte delle mamme
per tutti gli alberi dell’orto e  i frutti e i nidi

Ringrazio per le epopee delle messi e le bacheche multiformi delle nuvole
per il miglio e le migliaia di impronte ritrovate sul mio cammino
per il bruco e il bricco del vino per un catino di suoni
quando la pioggia vi suona le sue arpe
ringrazio per tutto ciò che non ha ancora un nome
dentro la mia biblioteca di inesauribili precipizi per tutti gli esercizi
e gli errori che ancora commetto per ogni dettato
e per l’inchiostro per la penna e la tela che lo ha accolto
per la fionda dell’alba che dritta si lancia ogni giorno fino al tramonto
e poi ripesca il sasso nel grande baratro notturno
ringrazio il piede che ad ogni passo mi sostiene
e la mano che con altre mani trova l’incontro.  Ringrazio.
Ringrazio il pianto di una quercia lucente e il segreto di un sasso
tale e quale sono e siamo  esposti alle onde di un oceano infinito
questo perdere ogni attimo e  sentirsi  presente
nel corpo d’ombra   sognato.

fernanda ferraresso

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Chiedo perdono di non saper perdonare
di non saper dimenticare
di non riuscire a rischiarare
la lunga notte
in cui continuo a camminare

Chiedo perdono per ogni abbaglio
per ogni sbaglio che continuo a fare
per ogni carezza
per ogni trascuratezza
per ogni ebbrezza

Chiedo perdono per il mio silenzio
per l’assenzio della mia assenza
perchè solo questo riesco a fare
in un perpetuo ossessivo deambulare

Chiedo perdono per la mia mancanza
per la mia latitanza per la mia ignoranza
per la mia tracotanza per la mia abbondanza

Chiedo perdono per la mia ruvidezza
per la mia arrendevolezza per la mia doppiezza
per la mia incertezza per la mia debolezza

Chiedo perdono per la mia durezza
per la mia dolcezza per la mia stanchezza
per la mia tenerezza per la mia timidezza

Chiedo perdono di non saper perdonarmi
e perdonare la notte buia
in cui continuo a camminare.

Lucia Guidorizzi

 

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PER PARTECIPARE A QUESTA INIZIATIVA INVIARE LE PROPRIE PROPOSTE A
cartesensibili@live.it

GRAZIE A TUTTI

24 Comments

  1. Bellissima iniziativa…
    Il tema poi è di quelli che se lo affronti seriamente ti aggroviglia le budella…ma poi ti fa sentire più leggero…
    Posso partecipare anch’io…anche se non scrivo in poesia?
    Ho tante cose per cui chiedere perdone…e altrettante per cui ringraziare…e chissà quante per cui ‘o…’
    Mi fai sapere?
    Un saluto…

    1. per Alice- in che modo vorresti partecipare?se la poesia non è la modalità d’espressione che meno divaga e più profonda arriva al midollo o alla mandorla amara…quale sarebbe quella proposta?f.f.

      1. Condivido pienamente la tua definizione della poesia…e ammiro tantissimo chi come voi riesce a scrivere in poesia… Ma io non ci riesco…scrivo in prosa, scrivo come parlo, ma gli argomenti della tua iniziativa son così belli che mi piace l’idea di scriverci su… Scusa se mi dono intromessa in un terreno che non mi si confà… Vi seguirò da lontano… Un saluto…
        .

  2. Un ridimensionamento dell’ego , un po’ ( magari anche un po’ più di un po’ ) di outing sarebbe producente / auspicabile per tutti i “creativi” di questo mondo . L’orgoglio è una brutta bestia , ma l'”umano” – se esiste – può fargli il contropelo e condurre ad una possibile “verità”. Poesia è questo , soprattutto questo .
    Grazie –
    leopoldo

  3. Chiedere perdono si fa necessità, talvolta si aggroviglia la serpe -ego- e insinua…la strada è un neon a doppia luce.
    Ciao Ferni, un sorriso :-)

  4. Non facile, non facile. La stessa fede non è facile in questi tempi di anime sole, dove nemmeno a se stessi ci si confessa. Forse la poesia ci potrebbe consolare ed aprire agli altri, non so, non è facile, mi ripeto. Ma intanto condivido il progetto.

  5. il perdono perchè si compia ha bisogno di un rito, per perdonare, bisogna perdonarsi e lasciar andare quel dolore che si riaccende ogni volta che dopo essere stati feriti si ha bisogno di ferire…il perdono lo si accorda sempre ma non è detto che dopo aver perdonato si cancelli anche la ferita…il perdono mette in circolo una nuova energia è una sorta di lavoro alchemico…eppure perdonare è forse la cosa più difficile…

  6. grazie Fiammetta e Ferni, condivido il progetto, perchè nasce da un’esigenza interiore e da una proposta sentita e allargata, perchè il ringraziamento è forse l’atto di umiltà e d’amore di cui ci siamo troppo spesso scordati.

  7. Per dono si ringrazia, si china leggermente il capo a guardare la terra e si lascia fluire confusi la gioia e il pregio di essere . Perdono è stato di grazia , consapevole ringraziamento alla via della vita

  8. Fiammella viva
    nel riflesso di miele
    del caro amato giorno

    coppa di nettare
    nel riflesso di miele
    del caro amato giorno

    oro puro
    nel riflesso di miele
    del caro amato giorno

    nel riflesso di miele

    nel riflesso.

  9. ELOGIO DEL DISINCANTO

    Passare, calpestando i piedi
    con stracci pietrificati
    da convinzioni mutevoli,
    come flebili altalene
    assurte all’estasi da spinte
    possenti e monotone.
    Fluidi marchingegni,
    si adattano alla solerte impronta
    di ciò che avviene lungo i canali
    affollati e cantilenanti
    delle vie delle acque eterne,
    colme di sassi coscienziosi
    e saggi e inermi…..
    Incompiuta rimane l’esplosione
    in attesa del disincanto,
    che verrà, benaccolto
    dagli occhi lunghi che, stanchi,
    non guardano lontano, oltre…
    Il genio delle colonne è caduto
    precipitando templi dissacrati
    ed omelie ripetute aggrappate
    ostinatamente al luogo del dovere
    E’il tempo del perdono
    …………………………………

  10. Chiedere perdono, sì, perdono a mia moglie, a mia figlia (le ho dato vitamorte), al mondo che non so più ascoltare (si corre corre corre), a me stesso che non so perdonare, spesso non rispettare. Perdono a voi tutti per non riuscire a farvi me stesso …
    Ma so che ognuno è l’altro, non può che essere così

  11. E anche io ringrazio di questo prendermi per mano, di questo portarmi nel volo luminoso dell’anima che mi fa sentire il cuore largo, il desiderio di allargare le braccia a accogliere pieno il bene.

    grazie delle bellissime poesie ( e delle lettere ) e di voi.

  12. …non pensare di cavartela così…o non leggo più sul muro le tue costellazioni, i nidi dei ragnolini verdi, i voli delle cocinelle, le lacerazioni delle pietre di laguna…le parole sottovoce della neve quando chiacchiera con la luna e le tue impronte come un lascito sullo zerbino di saggina…
    f

  13. che bella iniziativa!
    può essere una pausa o un punto di partenza.
    nei versi che ho letto c’è soprattutto amore: in fondo, nel chiedere perdono, non si chiede forse un nuovo ascolto?…
    e non se promette ancora?…

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