TEMPIQUIETI- Vittoria Ravagli : E ancora c’è memoria del nostro incontro a Sasso

agate apkalne

Agate Apkalne    (5).

Raccolgo qui, in questa seconda pubblicazione nelle Cartesensibili, la memoria e le altre impressioni maturate nel tempo, dopo l’incontro a Sasso Marconi , pervenute da donne che avevano partecipato al nostro incontro a Ca’ Vecchia.
Serenella Gatti e Zara Finzi del Gruppo ’98 di Bologna, Giovanna Gentilini del Gruppo Donne di poesia di Modena ci hanno inviato le loro riflessioni.

Credo che sia stato molto importante, per condividere a fondo l’incontro, esserci dall’inizio, sabato mattina; ancora più restare la domenica mattina, forse il tempo più prezioso, quando tra di noi, del tessere precedente, i fili si sono davvero tirati. Ci siamo sciolte in un rapporto aperto e amichevole, senza timori o tensioni, in un’atmosfera raccolta e positiva.

Le letture hanno intervallato i nostri pensieri, hanno fatto assorbire le forti emozioni. Lo scritto di Giovanna ci porta a pensare ad altri incontri, su cui confrontarci in anticipo. Lo faremo.

Voglio poi informare che il convegno su Maria Lai lo pensiamo per il prossimo settembre. Prima non sarebbe possibile.

Grazie ancora a tutte. A presto.

Vittoria Ravagli

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Il viaggio è la casa. Non solo la mia casa, ma quella di tutti noi. Siamo sulla terra, che gira a circa trenta chilometri al secondo, in un viaggio che è pur sempre un viaggio speciale, dove non si distingue la partenza dal ritorno. La vera nostalgia non è quella per un’isola. E’ ansia di infinito” Maria Lai- da “Introduzione alla letteratura”

http://www.lankelot.eu/letteratura/introduzione-alla-figura-di-maria-lai.html

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Agate Apkalne 6.

Tempi Quieti” Ca’ Vecchia 19 ottobre 2013

Innanzi tutto mi ha colpito Anna Maria Farabbi. Ha iniziato, spiazzandoci tutte, con una lunga pausa di silenzio, un vuoto, perché è più vicino alla nostra interiorità. Ha detto che la spiritualità è un “telaio” con la sua polifonia, attraverso la spola assordante. Il corpo della tessitrice coniuga con esercizio e con sacrificio. E’ un’”officina” permanente in cui l’interiorità è lavorata come il pane. Fondamentale è il ritmo che corrisponde a respiro, cuore, cammino, contatto con un moribondo. Nel ritmo c’è un doppio battito: sospendere l’”io” e accogliere l’”altro”, non avere paura del vuoto.
Mi è piaciuta l’immagine di condurre tutte noi dalla sala-salotto della sua casa alla cucina. Ci ha detto in modo intenso che sua madre è morta quest’anno, uccisa dall’ospedale e in tal senso morta due volte. Ho apprezzato questa sincera confessione, che ci ha fatto per fornirci una biografia utile. La sua spiritualità è terremotata, ma ancora orientata, in modo non retorico.

Bisogna tornare alla politica, ma rispettando la terra, la casa, il concime, per poter restituire alla comunità. Ogni respiro è dentro un altro. Dobbiamo ascoltare il linguaggio dei maestri, della trasformazione non sentimentale, ma vivificante. Non “solitudine” ma “sole-tudine” o “moltitudine”, errando in ogni senso.

La Farabbi ci ha parlato dei principali elementi della sua “fucina interiore”. Dobbiamo fare i conti con le due date della nascita e della morte, una dentro l’altra. I vivi e i morti sono in compresenza. Non siamo mai soli: siamo in congiunzione col tutto. Questa è la politica, questo è il femminile.

“Comunque ardo e canto” ha scritto Anna Maria su una lavagna antica a casa sua ed io appena giunta a casa l’ho ricopiato col gessetto su una lavagnetta che ho nello studio.
Poi ho sentito tante belle idee nei vari interventi che si sono alternati. Ecco alcuni concetti che mi hanno colpito particolarmente.
E’ la Poesia dentro che ci salva, che ci portiamo ovunque. Siamo miti ma forti. Restiamo noi stesse di fronte a chiunque. La spiritualità della politica è responsabilità in ogni momento della giornata, scendendo dal piedistallo.
La spiritualità è anche materia, corrisponde al corpo; è aria, cibo, acqua. Il corpo femminile è sede del sacro. Nel vuoto del silenzio nasce l’Arte. La Dea è il telaio e noi siamo le trame e viceversa. Noi siamo un flusso di particelle che ci uniscono, che resistono, che sono politiche. Il cerchio di Donne è un modo diverso, potente e politico di stare insieme. Il nostro cammino interiore è nelle relazioni, nelle pratiche condivise, nel confronto.
Personalmente ho sempre pensato che corpo e anima siano strettamente uniti.
Qualcuna ha detto:”In ognuna di noi c’è una caverna e un astro che vola”.

Serenella Gatti Linares

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Agate Apkalne    (3).

Era la prima volta alla Ca’ Veccia per me. E al sabato pomeriggio, dopo che le altre si erano già incontrate e conosciute. Bene, qualche momento necessario per fare mente locale e le ho “riconosciute” tutte, non solo le sorores degli Horti , mantovane come me, ma anche le altre, così lontane apparentemente e così vicine alla mia sensibilità, a ciò che mi interessa, alla mia “lingua”.

