ISTANTANEE: ‘Na man a cart, con Piero Marelli – Fernanda Ferraresso

paolo ventura

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.Mi capita di rado, praticamente mai leggendo poesia contemporanea,  di ridere come invece,  a voce quasi alta, mi è capitato con la raccolta di Marelli. Te le cava dalla bocca, lisce lisce, come le briscole, le lische di un sorriso che fa rumore, quello delle sedie sull’impiantito di un’osteria, cosa di moda in genere ma svuotata della sostanza primitiva. Non qui, però, non in questa raccolta e per questo resti basito ad ascoltarti mentre leggendo, anzi guardando i quadri di scena che ti mostra, lo fai. Ti accorgi che ridi, che senti di ridere dentro. Eppure ciò che stana dalla mano e mette nel piatto non fa ridere per niente, capita qualcosa, nel giro di vite che dà dentro le righe e da una pagina all’altra, per cui   presenti alla partita ci siamo tutti,  a giocare tra due punti da segnare, l’inizio e la fine come nascita e morte, in un mappamondo che si restringe alla grandezza del tavolo dove assediati non stanno solo i soliti quattro ignoti ma tutti quanti noi, coinvolti in un assolo e in un affondo che comprende  i vivi e i morti, i bianchi e i neri, i gialli…insomma tutto il repertorio umano e anche quello delle bestie, che son fratelli e  sorelle nostre, come il cavallo che trasporta bastoni, denari mai tanti, spade a iosa e coppe quelle dell’osteria, che se si beve, si beve in compagnia. E non trascura nessun aspetto, Piero M., la guerra la fa per intero anche se sfodera spade di carta, e lancia monete di parole sonanti, a volte scalcagnate figure di donne altre di uomini e sono costruiti di dolori e parole, che stanno nelle tasche della gente comune, in una treccani minuscola. Marelli sa quanto lunga deve tirare la sceneggiata, e  in presa diretta,  mentre gestisce la partita delle carte, cala gli assi di altri pavimenti, e sale le scale di case di borgata e condomini dove vive la gente in carne ed ossa, non re o regine, ma scartine, usate qui e là da una vita dura, scomposta, che ti mette addosso al muro e con responsabilità che pesano, anche se ci ridi sopre perché, per fortuna, la parola sa farsi più leggera e gioca, anch’essa la sua carta. Cala  le sue carte, il regista della partita, per disegnare chiara una mappa di tutto il pianeta umano, che si allarga fino a superar anche l’oceano, perché ci sono migrazioni nostrane e tutte le altre che nel catino del mediterraneo calcano le scene dei diversi paesi, con marocchini, nigeriani, cinesi…Insomma tutto il mondo lo stesso paese e le carte sono le uniche anarchiche, si lasciano giocare con regole che non cambiano con la moda di un momento  e van bene anche ai principianti.

Alla fine della lettura, o meglio alla fine del giro di carte, m’era uscita così tanta scrittura, messa sul bordo nelle pagine del libro, che sembravano i fogli di più partite in atto, una specie di campionato senza vincitori, tutti in parità,  in altri  luoghi  non del foglio come al mercato degli scambi, dentro una visione amplificata da un punto panoramico allargato  e il magnete di Marelli attraeva le mie limature della mia grafite disegnando tratti di campi, tutti magnetici, tutti magnifici ma dove sempre, esatta c’era la vi(s)ta.

fernanda ferraresso.

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Da ‘NA MAN A CART , Pietro Marelli

Gridano!… Anche le sedie sguagniscono!…
Incominciano sempre così!… alle volte… Che nomi
avevano? Quanti sono passati da lì?…
Cosa ti viene da dire?… Mettila via la faccia,
nascondila, rassegnati, tanto li hanno buttati fuori tutti.
Le osterie sono diventate qualcosa come pub. E gli amici? I fracassoni
sempre dietro a urlare? Fategli capire la maniera
che è girato il mondo e il vino che non si beve più
come una volta, un litro in quattro è roba
neanche da sognarla… Prima con quello che avanzava
della pensione ci stavi dentro
tutto il mese. Adesso non si può neanche decidere
come crepare… Trovarne una è quasi
un miracolo. Nemmeno più vengono le mogli
o i figli più grandi a portarci a casa.
Ma una è scampata
dimenticata da Dio ma non dagli uomini.

Non si possono decidere le carte
che mangiano le unghie. Eravamo qui trattenuti
per via di quelle prime o seconde ragioni
di quei pomeriggi che fanno venire voglia di morire,
messi insieme dall’inverno pieno
e mai controllabile soltanto dalle stufe…
Si siedono lontano dalla porta
perché Giannino spaventapasseri era sano
un giorno su duecento… ostia, gli spifferi, ogni mezzo minuto…
Pierino dromedario, per via della guerra in Africa,
ancora con i capelli unti di brillantina…
Tognetto, con il motorino che non si riusciva
a capire che colore aveva, esperto in donne di passaggio…
Peppino, ricco di terre, della moglie però,
che quando c’era da pagare da bere
lasciava sempre a casa il portafogli… La stagione fredda
è dentro di loro e non permette altro.

.

‘E vûsen!… Anca i cadrégh sguagnisen!…
Incumincen semper inscì!… di völt!… Che nom
gh’éren? Quanti înn pasâ de lì?…
Se te vegn de zabetà?… Métela via la facia,
scùndela, rasègnes, tant i ànn traföra tücc.
I usterij înn deventâ quajcòss cume pub. E i amis? I burdelùni
semper ‘dré a sbragià? Fem capì la manéra
che l’è girâ ul mund e ul vin che se bef pü
‘mè ‘na völta, ‘n liter ‘n quater l’è rôba
nanca de sugnàla… Prima cunt quel che ‘vanzàva
de la pensium te ghe stàvet denter
tütt ul mes. Adess se pö pü nanca decid
cume crepà… Truàn vüna l’è squasi
‘n miracul. Nemén pü vegnen i mié
o i bagaj püsé grand a purtàgh a cà.
Ma vüna l’è scampàda
desmentegàda da Diu ma no daj omen.

Se pö no decid i cart
che màjen i unc. S’érum chì strategnü
per via de quej prim o segund resùm
de quej bâs che fann vegnì vöja de murì,
trainsèma da l’invernu pien
e maj cuntrulabil dumâ daj stüj…
Se séten giù luntan da la pôrta
perché Gianin spaventapaser l’éra san
‘n dì sü düsènt… ôstia, i spifer, ôgni mezz minüt…
Pierin drumedari, per via de la guèra ‘n Africa,
amò cuj cavèj vungiü de brilantina…
Tugnèt, cunt ul muturin che se reüsìva no
a capì che culur ‘l gh’éva, espert di donn de pasàc…
Pepin, sciûr de tèra, de la dôna però,
che quand gh’éra de pagà de bef
lasàva semper a cà ul purtaföj… La stagium sbiutàda
l’è denter de lûr e le permett gnient’ôlter.

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Piero Marelli, ‘NA MAN A CART – LietoColle Editore

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