SEMINANDO DI POESIA I PRIMI GIORNI DELL’ANNO- frammenti (rap)presi da inediti e editi di Azzurra D’Agostino

anton yakutovych

Anton Yakutovych

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Una borsa di paglia, come quelle che si usavano un tempo per andare a fare spesa, e dentro raccoglierci i cespi di parola verde, in foglia, i tuberi azzurri e una manciata di pan di stelle  di Azzurra D’Agostino , per fare i conti tra il nostro ancora densissimo oggi al naturale e un mondo commerciale svuotato del suo inutile.

f.f.

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anton yakutovych

anton yakutovych1.


La misura del mondo

In matematica non sono brava.
Perdo il conto delle foglie dei rami
e per le stelle ogni volta ricomincio da capo.
Non riesco a misurare il salto delle cavallette
e non so la formula per il perimetro delle nuvole.
Il calcolo di quanta neve sia caduta mi sfugge
e anche di quanta ne possa reggere un filo d’erba.
La somma dei passi per arrivare al mare non mi riesce
e mi chiedo se per il ritorno devo fare una sottrazione.
Ho diviso il numero dei semi per i frutti
il risultato è una nuova foresta e ne avanza qualcuno.
Se moltiplico le giornate di sole per quelle di pioggia
ottengo più di sette stagioni e non so quante settimane.
La matematica mi confonde. Come misura del mondo è strana.
Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari.
Due finestre fanno una vista? quattro muri sono una casa?
Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? quanto pesa un segreto?
quanto misura una risata? e l’area del cuore come si calcola?

*

Nella bellezza dell’universo vi è un silenzio
che rispetto al silenzio di Dio è come un rumore

S. Weil

Come petrolio nel mare si allaga
nella notte la notte. Il buio riempie le conchiglie,
unisce i grani della sabbia chiude
gli occhi docili dei cormorani.
Stanno a galla le stelle nell’acqua nera
stropicciate nelle pozze, negli scoli.
Abitare qui è fatica. La fragile domanda,
lo scuro. Tutto questo è fatica.
Nel durissimo del nome solo ci è concesso
di stare. Non distogliere lo sguardo.
Attendere. Non muoversi. Non cercare.

*

Si apre un cielo di stelle incantabili:
credevamo, venendo qui, di numerare
sul quaderno altri modi: passare in rassegna i visi,
o i chiodi che reggono i muri,
i duri sassi sotto montagne di scarpe.
Ma per noi, i residuali, per noi è poco più di una sterpaia
questa slargata campagna orientale, e ci fa male
un qualche punto del cuore che non è proprio il nostro cuore,
ma una cosa da poco, involtolata in fretta
per essere portata via.
Potremmo dire che in qualche modo
tutto comincia da qui: è in questi
secchi occhi di postumi che si specchia ora il mondo.
Dovremmo forse essere tante cose migliori di questa,
di questo vialetto interrotto, di questo vento astratto, tardivo,
che ci sganglia come fanno le parole:
un breve animarsi di foglie secche,
un’ombra nel cielo deserto,
l’amare soltanto quello che è perso.
.

anton yakutovych

Anton Yakutovych 813.

Non c’è una sola legge del mondo
che io conosca. Non saprei dire
cosa muove queste fronde perché la mela
cade come mai i colori cambiano
con che coraggio il ragno lancia
la sottile trama come fa a sapere
che da qualche parte quel suo bagliore
attraccherà. Il ragno chissà perché
più di me ha fiducia che il mondo esiste
e che sia un posto in cui può stare.
Non una sola legge al mondo invece
io conosco mi dispiace non mi è dato
di credere a nessuna spiegazione
perché così e così e questo e quello…
io non riesco io continuo istupidita a vacillare
a ogni primo vacillare della stella,
a ogni tremore del bosco, del sole nella sera,
della mano che piano piano tocca
il cavo del collo, della bocca.

da Almanacco dello specchio 2009 – Mondadori, 2010

*

Seduta tra i lecci nel silenzio della sera.
Già questo basta a fare intera
una donna, se fosse una donna
una cosa vera, se fosse vera.
Però è stata solo immaginata.
E ora giace sul foglio
ciondola tra le mani
confusa col buio e col resto
che è stato nominato.
Eppure, lo vedi?
È quel che non ha nome
che dentro gemma
e senza avviso ci detta
che ci getta tra le ombre
dell’essere uno, ma anche nuvola,
sasso, cucchiaio, tracciato di insetto
che canta sul ramo.

da Almanacco dello specchio 2009 – Mondadori, 2010

*

Piano secondo. Cronicario.

Li hanno messi uno accanto all’altro
a filo delle pareti di modo
che non si notino tanto.
E io entro in questa stanza
un anfiteatro di corpi come foglie
ai piedi dell’albero.
Gli stracci i bavagli
l’odore di malattia
di cose da pulire,
da cui distogliere gli occhi.
Mi chiedo se è questo, lo scandalo,
il premere fuori ogni disarmo,
e oltre le lenti spesse e sporche da ritardati
fare mostra degli occhi e guardare
dritta la mia faccia come a dire:
eccomi, è tutto qui.

da Con Ordine, LietoColle Editore, 2005

*

Questo non è un posto in cui stare
questo è un posto a cui ritornare
mi dico mentre sono qui
fuori i grilli fanno cadere
dagli alberi il loro canto stropicciato
e mi chiedo se è lo stesso per sempre
come pare o se invece prima o poi
tutto sarà muto nel rombo dei motori
e noi cosa saremo. Come vorrei avere
una lingua migliore per dire il tempo che passa
le falene consumano al lume breve
di questa notte come sempre come mai.

da D’aria sottile– Edizioni Transeuropa 2011


1 Comment

  1. avevamo letto altro, altri fogli di questa autrice che colpisce per freschezza e purezza di sguardo
    apparentemente semplice è una voce fitta di foglie odorose
    grazie

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