Vittoria Ravagli- La Sardegna: luogo di storia, poesia e disamore

sardegna- alluvione 2013

sardegna alluvionata

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Quanto è successo in Sardegna, la terribile alluvione che ancora non è finita e continua a tenere la popolazione col fiato sospeso, mi ha trovata stupita e coinvolta dalla immagine di sé che questo popolo dà ancora una volta. Sono anni ed anni che sentiamo delle loro lotte. Sappiamo delle banche che taglieggiano gli agricoltori, i pastori, le attività, i privati, imponendo regole inaccettabili; dei ricchi e dei potenti che usano questa terra senza riguardo, delle fabbriche e dei luoghi di lavoro che chiudono: alle informazioni seguono lunghi intervalli di silenzio. Sembra che chi dovrebbe cambiare le cose sia incurante della devastazione che tocca loro, i sardi, come altri in Italia, ma mi pare, più ancora di altri. Come se tutto potesse finire e fossero i luoghi di vacanza a dover restare, per allietare le vite di pochi e quasi tutti venuti da fuori.

Ho conosciuto da turista questa terra e l’ho subito amata non solo per la bellezza dei suoi luoghi, ma più ancora per la forza del suo popolo, per l’amore che i ragazzi delle cooperative mi hanno trasmesso portandomi a far conoscere i loro posti preziosi, per le persone speciali che in questa terra sono nati o ne hanno subito una grande influenza (sto pensando tra i tanti ad Emilio e Joyce Lussu, a Maria Lai, che ho di recente studiati).

Scrive l’amica Antonietta Langiu: “In una circostanza tanto triste per la Sardegna, ho sentito la necessità di esternare il mio indissolubile legame con la mia terra lontana. Un abbraccio ideale a tutti gli amici. “.

E manda questa sua poesia, bella e nostalgica, che pubblichiamo.

Vittoria Ravagli

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isola di budelli- sardegna

Spiaggia_rosa,_isola_di_budelli,_sardegna

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Omaggio alla mia terra, Antonietta Langiu

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E’ un’isola la mia isola

lontana nel tempo

e per millenni lontana dal mondo.

Vicina per i conquistatori

la mia isola

gli invasori i razziatori.

La mia isola ammantata di storia

antica come le sue genti

fiere rigorose superbe.

La mia isola granitica

dalle bianche sabbie ardenti

su un mare di smeraldo.

Fatta di silenzi profondi la mia isola

di belati lontani

di profumi che inebriano.

Luogo di sogni remoti

la mia isola ventosa

di lontane memorie… di eterna nostalgia.

5 Comments

  1. ……… Che pena !

    Saluti da Villacidro. una delle due capitali della provincia del medio
    Campidano, luogo della adolescenza dello scrittore Giuseppe Dessì sede della Fondazione omonima che cura il Premio Letterario nazionale a lui intitolato,
    sede di un ippodromo costato non so quanto, che ha organizzato finora meno di dieci manifestazioni, oltre che di un Caffè letterario che il Comune non riesce ad assegnare perché alle gare non partecipa nessuno nonstante esista un Liceo classico già da cinquat’anni e. per continuare, pur essendo uno dei comuni più popolosi dell’isola, il nostro è privo di un teatro e regolarmente ogni estate ciò che rimane delle pinete e dei boschi tra i più antichi dell’isola, viene regolarmente arso …… Autolesionismo? Sarcasmo? No! Amara realtà….
    purtoppo non isolata ma riferibile a molta parte della nostra isola!

  2. Isola

    Se ti voltassi all’ombra che di te hai lasciato
    troveresti occhi d’alluvione e vulcano,
    rocce taglienti sulle costole di bestie
    ferite, su corpi mai trovati, insepolti.

    Nessuna prefica a ben ufficiare i morti,
    niente gramaglie da indossare all’alba
    che si appresta rigida di brina e fango,
    in questo luogo d’ olivastri di granito.

    Inciamperesti su te stesso, ignaro
    dei fili colorati dal monte alle case,
    ignaro delle corde degli impiccati
    e di chi mi arricchì col sangue di tante morti.

    Ti tradirebbe il presumere coscienza
    su di me, che tu stesso sputi e scavi di violento
    storico retaggio, ingannando lo sguardo
    con cartoline di vacanza svendute al miglior offerente.

    Le mie janas lacrimano di fonte, offese,
    buone e calde nei racconti per i bambini.
    Infreddolite e sazie di rabbia si preparano, loro,
    ad affermare Natura di fretta annegata, sotto terra.

    Rivoltati i fiumi, i sentieri confusi in attesa del nuovo,
    sappi, tu che di ombra sei fatto, ricorda e fanne memoria:
    il sorriso delle janas tornerà ancora. Voltati indietro
    a questa burrasca di vento e accoglilo, ridarà un senso all’aria.

    Antonia Piredda (un mio piccolo contributo)

  3. Grazie a te, Ferni, che apri sempre spazio alle voci, grazie a Vittoria Ravagli e Antonietta Langiu, che vivono, pur diversa, questa terra, da raccontare e ricordare, sempre.

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