Ogni intervento è stato motivo di approfondimento nuovo, donato con l’intenzione di far capire e di capire, senza enfasi o volontà provocatoria.

Fra noi ( ma eravamo preparate e l’aspettavamo) Anna Maria Farabbi è emersa con la sua complessità di donna a tutto tondo. La trovata del silenzio, prima di incominciare il suo contributo, ci ha coinvolte. Non siamo più abituate al silenzio, all’ascolto interiore come atto di fede in noi stesse e in quello di cui siamo depositarie . La forza di quanto lei stava dicendo ha spinto anche me a osare, a dire quello che non avevo mai detto, così intimo e personale che solo a un’amica vera si può confidare.

Altri due fuochi interessanti mi hanno colpito, quel pomeriggio: il breve filmato su una emblematica figura di donna, l’artista sarda Maria Lai, così giovane nel portare la sua vecchiaia, così serena al pensiero della morte che di recente se l’è presa, e la rappresentazione ( regia della modenese Milena Nicolini, generosa di sé e ammaliata dalla poliedrica personalità della Farabbi) di un’opera di Anna Maria, con eccellenti giovani donne che l’interpretavano.                                                                                                  
Alla fine me ne sono andata di malavoglia. Volevo stare lì ancora e ancora.

Zara Finzi
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Agate Apkalne    (8).

La proposta di un incontro sulla spiritualità mi aveva mosso un istintivo moto di rifiuto, pur condividendone l’esigenza e, ancor di più, il bisogno da cui nasceva e che è lo stesso mio bisogno: quello di ricomporre un’unità tra corpo e mente, materia e spirito che una cultura di separazione e contrapposizione ha drammaticamente costruito conferendole segno di verità. La proposta che poneva al centro della riflessione “ La spiritualità” mi è parsa all’interno di questa costruzione culturale, imprigionata nel sistema, anzi, mi è parsa, sancirlo e riconfermarlo da parte di chi, invece, doveva scardinarlo. Questo se non conoscessi Vittoria e le amiche che hanno proposto e organizzato il seminario, questo per dire quali e quanti pregiudizi il linguaggio può accogliere e generare e contribuire a diffondere. La necessità, pertanto, da parte delle donne di porre attenzione alla nominazione, perché è nominando il mondo che il Dio maschile lo ha creato, e bene lo dichiara l’evangelista Giovanni “ In principio era la Parola” ( Gv. 1,1 ). Alle donne spetta dar vita a un nuovo linguaggio e a una nuova cultura, cosa che faticosamente stanno facendo da sole, ma, mi permetto di dirlo, non senza gli uomini. Cominciare da che cosa significa ”Spiritualità” per ognuna delle donne presenti all’incontro, sarebbe stato, a mio parere, molto utile per entrare nelle radici dell’argomento oggetto di confronto e riflessione. Che cosa abbiamo da dire di una cultura cattolica che dichiara essere il corpo un ostacolo all’elevazione dello spirito, dell’anima, fino a promuoverne la fustigazione, la martirizzazione, la negazione? Fino a considerare il corpo, lo straniero, l’altro da cui bisogna guardarsi, tenere lontano, controllare soprattutto se è un corpo femminile, un corpo di donna? Che relazione c’è tra il considerare il corpo un oggetto da sorvegliare e la violenza ? e la violenza maschile sulle donne?

Ho ascoltato e guardato con attenzione ciò che le altre donne presenti all’incontro hanno detto, e ne ho tratto molti insegnamenti, mi ha catturato ancora una volta Maria Lai con il suo “ Legare la montagna” con cui lei laica ha dato un nome allo spirito: amore; mi hanno illuminato le parole di Anna Maria Farabbi, soprattutto quando ha detto che il primo linguaggio che relaziona madre/figlio è il linguaggio del corpo, l’ho sempre saputo e sentirlo nominare da lei gli ha conferito realtà di esistere, e mi ha confermato nella mia convinzione che non è la parola che si fa corpo, ma il corpo che si fa parola; ed anche è questo un interrogativo sul quale mi piacerebbe riflettere insieme alle altre. Nel ringraziare Vittoria per le occasioni di incontro e di crescita personale, per i momenti pieni e fruttuosi che permettono a ciascuna di sentirsi parte di una comunità consapevole e affettuosa di donne vorrei suggerire un modo di confrontarsi che stia ad un livello di mediazione tra il presentare e discutere su relazioni scritte precedentemente e lette durante l’incontro e la libera esposizione di un vissuto individuale o collettivo; mi spiego meglio: poniamo un tema e, in merito a questo, alcuni punti su cui le donne che parteciperanno all’incontro possano riflettere per poi parlarne insieme alle altre. Un abbraccio affettuoso e un sincero grazie a tutte le amiche.

Giovanna Gentilini

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 ALTRI RIFERIMENTI RELATIVI ALL’INCONTRO DEL 2013:

 Incontriamoci a Sasso- 2013

Vittoria Ravagli: Sasso, segni e memorie da un incontro.

4 Comments

  1. Grazie a Vittoria che ha raccolto le riflession e a Fernanda che le ha pubblicate offrendole alla lettura e al confronto . A presto per continuare il viaggio insieme alle altre e a tante altre compagne.

  2. Grazie, Vittoria cara, e grazie, cara Fernanda, per questo prezioso invio. Colgo l’occasione per fare ad entrambe i miei più sentiti auguri per un ottimo Anno Nuovo. Con tutta l’amicizia della vostra Mariella

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