IL BOSCO DI ELIOT- L’odore amaro delle felci. Nota di lettura di Valeria Serofilli

francisco provedo

Francisco Provedo.

Un fertile dialogo tra poeti, per poeti e non solo, L’odore amaro delle felci di Giulio Maffii, pubblicato per le Edizioni della Meridiana a seguito dell’affermazione dell’autore al Premio Sandro Penna, Edizione 2011.
Nello specifico, un dialogo con Margherita Guidacci il cui testo “Viviamo in mezzo ai Telchini”, posto ad esergo del libro, è usato come spunto di partenza, isolandone i singoli termini, per proseguire sul cammino poetico, humus da cui nascono felci profumate.
Un dialogo tra poeti dunque, quasi a riprendere il titolo del testo “Poesie per poeti” da cui è tratta la lirica della Guidacci.
Un volume, questo di Maffii, caratterizzato dal titolo di per sé fortemente evocativo L’odore amaro delle felci. Spicca in modo immediato la sinestesia l’odore amaro, ulteriormente complicata dall’elemento simbolico-evocativo e in parte misterioso della felce, pianta antichissima e assai diffusa, quasi selvatica, eppure in grado, nella sua apparente semplicità, di richiamare il senso di mistero. Nello specifico è la felce del Bosco Sacro di Eliot, che può ben incarnare il concetto d’integrità della poesia; humus e verdi foglie non rami secchi, in grado di flettersi senza tuttavia spezzarsi, come recita la poesia di pag. 26 In principio è la brezza, quasi a richiamare una citazione biblica, anche se il tono e il tema sono più colloquiali pur se affiancati da un polisindeto ( si veda il verso 2 “che sgorga e piega e bilancia”) ripreso al 17° verso con la negazione “non cade non crolla non dissesta”), per concludersi infine con il positivo ed ottimistico invito ad amare.
Invito scandito dal Leitmotiv “tempo a tempo”, che contrasta con la fragilità e flessibilità richiamata dall’immagine della felce, in sapida ring composition col titolo del volume. Poesia, questa, che potrebbe porsi come componimento incipitario con valenza eponima in quanto, nel secondo verso, torna il titolo del libro:

“In principio è la brezza
l’odore amaro delle felci
che sgorga e piega e bilancia
ogni altrui rinuncia
(…)
Qualcuno frana insieme ai giorni
nei tormenti delle pietre
il nostro apologo si riscrive invece
(…)
tempo a tempo
non cede non crolla non dissesta
dove tu sei dove io sono
tempo a tempo
ama finché ce n’è
ama fino a che è possibile
tempo a tempo”

da In principio è la brezza

Una scrittura, quella del Nostro, dall’andamento discontinuo e frammentario, definito rapsodico (Gordiano Lupi). In quest’ottica risulta quanto mai interessante l’accostamento tra la tecnica espressiva di Maffii e musicale dello Schönberg, di cui Adorno per primo indicava la peculiarità della natura aperta e processuale della sua evoluzione, nel susseguirsi di rapidi mutamenti di prospettiva e nell’enigmatica catena creativa, nella quale ogni singola opera acquistava carattere di assoluta unicità. E perché non trovare anche in pittura un parallelismo con il puntinismo o pointillisme, tecnica che consisteva nell’accostare per contrasto un’infinità di punti di colori puri per dare maggiore luminosità? Contrariamente alla montaliana poetica dell’assenza, dunque, tanta luce nei testi di Giulio Maffii, un autore in grado di porre validi quesiti nell’attuale realtà di linguaggio manipolazione e di dare ancor più solide risposte, ribadendo il valore salvifico della poesia e l’alto ruolo del poeta. Perché, per dirla con Eliot, la tradizione non è un patrimonio che si possa tranquillamente ereditare ma chi vuole impossessarsene deve conquistarla con grande fatica.(da Eliot, Il bosco Sacro.Saggi sulla poesia e sulla critica).

Poesia e poeta dunque: i soli a sapere vedere dal sopraelevato “molo” l’incanto fiorito dell’arida steppa, il pieno e il vuoto, il buio e la luce.

Valeria Serofilli

 Caffè storico Letterario dell’Ussero, Pisa, 13 Dicembre 2013

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maffii copertina

Giulio Maffii, L’odore amaro delle felci – Edizioni della Meridiana 2012

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